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La donna del ritratto La donna del ritratto

La donna del ritratto

Letteratura straniera

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Nell'estate del 1862, un gruppo di giovani artisti si riunisce a Birchwood Manor, una grande casa nella campagna dell'Oxfordshire, quasi protetta dentro un'ansa del Tamigi. A guidare il gruppo è Edward Radcliffe, il più appassionato e promettente di loro, un ragazzo di vent'anni, che non conosce limiti. A lui è venuta l'idea di immergersi nella natura per i successivi trenta giorni, lontano dai condizionamenti di Londra e dalla sua formalissima society, per dare libero sfogo alla creatività. E invece, alla fine di quel mese, la tragedia ha stravolto le loro esistenze: una donna è stata uccisa, un'altra è sparita nel nulla e un prezioso gioiello è scomparso. Più di centocinquanta anni dopo, Elodie Winslow, una giovane archivista di Londra, scopre per caso una borsa di cuoio nella quale si trovano due oggetti che la colpiscono profondamente: la fotografia sbiadita di una bellissima giovane donna in abiti vittoriani e l'album da disegno di un artista. Nel quale spicca lo schizzo di una grande casa protetta dall'ansa di un fiume, che a Elodie pare stranamente famigliare. Quali segreti nasconde Birchwood Manor? Chi è la ragazza? Per scoprirlo, Elodie dovrà seguire una voce fuori dal tempo, dimenticata dalla storia eppure testimone di tutto: Birdie Bell, la donna del ritratto.



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La donna del ritratto 2019-08-05 11:22:57 violetta89
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violetta89 Opinione inserita da violetta89    05 Agosto, 2019
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troppi fili da seguire

Ho letto tutti i romanzi della Morton, devo dire che mi piacciono molto, motivo per cui avevo grandi aspettative anche per questo. Stavolta però mi ha un po' deluso.
La storia comincia ai giorni nostri quando una ragazza, che di lavoro fa l'archivista, un giorno trova una borsa contenente una foto di una bellissima ragazza e un album con degli schizzi. Sfogliandolo, la ragazza sente subito un legame con uno dei disegni raffigurante una casa molto particolare, protagonista delle storie che le raccontava sua madre quando era piccola. Decide così di scoprire qualcosa in più sia sulla ragazza che sulla casa, anche se questo potrebbe rivelarsi doloroso per lei. Da questo punto in poi del romanzo iniziano dunque a intrecciarsi le storie di vari personaggi che nel corso dei secoli hanno avuto a che fare con questa maestosa ma altrettanto misteriosa casa sulle sponde del Tamigi. Il discorso però è che spesso questi personaggi sono slegati gli uni dagli altri, non hanno niente in comune fra di loro se non la casa e colei da cui è abitata. Questo però soprattutto inizialmente crea un po' di confusione nel lettore, si perde un po' il filo e, almeno secondo me, troppi personaggi e storie che vengono raccontate con molti dettagli, ma che poi vengono interrotte per passare al filone successivo senza sapere come vanno a finire, mi hanno lasciato un po' interdetta. In poche parole secondo me in questo caso è stata messa troppa carne al fuoco, e il risultato non è dei migliori, sarebbe stato meglio concentrarsi su meno storie e raccontarle fino in fondo.
Il finale mi ha in parte stupito, c'è stato un risvolto che proprio non mi aspettavo, ma tutte le storie che rimangono aperte mi lasciano un che di incompiuto. Come tutti i libri della Morton poi lascia una scia di nostalgia e tristezza che è difficile scrollarsi di dosso, per la serie come sarebbe potuta andare se le cose avessero preso una piega diversa e quanto a volte sia crudele il destino.

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La donna del ritratto 2019-05-22 09:34:17 ClaudiaM
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ClaudiaM Opinione inserita da ClaudiaM    22 Mag, 2019
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Non è la solita Kate Morton

Kate Morton è la mia scrittrice preferita, ho amato ogni suo romanzo, riesce a catturare il lettore, a tenerlo incollato al libro fino all’ultima pagina, quando fa l’ingresso un inaspettato colpo di scena che ribalta tutta la storia. La adoro, è geniale.
Ma (il “ma” doveva arrivare) come per qualsiasi cosa, c’è sempre un’eccezione che conferma la regola. La perfezione non esiste e anche una scrittrice del calibro della Morton può a volte scrivere qualcosa di meno convincente.
Attenzione, ci tengo a precisare che “La donna del ritratto” non è un brutto libro, anzi, magari io scrivessi una cosa del genere! Il problema è la sua eredità. Ormai ci si è abituati a quel quid particolare che dà un tocco di magia ed emozione ai suoi romanzi… e questo non lo aveva.
Cercherò di andare con ordine (per quanto mi sia possibile, considerando i salti temporali!).
I personaggi sono davvero tanti, sparpagliati in più epoche, collegati tra loro fondamentalmente da una cosa: Birchwood Manor. È questa grande casa appollaiata sull’ansa del Tamigi la vera protagonista del libro. Lei e la presenza che vi abita. Gli altri sono solo di passaggio: Edward, Lucy, Ada, Tip, Juliet, Leonard, Jack, Elodie… sì, sono davvero tanti e sono solo i principali. Non nego che ho avuto un po’ di difficoltà a ricordarmi cosa era accaduto a chi e in che epoca, e ammetto che alcuni di loro spesso mi sono sembrati… come dire… superflui? Ad esempio James Stratton, un personaggio con del potenziale (considerando cos’ha fatto nella sua vita conseguentemente all’incontro con Birdie) ma relegato a un ruolo più che marginale; Ada e la nipote Rosalind Wheeler; per non parlare di Jack, Elodie e tutti i loro affini di cui non ci viene detto che destino avranno. Difatti, il romanzo si chiude velocemente: capitoli brevi, questioni lasciate aperte (che sì, immagino cosa succederà, ma ecco… appunto… IMMAGINO! Che va anche bene lasciare qualcosa all’immaginazione del lettore, ma non un’intera conclusione – o nuovo inizio? – del filo narrativo di alcuni personaggi!), la sensazione che ci sia stata fretta di chiudere una volta svelato il mistero sulla tragedia avvenuta nel 1862.
E poi sì, mancavano i colpi di scena alla Kate Morton, proprio quei cambi di rotta, quelle scoperte choc che ti fanno ricredere sugli eventi accaduti finora. Fino all’ultimo ho sperato che il vero nome di Birdie fosse di qualcuno che si conosceva, che desse un senso all’averlo tenuto nascosto al lettore fino alla fine… e invece niente. È la tecnica della “pistola di Checov”: «Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari». Significa che se si danno degli elementi e poi non vengono usati, al lettore resterà una sensazione di incompletezza. Perché sono stati messi? Ogni elemento nella storia deve avere una funzione, altrimenti è di troppo. Mantenere il vero nome di Birdie segreto e poi scoprire che era solo questo, un nome, a cui non era correlato nient’altro, mi fa solo chiedere perché tenerlo nascosto fin dall’inizio e soprattutto perché sottolinearlo più volte nell’arco della narrazione.
Quindi, con un po’ di sconforto, devo ammettere che di tutti i romanzi di Kate Morton, questo non è il migliore. Ci tengo a ripetere che questo giudizio è dato ormai dall’aspettativa che ho verso questa scrittrice (l’unica fino ad ora che è riuscita a farmi piangere dalla commozione, a farmi entrare in empatia con i suoi personaggi in maniera assurda) e dal paragone con i suoi libri precedenti. Magari chi si approccia a lei per la prima volta con “La donna del ritratto” potrebbe davvero apprezzarlo appieno e molto meglio di me. A volte è vantaggioso essere una tabula rasa e non avere aspettative.
Detto questo, chiudo dicendo che, in ogni caso, lo stile è impeccabile, la cura nei dettagli in base alle epoche è frutto di studi condotti dall’autrice, il suo amore per ciò che scrive è palpabile. È per questo che ritengo che sia un’ottima scrittrice e che anche dopo questa piccola delusione sono comunque in trepida attesa per il suo prossimo romanzo!

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La donna del ritratto 2018-11-23 18:18:29 ALI77
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    23 Novembre, 2018
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TROPPI PIANI TEMPORALI E POCHI COLPI DI SCENA



Ho letto piena di entusiasmo il nuovo libro di Kate Morton, essendo quasi certa sarebbe stata una lettura piacevole e rilassante. Però non è stato così, purtroppo.
L’inizio del libro e i primi capitoli si concentrano sulla figura di Elodie Winslow, giovane archivista londinese, che durante il suo lavoro, trova una tracolla dell’ottocento con all’interno un portadocumenti, un album di disegni e il ritratto di una donna. In particolare, la foto di una casa le ricorda qualcosa legato alla sua infanzia.
Elodie vive con il padre, la madre è scomparsa quando era piccola e ora più che mai sente la sua mancanza, visto che si sta per sposare.
Questo personaggio non è così importante nella storia, perché poi “il suo ruolo” passa in secondo piano e non viene più di tanto approfondito.
I capitoli seguono vari piani temporali e in ognuno di questi troviamo vari personaggi Edward Radcliffe, Lucy, Lily Millington, James Stratton, Fanny, Jack e molti altri, ma nessuno di questi ne è il vero protagonista.
Il ruolo principale è sicuramente di Birchwood Manor, una grande casa nella campagna dell'Oxfordshire, che custodisce moltissimi segreti e verità celate, nell’estate del 1862 un gruppo di amici trascorrono lì qualche giorno assieme, ma succede qualcosa di inaspettato che cambia tutto.
Tra questi giovani sicuramente la figura di spicco è Edward Radcliffe, giovane e promettente artista.
Il ritrovamento di Elodie si allaccia a quello che è successo 150 anni prima e a quei segreti che ancora non hanno una risposta.
Tutto questo sicuramente incuriosisce qualsiasi lettore, però il problema è che la storia non decolla mai, non arriva mai quel colpo di scena che ti aspetti quando leggi un libro di Kate Morton.
La narrazione rimane sempre allo stesso livello, mantiene la suspense fino alla fine però senza esserci quel finale inaspettato che ti fa emozionare, che ti sconvolge, che ti toglie il fiato.
Devo riconoscere anche il grande talento di Kate Morton, nella descrizione dei paesaggi, nel raccontare le vicende, nel suo modo di arricchire la storia con moltissimi dettagli che ti fanno immaginare quello che l’autrice ha descritto.
I personaggi in generale sono ben caratterizzati, alcuni sono approfonditi di più e altri invece molto meno, ma devo dire che sono “giustamente” collocati nell’epoca in cui vivono. Però sono troppi e decisamente eccessivi anche i piani temporali, così nel lettore si crea una grande confusione.
Questa volta sicuramente Kate Morton ha esagerato nel voler creare dei diversi livelli temporali e moltissime vicende che però non soddisfano la curiosità del lettore, che si trova intrappolato nelle moltissime pagine e soprattutto rimane incastrato in una narrazione troppo prolissa.
La storia di Elodie e il ritrovamento del ritratto all’inizio era sicuramente un elemento importante della storia, però il racconto di questo personaggio diventa sporadica e assomiglia quasi a un romanzetto rosa che non collima con lo stile dell’autrice.
Il finale sicuramente è troppo frettoloso e mi ha delusa, perché non è successo quel qualcosa che ti fa esclamare un “wow”, come , invece, mi aspettavo da quest’autrice.
La cura nei dettagli storici e nella ricostruzione di epoche diverse, rende sicuramente Kate Morton una delle più brave narratrici contemporanee, però la trama questa volta non è riuscita a soddisfare il lettore più esigente.
E’ un vero peccato perché l’autrice ci ha abituato a storie ben diverse e ad affezionarci ai personaggi, certo con Elodie l’empatia è stata immediata però poi il suo personaggio sparisce mano a mano che andiamo avanti a leggere la storia, allora non si capisce come mai la narrazione non sia andata avanti attraverso di lei.
Avrei in questo caso non osato troppo, mantenendo due piani temporali o al massimo tre, creando maggiori colpi di scena e non complicando troppo le varie storie.
Peccato perché da Kate Morton mi aspettavo molto di più!

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Consigliato a chi ha letto...
Sì se siete degli appassionati di Kate Morton
No, se non la conoscete e vi consiglio di iniziare a leggere quest'autrice dagli altri romanzi e non da questo
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