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La regola dell'equilibrio
 
La regola dell'equilibrio 2015-03-17 09:13:17 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    17 Marzo, 2015
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Il sottile confine tra moralità ed immoralità.

Guido Guerrieri, quarantottenne avvocato penalista di Bari, ha da poche ore concluso un soddisfacente controesame in materia di reati sessuali quando viene contattato dal Dott. Pierluigi Larocca.
E se già la telefonata era riuscita a cogliere di sorpresa il noto legale, la richiesta dell’uomo laureato in legge a soli 22 anni e divenuto magistrato a 24 di incontrarlo presso il suo studio con la massima urgenza, riservatezza e discrezione, lo lascia letteralmente basito. Non è cosa di tutti i giorni che un magistrato, seppur tuo coetaneo ex compagno di studi – ma nulla più di un conoscente – , ti domandi di essere ricevuto nel tuo ufficio per poi travolgerti con notizie tanto personali quanto incriminanti e giungere infine a conferirti l’incarico per la sua difesa. Inizia così quest’ultimo lavoro di Gianrico Carofiglio, il Dott. Larocca è penalmente perseguito per i reati di cui agli artt. 319, 319 ter cp, accuse di corruzione estremamente gravi per un funzionario del suo calibro al comando della sezione del riesame, illazioni che potrebbero non solo precludergli ogni possibilità di essere eletto presidente del Tribunale ma anche marchiare irrimediabilmente la sua brillante carriera.
Le indagini dell’avvocato Guerrieri prendono campo con la preparazione di una difesa solida capace di reggere (e spiazzare l’agguerrito PM di turno) al controesame del collaboratore di giustizia Capodacqua, mafioso pentito autore delle dichiarazioni incriminanti Larocca. In tal senso fondamentale è l’aiuto offerto da Annapaola Doria, ex giornalista ad oggi investigatrice privata, capace di fiutare una traccia a chilometri di distanza e di seguirla come un segugio. Riuscirà Guido a sbrigliare la matassa? Sarà in grado di mantenere la sua lucidità nonché integrità anche quando i confini con l’immorale saranno sottilissimi e pronti a rompere le barriere di un uomo da sempre dedito alla giustizia e dalla integra rettitudine?
Guido Guerrieri è un personaggio che si distingue per professionalità e eticità. E’ costruito con grande maestria e le sue caratteristiche lo rendono una personalità affascinante e carismatica. Il lettore, sia che conosca sia che si trovi al primo incontro, con questo legale ne resta immediatamente incantato calandosi senza difficoltà nei suoi panni. Vive come se fossero sue le problematicità intellettuali da questo incontrate, si associa ai suoi ragionamenti, condivide il suo fastidio dinanzi comportamenti moralmente discutibili e si ritrova a porre in essere le sue stesse riflessioni. La caratteristica principale di questo componimento non è tanto l’aspetto giuridico chiaramente presente nel testo ed esaustivamente argomentato (si presta sia alla lettura degli addetti ai lavori che ai non per questo profilo) bensì quello interiore. Il concetto di moralità è il perno dello scritto, fulcro a cui si affianca la sfera affettiva, la riscoperta della magia dell’amore.
In questo capitolo ci troviamo dinanzi ad un Guido maturo e riflessivo, un individuo che vive il presente con la consapevolezza del passato e del futuro, a tratti malinconico ma sempre rigorosamente autoironico. Di gran piacere sono i dialoghi con il proprio io, con Mr. Sacco, con Ignazio nonché le citazioni appropriatamente riportate. Una perla di rara bellezza è il capitolo dedicato alla Giustizia di cui vi riporto un brevissimo incipit su cui – a mio modesto giudizio – tutti dovremmo interrogarci: « Su quale terreno si collocano queste due possibili, problematiche sfere di liceità etica? Su quale terreno si colloca l’unica idea di giustizia che possiamo condividere senza essere influenzati dalla diversità dei nostri punti di vista morali? ». O ancora, sempre su quest’ultimo tema, la nota citazione di Hannah Arendt asserente che « l’azione morale nasce dal dialogo interiore, e proprio l’assenza, l’incapacità di questo dialogo trasforma le persone banali in agenti del male».
Appare dunque di tutta evidenza come l’autore voglia far riflettere il lettore su quella che è la regola dell’equilibrio; e cioè il cadere, il rialzarsi nella consapevolezza della propria responsabilità morale. Per Carofiglio, e qui mi limito a riportare un pensiero da questo espresso durante una delle tante presentazioni del romanzo, la morale è “la percezione dolorosa del fatto che le regole verranno violate, che tutti sbagliamo e sbaglieremo”. E preso atto di questo, al singolo la libertà di scelta, la riflessione.

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Commenti

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Maria, davvero un bel commento.
Come fa riflettere la frase della Arendt!
Come sempre, brava!
In risposta ad un precedente commento
Mian88
17 Marzo, 2015
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Grazie Annamaria e grazie Emilio! Troppo gentili come sempre. :-) E' vero Emilio, la frase della Arendt ha particolarmente colpito anche me e ho il piacere di poter affermare che il testo è caratterizzato da numerose altre citazioni di profondo significato. Grazie ancora per aver letto il mio commento
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