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Kafka sulla spiaggia
 
Kafka sulla spiaggia 2017-11-30 15:49:53 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    30 Novembre, 2017
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Murakami, Calvino e il picaro giapponese.

Leggere “Kafka sulla spiaggia” dopo aver letto le “Lezioni americane” di Italo Calvino è un’esperienza del tutto singolare, per certi versi entusiasmante, è come seguire l’applicazione e la realizzazione d’una teoria del romanzo. Non è un caso che Murakami abbia scelto come protagonista della sua opera un ragazzo quindicenne, un Huck Finn giapponese, un picaro discendente di Lazarillo, affine ai tanti descritti dalle letterature di tutto il mondo, un po’ Dean Moriarty, un po’ giovane Holden. La formula del romanzo picaresco ha sempre appassionato gli scrittori, nella misura in cui esprime al meglio quell’esigenza di ricerca e quel desiderio di conoscenza, che porta il protagonista perennemente on the road. Il movimento è dunque il punto centrale di questo romanzo ed è proprio il movimento che ci induce a fare riferimento a quelle che potremmo definire delle categorie che Calvino identifica come componenti essenziali di un racconto. Egli infatti definisce i concetti di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità, che fanno del racconto e del romanzo uno strumento di conoscenza della realtà. Ebbene, queste componenti sono tutte presenti nel romanzo di Murakami, quasi avesse egli stesso seguito lo schema delle Lezioni americane. “Kafka sulla spiaggia” è stato indubbiamente costruito con uno schema preciso nel quale spesso ad un personaggio ne corrisponde un altro che è parte di una storia apparentemente parallela, come nel caso di Tamura Kafka e di Nakata, storie che si dipanano autonomamente ma che finiscono per convergere e completarsi. Qui si evidenzia quella caratteristica di molteplicità di cui parla Calvino, proprio per questa scomposizione della storia in episodi paralleli, al cui interno, con alcune digressioni, si inseriscono altre brevi storie. La scomposizione della materia dà come risultato quella leggerezza creata appunto dalla scrittura e che è strettamente legata alla mobilità. D’altra parte anche il sogno, così presente nella vita di Tamura Kafka, è qualcosa di leggero e impalpabile e diviene esso stesso mezzo di conoscenza. Kafka e Nakata, sono alla ricerca della verità, si muovono verso una meta sconosciuta che sia rivelatrice del significato della vita. È un viaggio che ha luogo attraverso l’uso della metafora e la letteratura rivela qui la sua funzione esistenziale. Il viaggio di Nakata procede alla ricerca di quella pietra che rivelerà il confine tra la vita reale e la vita al di là della vita, dove il tempo è immobile e gli orologi non hanno ragione di esistere. E la pietra può essere trovata solo da Nakata che rappresenta la purezza, l’essere incontaminato, che non serba ricordi e fugge da una realtà terribile della quale non vuole fare parte. Con Nakata, con la sua capacità di parlare ai gatti, siamo nella sfera visionaria e fantastica che fa dell’immaginazione un altro strumento di conoscenza, in questa ottica il personaggio del colonnello Sanders è raffigurato proprio come una sorta di cavaliere inesistente, simile a quello di Calvino, “un’armatura vuota che si muove e parla come se ci fosse dentro qualcuno” (Calvino – Lezioni americane - Visibilità) egli è in sé, forma e non sostanza, l’espressione stessa della leggerezza.
Proprio il ritrovamento della pietra, quella pietra che non poco ricorda la pietra filosofale, simbolo di una esperienza interiore vissuta per un fine spirituale, permette l’apertura di quella porta attraverso la quale Kafka passerà per completare la sua esperienza di conoscenza di sé e del mondo. Un viaggio quasi dantesco, un’avventura simile a quella di Alice, che gli permetterà di ritornare tra i vivi, ormai consapevole dei limiti del mondo che lo circonda, ma pronto ad accettarlo. Sarà il momento in cui Tamura Kafka si ricongiungerà con il suo alter ego, con il ragazzo chiamato Corvo, la sua coscienza, che lo ha costantemente seguito nel suo lungo e avventuroso viaggio.

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Commenti

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Una recensione piena di collegamenti interessantissimi: mi hai proprio fatto venire la voglia di leggere questo libro!
Elena
Grazie Elena, è un libro complesso ma stimolante.
Una recensione molto bella, AnnaMaria. Interessanti i riferimenti a I. Calvino ; calzante in particolare il rimando a Dante.
Anche a me il romanzo è piaciuto. E continuo a essere coinvolto tramite i suoi effetti differiti, anche a una certa distanza di tempo, il che fa capire il livello letterario del libro. Mi è parso che, alla fine, tutti i conti tornino, come in Manzoni, con un disegno provvidenziale che si inserisce nella storia rappresentata.
Psicologicamente interessantissima la vicenda di Nakata : il sogno erotico della insegnante l'ha così sconvolta da turbare irreversibilmente il bambino che le ha portato il suo panno mestruato, tanto da bloccarlo nella naturale evoluzione dell'eros; la sublimazione di esso lo compenserà con il dono che tu hai così bene evidenziato.
Unica nota 'critica' : la rappresentazione dell'eros non sempre è riuscita come nel fatto menzionato prima ; anzi talvolta è convenzionale, non all'altezza del livello generale dell'opera.
Sono completamente d'accordo con te, Emilio e mi piace il tuo riferimento a Manzoni.
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