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Kafka sulla spiaggia Kafka sulla spiaggia

Kafka sulla spiaggia

Letteratura straniera

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Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Taka-matsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà.

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Kafka sulla spiaggia 2020-03-18 10:35:48 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    18 Marzo, 2020
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Fumo senza arrosto

Riferimenti letterari, artistici, musicali, scene di sesso descritte minuziosamente, efferati atti di violenza, effetti speciali a metà tra fantascienza, magia e sogno. Il tutto miscelato con una prosa semplice, veloce, immediata. Eppure il risultato sembra privo di amalgama, come se l'autore avesse buttato nel calderone ingredienti a casaccio senza dosarli bene e senza avere un'idea chiara di quale dovesse essere il piatto da servire. Ne risulta un libro tutto sommato piacevole e scorrevole che nella prima parte promette anche bene ma finisce per tradire le aspettative, infilandosi in un confuso scenario magico-onirico-metaforico che non sembra portare da nessuna parte, raccontando una serie di avvenimenti privi di un reale filo conduttore, quasi l'autore si trovasse a dover improvvisare ad ogni nuovo capitolo. Due storie parallele, due personaggi molto diversi tra loro che non si incontrano mai pur trovando, per brevi istanti, elementi, luoghi e personaggi secondari in comune. Da una parte Tamura, autoribattezzatosi Kafka, quindicenne scappato da casa per sfuggire ad una inquietante profezia del padre, dotato di una maturità poco credibile per la sua età. Dall'altra Nakata, anziano ex falegname capace di parlare la lingua dei gatti, privato dell'intelligenza da uno strano incidente capitatogli durante l'infanzia. Cammini separati, avventure diverse, obiettivi divergenti che confluiranno nella comune frequentazione di una biblioteca e nella conoscenza di un personaggio chiave come la signora Saeki. Una pietra magica capace di aprire un accesso ad una dimensione parallela, un quadro intitolato come il libro "Kafka sulla spiaggia" custode di ricordi e segreti, piogge di pesci e di sanguisughe, spiriti capaci di prendere le sembianze di personaggi pubblicitari. Un eccesso di carne al fuoco che sembra nascondere chissà quali simbolismi, metafore, significati nascosti, che prova a stupire con aforismi e citazioni ma che alla fine lascia un senso di incompletezza, di delusione, trasformando in fumo quello che sembrava poter essere un buon arrosto.

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Kafka sulla spiaggia 2020-03-10 16:30:37 Vale18
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Vale18 Opinione inserita da Vale18    10 Marzo, 2020
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Un Edipo giapponese oltre il confine tra realtà e

Kafka sulla Spiaggia è un romanzo di Murakami, il mio primo suo romanzo (anche se il primo approccio con questo trasportante autore è stato la raccolta “Uomini senza donne”), leggendo il quale si rompe qualsiasi rapporto tra il mondo reale e quello del racconto. La sensazione di essere in un sogno vi accompagnerà per tutto il racconto dalle primissime pagine fino al finale, il quale vi sembrerà dopo averlo letto di saperlo già. Questo è l’effetto che vi dà la lettura di questa incredibile storia: collegare ogni cosa in maniera apparentemente insensata ed ingiustificata ma che tramite le diverse storie e i diversi personaggi vi risulterà naturale e normale. Particolare della narrazione è la (voluta?) non spiegazione di eventi e dettagli che vengono dapprima ripetuti e poi lentamente tralasciati dall’autore, senza che essi però lascino la vostra mente, che continuerà a domandarsi il perché di un’azione avvenuta 100 pagine prima o di un minimo dettaglio descrittivo. Il classico patto narrativo che andiamo a instaurare con il prossimo libro ogni volta che lo iniziamo qui non solo viene stravolto ma anche del tutto annullato perché si arriva a ritenere possibile tutto ciò che vi avviene come se fosse una storia veritiera. L’accenno di fatalismo c’è nell’opera tanto che, come spiegato prima, si arriva da un certo punto in poi a prevedere l’andamento del romanzo ma la narrazione in prima persona nasconde questa visione fatalista ponendoci nella mente e nelle riflessioni di Tamura Kafka, un quindicenne che fugge in cerca di sé stesso. La narrazione è su più piani, quello in prima persona riguardante Kafka, e quello in terza persona riguardante invece il vecchio, altro personaggio importante per il decorso della storia. Ma ora che ci penso bene, non ci sono personaggi di primo o di secondo piano, tutti concorrono in un modo o in un altro alla realizzazione dell’unico finale prescritto, senza che essi sappiano, in gran parte, di esserne partecipi. Il fantastico, il surreale, l’immaginario e l’inimmaginabile si fondono insieme sotto una prosa magistrale e trasportante tanto da renderci partecipi dello stesso romanzo e della stessa storia, delle vite e delle preoccupazioni dei personaggi. “Un romanzo fuori dal comune” lo hanno alcuni definito; di sicuro il “comune” non ha a che fare con questo meraviglioso romanzo, ma non vedo negatività in queste critiche, anzi soltanto motivi in più per leggerlo. Una rivisitazione del mito letterario di Edipo, trasportato in un mondo in cui onirico e reale si fondono assieme ad una bellissima e profonda resa di personaggi e situazioni che mantengono velature realistiche anche se dentro di essi si annida la “sostanza” dei sogni.

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Edipo re
Uomini senza donne
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Kafka sulla spiaggia 2017-11-30 15:49:53 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    30 Novembre, 2017
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Murakami, Calvino e il picaro giapponese.

Leggere “Kafka sulla spiaggia” dopo aver letto le “Lezioni americane” di Italo Calvino è un’esperienza del tutto singolare, per certi versi entusiasmante, è come seguire l’applicazione e la realizzazione d’una teoria del romanzo. Non è un caso che Murakami abbia scelto come protagonista della sua opera un ragazzo quindicenne, un Huck Finn giapponese, un picaro discendente di Lazarillo, affine ai tanti descritti dalle letterature di tutto il mondo, un po’ Dean Moriarty, un po’ giovane Holden. La formula del romanzo picaresco ha sempre appassionato gli scrittori, nella misura in cui esprime al meglio quell’esigenza di ricerca e quel desiderio di conoscenza, che porta il protagonista perennemente on the road. Il movimento è dunque il punto centrale di questo romanzo ed è proprio il movimento che ci induce a fare riferimento a quelle che potremmo definire delle categorie che Calvino identifica come componenti essenziali di un racconto. Egli infatti definisce i concetti di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità, che fanno del racconto e del romanzo uno strumento di conoscenza della realtà. Ebbene, queste componenti sono tutte presenti nel romanzo di Murakami, quasi avesse egli stesso seguito lo schema delle Lezioni americane. “Kafka sulla spiaggia” è stato indubbiamente costruito con uno schema preciso nel quale spesso ad un personaggio ne corrisponde un altro che è parte di una storia apparentemente parallela, come nel caso di Tamura Kafka e di Nakata, storie che si dipanano autonomamente ma che finiscono per convergere e completarsi. Qui si evidenzia quella caratteristica di molteplicità di cui parla Calvino, proprio per questa scomposizione della storia in episodi paralleli, al cui interno, con alcune digressioni, si inseriscono altre brevi storie. La scomposizione della materia dà come risultato quella leggerezza creata appunto dalla scrittura e che è strettamente legata alla mobilità. D’altra parte anche il sogno, così presente nella vita di Tamura Kafka, è qualcosa di leggero e impalpabile e diviene esso stesso mezzo di conoscenza. Kafka e Nakata, sono alla ricerca della verità, si muovono verso una meta sconosciuta che sia rivelatrice del significato della vita. È un viaggio che ha luogo attraverso l’uso della metafora e la letteratura rivela qui la sua funzione esistenziale. Il viaggio di Nakata procede alla ricerca di quella pietra che rivelerà il confine tra la vita reale e la vita al di là della vita, dove il tempo è immobile e gli orologi non hanno ragione di esistere. E la pietra può essere trovata solo da Nakata che rappresenta la purezza, l’essere incontaminato, che non serba ricordi e fugge da una realtà terribile della quale non vuole fare parte. Con Nakata, con la sua capacità di parlare ai gatti, siamo nella sfera visionaria e fantastica che fa dell’immaginazione un altro strumento di conoscenza, in questa ottica il personaggio del colonnello Sanders è raffigurato proprio come una sorta di cavaliere inesistente, simile a quello di Calvino, “un’armatura vuota che si muove e parla come se ci fosse dentro qualcuno” (Calvino – Lezioni americane - Visibilità) egli è in sé, forma e non sostanza, l’espressione stessa della leggerezza.
Proprio il ritrovamento della pietra, quella pietra che non poco ricorda la pietra filosofale, simbolo di una esperienza interiore vissuta per un fine spirituale, permette l’apertura di quella porta attraverso la quale Kafka passerà per completare la sua esperienza di conoscenza di sé e del mondo. Un viaggio quasi dantesco, un’avventura simile a quella di Alice, che gli permetterà di ritornare tra i vivi, ormai consapevole dei limiti del mondo che lo circonda, ma pronto ad accettarlo. Sarà il momento in cui Tamura Kafka si ricongiungerà con il suo alter ego, con il ragazzo chiamato Corvo, la sua coscienza, che lo ha costantemente seguito nel suo lungo e avventuroso viaggio.

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Kafka sulla spiaggia 2017-01-10 15:13:59 Il Nido Del Gufo
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Il Nido Del Gufo Opinione inserita da Il Nido Del Gufo    10 Gennaio, 2017
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Crudo, Magico e Onirico

Cercando di seguire la sua strada, un quindicenne che si sforza di apparire adulto sorridendo poco e dando serietà ad ogni suo gesto quotidiano (non casuali le lunghe e seriose descrizioni della sua igiene personale, a mio parere) compie un viaggio che va fuori e dentro di sé.
Parallelamente, un simpaticissimo e un po' strambo vecchietto compie una sorta di viaggio senza meta, fuggendo da un delitto e al tempo stesso tendendo quasi inconsapevolmente verso qualcosa che ci verrà rivelato solo alla fine.

Un libro molto particolare, questo Kafka sulla spiaggia. Benissimo ha scritto l'eccellente traduttore della Einaudi Giorgio Amitrano, definendo il romanzo "Un sogno mistico risonante di profezie". Tuttavia, a ben leggere, lo stile appare secco, crudo e immediato. Questa duplicità (una prosa molto contemporanea unita a un ancor più contemporaneo gusto per il weird e il non-sense) rende il romanzo a mio parere molto affascinante.
Può anche essere letto (e certamente lo è) come un Bildungsroman, dove il protagonista (che parla in prima persona) compie un viaggio con direzione soprattutto la formazione del proprio Io. Infatti, nonostante le sue arie da adulto, Tamura è un classico (forse troppo?) quindicenne alla ricerca di sé e del proprio posto nel mondo, anche se sembra che col mondo non voglia avere nulla a che fare, tant'è che parla spesso di un "Muro" che ha eretto fra sé e gli altri. All'inizio, sembra che egli voglia solo fuggire da tutto e da tutti, ma alcuni incontri lo legheranno a qualcosa che il lettore scoprirà solo alla fine del libro, in un climax onirico che si farà inarrestabile.
Nakata, il co-protagonista, con la sua storia parallela che però segnerà il destino del protagonista, è invece l'esatto opposto, un uomo totalmente privo di interiorità, nella sua bonaria ignoranza. Avvolto da una luce e da una storia misteriosa e capace di cose al tempo stesso ingenue e sovrumane (sa parlare con i gatti); egli inconsapevolmente sembra segnare il corso della vicenda più di chiunque altro.

Il romanzo non è poi così piacevole (lo stile e la crudezza di alcune visioni non possono che renderlo un filo "indigesto" al lettore) ma ha una struttura talmente ben congegnata nei tempi narrativi da rendere impossibile staccarsi dalla pagina. Molto banalmente, si vuol sapere come va a finire. Anche perché Murakami ci abitua molto presto all'imprevedibilità della sua narrazione.
Il giudizio finale, seppur a caldo, è molto positivo. Il libro è estremamente affascinante, magnetico e mai ruffiano (niente sospiri e megalomanie egocentriche); i personaggi sono ben delineati e profondi anche nella semplicità.

Sono costretto a chiudere con una preghiera. Non sono un lettore di romanzi contemporanei (Pennac, Benni e pochi altri), dunque questa mia recensione è forse traviata dal tentativo di riallacciarmi a ciò che ho letto io (quanto aveva ragione Calvino, a dire che siamo ciò che leggiamo!). Sarò felice di ricevere consigli e insulti.

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Elsa Morante (sarebbe interessantissimo un parallelismo tra Arturo e Tamura, anche nel rapporto col padre). Purtroppo non mi vengono in mente contemporanei a cui avvicinarlo, non avendone letti moltissimi.
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Kafka sulla spiaggia 2016-08-08 18:52:06 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    08 Agosto, 2016
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Surreale...anche troppo.



Se un giorno mi avessero detto che avrei letto (e apprezzato) un libro così onirico, surreale...un libro dove i gatti parlano, dove ci sono profezie, maledizioni, pesci e sanguisughe che piovono dal cielo, sogni e realtà che si fondono in un'unica dimensione...non ci avrei mai creduto.
Sono sempre rifuggita da trame di questo tipo.
Questo libro ha messo a dura prova il mio essere razionale, la mia parte cerebrale: quando qualcosa sfugge al mio controllo, quando qualcosa va al di là della sfera del "possibile" e del "reale", di solito, mi sento perduta...ho bisogno di ancorarmi a qualcosa di vero, di tangibile, di scientificamente provabile.
Con Murakami sono riuscita a lasciarmi andare (pur facendomi un po' di violenza iniziale), mi sono fidata della sua bellissima scrittura e ho deciso di seguirlo, di non farmi troppe domande e lasciarmi coinvolgere da queste sue atmosfere così intime e delicate e, allo stesso tempo, forti e misteriose.
È stato molto abile a creare fin dalle prime pagine una forte tensione, una sorta di suspance che mi ha spinto a continuare, ad andare avanti...quasi come se fosse un giallo da risolvere.
Personalmente credo che, ad un certo punto, gli elementi surreali della storia siano stati troppi...ma lo stile di scrittura ha fatto sì che io riuscissi sempre a rimanere "dentro" il racconto.
Bello, sì...felice di aver fatto questo viaggio, ma ora ho bisogno di concretezza, di certezze, di vivere in un mondo (almeno apparentemente) monodimensionale.
P.s.: il 16° Capitolo è stato una tortura...difficile da digerire.
Comunque un autore da approfondire.

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Kafka sulla spiaggia 2015-07-15 09:07:29 Kira
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Kira Opinione inserita da Kira    15 Luglio, 2015
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Viaggio visionario

"Kafka sulla spiaggia" è un romanzo molto diverso dai romanzi canonici contemporanei, soprattutto per quanto riguarda lo stile di scrittura del suo autore, Murakami. Il romanzo si apre con la decisione di un giovane quindicenne di scappare di casa, per motivi che non risultano subito chiari al lettore. Il giovane dialoga con il suo amico "Il ragazzo chiamato corvo", gli espone vagamente le ragioni della sua decisione e gli illustra il duro addestramento fisico e psicologico che si è imposto di effettuare, in vista del viaggio senza meta precisa, che ha intenzione di fare. Parallelamente si inizia a delineare un'altra storia, in apparenza non legata minimamente a quella del quindicenne, che riguarda un vecchio debole di mente, di nome Nakata. Questi è un personaggio ingenuo, generoso e a tratti stravagante, basti pensare che è in grado di dialogare con i gatti e il suo mestiere consiste proprio nel ritrovare gatti scappati di casa, su commissione, chiedendo informazioni ad altri felini randagi, che vagano per le strade.
Man mano che la storia procede, il lettore si addentra sempre più profondamente nella trama ed inizia ad entrare nell'ottica di una storia che passa dal reale al surreale, da riflessioni profonde della veglia, al sogno.

"Kafka sulla spiaggia" è un romanzo che si legge piacevolmente, che trasporta in un'altra dimensione, proprio sulla linea di confine tra la realtà ed il sogno. E' un viaggio visionario e rappresenta un percorso psicologico dalle forti caratteristiche oniriche e il cui finale consente una vasta gamma di interpretazioni.

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Kafka sulla spiaggia 2015-07-14 17:22:43 manuela
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Opinione inserita da manuela    14 Luglio, 2015

Conturbante

Ho terminato da qualche ora Kafka sulla Spiaggia, il mio primo Murakami. E' stato un incontro che mi ha sicuramente segnato in positivo, ma allo stesso tempo credo che prima di procedere al prossimo libro di Murakami farò passare un pò di tempo. E' una lettura intensa seppur dal linguaggio semplice, coinvolgente ma conturbante. L'elemento magico si intreccia alle filosofie e alle leggende orientali, lasciandoti con la sensazione che nella prossima pagina una grande rivelazione sta per essere svelata o che una lezione di vita o una grande verità assoluta vengano dipanate minuziosamente. Invece ti ritrovi immerso in circostanze ancor più intricate, dove le coincidenze si fondono alle profezie perdendo totalmente l'orientamento, non distinguendo piu ciò che è vero da ciò che è magico o puramente frutto dell'immaginazione dei protagonisti. E' un romanzo molto onirico e spesso durante la lettura ho pensato che l'autore ci avrebbe prima o poi rivelato che si trattava tutto di un sogno; invece no, è tutto vero e molti eventi rimangono inspiegabili e speri sempre che l'arcano venga risolto nelle pagine successive. Ho messo voto 4 al contenuto proprio per questo motivo, per le troppe domande rimaste irrisolte. Una lettura consigliata.

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Kafka sulla spiaggia 2015-06-24 21:09:15 LaClo
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LaClo Opinione inserita da LaClo    24 Giugno, 2015
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Percorso nell'inconscio

Ho provato sentimenti contrastanti verso questo romanzo perché da un lato mi ha aperto le porte di uno stile che non avevo mai riscontrato in nessun altro autore, quindi a livello di crescita personale è stato sicuramente un libro importante; da un altro punto di vista tuttavia, ho trovato alcuni aspetti un po' eccessivi.

Per esempio ho apprezzato molto il simbolismo e il massiccio utilizzo delle metafore di Murakami e tutti i possibili livelli a cui il libro può essere letto e interpretato. Per esempio interessante l'idea della foresta come simbolo materno, il legame con il femminile con il quale il protagonista ha chiaramente una questione irrisolta.

L'idea di lasciare il finale aperto è una caratteristica che lungi dall'infastidirmi mi è sempre piaciuta in ogni autore. Ci sono punti in cui ho apprezzato moltissimo lo stile come per esempio gli eventi onirici o gli interventi musicali o culturali e l'interazione dei personaggi.Siccome rimango affascinata dall'interpretazione di matrice psicologica mi vengono in mente gli archetipi junghiani e il fatto che forse i vari personaggi sono degli aspetti della psiche di Tamura che si manifesta in tutte le sue complessità e contraddizioni.

I due personaggi principali mi hanno colpita in modo abbastanza positivo e mi è piaciuto più di tutti Nakata. Tuttavia secondo me nel libro rimangono troppe questioni irrisolte e personaggi appena abbozzati che non compaiono per tutto il romanzo come Johnnie Walker, l'assassino di gatti che per esempio ritorna solo nella parte finale durante quella sorta di viaggio nell'inconscio. Ci sono secondo me troppi elementi, forse troppo materiale differente che può essere giustificato se si prosegue nel paragone con la psiche e con il quantitativo di pensieri e di immagini che essa produce. Se non si pensa in chiave metaforica il libro sembra non avere senso perché in tante pagine si gira attorno ad un quesito che poi viene abbandonato e lasciato irrisolto. Tuttavia, per me il fatto che sia irrisolto è una caratteristica positiva ma trovo che il lettore sia quasi sopraffatto dalla ricchezza di citazioni, simboli elementi che sono sempre al confine tra l'onirico e il reale.
Stile ricco, pieno suggestivo ed evocativo che compensa e sostiene l'abbondanza del contenuto creando un buon connubio.

In conclusione molti aspetti positivi ma anche elementi che non sono riuscita a comprende appieno forse perché più che tendere ad analizzare ogni cosa bisognerebbe assorbirla e lasciare che parli direttamente alla nostra psiche.

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Kafka sulla spiaggia 2015-04-16 15:32:24 Lonely
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Lonely Opinione inserita da Lonely    16 Aprile, 2015
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I had a dream, an endless one!

Ho letto altri due libri di Murakami, Tokyo Blues, e L'arte di correre, che ho anche recensito. Mi piace quello che dice e mi piace il suo stile. Le sue parole arrivano dirette come lance che ti trafiggono e ti squarciano il cervello, costringendoti a riflettere e ad elaborare un pensiero tuo. Ogni suo libro insomma ti fa discutere e ti lascia qualcosa, non passa inosservato, e non finisce nel dimenticatoio della memoria.
Per Kafka sulla spiaggia, mi dispiace ammetterlo anche a me stessa perchè lo vivo come un fallimento, ho fatto fatica ad arrivare alla fine, fosse stato un altro scrittore lo avrei abbandonato. All'inizio l'ho vissuto come un sogno comatoso, e ho aspettato il risveglio per tutto il tempo. Ma andando avanti è diventato un incubo, perchè volevo a tutti i costi dargli un senso, un ordine, un motivo. Ma un sogno è fatto d'immagini, d'iperboli e paradossi, e va accettato per quello che è, senza dargli a tutti i costi un significato, e riconosco il mio errore. Le riflessioni sulla vita, sulle occasioni mancate, su quello che abbiamo perduto e che non torna più, la morte che naturalmente porta con sè ogni ricordo di quello che siamo stati...sono riflessioni profonde che danno di per sè un senso a tutto questo. Ho letto tutte le recensioni precedenti, per capire meglio e magari scoprire un significato recondito, ma mi rendo conto che voi vi siete fatti semplicemente trasportare dal sogno, e probabilmente io invece sto troppo con i piedi per terra in questo periodo, quindi ammetto il mio limite per non averlo goduto fino in fondo. Peccato!

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Kafka sulla spiaggia 2014-12-01 20:30:11 giuse 1754
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giuse 1754 Opinione inserita da giuse 1754    01 Dicembre, 2014
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Il magma mutevole delle parole

Ho finito di leggere "Kafka sulla spiaggia" già da qualche mese, e da allora rimando e rimando il momento di parlarne.
Ma Haruki Murakami, da buon maratoneta, dà il meglio sulla lunga distanza. Non è che, non parlandone, non ci abbia pensato. Il maturo adolescente Kafka e il vecchio bambino Nakata non mi hanno più lasciata del tutto, e ancora vagano nella mia testa che non sa bene dove collocarli, se nel bosco della morte da cui Kafka ha fatto ritorno o nell'appartamento isolato dove Nakata ha concluso il suo percorso terreno.
Il tempo trascorso dalla fine della lettura mi fa però dubitare. Davvero sono piovuti dei pesci dal cielo? Veramente Nakata conosceva il linguaggio dei gatti? E Kafka, ha fatto sul serio l'amore con la madre e ha ucciso suo padre secondo la profezia che lo perseguita?
Non è la soluzione a queste domande quello che importa, come non è essenziale la destinazione finale dei personaggi. Quello che conta è il viaggio, e il percorso che abbiamo fatto con Murakami, attraverso il magma mutevole delle parole che ribollono e di continuo si, e ci, trasformano.
"Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato".

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