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Kafka sulla spiaggia Kafka sulla spiaggia

Kafka sulla spiaggia

Letteratura straniera

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Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti allo stesso luogo, Taka-matsu, nel Sud del Giappone. Il ragazzo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre. Il vecchio, Nakata, fugge invece dalla scena di un delitto sconvolgente nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà.



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Kafka sulla spiaggia 2020-08-01 10:02:31 siti
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siti Opinione inserita da siti    01 Agosto, 2020
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FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d'un sogno è raccolta la nostra breve vita” (W. Shakespeare, La tempesta, atto IV, scena I)

Pochi elementi narrativi, onirici e a tratti surreali, sapientemente intrecciati e dosati con una buona suspense rendono questo corposo romanzo, di agevole lettura, un‘ opera originale. L’originalità risiede di certo nella trama inizialmente molto ancorata alla realtà: una fuga da casa di un quindicenne che affronta un viaggio alla ricerca della propria identità per concludere il suo percorso di iniziazione alla vita, comprensiva di accettazione e di consapevolezza, dopo aver oltrepassato lo stesso confine della realtà rischiando, con la conoscenza, una permanenza in un aldilà atemporale. Tamura Kafka, o il ragazzo Corvo o se vogliamo l’amabile vecchietto Nakata, è un personaggio che in realtà, pur apparendo il più ancorato alla realtà, è invece l’anello di congiunzione del reale con l’irreale, del sogno con la realtà, il personaggio capace di intraprendere quel percorso di conoscenza che interpreta la fenomenologia dello spirito, per dirla come Hegel, al fine di giungere alla piena conoscenza, a una forma di sapere assoluto. Shintoismo, animismo, panismo fanno da cornice inoltre a una trama che pare abbia come scopo precipuo quello di mettere in relazione i singoli personaggi proprio tramite l’anello di congiunzione rappresentato da Tamura il cui cognome di copertura richiama Kafka, in ceco il corvo, e ancora è il titolo di un brano musicale e di un quadro, elementi narrativi che si assemblano nel titolo stesso. Soffermarsi oltre sulla trama farebbe correre il rischio di far perdere interesse verso il romanzo il cui unico pregio, a mio modesto parere , risiede proprio nel contenuto, ho trovato invece lo stile limitato dal plot narrativo, incapace di aprirsi a riflessioni di più ampio respiro che avrebbero invece permesso alla scrittura di arricchirsi di quella stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.

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Kafka sulla spiaggia 2020-05-23 09:42:19 LuigiF
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LuigiF Opinione inserita da LuigiF    23 Mag, 2020
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Non il miglior Murakami

Si dice spesso di Murakami ciò che si diceva per Celine ovvero di essere uno scrittore divisivo: o lo ami o lo detesti. Il mio gusto personale e la mia sensibilità mi collocano in realtà a metà tra questi estremi.

Di Murakami ho letto "Norwegian Wood" ed una raccolta di racconti intitolata "L'elefante scomparso". Di quest'ultima ricordo di aver molto apprezzato i potenti flash su realtà parallele ed estranianti e quel senso di surreale visionarietà che li animava. Il romanzo lungo "Kafka sulla spiaggia" mi è parso invece un po' macchinoso ed artificioso. Ciò che di fresco ed immediato colpiva nei racconti, tende a diventare routine nel romanzo quasi che la necessità di dover intessere una trama, un intreccio plausibile tra episodi per loro natura fantastici, ne abbia irrigidito l'essenza libera e spontanea.

Il meccanismo narrativo si fonda sull'accostamento di tali episodi fantastici con altri che definirei iperreali. Da un lato magia, spiritismo, incantesimi. Dal lato opposto crudo erotismo, scialbe conversazioni quotidiane, macabri dettagli “pulp”. L'alternanza di mondi paralleli e discordanti è un po' il marchio di fabbrica di Murakami e dunque non sorprende riscontrarla anche in questo romanzo. In fondo l'intera cultura Giapponese è ricca di tali mescolanze. Però alcune insistenze finiscono con l’annoiare ed il meccanismo di ping pong tra estremi, seppure inizialmente intrigante, diventa a lungo andare un po’ stucchevole.

Paradossalmente, le stesse fantasticherie non sorprendono più e si avverte un leggero senso di stordimento nel districarsi tra personaggi che parlano ai gatti, altri che i gatti li uccidono per coglierne lo spirito o che vagano in un limbo onirico tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Geniale eccezione resta comunque l'apparizione del colonnello Sanders, quello della celebre catena di vendita del pollo fritto KFC, qui in veste davvero eccentrica: una sorta di manager magnaccia col compito di facilitatore degli interscambi tra i mondi paralleli. Chiunque ricordi l'onnipresente insegna KFC col volto bonario che appare in ogni angolo delle metropoli asiatiche, non potrà che sorridere alla felice intuizione di Murakami.

Nel mondo reale, o come si diceva iperreale, non tutti i personaggi appaiono perfettamente centrati. Il protagonista quindicenne Kafka mostra una profondità di pensiero non compatibile con la sua età ed il rozzo camionista che si innamora di Beethoven pare assai poco credibile. Piu' efficaci e coerenti mi sembrano invece le figure della pragmatica parrucchiera/sorella o del transgender filosofo Oshima.

Qua e là affiora il Murakami intellettuale affascinato dalla cultura occidentale alla quale ammicca con un certo autocompiacimento. Il nome del protagonista ed il mito edipico stesso che è alla base del racconto cosi' come i frequenti riferimenti a certa raffinata musica classica (il trio dell arciduca di Beethoven in primis) ed alla filosofia Greca sono soltanto alcuni esempi tra tanti.

Da segnalare alcuni capitoli di grande suggestione evocativa. Penso in particolare alle descrizioni del bosco soprattutto quelle relative al primo soggiorno di Kafka nella casetta rifugio dell'amico Oshima. Qui lo stile raffinato di Murakami, ritmico e scorrevole, riesce ad esprimersi al meglio e si ha l’impressione di attraversare, quasi fossimo personaggi di un film di Kurosawa, quelle selve oscure che celano forze primigenie ostili o nel migliore dei casi indifferenti alla nostra debole condizione umana.

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L'elefante scomparso ed altri racconti
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Kafka sulla spiaggia 2020-03-18 10:35:48 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    18 Marzo, 2020
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Fumo senza arrosto

Riferimenti letterari, artistici, musicali, scene di sesso descritte minuziosamente, efferati atti di violenza, effetti speciali a metà tra fantascienza, magia e sogno. Il tutto miscelato con una prosa semplice, veloce, immediata. Eppure il risultato sembra privo di amalgama, come se l'autore avesse buttato nel calderone ingredienti a casaccio senza dosarli bene e senza avere un'idea chiara di quale dovesse essere il piatto da servire. Ne risulta un libro tutto sommato piacevole e scorrevole che nella prima parte promette anche bene ma finisce per tradire le aspettative, infilandosi in un confuso scenario magico-onirico-metaforico che non sembra portare da nessuna parte, raccontando una serie di avvenimenti privi di un reale filo conduttore, quasi l'autore si trovasse a dover improvvisare ad ogni nuovo capitolo. Due storie parallele, due personaggi molto diversi tra loro che non si incontrano mai pur trovando, per brevi istanti, elementi, luoghi e personaggi secondari in comune. Da una parte Tamura, autoribattezzatosi Kafka, quindicenne scappato da casa per sfuggire ad una inquietante profezia del padre, dotato di una maturità poco credibile per la sua età. Dall'altra Nakata, anziano ex falegname capace di parlare la lingua dei gatti, privato dell'intelligenza da uno strano incidente capitatogli durante l'infanzia. Cammini separati, avventure diverse, obiettivi divergenti che confluiranno nella comune frequentazione di una biblioteca e nella conoscenza di un personaggio chiave come la signora Saeki. Una pietra magica capace di aprire un accesso ad una dimensione parallela, un quadro intitolato come il libro "Kafka sulla spiaggia" custode di ricordi e segreti, piogge di pesci e di sanguisughe, spiriti capaci di prendere le sembianze di personaggi pubblicitari. Un eccesso di carne al fuoco che sembra nascondere chissà quali simbolismi, metafore, significati nascosti, che prova a stupire con aforismi e citazioni ma che alla fine lascia un senso di incompletezza, di delusione, trasformando in fumo quello che sembrava poter essere un buon arrosto.

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Kafka sulla spiaggia 2020-03-10 16:30:37 Vale18
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Vale18 Opinione inserita da Vale18    10 Marzo, 2020
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Un Edipo giapponese oltre il confine tra realtà e

Kafka sulla Spiaggia è un romanzo di Murakami, il mio primo suo romanzo (anche se il primo approccio con questo trasportante autore è stato la raccolta “Uomini senza donne”), leggendo il quale si rompe qualsiasi rapporto tra il mondo reale e quello del racconto. La sensazione di essere in un sogno vi accompagnerà per tutto il racconto dalle primissime pagine fino al finale, il quale vi sembrerà dopo averlo letto di saperlo già. Questo è l’effetto che vi dà la lettura di questa incredibile storia: collegare ogni cosa in maniera apparentemente insensata ed ingiustificata ma che tramite le diverse storie e i diversi personaggi vi risulterà naturale e normale. Particolare della narrazione è la (voluta?) non spiegazione di eventi e dettagli che vengono dapprima ripetuti e poi lentamente tralasciati dall’autore, senza che essi però lascino la vostra mente, che continuerà a domandarsi il perché di un’azione avvenuta 100 pagine prima o di un minimo dettaglio descrittivo. Il classico patto narrativo che andiamo a instaurare con il prossimo libro ogni volta che lo iniziamo qui non solo viene stravolto ma anche del tutto annullato perché si arriva a ritenere possibile tutto ciò che vi avviene come se fosse una storia veritiera. L’accenno di fatalismo c’è nell’opera tanto che, come spiegato prima, si arriva da un certo punto in poi a prevedere l’andamento del romanzo ma la narrazione in prima persona nasconde questa visione fatalista ponendoci nella mente e nelle riflessioni di Tamura Kafka, un quindicenne che fugge in cerca di sé stesso. La narrazione è su più piani, quello in prima persona riguardante Kafka, e quello in terza persona riguardante invece il vecchio, altro personaggio importante per il decorso della storia. Ma ora che ci penso bene, non ci sono personaggi di primo o di secondo piano, tutti concorrono in un modo o in un altro alla realizzazione dell’unico finale prescritto, senza che essi sappiano, in gran parte, di esserne partecipi. Il fantastico, il surreale, l’immaginario e l’inimmaginabile si fondono insieme sotto una prosa magistrale e trasportante tanto da renderci partecipi dello stesso romanzo e della stessa storia, delle vite e delle preoccupazioni dei personaggi. “Un romanzo fuori dal comune” lo hanno alcuni definito; di sicuro il “comune” non ha a che fare con questo meraviglioso romanzo, ma non vedo negatività in queste critiche, anzi soltanto motivi in più per leggerlo. Una rivisitazione del mito letterario di Edipo, trasportato in un mondo in cui onirico e reale si fondono assieme ad una bellissima e profonda resa di personaggi e situazioni che mantengono velature realistiche anche se dentro di essi si annida la “sostanza” dei sogni.

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Kafka sulla spiaggia 2017-11-30 15:49:53 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    30 Novembre, 2017
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Murakami, Calvino e il picaro giapponese.

Leggere “Kafka sulla spiaggia” dopo aver letto le “Lezioni americane” di Italo Calvino è un’esperienza del tutto singolare, per certi versi entusiasmante, è come seguire l’applicazione e la realizzazione d’una teoria del romanzo. Non è un caso che Murakami abbia scelto come protagonista della sua opera un ragazzo quindicenne, un Huck Finn giapponese, un picaro discendente di Lazarillo, affine ai tanti descritti dalle letterature di tutto il mondo, un po’ Dean Moriarty, un po’ giovane Holden. La formula del romanzo picaresco ha sempre appassionato gli scrittori, nella misura in cui esprime al meglio quell’esigenza di ricerca e quel desiderio di conoscenza, che porta il protagonista perennemente on the road. Il movimento è dunque il punto centrale di questo romanzo ed è proprio il movimento che ci induce a fare riferimento a quelle che potremmo definire delle categorie che Calvino identifica come componenti essenziali di un racconto. Egli infatti definisce i concetti di leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità, che fanno del racconto e del romanzo uno strumento di conoscenza della realtà. Ebbene, queste componenti sono tutte presenti nel romanzo di Murakami, quasi avesse egli stesso seguito lo schema delle Lezioni americane. “Kafka sulla spiaggia” è stato indubbiamente costruito con uno schema preciso nel quale spesso ad un personaggio ne corrisponde un altro che è parte di una storia apparentemente parallela, come nel caso di Tamura Kafka e di Nakata, storie che si dipanano autonomamente ma che finiscono per convergere e completarsi. Qui si evidenzia quella caratteristica di molteplicità di cui parla Calvino, proprio per questa scomposizione della storia in episodi paralleli, al cui interno, con alcune digressioni, si inseriscono altre brevi storie. La scomposizione della materia dà come risultato quella leggerezza creata appunto dalla scrittura e che è strettamente legata alla mobilità. D’altra parte anche il sogno, così presente nella vita di Tamura Kafka, è qualcosa di leggero e impalpabile e diviene esso stesso mezzo di conoscenza. Kafka e Nakata, sono alla ricerca della verità, si muovono verso una meta sconosciuta che sia rivelatrice del significato della vita. È un viaggio che ha luogo attraverso l’uso della metafora e la letteratura rivela qui la sua funzione esistenziale. Il viaggio di Nakata procede alla ricerca di quella pietra che rivelerà il confine tra la vita reale e la vita al di là della vita, dove il tempo è immobile e gli orologi non hanno ragione di esistere. E la pietra può essere trovata solo da Nakata che rappresenta la purezza, l’essere incontaminato, che non serba ricordi e fugge da una realtà terribile della quale non vuole fare parte. Con Nakata, con la sua capacità di parlare ai gatti, siamo nella sfera visionaria e fantastica che fa dell’immaginazione un altro strumento di conoscenza, in questa ottica il personaggio del colonnello Sanders è raffigurato proprio come una sorta di cavaliere inesistente, simile a quello di Calvino, “un’armatura vuota che si muove e parla come se ci fosse dentro qualcuno” (Calvino – Lezioni americane - Visibilità) egli è in sé, forma e non sostanza, l’espressione stessa della leggerezza.
Proprio il ritrovamento della pietra, quella pietra che non poco ricorda la pietra filosofale, simbolo di una esperienza interiore vissuta per un fine spirituale, permette l’apertura di quella porta attraverso la quale Kafka passerà per completare la sua esperienza di conoscenza di sé e del mondo. Un viaggio quasi dantesco, un’avventura simile a quella di Alice, che gli permetterà di ritornare tra i vivi, ormai consapevole dei limiti del mondo che lo circonda, ma pronto ad accettarlo. Sarà il momento in cui Tamura Kafka si ricongiungerà con il suo alter ego, con il ragazzo chiamato Corvo, la sua coscienza, che lo ha costantemente seguito nel suo lungo e avventuroso viaggio.

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Kafka sulla spiaggia 2017-01-10 15:13:59 Il Nido Del Gufo
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Il Nido Del Gufo Opinione inserita da Il Nido Del Gufo    10 Gennaio, 2017
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Crudo, Magico e Onirico

Cercando di seguire la sua strada, un quindicenne che si sforza di apparire adulto sorridendo poco e dando serietà ad ogni suo gesto quotidiano (non casuali le lunghe e seriose descrizioni della sua igiene personale, a mio parere) compie un viaggio che va fuori e dentro di sé.
Parallelamente, un simpaticissimo e un po' strambo vecchietto compie una sorta di viaggio senza meta, fuggendo da un delitto e al tempo stesso tendendo quasi inconsapevolmente verso qualcosa che ci verrà rivelato solo alla fine.

Un libro molto particolare, questo Kafka sulla spiaggia. Benissimo ha scritto l'eccellente traduttore della Einaudi Giorgio Amitrano, definendo il romanzo "Un sogno mistico risonante di profezie". Tuttavia, a ben leggere, lo stile appare secco, crudo e immediato. Questa duplicità (una prosa molto contemporanea unita a un ancor più contemporaneo gusto per il weird e il non-sense) rende il romanzo a mio parere molto affascinante.
Può anche essere letto (e certamente lo è) come un Bildungsroman, dove il protagonista (che parla in prima persona) compie un viaggio con direzione soprattutto la formazione del proprio Io. Infatti, nonostante le sue arie da adulto, Tamura è un classico (forse troppo?) quindicenne alla ricerca di sé e del proprio posto nel mondo, anche se sembra che col mondo non voglia avere nulla a che fare, tant'è che parla spesso di un "Muro" che ha eretto fra sé e gli altri. All'inizio, sembra che egli voglia solo fuggire da tutto e da tutti, ma alcuni incontri lo legheranno a qualcosa che il lettore scoprirà solo alla fine del libro, in un climax onirico che si farà inarrestabile.
Nakata, il co-protagonista, con la sua storia parallela che però segnerà il destino del protagonista, è invece l'esatto opposto, un uomo totalmente privo di interiorità, nella sua bonaria ignoranza. Avvolto da una luce e da una storia misteriosa e capace di cose al tempo stesso ingenue e sovrumane (sa parlare con i gatti); egli inconsapevolmente sembra segnare il corso della vicenda più di chiunque altro.

Il romanzo non è poi così piacevole (lo stile e la crudezza di alcune visioni non possono che renderlo un filo "indigesto" al lettore) ma ha una struttura talmente ben congegnata nei tempi narrativi da rendere impossibile staccarsi dalla pagina. Molto banalmente, si vuol sapere come va a finire. Anche perché Murakami ci abitua molto presto all'imprevedibilità della sua narrazione.
Il giudizio finale, seppur a caldo, è molto positivo. Il libro è estremamente affascinante, magnetico e mai ruffiano (niente sospiri e megalomanie egocentriche); i personaggi sono ben delineati e profondi anche nella semplicità.

Sono costretto a chiudere con una preghiera. Non sono un lettore di romanzi contemporanei (Pennac, Benni e pochi altri), dunque questa mia recensione è forse traviata dal tentativo di riallacciarmi a ciò che ho letto io (quanto aveva ragione Calvino, a dire che siamo ciò che leggiamo!). Sarò felice di ricevere consigli e insulti.

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Elsa Morante (sarebbe interessantissimo un parallelismo tra Arturo e Tamura, anche nel rapporto col padre). Purtroppo non mi vengono in mente contemporanei a cui avvicinarlo, non avendone letti moltissimi.
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Kafka sulla spiaggia 2016-08-08 18:52:06 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    08 Agosto, 2016
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Surreale...anche troppo.



Se un giorno mi avessero detto che avrei letto (e apprezzato) un libro così onirico, surreale...un libro dove i gatti parlano, dove ci sono profezie, maledizioni, pesci e sanguisughe che piovono dal cielo, sogni e realtà che si fondono in un'unica dimensione...non ci avrei mai creduto.
Sono sempre rifuggita da trame di questo tipo.
Questo libro ha messo a dura prova il mio essere razionale, la mia parte cerebrale: quando qualcosa sfugge al mio controllo, quando qualcosa va al di là della sfera del "possibile" e del "reale", di solito, mi sento perduta...ho bisogno di ancorarmi a qualcosa di vero, di tangibile, di scientificamente provabile.
Con Murakami sono riuscita a lasciarmi andare (pur facendomi un po' di violenza iniziale), mi sono fidata della sua bellissima scrittura e ho deciso di seguirlo, di non farmi troppe domande e lasciarmi coinvolgere da queste sue atmosfere così intime e delicate e, allo stesso tempo, forti e misteriose.
È stato molto abile a creare fin dalle prime pagine una forte tensione, una sorta di suspance che mi ha spinto a continuare, ad andare avanti...quasi come se fosse un giallo da risolvere.
Personalmente credo che, ad un certo punto, gli elementi surreali della storia siano stati troppi...ma lo stile di scrittura ha fatto sì che io riuscissi sempre a rimanere "dentro" il racconto.
Bello, sì...felice di aver fatto questo viaggio, ma ora ho bisogno di concretezza, di certezze, di vivere in un mondo (almeno apparentemente) monodimensionale.
P.s.: il 16° Capitolo è stato una tortura...difficile da digerire.
Comunque un autore da approfondire.

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Kafka sulla spiaggia 2015-07-15 09:07:29 Kira
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Kira Opinione inserita da Kira    15 Luglio, 2015
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Viaggio visionario

"Kafka sulla spiaggia" è un romanzo molto diverso dai romanzi canonici contemporanei, soprattutto per quanto riguarda lo stile di scrittura del suo autore, Murakami. Il romanzo si apre con la decisione di un giovane quindicenne di scappare di casa, per motivi che non risultano subito chiari al lettore. Il giovane dialoga con il suo amico "Il ragazzo chiamato corvo", gli espone vagamente le ragioni della sua decisione e gli illustra il duro addestramento fisico e psicologico che si è imposto di effettuare, in vista del viaggio senza meta precisa, che ha intenzione di fare. Parallelamente si inizia a delineare un'altra storia, in apparenza non legata minimamente a quella del quindicenne, che riguarda un vecchio debole di mente, di nome Nakata. Questi è un personaggio ingenuo, generoso e a tratti stravagante, basti pensare che è in grado di dialogare con i gatti e il suo mestiere consiste proprio nel ritrovare gatti scappati di casa, su commissione, chiedendo informazioni ad altri felini randagi, che vagano per le strade.
Man mano che la storia procede, il lettore si addentra sempre più profondamente nella trama ed inizia ad entrare nell'ottica di una storia che passa dal reale al surreale, da riflessioni profonde della veglia, al sogno.

"Kafka sulla spiaggia" è un romanzo che si legge piacevolmente, che trasporta in un'altra dimensione, proprio sulla linea di confine tra la realtà ed il sogno. E' un viaggio visionario e rappresenta un percorso psicologico dalle forti caratteristiche oniriche e il cui finale consente una vasta gamma di interpretazioni.

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Kafka sulla spiaggia 2015-07-14 17:22:43 manuela
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Opinione inserita da manuela    14 Luglio, 2015

Conturbante

Ho terminato da qualche ora Kafka sulla Spiaggia, il mio primo Murakami. E' stato un incontro che mi ha sicuramente segnato in positivo, ma allo stesso tempo credo che prima di procedere al prossimo libro di Murakami farò passare un pò di tempo. E' una lettura intensa seppur dal linguaggio semplice, coinvolgente ma conturbante. L'elemento magico si intreccia alle filosofie e alle leggende orientali, lasciandoti con la sensazione che nella prossima pagina una grande rivelazione sta per essere svelata o che una lezione di vita o una grande verità assoluta vengano dipanate minuziosamente. Invece ti ritrovi immerso in circostanze ancor più intricate, dove le coincidenze si fondono alle profezie perdendo totalmente l'orientamento, non distinguendo piu ciò che è vero da ciò che è magico o puramente frutto dell'immaginazione dei protagonisti. E' un romanzo molto onirico e spesso durante la lettura ho pensato che l'autore ci avrebbe prima o poi rivelato che si trattava tutto di un sogno; invece no, è tutto vero e molti eventi rimangono inspiegabili e speri sempre che l'arcano venga risolto nelle pagine successive. Ho messo voto 4 al contenuto proprio per questo motivo, per le troppe domande rimaste irrisolte. Una lettura consigliata.

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Kafka sulla spiaggia 2015-06-24 21:09:15 LaClo
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LaClo Opinione inserita da LaClo    24 Giugno, 2015
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Percorso nell'inconscio

Ho provato sentimenti contrastanti verso questo romanzo perché da un lato mi ha aperto le porte di uno stile che non avevo mai riscontrato in nessun altro autore, quindi a livello di crescita personale è stato sicuramente un libro importante; da un altro punto di vista tuttavia, ho trovato alcuni aspetti un po' eccessivi.

Per esempio ho apprezzato molto il simbolismo e il massiccio utilizzo delle metafore di Murakami e tutti i possibili livelli a cui il libro può essere letto e interpretato. Per esempio interessante l'idea della foresta come simbolo materno, il legame con il femminile con il quale il protagonista ha chiaramente una questione irrisolta.

L'idea di lasciare il finale aperto è una caratteristica che lungi dall'infastidirmi mi è sempre piaciuta in ogni autore. Ci sono punti in cui ho apprezzato moltissimo lo stile come per esempio gli eventi onirici o gli interventi musicali o culturali e l'interazione dei personaggi.Siccome rimango affascinata dall'interpretazione di matrice psicologica mi vengono in mente gli archetipi junghiani e il fatto che forse i vari personaggi sono degli aspetti della psiche di Tamura che si manifesta in tutte le sue complessità e contraddizioni.

I due personaggi principali mi hanno colpita in modo abbastanza positivo e mi è piaciuto più di tutti Nakata. Tuttavia secondo me nel libro rimangono troppe questioni irrisolte e personaggi appena abbozzati che non compaiono per tutto il romanzo come Johnnie Walker, l'assassino di gatti che per esempio ritorna solo nella parte finale durante quella sorta di viaggio nell'inconscio. Ci sono secondo me troppi elementi, forse troppo materiale differente che può essere giustificato se si prosegue nel paragone con la psiche e con il quantitativo di pensieri e di immagini che essa produce. Se non si pensa in chiave metaforica il libro sembra non avere senso perché in tante pagine si gira attorno ad un quesito che poi viene abbandonato e lasciato irrisolto. Tuttavia, per me il fatto che sia irrisolto è una caratteristica positiva ma trovo che il lettore sia quasi sopraffatto dalla ricchezza di citazioni, simboli elementi che sono sempre al confine tra l'onirico e il reale.
Stile ricco, pieno suggestivo ed evocativo che compensa e sostiene l'abbondanza del contenuto creando un buon connubio.

In conclusione molti aspetti positivi ma anche elementi che non sono riuscita a comprende appieno forse perché più che tendere ad analizzare ogni cosa bisognerebbe assorbirla e lasciare che parli direttamente alla nostra psiche.

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Terra Alta
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Il decoro
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