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Il giovane Holden
 
Il giovane Holden 2020-12-03 12:40:19 MaxRenn
Voto medio 
 
3.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
MaxRenn Opinione inserita da MaxRenn    03 Dicembre, 2020
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E' una vita schifa (ma va vissuta)!

“Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa, e che cosa facevano i mei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.”
A un certo Holden Caulfield non gli si può imporre nulla: anche quando deve raccontare i fatti suoi, deve farlo nel modo e coi tempi che più gli piacciono, o si metterà a tergiversare. Be’, a dir a verità lo farà comunque, ma se si mette di impegno potreste ritrovarvi ad ascoltare le cose più pazzesche!
Il giovane Holden è la lunga “confessione” (solo alla fine si scoprirà perché il ragazzo sta vuotando il sacco) di un adolescente problematico, espulso dal collegio in cui studia mal volentieri, a causa dell’ennesimo pasticcio in cui è andato a cacciarsi. Holden, prima di essere costretto a tornare a casa dai suoi e affrontarli, si farà un allegra gitarella in quel di New York, dove si ficcherà nelle situazioni più improbabili, naturalmente col suo particolarissimo stile.
Il nostro è una specie di filosofo sopra le righe, un individuo ancora giovane ma già preso dai suoi mille pensieri: ha un’opinione praticamente su tutto e su chiunque, per quanto di solito vaga se non addirittura contraddittoria, ma mai banale o noiosa. In fondo è una sorta di sperimentatore della vita: osserva chi suscita il suo interesse e poi lo accosta, a volte con risultati tragicomici, a volte mettendosi nei casini (come con un certo Maurice). E’ un personaggio davvero vitale, e anche se appare confuso, risulta assai più interessante di molta dell’umanità che gli ronza intorno, magari gente coi piedi ben piantati a terra, ma privi del minimo slancio o entusiasmo. Paradigmatico in tal senso è l’incontro che ha con la sua (quasi) fidanzata Sally: sull’onda dell’entusiasmo propone alla sua bella una vita lontano da tutti, senza avere un’idea precisa sul come farlo, ma comunque fiducioso. Ovvio che riceva un no come risposta, eppure il suo piano ingenuo e velleitario è pura vitalità, tipica di un individuo che riserva le sue simpatie al compagno di scuola morto suicida e non ai vincenti (o presunti tali) che lo tormentavano, o la cui massima aspirazione sarebbe acchiappare ragazzini in un campo di segale (da cui il titolo originale, The catcher in the rye): insomma, Holden è completamente immune a qualsiasi tentativo di omologazione, e non per spirito di contraddizione o perché segua degli ideali o un’ideologia, ma perché lui è proprio così, e non potrebbe essere altrimenti. Se si è stati degli adolescenti almeno un po’ sognatori, non si faticherà certo a identificarsi con l’irrequietezza di un personaggio simile.
Il rapporto quasi paterno (a suo modo, mi raccomando!) con la sorellina, sarà l’occasione che gli permetterà di iniziare un percorso nuovo, forse la tanto agognata maturazione che lo renderà uomo.
Questo romanzo portò alla fama il suo autore, J. D. Salinger, entrando di diritto nel novero dei classici della letteratura americana del dopo guerra. Da leggere assolutamente!

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