Narrativa straniera Romanzi Il giovane Holden
 

Il giovane Holden Il giovane Holden

Il giovane Holden

Letteratura straniera

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Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua 'infanzia schifa' e le 'cose da matti che gli sono capitate sotto Natale', dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista a "exemplum vitae".

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Il giovane Holden 2019-11-14 13:06:50 cristiano75
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cristiano75 Opinione inserita da cristiano75    14 Novembre, 2019
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Spettacolo puro, luce per la mente.

Credo sia uno dei romanzi più grandiosi, belli, nostalgici, schietti, vivi, onesti mai scritti della letteratura nord americana.
Le riflessioni di questo ragazzo, il suo senso di insicurezza, la sua voglia di fuggire al mondo, la felicità per la piccola sorella ritrovata, il suo vagabondare per l'immensa terra yankee. La New York cinica e amichevole.
Un libro che racchiude lo spirito pionieristico e avventuroso di un popolo. La mancanza di punti di riferimento, la solitudine portata all'estremo.
E' un romanzo che si può dire di formazione, di riflessione sulla condizione marginale di tutti coloro che decidono di non adattarsi a una società ottusamente povera di immaginazione.
Dove la concretezza, la ricerca del successo, i buoni voti a scuola paiono essere le sole cose cui far riferimento, tralasciando il fatto che ogni traguardo raggiunto, che ogni desiderio perso, che ogni aspirazione sacrificata, mai ci saranno ridati.
Cosa fa allora il nostro baldo giovine Holden, comincia la sua marcia verso l'ignoto, il suo rifiuto per certe regole costituite, il suo fantasticare attraverso le strade cittadine.
Non ha una meta, quello che conta è il cammino, lo spirito di avventura, che è il più pericoloso, ma spesse volte anche quello che riserva maggiori gratificazioni.
Non importa raggiungere un arrivo, importa provarci e soprattutto porre a frutto quello che si incontra.
Fuggire da ogni cosa, lasciare indietro la sicurezza della propria condizione agiata borghese, gli affetti, la calda stanzetta di casa. Il cammino è lungo, il popolo americano è un popolo senza radici, in costante movimento, alla ricerca di una valle dell'Eden cui forse mai giungerà.
Nel destino di questo ragazzo vedo le lande arse dal sole della Death Valley, le strade infinite battute da un vento senza sosta che ricopre di sabbia i fuggevoli passi del cammino umano.
In un film ho ascoltato questa frase profetica:
“L'animo americano è duro, isolato, stoico e assassino. Non si è mai sciolto.” D.H. Lawrence

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Il giovane Holden 2019-10-25 13:14:13 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    25 Ottobre, 2019
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Il vecchio Holden

Non vi arrabbiate per la mia recensione/critica.... Soprattutto per quel 2 in piacevolezza. Non si irritino tutte quelle persone che (ne conosco almeno un paio) tengono religiosamente questo testo sul comodino e lo guardano prima di spegnere la luce ed addormentarsi. Non se l'abbiano a male gli adoratori di Baricco (sono tra questi) il quale ha fondato la meritoria "Scuola Holden". Ma questo romanzo, pur eccellente per stile e contenuto, non è "piacevole". In primis per il contesto "Americano" precursore certo di un sacco di movimenti che porteranno a fenomeni culturali e di costume decisivi per le future generazioni, ma che un europeo, soprattutto odierno, può apprezzare sino ad un certo punto. Il lettore odierno, magari ventenne e trentenne, seguendo lo sviluppo della trama bighellonante del giovane che in fondo non sa bene in che direzione andare con la propria vita (studi si, studi no, borghesia si, borghesia no, canzoni, amici, musica, droga, alcool , sesso ...Boh?) non possono fare a meno di aggettivarlo come "datato". Per carità, certamente originale, certamente anticipatorio, certamente folgorante per l'epoca in cui è stato scritto, ma attualmente Caufield risulta stucchevole. Insomma ciò che negli anni '50 era trasgressivo, rivoluzionario e inaccettabile nella società americana nella quale i comportamenti di questo sedicenne erano non solo censurabili, ma deprecabili, oggi fa sorridere o al limite intenerire. Certamente da leggere, ma se per l'epoca era un romanzo di formazione, adesso no lo è più perché è cambiata la società e sono cambiate le persone. Ora, se volete, dissentite....

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Il giovane Holden 2019-09-12 21:04:58 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    12 Settembre, 2019
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L'eroe eponimo di un'intera generazione.

Ho riletto il capolavoro di J.D.Salinger a distanza di circa cinquant’anni e devo confessare che mi sono ancora immedesimato e riconosciuto nelle avventure del giovane Caulfield, icona della gioventù di allora e precursore in un certo senso della grande ribellione degli anni che seguirono. Non per nulla “The Catcher in the Rye” ha influenzato grandemente il mondo culturale e dello spettacolo di quegli anni e dei successivi: basti pensare al cinema di Woody Allen, alla TV dei Simpson, alla musica di De Gregori e Guccini, alle opere letterarie di King e Bukowsky, a certi videogiochi. C’è addirittura una Scuola Holden a Torino, fondata nel 1994, con un percorso di studi per aspiranti narratori, un percorso singolare con regole e principi non usuali. Orbene, la storia del giovane Holden è semplice: bocciato, lascia il college, teme di tornare a casa (padre indaffarato e benestante, madre con costanti emicranie, una sorellina, Phoebe, alla quale è affezionatissimo), vaga a New York cercando vecchi amici, compagnie occasionali, passa i giorni in alberghi e trascorre serate nei locali più svariati, rientra a casa di soppiatto e trova Phoebe, la porta allo zoo e sulle giostre, infine torna in famiglia, si ammala e decide poi di riprendere gli studi rimettendosi per così dire in carreggiata. Finale ottimistico e, giudicando il contesto di tutta la storia, inatteso.
Ho ammirato allora e simpatizzo per il giovane Holden ancora oggi, per quel suo coerente e ripetuto rifiuto del mondo dei grandi, un mondo che giudica ipocrita, falsamente perbenista, fatto di banalità, piccole cattiverie, atteggiamenti meschini, un mondo ostile alle cose belle, ai sogni ad occhi aperti, tutto teso ad ammucchiare soldi e badare agli interessi personali. E’ in sostanza il mondo dell’America del dopoguerra, tutta tesa a dimenticare una guerra pur vinta ed una gioventù mandata allo sbaraglio e tradita. Il giovane Holden non accetta questo mondo, che verrà poi in parte travolto da una ribellione giovanile già in nuce negli anni ’50. Per quanto riguarda il finale ottimistico, l’avevo approvato nella mia prima lettura giovanile. Oggi non riesco a giustificarlo, avrei preferito un adolescente più combattivo, coerente con i suoi sogni da ribelle e la sua speranza in un futuro migliore.
Il giovane Holden è sarcastico, rude, astioso verso gli adulti, ama le cose belle, adora la sorellina, gli piace viaggiare, danzare, e vuole incondizionatamente essere sempre sé stesso: ma è anche fragile, insicuro, sensibile, indifeso di fronte alle ostilità della vita. Perché la vita “ è una partita se stai dalla parte dove ci sono i grossi calibri “ pensa Holden “ma se stai dalla parte dove di grossi calibri non ce n’è nemmeno mezzo, allora che accidenti di partita è? Niente. Non si gioca”. E forse questo aspetto del carattere giustifica la sua ultima decisione.
Le ultime tre righe del romanzo sono il motto della Scuola Holden di Torino: “ E’ buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finite che sentite la mancanza di tutti”.
Un grande romanzo da leggere assolutamente, da rileggere per chi già lo ha letto.

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Il giovane Holden 2019-06-23 17:19:48 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    23 Giugno, 2019
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Le anitre di Central Park sono tristi il sabato

“Il giovane Holden” è il solo romanzo pubblicato da Salinger, e spicca quindi nella sua produzione letteraria composta prevalentemente da racconti, come “Alzate l’architrave, carpentieri” e “Seymour. Introduzione”.
Questa opera è peculiare già dall'edizione. Oltre alla richiesta dell'autore di omettere sia la sinossi che la copertina (sebbene alcune edizioni estere presentino comunque della immagini sulla cover), la Einaudi ha dovuto faticare parecchio anche con il titolo che, risultando alla fin fine intraducibile -o meglio, traducibile a discapito del senso logico-, è stato completamente stravolto.
Il volume si presenta come romanzo di formazione, narrato in prima persona dal protagonista stesso che parla direttamente al lettore come in un monologo teatrale o in una sorta di stand-up comedy. Nulla di preparato e fasullo comunque, infatti il tono è colloquiale e non mancano degli errori già dall'incipit

«Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.»

Holden va quindi a ripercorrere uno specifico momento della sua vita -un lungo week-end- arricchendo però il racconto con molti aneddoti sulla sua infanzia o sulle persone che ha incontrato; questa peculiare narrazione da vita a continui salti temporali, dei quali il protagonista si rende ben conto

«[Spencer] Sapeva che non sarei tornato a Pencey.
Questo mi ero dimenticato di dirvelo. Mi avevano sbattuto fuori.»

e mi ha ricordato l'anonimo protagonista de “Le notti bianche” di Fëdor M. Dostoevskij: entrambi sognatori pronti a creare lunghi racconti partendo da fatti per gli altri irrilevanti, e poi ad essere ritrascinati bruscamente nella realtà.
Durante questo fine settimana, Holden lascia il collegio Pencey di nascosto e si reca a New York, dove abitano i genitori e la sorella minore, con l'animo in bilico tra il desiderio di tornare a casa -ed affrontare le conseguenze dell'espulsione- o di scappare verso ovest sperando di potersi nascondere.
Come già detto nella prima recensione dei suoi lavori, ciò che maggiormente apprezzo nella scrittura di Salinger è la sua capacità unica di mutare del tutto lo stile per adattarlo al suo protagonista; questo dona al lettore la sensazione di trovarsi a leggere le parole dello stesso Holden, senza pensare che dietro ad esse ci sia la mano di uno scrittore. Buoni esempi di ciò sono le ripetizioni, sia nelle riflessioni del protagonista, sia nei dialoghi

«-Perché diavolo vi siete scazzottati, insomma?- disse Ackley, forse per la cinquantesima volta. In questo era senza dubbio un rompiscatole.»

o anche la scelta di inserire molto frequentemente delle espressioni colloquiale come “eccetera eccetera”, “e compagnia bella” o “e vattelapesca”.
Un altro tratto peculiare della narrazione è dato dal carattere stesso di Holden, che sa essere molto sarcastico

«Si gridava sempre, in quella casa. Era perché quei due [i signori Antolini] non stavano mai contemporaneamente nella stessa stanza. Una cosa un po' buffa.»

nonché un bugiardo dotato di grande inventiva. Purtroppo le sue relazioni con gli altri personaggi sono inficiate dalla sua incapacità di adattarsi alle convenzioni sociali e di relazionarsi con il prossimo come questo si aspetterebbe; lui riflette a lungo sui problemi dati dall'incomunicabilità

«[...] -non so spiegare quello che ho in mente. E anche se sapessi farlo, non sono sicuro che ne avrei voglia.»

che risultano molto evidenti quando pensa di fare o dire qualcosa per poi decidere subito dopo che è meglio rimandare il tutto.
Oltre all'incomunicabilità, l'altro grande tema affrontato da Holden nelle sue riflessioni è quello della morte, in particolare del venire a patti con il lutto per una persona cara. Il protagonista parla a più riprese della prematura scomparsa del fratello minore, con in quale aveva un rapporto molto stretto

«-Lo so che [Allie] è morto! Credi che non lo sappia? Ma mi può ancora piacere, no? Non è mica che uno non ti piace più solo perché è morto, Dio santo, specie se è mille volte meglio della gente viva che conosci e compagnia bella.»

e per la perdita del quale continua a soffrire, presentando al lettore un quadro familiare che per parecchi aspetti ricorda quello dei fratelli Glass, protagonisti della maggior parte dei racconti di Salinger.

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Il giovane Holden 2019-04-15 06:13:39 kafka62
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kafka62 Opinione inserita da kafka62    15 Aprile, 2019
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CHI E' HOLDEN CAULFIELD?

"Un supplente di una scuola di Long Island fu licenziato per una lite con uno studente. Dopo una settimana, è tornato in quella classe. Ha sparato allo studente, senza ucciderlo. Ha preso la classe in ostaggio e alla fine si è sparato, uccidendosi. Una cosa mi ha incuriosito, una frase scritta dal Times. Un vicino ha descritto l’insegnante come una brava persona, che leggeva sempre Il giovane Holden. Quel povero Chapman, che uccise John Lennon, lo aveva fatto solo per attirare l’attenzione del mondo sul giovane Holden. E disse che quella lettura sarebbe stata la sua difesa. Il giovane Hinckley, quello che sparò a Reagan e al suo addetto stampa, disse: “Se volete la mia difesa, non dovete far altro che leggere Il giovane Holden…” Beh, lo chiesi in prestito a una mia amica per vedere che cosa avesse sottolineato e lo rilessi perché volevo cercare di capire perché questo romanzo bellissimo, toccante, intenso, pubblicato nel luglio del ‘51 si sia trasformato in un manifesto dell’odio. Ho cominciato a leggerlo. È esattamente come me lo ricordavo. Tutti quanti sono fasulli. Pagina 2: “Mio fratello vive a Hollywood, fa la prostituta.” Pagina 3: “Che razza di fasullo era suo padre.” Pagina 9: “La gente non si accorge mai di nulla.” Poi, a pagina 22, mi si sono drizzati i capelli. Beh, ve lo ricordate Holden Caulfield il classico ragazzo sensibile col suo berretto rosso da caccia al cervo? Da caccia al cervo? Un accidente. Ci ha chiuso un occhio come per prendere la mira. È un berretto per sparare alla gente. Ci spara alle persone con quel berretto. Eh, questo libro prepara la gente a momenti di grandezza mai immaginati prima. Poi a pagina 89: “Preferirei buttare qualcuno dalla finestra o staccargli la testa con un’accetta che dargli un pugno in faccia. Odio le scazzottate, quello che mi fa più paura è la faccia dell’altro.” Ho finito il libro, è una storia toccante. È comico perché lui vuole fare tante cose ma non riesce a fare niente, odia le falsità e sa solo mentire agli altri, vuol essere voluto da tutti ma è solo pieno d’odio e completamente egocentrico. In altre parole il ritratto piuttosto fedele di un adolescente maschio. […] Beh, l’alone che circonda questo libro che forse dovrebbe essere letto da tutti tranne che dai ragazzi è questo. Il libro deforma come in uno specchio e distorce come in un altoparlante rotto una delle grandi tragedie del nostro tempo, la morte dell’immaginazione. […]” (dal monologo di Paul, il protagonista del film “Sei gradi di separazione”, di Fred Schepisi).

Chi è Holden Caulfield? L’alfiere ante-litteram di una generazione ribelle, anti-capitalista e anti-borghese, che nel rifiuto dei miti dei padri ricorda un po’ quella del ’68; oppure il rappresentante border line di un disagio esistenziale e di un male di vivere talmente profondi da farsi patologia nichilista e autodistruttiva (anche qui preconizzando la generazione X delle droghe, dell’anedonia, delle derive neo-naziste)? A propendere per la prima ipotesi ci sono milioni di lettori, soprattutto adolescenti, che, forse catturati dalla sua sincerità, dalla sua fragilità, dal suo offrirsi senza pudori e senza difese, lo hanno in qualche modo visto come un loro simile, quasi un fratello maggiore, un modello a cui ispirarsi, se non proprio da imitare. I fautori della seconda tesi sono invece coloro che, come il protagonista di “Sei gradi di separazione” (il film di Fred Schepisi del 1993), lo giudicano il simbolo di un’America malata, immatura e pericolosamente incline all’odio, al razzismo e alla violenza. Chi è dunque Holden Caulfield? Personalmente propendo per la seconda linea di pensiero, forse perché i miei anni sono vicini alla sessantina e pur riconoscendo il fascino istintivo di un personaggio che sfrutta – non dimentichiamolo – una delle trappole più comuni della letteratura moderna, ossia l’istintiva e preconcetta identificazione del lettore con l’io narrante. Ad una analisi approfondita non possono comunque sfuggire alcuni tratti essenziali, direi quasi costitutivi, della personalità del protagonista. Holden ha sì innegabili slanci di generosità o di cavalleria, ma quanta autentica bontà, quanto altruismo c’è in questi comportamenti, e quanto invece disinteresse per le proprie cose o paura della solitudine? I suoi atteggiamenti apparentemente morali non danno mai veramente l’impressione di essere “normali”: la sua spontaneità è piuttosto avventatezza, la sua generosità è dissennatezza (pensiamo alla sproporzionata offerta fatta precipitosamente alle due suore – che peraltro neppure sollecitano un atto di carità – quando è chiaro che le sue disponibilità si stanno prosciugando, al punto che qualche pagina dopo è costretto a chiedere in prestito alla sorellina i suoi risparmi per i regali di Natale), i suoi attaccamenti e le sue infatuazioni (per la sorella in primis, ma anche per le sue amiche, che un momento vorrebbe sposare e il momento dopo lo annoiano al punto da desiderare di rimanere solo) hanno qualcosa di esagerato, di morboso. Holden alterna vitalismo e depressione, allegria e tristezza, cameratismo e misantropia. Odia i film, ma poi in una scena immagina di essere il protagonista di una scena melodrammatica in cui si trascina stoicamente per le strade con una ferita mortale al ventre. Odia lo snobismo e l’ostentazione degli status symbol della upper class cui in realtà appartiene, ma poi si trova altrettanto a disagio negli ambienti sordidi che si trova a frequentare nel corso del suo compulsivo vagabondare. In realtà Holden ce l’ha con tutto e con tutti, perché non c’è niente che in fondo lo interessi veramente (come gli fa giustamente notare la sorella Phoebe quando gli dice: «A te non ti piace niente di quello che ti succede») e nell’umanità che lo circonda vede solo bastardi o cafoni o barbosi o palloni gonfiati o finocchi e pervertiti. In quest’ottica, siamo poi sicuri che il professor Antolini che lo ospita e da cui nottetempo fugge spaventato sia un omosessuale e abbia voluto approfittare di lui, o sono solo le paranoie di chi vede intorno a se un mondo torbido e malsano? Holden è un disadattato, un asociale, forse un psicopatico in prospettiva, nel migliore dei casi un marziano, una brutta copia del Piccolo Principe (curioso questo accostamento, che ho scovato navigando in Internet, secondo cui “Il giovane Holden” sarebbe una sorta di trasposizione realistica del romanzo di Saint-Exupery, in cui Phoebe rappresenterebbe la rosa del principe e i personaggi incontrati da Holden gli strampalati abitanti dei pianeti visitati dallo stesso principe nel suo metaforico viaggio). Quando in certi momenti ha un comportamento eticamente encomiabile (come quando rinuncia al suo proposito di scappare perché Phoebe gli dice che verrà con lui, e non vuole che la sorella butti via la propria vita), in realtà lo fa – a parte la concreta irrealizzabilità dei suoi velleitari e infantili propositi – soltanto per motivi patologici (perché vuole un bene smisurato alla sorella). Holden è in fondo un perfetto soggetto di studio per uno psichiatra, e difatti è proprio da una clinica psichiatrica che egli alcuni mesi dopo racconta la sua bizzarra odissea. Se davvero dovessi sbilanciarmi a immaginare il futuro adulto di Holden, non credo che sarebbe quello di un padre di famiglia o di un libero professionista come il padre, e nemmeno quello di uno scrittore (nonostante che i componimenti siano l’unica cosa che gli riescano bene a scuola e nonostante i vaghi paralleli con la vita dell’autore, misantropo leggendario – ricordo che Holden sogna di ritirarsi a vivere in una campagna solitaria, ai margini di un bosco -, e inoltre cattivo studente in gioventù): al contrario, scommetterei sulle uniche due alternative a mio parere plausibili per una personalità così disfunzionale e squilibrata, ossia il manicomio o il suicidio. Oppure magari mi sbaglio, e Holden è solo un normalissimo adolescente che, dopo gli anni di ingenuo e confuso anticonformismo, entrerà in banca pure lui, come il “Compagno di scuola” di Antonello Venditti.

N.B. Non mi sono soffermato in questo breve commento sul valore letterario del romanzo, perché ritengo che “Il giovane Holden” sia ormai entrato a pieno titolo (oltreché a pieno merito) nel novero dei classici, e sia perciò già stato abbondantemente e adeguatamente compulsato e sviscerato in tutti i suoi aspetti critico-estetici. Voglio solo far presente che il suo linguaggio, uno slang estremamente libero e disinvolto, se oggi, dopo aver letto tanti romanzi americani contemporanei, può sembrare abbastanza normale, al momento della sua uscita, il 1951, deve essere apparso davvero innovativo e in anticipo sui tempi, se è vero che è stato capace di provocare molteplici accuse di scandalo e aperte crisi di rigetto da parte di tanti benpensanti e critici. In ogni caso, il capolavoro di Salinger è ancora estremamente attuale e sembra avere molti anni in meno dei suoi sessantotto effettivi, al punto da attirare ancora moltitudini di lettori, attratti, oltre che dalla sfaccettata ed enigmatica personalità del protagonista, anche dal ritmo incalzante della vicenda (che dura in tutto meno di 72 ore) e dal godibilissimo umorismo che la sottende.

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Il giovane Holden 2019-03-19 00:39:03 levante
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levante Opinione inserita da levante    19 Marzo, 2019
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tenero ed impetuoso Caulfield

Le vicende di Holden Caulfield narrate nel libro (pubblicato in Italia nel 1951) "Il giovane Holden" si svolgono in un arco spazio temporale di tre giorni a partire dalla sua espulsione dalla prestigiosa scuola Pencey Prep che lo avrebbe dovuto traghettare successivamente verso il College. E' la storia di una fuga clandestina prima del suo rientro in famiglia, ancora all'oscuro della sua bocciatura. Holden, in attesa di essere confrontato dai suoi genitori sul suo ennesimo fallimento scolastico, approfitta delle vacanze scolastiche natalizie e decide, all'insaputa dei suoi genitori, di tornare nella sua città, New York, per vivere esperienze in totale autonomia. Molto ci dice dei sui fratelli: di Allie scomparso molto presto per una malattia, di D.B. riuscito scrittore ma non apprezzato da lui, e soprattutto ci parla molto affettuosamente di Phoebe la sorellina il cui punto di vista rappresenta spesso una bussola per orientarsi a volte nelle scelte che compie e compirà.

Pochissimo o quasi nulla si sa dei genitori ( il mondo degli adulti e' poco interessante perché sa solo giudicare?) e dei suoi sentimenti per loro.Apparentemente indifferente alle sue sorti, in quelle 72 ore che lo separano dal suo rientro domestico, Holden Caulfield decide di muoversi e sperimentarsi in assoluta libertà, cercando di rientrare in contatto con quelle persone con cui crede di aver costruito un legame: a volte sono alcuni adolescenti a volte adulti significativi per lui. Ma quasi tutti i personaggi che ci fa incontrare si rivelano ai suoi occhi( e convincimenti morali) molto lontani dal suo modo di vedere il mondo. E' protagonista ma anche narratore della sua storia, della sua inquietudine ed impulsività e ci racconta tutto ciò con un linguaggio a volte fanciullesco intriso di intercalari buffi ed infantili, seminati lungo tutto il romanzo, come "vattelapesca" , "..e via discorrendo" , "vita schifa", a volte cinico e ruvido come quello di un adulto, ossessionato non poche volte da possibili approcci "omosessuali"(il romanzo è stato scritto prima degli anni 50).

Holden si muove e pensa in solitario cercando in tutte le direzioni possibili, va ad esplorare e a congetturare continuamente, affamato di vita e di risposte ed il suo moto agente e pensante si esprime in un ininterrotto flusso di coscienza, proprio come spesso succede agli adolescenti. Come un adolescente lui va alla ricerca di un punto di riferimento, qualcuno a cui affidarsi: e' solo di fronte al mondo, non vuole conformarsi e soffre le regole in tutti i contesti dell' esperienza umana, si sente un po' depresso, a volte si chiede se sia un po' stupido o un po' pazzo, forse alla ricerca inconsapevole di un rito di passaggio tra l' adolescenza e l' adultità tutto da compiere. O forse vuole ritardare il suo ingresso nel mondo degli adulti, perché no?
Il suo lacerarsi, affermare per poi negare ogni suo pensiero, e il suo continuo speculare ipotetici traguardi anche estremi sono le condizioni indiscutibili del suo essere vitale nel mondo ma anche contro di esso, e a lui parla e a lui reclama visibilità e riconoscimento.
Molto toccante l'incontro con il Prof. Antolini ed il confronto con la sorellina che portano Holden su un piano di riflessione formalmente più sensato e meno impulsivo pur senza tuttavia snaturare le sue convinzioni: non può promettere a nessuno ciò che sarà e farà in futuro poiché lo saprà solo quando là si troverà.
Settanta anni fa qualcuno ha gettato un adolescente anticonformista (non molti lo erano intorno a lui) nella letteratura post-bellica e pre-beatgeneration e questo adolescente e' ancora qui con la sue richieste di essere accolto nella sua singolarità e di essere accettato per i suoi tempi di crescita senza essere marchiato o giudicato per non essere performante secondo tabelle di marcia ufficiali.
Dove vanno le anatre quando l'acqua dello stagno di Central Park ghiaccia? Moriranno o se la caveranno? Qualcuno si prenderà cura di loro? Salvate, come i bimbi presi al volo prima di essere inghiottiti nel dirupo scosceso e infido che precipita loro accanto? O troveranno da sole la strada per sottrarsi a pericoli ed insidie? E lui, il giovane Holden Caulfield, come le anatre di Central Park, ce la farà? Qualcuno ascolterà il suo grido di aiuto celato nei suoi insuccessi e nella vastità dei suoi angoscianti dubbi?

Lettura tenera e coinvolgente con un linguaggio che ben descrive i moti interiori di un ragazzo in corsa verso il mondo....chissa' da adolescente che impressione mi avrebbe fatto, ma in età matura l'ho molto apprezzato ed amato poichè mi ha ricordato i difficili, solitari ma anche elettrizzanti percorsi della adolescenza, con le sue tipiche aspirazioni e paure e i suoi tipici desideri.




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Il giovane Holden 2018-08-02 18:38:00 Le recensioni di Fabio
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Le recensioni di Fabio Opinione inserita da Le recensioni di Fabio    02 Agosto, 2018
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NON DITE MAI NIENTE A NESSUNO

Se c'è un personaggio della letteratura che è stato in grado di farsi amare quanto odiare quello è sicuramente Holden Caulfield.
Un ragazzo di sedici anni con in testa il solito cappello rosso da caccia e tutti i suoi "vattelappesca", il quale va in sollucchero per le cose più stupide, un ragazzo che in una rissa sarebbe disposto a picchiare l'avversario solo se avesse una benda a coprirgli gl'occhi così da non vedere l'espessione del suo rivale, uno di quei ragazzi che provano tristezza quando ricevono un regalo solo perchè pensano di non meritarselo o perchè si sentono in debito verso il loro mittente.
Holden però è però uno di quei ragazzi tanto buoni e gentili da regalare dieci dollari a delle suore o da spendere gl'ultimi risparmi per comprare il disco preferito della sorella per poi regalarglielo.

All'interno del romanzo Salinger riesce a far acquisire a dei personaggi secondari la stessa importanza del protagonista ; la sorellina Phoebe infatti non è semplicemente l'unico motivo per cui Holden non riesce a scappar via in un'altra città, ma è anche l'unica persona per cui Holden decide di essere una persona razionale prima che una impulsiva, è l'unica persona per cui Holden decide di tornare a casa prima di scappare ed è di sicuro la persona che il ragazzo ama di più al mondo.

La cosa che va sicuramente apprezzata è la scrittura di Salinger, lo scrittore riesce infatti a far immedesimare il lettore nel protagonista facendogli sentire e provare le sue stesse emozioni, i suoi pensieri, le sue idee e le sue insicurezze.
Dunque il giovane Holden sul piano letterario rimane sicuramente un vero e proprio capolavoro a prescindere dal fatto che sia piaciuto oppure no.
Consiglio di leggerlo non tanto perchè ritroviamo spesso questo titolo alle prime posizioni nelle classifiche dei romanzi da leggere almeno una volta nella vita, quanto più per farsi una propria idea sul protagonista che potrebbe essere positiva o negativa.

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Il giovane Holden 2017-05-19 10:38:59 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    19 Mag, 2017
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...e via discorrendo



"È BUFFO. NON RACCONTATE MAI NIENTE A NESSUNO.
SE LO FATE, FINISCE CHE SENTITE LA MANCANZA DI TUTTI"

Prendete un tipo come Holden Caulfield, con la sua infanzia schifa, il suo berretto rosso da cacciatore con la visiera girata, tutti i suoi "vattelappesca" e compagnia bella.
Prendete la sua dannata voglia di fuggire da tutto e tutti, il suo mettere in discussione chiunque, le sue contraddizioni, il suo rimanere secco di fronte ai libri che gli piacciono e alle donne, sì perché le donne lo fanno proprio ammattire.
Prendete la sua smania di sapere dove diavolo vanno le dannate anatre di Central Park quando arriva l'inverno...
Prendete questo ragazzino di 16 anni che alla domanda "Che cosa vuoi fare? Che cosa vuoi fare veramente?"...lui risponde che vuole fare "l'acchiappatore nella segale".
Vuole essere un verso sbagliato di una poesia!
Vuole salvare i bambini prima che cadano in un burrone mentre giocano...vuole salvare i bambini dal mondo adulto con tutto il suo dannato conformismo, con la sua maledetta ipocrisia e via discorrendo.
Prendete il suo bisogno di parlare col fratellino che non c'è più quando si sente giù di morale, l'amore per la "vecchia Phoebe" (la sorellina di 10 anni)...il suo essere un po' sbruffone, un po' vigliacco, un po' ateo, un po' vergine.

Prendete Holden e tutte queste cose...e ditemi se non vi viene una gran voglia di abbracciarlo...perché dietro tutti i suoi discorsi apparentemente strampalati, il suo linguaggio adolescenziale, le sue continue fughe, si cela una grande, enorme solitudine, e una protesta.
Un grido disperato contro tutto ciò che lui non vuole diventare.

E accidenti se m'è piaciuto questo dannato libro, m'è piaciuto tanto da lasciarmi senza fiato.
E se c'è una cosa che mi lascia senza fiato sono proprio i libri così, con questa scrittura colloquiale che mi manda "in sollucchero", che sembra andare sempre "fuori tema" ed invece è più in tema che mai.

Avrei voluto scrivere questo commento molto meglio, fare riflessioni profonde, usare un linguaggio alto, ma "queste sono cose che per farle bene bisogna essere in vena".
E non lo so mica se a quarant'anni suonati io abbia davvero trovato "la taglia giusta della mia mente", o sono ancora qui a provare idee che non mi si addicono, che non sono adatte a me, o che so io.
Però sono certa che Holden, in qualche modo, la sua dannata taglia l'abbia trovata, eccome!


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Il giovane Holden 2017-05-15 15:00:01 FrankMoles
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FrankMoles Opinione inserita da FrankMoles    15 Mag, 2017
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Cinismo e disperazione

Il giovane Holden è un romanzo di formazione pubblicato nel 1951 che ha avuto grande successo e larga eco in virtù del suo sincero quadro sulla disillusione di una generazione assorbita dalla società di massa e dall’individualità anestetizzata.

“Un sacco di gente, soprattutto questo psicanalista che c'è qui, continuano a chiedermi se quando tornerò a scuola a settembre mi metterò a studiare. È una domanda così stupida, secondo me. Voglio dire, come fate a sapere quello che farete, finché non lo fate? La risposta è che non lo sapete. Credo di sì, ma come faccio a saperlo?”

L’azione si svolge nell’arco di tre giorni, da un sabato al lunedì seguente: il sedicenne Holden Caulfield, di famiglia benestante, è stato appena espulso dalla sua scuola per profitto insufficiente. Disilluso e insofferente, il giovane perde la stima anche per l’unico professore che apprezzava in seguito ad una ramanzina e litiga violentemente col compagno Stradlater a causa di una ragazza. Carico di rabbia e odio, decide dunque di far le valigie e andar via dalla scuola tre giorni prima; non potendo tuttavia tornare a casa per timore della reazione dei genitori ed essendo squattrinato, decide di andare in un hotel scadente. La prima notte fuori, dunque, trascorre all’insegna del degrado, tra alcool e una prostituta immediatamente mandata via. Il giorno dopo, Holden si incontra con i vecchi amici Sally e poi Carl, ma in entrambi i casi constata l’insanabile divario che lo separa da loro. In seguito ad una nuova serata di alcool, torna a casa e, con la complicità della sorella minore, che non manca di sgridarlo, riesce a nascondersi dalla madre. Si reca quindi dal vecchio professore di letteratura inglese Antolini, che sembra riuscire a confortarlo e gli offre ospitalità; tuttavia, dopo essersi addormentato, al suo risveglio sente che il professore lo accarezza e, temendo un approccio sessuale, scappa via spaventato e decide di scappare via da New York. La sorellina, tuttavia, riuscirà a trattenerlo e il romanzo si chiude sull’immagine del giovane che la guarda sulle giostre; nel frattempo, si accenna anche alla terapia psicanalitica che Holden seguirà e alla tubercolosi che lo colpirà.

“A chi precipita non è permesso di accorgersi né di sentirsi quando tocca il fondo. Continua soltanto a precipitare giù. Questa bella combinazione è destinata agli uomini che, in un momento o nell'altro della loro vita, hanno cercato qualcosa che il loro ambiente non poteva dargli. O che loro pensavano che il loro ambiente non potesse dargli. Sicché hanno smesso di cercare. Hanno smesso prima ancora di avere veramente cominciato.”

L’esemplarità e la grandezza del personaggio di Holden, che hanno indotto il pubblico a leggervi il ritratto di una generazione, risiedono nella sua ambiguità: egli stesso, del resto, si definisce “il più fenomenale bugiardo”. Disperato e disilluso, intollerante verso le convenzioni e le finzioni sociali, Holden è costantemente alla ricerca di un’evasione, da cercare nell’alcool, nel sesso, in ricordi sbiaditi, in idee impraticabili e infine nella decisione di fuggire. Tutto ciò è mascherato da un cinismo esasperato, così realista da suonare quasi crudo e inaccettabile alle orecchie di una società stereotipata che non vuol sentire voci fuori dal coro, che non lascia spazio a voci disturbate e disturbanti, che lascia indietro chi non riesce ad adeguarsi al canone di massa. Fino all’ultimo ogni lettore spererà di trovare finalmente il modo di dimostrare a Holden che si è sbagliato sul mondo, che non è giusto fuggire, che non fa tutto schifo come il protagonista continua a ripetere; ma questa non si rivelerà che una vana pretesa esterna, aliena alla del tutto comprensibile rassegnazione disillusa del giovane disadattato. Il ritratto è crudo ed impietoso, a tratti shockante per un realismo che nella vita quotidiana si fa fatica ad accettare, preferendo celarlo con rassicuranti speranze e spesso artefatto ottimismo. Se dovessimo esser sinceri, dovremmo dar ragione al professor Antolini quando dice ad Holden: “… scoprirai di non essere il primo che il comportamento degli uomini abbia sconcertato, impaurito e perfino nauseato. Non sei affatto solo a questo traguardo, e saperlo ti servirà d'incitamento e di stimolante. Molti, moltissimi uomini si sono sentiti moralmente e spiritualmente turbati come te adesso. Per fortuna, alcuni hanno messo nero su bianco quei loro turbamenti. Imparerai da loro… se vuoi. Proprio come un giorno, se tu avrai qualcosa da dare, altri impareranno da te. È una bella intesa di reciprocità. E non è istruzione. È storia. È poesia.”

Anche Holden, dunque, ora che ci ha scritto la sua esperienza, fa parte di questa storia, di questa poesia.

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Il giovane Holden 2016-12-08 10:23:38 CortaZur
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CortaZur Opinione inserita da CortaZur    08 Dicembre, 2016
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Da lasciarti secco come questa vita schifa!!!

Sarò breve in questo mio commento dato che nel merito sono stati scritti libri, sono stati girati film e sono cresciute varie generazioni e quindi poco potrei aggiungere di non detto.

Il libro mi è piaciuto ma non tantissimo, l'ho letto con passione, la storia a lungo mi ha coinvolto e mi è piaciuta ma credo che la componente età abbia giocato la sua parte: sono troppo vecchio anche se ho solo 30 anni.
Lo lessi da 20enne e non mi piacque assolutamente, forse consideravo Holden troppo bambino o tropo antipatico, forse troppo snob; lo leggo ora e piu o meno penso lo stesso del protagonista ma in compenso ho apprezzato di più il grido di attenzione che proprio Holden lanciava, forse è solo un ragazzo che cerca il suo posto nel mondo, che ragiona da adulto ma che non è uno di loro. Ripeto tanto si può dire, e mi piacerbbe discuterne davanti ad una birra come forse si faceva qualche anno fa quando questo genere di opere creavano davvero discussione e dibattito. Bei tempi quelli, immagino.

Il giovane Holden va letto, perché fa parte della narrativa di formazione da leggere da giovani e che può cambiare davvero qualche maniera di pensare. Letto da adulti ha un effetto diverso. Sarei felice di incontrarlo adesso Holden e vedere che fine ha fatto e come se la passa, se questa vita schifa alla fine gli è piaciuta o se è ancora li a lamentarsi di tutto tranne che di Phoebe.

Che personaggio immortale ragazzi, da lasciarti secco!!!

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