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Il giovane Holden Il giovane Holden

Il giovane Holden

Letteratura straniera

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Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua 'infanzia schifa' e le 'cose da matti che gli sono capitate sotto Natale', dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista a "exemplum vitae".



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Il giovane Holden 2021-09-09 17:44:24 Lety123
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Lety123 Opinione inserita da Lety123    09 Settembre, 2021
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Holden come un adolescente di oggi

J. D. Salinger, all'anagrafe Jerome David Salinger è stato uno scrittore statunitense.
È divenuto celebre per aver scritto “Il giovane Holden” , romanzo di formazione che ha riscosso un'enorme popolarità fin dalla sua pubblicazione, nel 1951, per poi divenire un classico della letteratura americana.
Una curiosità che ho letto alla fine di questo libro è sul titolo, il vero titolo in inglese non è “The young Holden” come dovrebbe essere con una traduzione letterale del nostro conosciuto “Il giovane Holden”, ma è “The catcher in the rye” che è intraducibile: deriva dalla famosa canzone scozzese di Robert Burns che il giovane Holden Caulfield sente cantare da un bambino per la strada. Però ogni parola di questo titolo ha più di un’unica traduzione e perciò esso evoca molte immagini nelle menti dei lettori, perciò hanno deciso di tradurre questo titolo con “Il giovane Holden”, personaggio ormai famoso e proverbiale negli Stati Uniti.
Inoltre, mi era sorta una domanda durante la lettura, la copertina del libro che ho preso in biblioteca è totalmente bianca con su scritto solo il titolo e l’autore. Inizialmente pensavo fosse un semplice caso ma quando sono andata a cercare il motivo per saziare la mia curiosità, ho scoperto una cosa molto interessante: Salinger desiderava che il libro venisse scelto per il contenuto e non per la copertina, per cui chiese all’editore che facesse uscire il libro con la copertina completamente bianca , ad eccezione del titolo e del suo nome. Infatti anche la copertina dell’edizione italiana Einaudi in mio possesso, è bianca e non riporta neanche la trama o la biografia dell’autore.
“Se davvero volete sentirne parlare, la prima cosa che vorrete sapere sarà dove sono nato, e che schifo di infanzia ho avuto, e cosa facevano e non facevano i miei genitori prima che nascessi, e altre stronzate alla David Copperfield, ma a me non va di entrare nei dettagli, se proprio volete la verità”. Questa è la semplice e pura introduzione del “Giovane Holden” di J.D.Salinger che come dice il titolo parla di Holden. Si può capire immediatamente come al narratore non si possa imporre niente, neppure come scrivere un libro.
Il protagonista è Holden Caulfield un giovane in piena fase adolescenziale in cui mette in dubbio tutto ciò che fino a questo momento era considerato di base e scontato. Specialmente si vede la differenza tra due tipi di ragazzi: ci sono quelli a cui non piace rischiare e preferiscono rimanere nascosti nella mentalità da “bambino” che si lascia guidare dal gregge e non mette in dubbio niente e nessuno per rimanere al sicuro, magari avendo paura delle cose incerte, un esempio sono: Akley o Stradlater. E poi c’è Holden, che rappresenta l’altro tipo di ragazzi: quelli che non hanno paura di rischiare, che provano divertimento nell’andare contro corrente tentando di risolvere i problemi che riscontrano o hanno riscontrato nella vita e ritrovare il mondo sicuro e tranquillo a cui erano abituati da bambini. Ovviamente queste sono solo supposizioni ideate da me durante la lettura del libro.
Inoltre mi ha veramente affascinato il carattere del narratore, così sicuro di sé ma allo stesso tempo insicuro. In particolare vorrei sottolineare vari capitoli centrali del romanzo, in cui Holden si trova solo, nel mondo degli adulti, aveva abbandonato tutto ciò che fino a quel momento era la sua vita: la scuola, anche se non molto amata, gli amici, a cui dopotutto si era affezionato anche se ci sono voluti molti giorni prima che anche lui lo ammettesse, la famiglia da cui voleva stare lontano per molti giorni per prendersi una pausa. Proprio in quei giorni lui ha sottolineato numerose volte la sensazione di sentirsi solo, senza nessuno a cui chiedere aiuto o a cui semplicemente aggrapparsi in caso di bisogno. Queste emozioni le provano tutti gli adolescenti chi più, come Caulfield, chi meno, come gli incontri nella Pencey, e noi ragazzi del XXI secolo non siamo un’eccezione, anzi se voglio essere del tutto sincera a causa di questo periodo di crisi in cui non abbiamo potuto far assolutamente niente di normale, queste sensazioni sono aumentate in modo vertiginoso. Nonostante sapessimo di poter contare sull’appoggio della famiglia non ne abbiamo usufruito perché non ci accorgevamo di avere questa opportunità perché ci sentivamo sempre incompresi come anche Holden, penso che sia questo il motivo per cui quando Pheobe gli chiese perché si era fatto cacciare anche dalla Pencey lui non volle spiegarle il motivo. Noi ragazzi abbiamo “sfogato” la nostra solitudine in vari modi, chi si è chiuso in se stesso in modo molto pericoloso, chi ha sofferto persino fisicamente queste ansie, il giovane protagonista non è da meno, anche lui come noi si è sfogato sull’alcol e sul fumo.
Mi è piaciuto molto questa storia, in particolare perché mi sono rispecchiata nel modo di pensare di Holden, anch’io sono una persona che mette tutto in discussione, non capendo immediatamente ciò che pensano gli adulti e a volte anche a me sembra che ovunque mi volti ci siano solo persone ipocrite, come piace ricordare frequentemente al narratore.
Il lessico del romanzo è molto colloquiale che si addice particolarmente a questo libro a causa del narratore che essendo adolescente parla quotidianamente con questo lessico e quindi ti senti quasi all’interno della mente di Holden Caulfield.

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"Jack Frusciante è uscito dal gruppo" che è molto simile a questa tipologia: con un protagonista adolescente che mette in discussione tutto e tutti.
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Il giovane Holden 2021-06-10 13:25:23 Molly Bloom
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Molly Bloom Opinione inserita da Molly Bloom    10 Giugno, 2021
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Piacevole sorpresa

Letto nell'arco di due giorni, questa è stata una lettura molto gradevole. Onestamente mi ha sorpreso, ero pronta a bocciarlo dato che la maggioranza dei lettori affini a me lo hanno fatto. Eppure a me piaciuto un sacco e via dicendo, insomma una ventata di aria fresca e onestamente non lo trovo invecchiato nel senso che se da un lato la società cambia negli anni, le persone purtroppo o per fortuna, non lo fanno. Certo, risulterà un libro meno sensazionale per un lettore che si aspetta del sensazionale nel 2021 (come uccidere la sorella Phoebe anziché guardarla felice girando nella giostra o si vorrebbe leggere di come Holden prepara le sue polverosi strisce bianche anziché fare a cazzotti col camerata per Jane) ma per chi ci va a fondo ed è aperto a vedere oltre, le emozioni, la depressione, l'enorme solitudine ma anche gioia e voglia di vivere, la curiosità dell'avventura e l'infinità dei sogni ad occhi aperti: ci sono tutte quante le esperienze che ogni adolescente vive tutt'ora nella società di oggi come in quella di ieri. La scena in cui Holden si è messo a ballare il tip tap in bagno "perché gli andava" a me ha emozionato moltissimo, così come mi ha emozionato il fatto che Holden ha provato dieci volte a chiamare Jane eppure non ha trovato il coraggio. Personalmente ho amato Holden e mi ha fatto tenerezza e non vedo molta differenza tra la sua gentile fragilità e la fragilità del sedicenne di oggi con i jeans abbassati sulle anche, le scarpe slacciate, le parolacce in bocca e buffo atteggiamento da grande. Lettura molto bella, fresca e devo dire che mi ha riportato un po' indietro nel tempo.

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Il giovane Holden 2020-12-03 12:40:19 MaxRenn
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MaxRenn Opinione inserita da MaxRenn    03 Dicembre, 2020
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E' una vita schifa (ma va vissuta)!

“Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa, e che cosa facevano i mei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.”
A un certo Holden Caulfield non gli si può imporre nulla: anche quando deve raccontare i fatti suoi, deve farlo nel modo e coi tempi che più gli piacciono, o si metterà a tergiversare. Be’, a dir a verità lo farà comunque, ma se si mette di impegno potreste ritrovarvi ad ascoltare le cose più pazzesche!
Il giovane Holden è la lunga “confessione” (solo alla fine si scoprirà perché il ragazzo sta vuotando il sacco) di un adolescente problematico, espulso dal collegio in cui studia mal volentieri, a causa dell’ennesimo pasticcio in cui è andato a cacciarsi. Holden, prima di essere costretto a tornare a casa dai suoi e affrontarli, si farà un allegra gitarella in quel di New York, dove si ficcherà nelle situazioni più improbabili, naturalmente col suo particolarissimo stile.
Il nostro è una specie di filosofo sopra le righe, un individuo ancora giovane ma già preso dai suoi mille pensieri: ha un’opinione praticamente su tutto e su chiunque, per quanto di solito vaga se non addirittura contraddittoria, ma mai banale o noiosa. In fondo è una sorta di sperimentatore della vita: osserva chi suscita il suo interesse e poi lo accosta, a volte con risultati tragicomici, a volte mettendosi nei casini (come con un certo Maurice). E’ un personaggio davvero vitale, e anche se appare confuso, risulta assai più interessante di molta dell’umanità che gli ronza intorno, magari gente coi piedi ben piantati a terra, ma privi del minimo slancio o entusiasmo. Paradigmatico in tal senso è l’incontro che ha con la sua (quasi) fidanzata Sally: sull’onda dell’entusiasmo propone alla sua bella una vita lontano da tutti, senza avere un’idea precisa sul come farlo, ma comunque fiducioso. Ovvio che riceva un no come risposta, eppure il suo piano ingenuo e velleitario è pura vitalità, tipica di un individuo che riserva le sue simpatie al compagno di scuola morto suicida e non ai vincenti (o presunti tali) che lo tormentavano, o la cui massima aspirazione sarebbe acchiappare ragazzini in un campo di segale (da cui il titolo originale, The catcher in the rye): insomma, Holden è completamente immune a qualsiasi tentativo di omologazione, e non per spirito di contraddizione o perché segua degli ideali o un’ideologia, ma perché lui è proprio così, e non potrebbe essere altrimenti. Se si è stati degli adolescenti almeno un po’ sognatori, non si faticherà certo a identificarsi con l’irrequietezza di un personaggio simile.
Il rapporto quasi paterno (a suo modo, mi raccomando!) con la sorellina, sarà l’occasione che gli permetterà di iniziare un percorso nuovo, forse la tanto agognata maturazione che lo renderà uomo.
Questo romanzo portò alla fama il suo autore, J. D. Salinger, entrando di diritto nel novero dei classici della letteratura americana del dopo guerra. Da leggere assolutamente!

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Il giovane Holden 2020-09-22 17:39:12 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    22 Settembre, 2020
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Le anatre di Central Park

Dopo una lunga e colpevole pausa durata ben 6 mesi, durante i quali non ho pubblicato alcuna recensione ma ho continuato a leggere con curiosità tutte le vostre interessanti opinioni, torno finalmente ad inserire un mio commento.
E decido di ripartire da uno dei molti romanzi letti durante quel periodo che, tanto per non perdere il vizio di utilizzare sempre più spesso termini inglesi, è stato ribattezzato come “lockdown”. Dal 9 marzo al 3 maggio. 57 giorni. Durante i quali ho apprezzato ancora di più il silenzio che circonda una lettura attenta. Lo esigono le pagine. E i pensieri. Perché in quei 57 giorni è stata l’unica forma di silenzio a non essere pervasa da malinconia e consapevolezza.

Riparto dunque da un grande classico della letteratura, “Il giovane Holden” di Salinger.
La vicenda, ambientata verosimilmente nel 1949 e non priva di riferimenti autobiografici, è arcinota. Intere generazioni di lettori hanno immaginato di trascorrere a fianco del protagonista il fine settimana in cui si sviluppa la storia, dalla decisione di abbandonare l’istituto scolastico Pencey fino all’arrivo di Holden a New York, cercando di ritardare il più a lungo possibile il momento in cui dovrà annunciare ai propri genitori la notizia dell’ennesimo fallimento scolastico.

Desidero soffermarmi sul perché alcuni romanzi siano ritenuti immortali.
Perché un libro come “Il giovane Holden” viene citato da Woody Allen in “Io e Annie”, da Stanley Kubrick in “Shining”, da Haruki Murakami in “Norwegian Wood”, da Stephen King in “22/11/’63”, da Charles Bukowski in “Panino al prosciutto” o dai Green Day e dai Guns N’ Roses in ambito musicale?
Perché, soprattutto per una certa fascia di età (della quale io, con i miei 27 anni, spero ancora di far parte anche se nutro qualche perplessità a tal proposito) è considerato un testo irrinunciabile?
Certamente l’istrionico sedicenne Holden simboleggia l’avversità per la cultura di massa, per il perbenismo, per le convenzioni sociali. È un perdente. Ma un perdente geniale. Un personaggio folle, trasgressivo, fuori dagli schemi, a suo modo rivoluzionario, ma questo a mio avviso non è sufficiente a consegnare un romanzo all’immortalità letteraria.
Ho sempre pensato che, per essere considerato un grande classico della letteratura, in un libro debba essere presente almeno un frangente in cui qualsiasi lettore, che si trovi a leggere il testo a distanza di svariati decenni dalla data di pubblicazione, si sorprenda a pensare “Ecco, questo potrei essere io”.
È in quel momento che si ha la percezione di leggere qualcosa che è eterno, senza tempo.

Nell’episodio secondo me più interessante del testo, il protagonista si reca presso l’abitazione di un suo vecchio insegnante, il professor Antolini.
Ed è proprio il professore a dire ad Holden qualcosa che il giovane protagonista, “stanco morto”, non riesce subito a comprendere.
“Non voglio spaventarti. Ma mi riesce molto facile immaginare che tu muoia nobilmente, in un modo o nell’altro, per una qualche causa che non lo merita affatto”.
“Ciò che contraddistingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che contraddistingue l’uomo maturo è che vuole vivere umilmente per essa”.
“Comincerai ad avvicinarti sempre di più, ammesso che tu lo voglia e che tu sappia cercare e attendere, al genere di conoscenze che finirà per occupare un posto molto, molto importante nel tuo cuore. Tra le altre cose, scoprirai di non essere stato il primo a sentirsi confuso, e spaventato, e perfino disgustato dai comportamenti umani. Non sei affatto solo, in tutto questo, e scoprirlo sarà emozionante e stimolante. Tanti altri uomini hanno provato lo stesso turbamento morale e spirituale che provi tu ora. Fortunatamente, alcuni di loro hanno messo questi turbamenti per iscritto. Tu imparerai da loro, se vorrai. Così come un giorno, se avrai qualcosa da offrire, qualcun altro imparerà da te. È un magnifico accordo reciproco. E non è istruzione. È storia. È poesia”.

Ho letto queste parole. Ho chiuso il libro. Ho ripensato ad alcuni momenti della mia adolescenza, ai miei 16 anni. Sfido chiunque a non essere stato, anche per un solo giorno, un idealista che flirta pericolosamente con la sconfitta, un sognatore che lotta per una causa senza speranza. A non avercela avuta con il mondo intero percepito come ipocrita. A non essersi mai sentito completamente fuori posto. Credo che il professor Antolini avrebbe potuto dedicarmi queste parole. Ed avrebbe avuto ragione. E forse a 16 anni non le avrei apprezzate, né tantomeno capite. Proprio come Holden. Ma ora invece si. È passato un decennio, e credo sia un lasso di tempo abbastanza lungo per analizzare alcuni passaggi della propria adolescenza con sufficiente distacco, esperienza e lucidità. E forse anche io ho lottato nobilmente per una qualche causa che non lo meritava affatto. E nonostante non abbia ancora deciso se ne sia valsa la pena o meno, spero di aver intrapreso la strada verso la piena maturità, la vera conoscenza. E spero che tale strada sia infinita, senza sfondo. Proprio come il professore Antolini si augurava che facesse Holden.

E quindi si, secondo me “Il giovane Holden” è un vero grande classico della letteratura. A 16 anni non avrò vissuto un fine settimana avventuroso e rocambolesco come quello narrato nel romanzo. Ma in quelle affermazioni, con le dovute proporzioni, ho ritrovato una parte di me stesso. E mi sono emozionato, in una sorta di nostalgica e tenera catarsi. È uno dei poteri magici della letteratura, forse uno dei più importanti.

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Il giovane Holden 2020-04-26 15:31:52 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    26 Aprile, 2020
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Holden

Classe 1951, “Il giovane Holden” (“The Catcher in the rye” nel suo titolo originario), narra, nell’arco di tempo di un fine settimana, le vicissitudini di un sedicenne adolescente che lascia l’ennesimo istituto scolastico all’interno del quale si trova. Caulfield, con i suoi modi rudi e truci, con il suo linguaggio pungente e la sua istintività dovuta al carattere ma anche alla giovane età, suscita reazioni differenti nel conoscitore che da un lato ne è attratto ma che dall’altro ne è respinto. Perché Holden è il classico personaggio che non è instradato su una via precostituita in quanto, al contrario, la rifugge, la rinnega. Non la concepisce proprio. Ama leggere e non se la cava male con i temi tanto da aver quasi stima di un unico professore che tenta di farlo ragionare senza di fatto riuscirvi a causa di un gesto eccessivo, una ramanzina involontaria o forse semplicemente, un fraintendimento. E poi c’è lei, la sorellina. Forse il suo unico vero legame, forse l’unico amore.
Di fatto il titolo invita il lettore a soffermare la propria attenzione su quei movimenti che si tradurranno nei fenomeni culturali e sociali che l'avventuriero contemporaneo ha conosciuto. Per quanto riguarda la piacevolezza questa è variabile e muta in funzione delle aspettative ma anche dell’età del chi legge. Va letto tenendo conto della prospettiva del tempo ma anche in funzione alle peculiarità del protagonista con il quale si può essere in linea e non.

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Il giovane Holden 2020-04-15 16:48:46 Tomoko
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Tomoko Opinione inserita da Tomoko    15 Aprile, 2020
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Holden vecchio amico

Il giovane Holden non è il titolo originale del libro, che è invece “the Catcher in the rye”, non traducibile in italiano.
Questo ragazzo sedicenne è come un mio vecchio amico. Mi ha raccontato il suo tormentato week-end dopo essere stato cacciato dall’ennesimo istituto scolastico.
Holden che mi racconta con il suo solito modo di dire le cose, ripetendo sempre “e via dicendo” , Holden che all’inizio ti fa ridere.
“Se davvero volete sentirne parlare, la prima cosa che vorrete sapere sarà dove sono nato, e che schifo di infanzia ho avuto..e altre stronzate alla David Copperfield..” il mio amico Holden utilizza sempre questo linguaggio scurrile, ma quale altro ragazzo della sua età non lo fa?
Holden, quello che mi racconta una cosa e poi cambia discorso con affermazioni del tipo che i film non gli piacciono. “Se c’è una cosa che odio è il cinema. Non me lo dovete nemmeno nominare”.
Invece adora i libri. “Mi fanno impazzire i libri che quando hai finito di leggerli vorresti che l’autore fosse il tuo migliore amico..”
È una persona sveglia, ma si rattrista piano piano fino a deprimersi.
Anche quando è andato a dormire dal suo professore perché non sapeva dove andare:
“La caduta verso cui credo sia avviato tu.. è una caduta particolare, orribile.”
Il professore che gli piaceva abbastanza cerca anche di farlo ragionare “tanti altri uomini hanno provato lo stesso turbamento.....dopo un po’ ti sarai fatto un’idea dei pensieri che stanno bene addosso a una mente della tua taglia.”
Ma poi questo professore il mio amico Holden, non so cosa gli sia preso, non è proprio riuscito a farlo ragionare.
Era proprio deciso a scappare ed andare a lavorare altrove, a fare il benzinaio sordomuto.
Ma solo l’amore di sua sorella, in qualche modo è riuscito per un attimo a far essere così felice il mio vecchio Holden.

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Il giovane Holden 2019-11-19 23:07:34 Loba
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Loba Opinione inserita da Loba    20 Novembre, 2019
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Buchi da riempire

Sin dalle prime righe si ascoltano urla accese ed arrabbiate, ma solo dopo aver letto tutto il libro si riesce ad avere un’idea più definita del background del ragazzo. Perché è così arrabbiato? Perché a volte improvvisamente piange?

Holden lascia intravedere nel testo tracce di un vissuto importante, di cui conosciamo solamente poche cose: la tragica morte dell’amato fratello Eddie, l’importanza della relazione tessuta con gli altri due fratelli, il continuo fallimento ed abbandono di varie scuole superiori e la fatica vissuta dai genitori in relazione a tutto ciò.

Chi si affaccia alle prime righe a fatica riuscirà a non immergersi nella vita di Holden: le ragazze, la sessualità, la trasgressione contro una società che non apprezza, i litigi con i compagni di scuola, la passione per la letteratura, le amicizie nate con i professori, le delusioni apportate ai genitori. Il tempo in cui è ambientato tutto ciò è un presente tormentato, senza un accenno al futuro, mentre molti sono invece i flashback che portano il ragazzo a rivivere vividi e appassionanti ricordi che prevalentemente vedono Eddie come protagonista.

Ecco quindi che molto spesso il suo presente si annoda indissolubilmente col passato, che porta a vivere con la stessa intensità quanto vissuto mesi o anni fa in altre circostanze, momenti mai terminati, che continuano a presentarsi con violenza oltrepassando il senso di ciò che è un vero e proprio ricordo.

Sebbene le problematiche vissute da Holden siano quelle tipicamente adolescenziali, le scelte e i comportamenti adottati dal ragazzo non lo sono.
Parte del filo conduttore sembrano infatti essere le emozioni di Holden, le decisioni repentine ed estreme, i bisogni mai posticipabili: un fiume in piena, la cui scrittura dell’autore ben rende l’idea al lettore.

"Se proprio volete sapere la verità, non so nemmeno io perchè ho tirato fuori tutta quella storia con lei. Mi sa che non ce l'avrei portata nemmeno se avesse voluto venire con me. Non era la tipa con cui andare in giro. La cosa tremenda però, è che quando gliel'ho chiesto ero serio. E' questa la cosa tremenda. Giuro su Dio che sono pazzo."

I fitti paragrafi sembrano infatti invogliare ad una lettura veloce, senza freni, un’abbuffata di parole, emozioni, bisogni, irrefrenabile.
Così com’è lui: trasparente e senza freni o filtri. Proprio per questo è arrabbiato con i suoi amici, compagni di scuola, conoscenti, la scuola e New York stessa, definiti e descritti come ipocriti, finti, con la puzza sotto al naso.

La solitudine è palpabile, ancora più tangibile osservando quanto dipinto dall’autore: la moltitudine di New York, di una scuola, di un pub, che non si incontra mai.

"Beviti ancora una cosa, - gli ho detto. - Ti prego. Mi sento solo come un cane. Non scherzo."

Impossibile non emozionarsi e non mettersi al posto del giovane Holden, al suo posto saremmo tutti come lui: ogni cosa diviene indispensabile e assolutamente giustificabile, non poteva esser fatto altrimenti. Anche quando scappa da scuola, anche quando decide di aspettare mercoledì per tornare a casa per non dire subito ai genitori dell’espulsione, anche quando sceglie di ricevere la prostituta in hotel e quando poi vedendola sceglie di non volerci far sesso, quando vuole convincere l’amica bella ma antipatica a fuggire con lui per gli Stati Uniti.

"...continua a chiedermi se quando tornerò a scuola ho intenzione di impegnarmi. è una domanda talmente stupida, secondo me. Nel senso, come fa uno a sapere quello che farà finchè non lo fa? La risposta è: non lo sa. Io penso di saperlo, ma alla fin fine che ne so?"


Non è semplicemente il ritratto di un esordio psicotico, di un disturbo bipolare o non so che altra malattia psichica, ma una porta aperta nel vissuto di un giovane adolescente in difficoltà che si trova di fronte a delle scelte, difficilmente comprensibili senza la possibilità di conoscere cosa c’è dietro.

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Il giovane Holden 2019-11-14 13:06:50 cristiano75
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cristiano75 Opinione inserita da cristiano75    14 Novembre, 2019
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Spettacolo puro, luce per la mente.

Credo sia uno dei romanzi più grandiosi, belli, nostalgici, schietti, vivi, onesti mai scritti della letteratura nord americana.
Le riflessioni di questo ragazzo, il suo senso di insicurezza, la sua voglia di fuggire al mondo, la felicità per la piccola sorella ritrovata, il suo vagabondare per l'immensa terra yankee. La New York cinica e amichevole.
Un libro che racchiude lo spirito pionieristico e avventuroso di un popolo. La mancanza di punti di riferimento, la solitudine portata all'estremo.
E' un romanzo che si può dire di formazione, di riflessione sulla condizione marginale di tutti coloro che decidono di non adattarsi a una società ottusamente povera di immaginazione.
Dove la concretezza, la ricerca del successo, i buoni voti a scuola paiono essere le sole cose cui far riferimento, tralasciando il fatto che ogni traguardo raggiunto, che ogni desiderio perso, che ogni aspirazione sacrificata, mai ci saranno ridati.
Cosa fa allora il nostro baldo giovine Holden, comincia la sua marcia verso l'ignoto, il suo rifiuto per certe regole costituite, il suo fantasticare attraverso le strade cittadine.
Non ha una meta, quello che conta è il cammino, lo spirito di avventura, che è il più pericoloso, ma spesse volte anche quello che riserva maggiori gratificazioni.
Non importa raggiungere un arrivo, importa provarci e soprattutto porre a frutto quello che si incontra.
Fuggire da ogni cosa, lasciare indietro la sicurezza della propria condizione agiata borghese, gli affetti, la calda stanzetta di casa. Il cammino è lungo, il popolo americano è un popolo senza radici, in costante movimento, alla ricerca di una valle dell'Eden cui forse mai giungerà.
Nel destino di questo ragazzo vedo le lande arse dal sole della Death Valley, le strade infinite battute da un vento senza sosta che ricopre di sabbia i fuggevoli passi del cammino umano.
In un film ho ascoltato questa frase profetica:
“L'animo americano è duro, isolato, stoico e assassino. Non si è mai sciolto.” D.H. Lawrence

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Il giovane Holden 2019-10-25 13:14:13 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    25 Ottobre, 2019
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Il vecchio Holden

Non vi arrabbiate per la mia recensione/critica.... Soprattutto per quel 2 in piacevolezza. Non si irritino tutte quelle persone che (ne conosco almeno un paio) tengono religiosamente questo testo sul comodino e lo guardano prima di spegnere la luce ed addormentarsi. Non se l'abbiano a male gli adoratori di Baricco (sono tra questi) il quale ha fondato la meritoria "Scuola Holden". Ma questo romanzo, pur eccellente per stile e contenuto, non è "piacevole". In primis per il contesto "Americano" precursore certo di un sacco di movimenti che porteranno a fenomeni culturali e di costume decisivi per le future generazioni, ma che un europeo, soprattutto odierno, può apprezzare sino ad un certo punto. Il lettore odierno, magari ventenne e trentenne, seguendo lo sviluppo della trama bighellonante del giovane che in fondo non sa bene in che direzione andare con la propria vita (studi si, studi no, borghesia si, borghesia no, canzoni, amici, musica, droga, alcool , sesso ...Boh?) non possono fare a meno di aggettivarlo come "datato". Per carità, certamente originale, certamente anticipatorio, certamente folgorante per l'epoca in cui è stato scritto, ma attualmente Caufield risulta stucchevole. Insomma ciò che negli anni '50 era trasgressivo, rivoluzionario e inaccettabile nella società americana nella quale i comportamenti di questo sedicenne erano non solo censurabili, ma deprecabili, oggi fa sorridere o al limite intenerire. Certamente da leggere, ma se per l'epoca era un romanzo di formazione, adesso no lo è più perché è cambiata la società e sono cambiate le persone. Ora, se volete, dissentite....

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sulla strada di Kerouac
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Il giovane Holden 2019-09-12 21:04:58 cesare giardini
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    12 Settembre, 2019
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L'eroe eponimo di un'intera generazione.

Ho riletto il capolavoro di J.D.Salinger a distanza di circa cinquant’anni e devo confessare che mi sono ancora immedesimato e riconosciuto nelle avventure del giovane Caulfield, icona della gioventù di allora e precursore in un certo senso della grande ribellione degli anni che seguirono. Non per nulla “The Catcher in the Rye” ha influenzato grandemente il mondo culturale e dello spettacolo di quegli anni e dei successivi: basti pensare al cinema di Woody Allen, alla TV dei Simpson, alla musica di De Gregori e Guccini, alle opere letterarie di King e Bukowsky, a certi videogiochi. C’è addirittura una Scuola Holden a Torino, fondata nel 1994, con un percorso di studi per aspiranti narratori, un percorso singolare con regole e principi non usuali. Orbene, la storia del giovane Holden è semplice: bocciato, lascia il college, teme di tornare a casa (padre indaffarato e benestante, madre con costanti emicranie, una sorellina, Phoebe, alla quale è affezionatissimo), vaga a New York cercando vecchi amici, compagnie occasionali, passa i giorni in alberghi e trascorre serate nei locali più svariati, rientra a casa di soppiatto e trova Phoebe, la porta allo zoo e sulle giostre, infine torna in famiglia, si ammala e decide poi di riprendere gli studi rimettendosi per così dire in carreggiata. Finale ottimistico e, giudicando il contesto di tutta la storia, inatteso.
Ho ammirato allora e simpatizzo per il giovane Holden ancora oggi, per quel suo coerente e ripetuto rifiuto del mondo dei grandi, un mondo che giudica ipocrita, falsamente perbenista, fatto di banalità, piccole cattiverie, atteggiamenti meschini, un mondo ostile alle cose belle, ai sogni ad occhi aperti, tutto teso ad ammucchiare soldi e badare agli interessi personali. E’ in sostanza il mondo dell’America del dopoguerra, tutta tesa a dimenticare una guerra pur vinta ed una gioventù mandata allo sbaraglio e tradita. Il giovane Holden non accetta questo mondo, che verrà poi in parte travolto da una ribellione giovanile già in nuce negli anni ’50. Per quanto riguarda il finale ottimistico, l’avevo approvato nella mia prima lettura giovanile. Oggi non riesco a giustificarlo, avrei preferito un adolescente più combattivo, coerente con i suoi sogni da ribelle e la sua speranza in un futuro migliore.
Il giovane Holden è sarcastico, rude, astioso verso gli adulti, ama le cose belle, adora la sorellina, gli piace viaggiare, danzare, e vuole incondizionatamente essere sempre sé stesso: ma è anche fragile, insicuro, sensibile, indifeso di fronte alle ostilità della vita. Perché la vita “ è una partita se stai dalla parte dove ci sono i grossi calibri “ pensa Holden “ma se stai dalla parte dove di grossi calibri non ce n’è nemmeno mezzo, allora che accidenti di partita è? Niente. Non si gioca”. E forse questo aspetto del carattere giustifica la sua ultima decisione.
Le ultime tre righe del romanzo sono il motto della Scuola Holden di Torino: “ E’ buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finite che sentite la mancanza di tutti”.
Un grande romanzo da leggere assolutamente, da rileggere per chi già lo ha letto.

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Consigliato a chi ha letto...
Da rileggere "Il giovane Holden", per chi già lo ha letto.
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