Narrativa italiana Gialli, Thriller, Horror I killeri non vanno in pensione
 

I killeri non vanno in pensione I killeri non vanno in pensione

I killeri non vanno in pensione

Letteratura italiana

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Francesco Recami si fa beffe dei costumi italici con un nuovo noir paradossale che combina comicità, omicidi e atmosfere alla «Fargo». Walter Galati, impiegato dell’INPS meticoloso e senza speranza di carriera, è sfruttato dai colleghi d’ufficio, nullafacenti e corrotti (sono detti la Banda dei Quattro e maneggiano malversazioni per somme enormi); e in famiglia è sottomesso alle pretese della moglie Stefania. Sembrerebbe in tutto e per tutto uno sconfitto dalla vita. Ma nasconde un segreto, una seconda esistenza talmente ben organizzata che nessuno sospetta nulla. Walter è infatti abilissimo killer. Gli incarichi, estremamente lucrosi, gli vengono impartiti da una invisibile Agenzia. Ma adesso si sente a fine carriera e si chiede, tra il serio e il faceto, se i killer vanno in pensione. Gli arriva un’ultima commissione, una strana eliminazione da sbrigare nell’isola di Procida ai danni di un innocuo residente. Per paranoia o preveggenza, fiuta una trappola da parte della fantomatica Agenzia. E da qui comincia una ragnatela di trame, che si incrociano e si accavallano di continuo, delle quali non si capisce come e se si comporranno in una: la missione a Procida, la morte dei gigolò della moglie Stefania, una serie di efferate uccisioni di cani, l’indagine ad alto rischio dell’ispettrice ministeriale Marta Coppo contro la Banda dei Quattro, l’inchiesta poliziesca del commissario Mossi, e ancora il panico che monta a causa di misteriosi delitti, una guerra di ’ndrangheta, e un gigantesco business a luci rosse. Intanto a Treviso, teatro della vicenda, piove senza sosta, i fiumi esondano, una catastrofe ecologica e il diluvio diventa, nelle omelie ricorrenti del parroco Don Carlo Zanobin, il «Diluvio»: omicidi e disastri costituiscono un anticipo di Apocalisse. Ma le sue parole ripetute sono profezia o un commento ai fatti?



Recensione della Redazione QLibri

 
I killeri non vanno in pensione 2022-07-04 09:48:33 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    04 Luglio, 2022
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Ma i killer vanno in pensione?

«Sapeva che i suoi successi erano commisurabili proprio alla loro anonimità. Ci vuole una bella resistenza per reggere a questa prova, e Walter se ne era dimostrato capace.»

Francesco Recami torna in libreria con un nuovo titolo molto attuale nei contenuti e molto accattivante nella sua strutturazione. Quello che abbiamo modo di leggere con “I killer non vanno in pensione” è un romanzo multi faccia e dove niente è come appare in quanto tutto muta, cambia e si plasma a seconda delle necessità e delle evenienze a cui le voci narranti vanno incontro.
Conosciamo prima di tutto Walter. Walter Galati che altro non è che un misero e meticoloso impiegato dell’INPS, un uomo senza speranza di carriera, bistrattato dai colleghi, sfruttato da questi che per indole e modus operandi sono nullafacenti e corrotti tanto da essersi aggiudicati il titolo de “La band dei Quattro” tante sono le somme che maneggiano e che malversano ma sottomesso e soggiogato anche negli ambienti della famiglia dove la moglie Stefania lo schiaccia con le sue pretese. Rancorosa e prepotente la donna non manca di sottolineargli le sue mancanze e di tradirlo con un gigolò. È sconfortato e affranto Walter. Lui che è condannato a un futuro tutto uguale, lui che da quella situazione sembra non riuscire a venirne fuori. Eppure, eppure, eppure, Walter nasconde un segreto, un segreto che lo vede in realtà essere un killer professionista assoldato da un’agenzia segreta e profumatamente pagato. Ma i killer possono andare in pensione? Sembra essere infatti giunto al suo incarico l’uomo.
Ed ecco il litorale veneto in quel della Treviso contemporanea a far da scenario con quel che è il cambiamento idrologico e ancora Monaco di Baviera dove Walter non è più Walter ma Marko Untersteiner di Bolzano, poliglotta dai modi eleganti e dal fascino misterioso.

«Walter lo sapeva che prima o poi sarebbe toccato anche a lui. Che quella di Procida fosse soltanto una trappola?»

Uno stile rapido che conduce per mano e che conferma ancora una volta le capacità di un autore che difficilmente delude le aspettative. Solido anche l’intreccio, ben cadenzato e dal ritmo ben ponderato. Buona anche la caratterizzazione dei personaggi e i temi trattati che riportano l’attenzione su scenari contemporanei che ben si fondono con quello che è il panorama attuale del nostro vivere.

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