Narrativa italiana Gialli, Thriller, Horror Il sanguinaccio dell'immacolata
 

Il sanguinaccio dell'immacolata Il sanguinaccio dell'immacolata

Il sanguinaccio dell'immacolata

Letteratura italiana

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Tutti gli anni, dal sette dicembre al sette gennaio, Palermo è in preda al demone del gioco: aristocratici, borghesi e modesti cittadini, giovani, vecchi e bambini sono vittime della medesima febbre. Sul tavolo verde si impegnano esigui risparmi o ricchi patrimoni nell’irrinunciabile rito collettivo delle feste invernali. Marò Pajno sta attraversando un periodo difficile, e il freddo che sente dentro non è legato solo alla pioggia che affligge senza sosta la città: da pochi mesi la sua storia con Sasà è finita – mentre la madre si ostina a chiederle implacabile a ogni visita perché non mette su famiglia – e, assodato che “la fimmina insoddisfatta mangia”, lei si è pian piano lasciata andare e ora si trova a fare i conti anche con qualche chilo di troppo. Come se non bastasse, il questore Bellomo, che le appare come un “damerino” interamente votato agli scatti di carriera, continua a stuzzicarla con rimbrotti e inviti a prendersi cura di sé, suscitandole un misto di fastidio e curiosità. All’alba dell’Immacolata viene trovato il cadavere di Saveria, giovane pasticciera figlia del boss Fofò Russo. Il questore ordina alla dottoressa Pajno di indagare su un delitto che in apparenza non ha alcun legame con il nucleo antifemminicidio che lei dirige. Marò è costretta a ubbidire, ma presto si accorgerà che troppe cose non tornano: è strana una rapina prima dell’apertura, quando la cassa è vuota, ma soprattutto chi mai a Palermo oserebbe prendere di mira la pasticceria Perla, di proprietà di un potente boss? Poco a poco la vicequestora troverà la grinta e la passione necessarie all’indagine, cercherà indizi nella famiglia della vittima e, inoltrandosi a fondo nelle maglie di un sistema tanto articolato quanto assurdo, arriverà a sfidare apertamente Fofò Russo, scoprendo che la battaglia di una donna non può che essere condotta a nome di tutte.



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Il sanguinaccio dell'immacolata 2020-07-29 16:03:33 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    29 Luglio, 2020
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Marò Pajno e un delitto di mafia.

La dottoressa Marò Pajno, vicequestora di Palermo e protagonista di questo e altri romanzi della scrittrice, è un personaggio al quale ci si affeziona facilmente. Il suo lavoro (è responsabile della sezione antifemminicidio della questura) lo fa con metodo e pazienza, in una piazza come Palermo, difficile e piena di contraddizioni, di oscurità a volte imperscrutabili ma anche di colori vivaci e cangianti. In fin dei conti, dominano la scena Palermo, in tutte le sue complessità, e la figura della poliziotta: la storia sta sullo sfondo, quasi sfumata, quasi a voler essere un pretesto per parlarci della città e dell’ancora affascinante protagonista. E la storia, presto detto, è una storiaccia di mafia: Fofò Russo, un boss violento e dall’aspetto satanico, tale da assoggettare solo con uno sguardo parenti e compari, decide che Saveria, la figlia pur tanto amata, va eliminata perché ribelle e non plasmabile come la “famiglia” vorrebbe. Il delitto avviene in una pasticceria, e ne seguono altri per togliere di mezzo possibili testimoni. Le indagini della Pajno iniziano tra mille difficoltà e le consuete omertà del posto: non è facile operare, con un questore, Bellomo, che vuole risultati in breve tempo promettendole il posto di questora qualora fosse eletto, dopo le imminenti elezioni, Ministro dell’Interno, e l’ambiente difficile in cui la poliziotta opera, un ambiente gravato da depistaggi e pericoli anche mortali. La Pajno ce la fa infine ad incastrare il boss ed a mettere in salvo il nipote di Fofò, Daniele, sottraendolo alle grinfie del nonno che voleva farne il suo successore come capo del mandamento locale della mafia.
Gran parte del romanzo indugia, come già accennato, sulla complessa figura della poliziotta. Tanto insicura e severa con sé stessa, quanto decisa nelle azioni investigative. Insicura e fragile per una bellezza che sta lentamente sfiorendo, per la bulimia che la perseguita, qualche chilo in più che la induce a ricorrere ad una nutrizionista, con esito fallimentare. Il suo vecchio amore, Sasà, non c’è più, un incontro fugace, la speranza di riavvicinarlo fallita. Ma la nostra indomita poliziotta non si dà mai per vinta: ha amici che le vogliono bene, una sorella che, tutto sommato, cerca di consolarla, e poi c’è il questore, quel bellimbusto di Bellomo, che, a sorpresa, le confessa la sua incondizionata stima e la invita addirittura ad una cena privata. Se son rose fioriranno, e lo vedremo nel prossimo giallo di Giuseppina Torregrossa. L’autrice intanto, da autentica siciliana, infila nel romanzo quattro sontuose ricette tipiche del territorio: sanguinaccio alla trapanese, ciambelle con ripieno di fichi, cioccolata, mandorle e pistacchi, grano a chicchi cotto e condito con miele, cannella o crema di ricotta, e infine gli immancabili cannoli siciliani. Buona lettura e buon appetito.
Per la lettura, il romanzo è piacevole e scritto bene, anche se il finale è abbastanza sbrigativo. Ma è la città di Palermo che emerge, tutta da assaporare nelle sue infinite sfumature, anche quelle più nascoste e inconfessabili.

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Gli altri romanzi di Giuseppina Torregrossa, soprattutto "Il basilico di Palazzo Galletti".
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Il sanguinaccio dell'immacolata 2019-11-25 10:08:29 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    25 Novembre, 2019
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La "vicequestora" Marò Pajno

Giuseppina Torregrossa porta sulla scena letterario il personaggio di Marò Pajno ne Panza e prisenza e in Il basilico di Palazzo Galletti; ed ora torna ne Il sanguinaccio dell’Immacolata.
Un giallo di ambientazione, ricco di fascino e di atmosfera.
Marò Pajno è una vicequestora, si è lasciata con il fidanzato storico e per questo è parecchio ingrassata, a causa del suo costante voler lenire le ferite dell’animo con un ingozzarsi smisurato ed incontrollato del cibo. E’ una donna lacerata.
“Era una donna divisa in due metà che si muovevano su piani temporali diversi. Il volto di ragazza, il resto di quarantenne un po’ passatella.”
Siamo nel periodo dell’Immacolata, in cui Palermo sembra preda dei demoni del gioco e della tombola, che è soprattutto:
“stare vicini, ammassati nella stanza da pranzo che è sempre la stessa dai tempi. A mano a mano che escono i numeri ognuno ha una cosa da cuntare, un ricordo speciale, un modo di dire.”
In tale clima un omicidio sconvolge la città: l’uccisione di Saveria nella sua pasticceria. A prima vista pare una rapina finita male; ma la vittima è la figlia di un noto boss del luogo, tale Fafò Rosso. Un affronto impensabile. Ci si deve aspettare altre morti, altri liti tra mafiosi? Chi ha osato tanto? Oppure è qualcos’altro? E perché il questore ordina a Marò, responsabile della sezione antifemminicidio, di risolvere il caso? Marò sempre più preda dei demoni interiori, ma
“grata alla vita per il suo lavoro, certe volte appagante, ma è così utile”,
riuscirà a risolvere brillantemente il caso?
Un giallo affascinante, dove si respira l’ottima aria sensuale del buon cibo, tra
“panelle, crocchè e cucciddatu”.
Una investigazione precisa, intuitiva e profonda per un finale inaspettato fanno di questa ultima opera di Giuseppina Torregrossa una lettura che travolge e trasporta lontano in un mondo difficile, ma degno di essere vissuto. Una bella lettura.

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Per conoscere il personaggio di Marò Pajno leggere: Panza e prisenza, e Il basilico di palazzo Galletti.
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