Narrativa italiana Romanzi Il demone a Beslan
 

Il demone a Beslan Il demone a Beslan

Il demone a Beslan

Letteratura italiana

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Marat Bazarev è quello che è sopravvissuto e sopravviverà. È l'uomo che, con i suoi compagni, una mattina di sole di settembre è entrato nella scuola numero 1 di Beslan. E lì ha dato inizio alla fine. 334 morti, di cui oltre la metà bambini: questo il bilancio dei tre giorni di sequestro in cui più di mille persone sono state tenute in ostaggio da un commando di separatisti ceceni. Marat è l'unico fra gli attentatori a essere uscito vivo dalla scuola, catturato dalla polizia russa e imprigionato in un carcere di massima sicurezza a Mosca. E qui, chiuso in una cella gelida e isolata, scrive la sua ultima confessione. È pronto ad assumersi la responsabilità che gli spetta, ma ha anche un'urgenza più forte: raccontare la sua storia. È così che comincia: con Marat e il suo migliore amico Shamil seduti sull'erba di un anfiteatro in un pomeriggio di pace, con Shamil che ridendo si allontana nella boscaglia e dopo pochi passi lancia un urlo terrificante. Nascosti sotto un mucchio di pietre e frasche trovano sette corpi straziati: è il primo segnale. A casa li attende un villaggio saccheggiato e deserto, le porte delle case spalancate e nessuno dei familiari e degli amici. È così che comincia: Marat in quel pomeriggio terribile capisce che non esiste più una legge e nemmeno le regole, che non c'è onore né coraggio, ma solo paura. E allora si unisce ai guerriglieri in montagna, e con loro si prepara a un'azione in grado di rimbombare da un capo all'altro del mondo. È così che comincia: in un giorno di festa pieno di fiori, in una scuola alla periferia del Caucaso e del mondo. Facendosi carico di tutto il peso e la colpa della voce di Marat, Andrea Tarabbia immagina una storia di vento, fango, sangue e vendetta, la storia di un'amicizia che resiste a tutti gli orrori. Con delicatezza e profondità, racconta il viaggio dentro il male nella sua forma più umana e disperata, a confronto con i demoni che terrorizzano l'Occidente. E lo fa con una forza che non si dimentica.

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Il demone a Beslan 2013-06-17 20:33:37 Giacomo
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Opinione inserita da Giacomo    17 Giugno, 2013

“Questa è una storia di vendetta e di fango, di sa

È il primo settembre del duemila quattro quando, un gruppo di separatisti ceceni e fondamentalisti islamici, fa irruzione nella scuola n. 1 di Beslan, città dell’Ossezia del Nord, tenendo in ostaggio più di mille persone per tre interminabili giorni, che finiranno con una delle stragi più cruente degli ultimi anni.

Andrea Tarabbia, scrittore italiano e studioso di letteratura russa, cerca di farci rivivere, e in un qualche modo comprendere, nel suo nuovo romanzo edito da Mondadori, le emozioni, le sensazioni, e i motivi che portano l’uomo a compiere un gesto simile.

La storia è narrata al lettore da tre personaggi diversi, che offrono una visione globale della vicenda. Il primo è il protagonista del romanzo, Marat Bazarev, nome fittizio dell’unico attentatore sopravvissuto. Egli racconta al lettore la sua storia caratterizzata dalla sofferenza di un ragazzo ceceno che cresce in mezzo all’oppressione russa e, dopo aver trovato il suo villaggio distrutto, impregnato dall’odore della morte, degli stupri e di tutta la violenza russa, decide di arruolarsi in un commando di ribelli per vendicare i suoi parenti e i suoi amici uccisi.
Le altre due voci narranti, sono di Ivan, un anziano che vive la strage dall’esterno della scuola, e di Petja, che offre il punto di vista di un bambino morto in quell’inferno di cui lui, la sua famiglia, i suoi compagni e tutti gli ostaggi, non avevano colpa.

Il romanzo dà voce in modo nudo e crudo, alle verità di una strage orribile, compiuta per motivi politici, raziali e vendicativi che ha coinvolto un migliaio d’innocenti ed emotivamente il mondo intero.
La storia non vuole giustificare gli attentatori, vuole solo essere un mezzo per ricordare e per non dimenticare le vittime, i carnefici e il male che si cela in un mondo che si definisce moderno, ma è ancora flagellato da odi raziali, da guerre e da terribili attentati.

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Il demone a Beslan 2012-01-14 09:50:35 Bi
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Bi Opinione inserita da Bi    14 Gennaio, 2012
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Demone, demoni tutti

Il lettore, leggendo questo libro, non si riesce a schierare. Non sa da che parte stare. Perchè in testi come questo, in cui si tratta una tematica così forte, non si può rimanere indifferenti. E forse, proprio grazie alla divisione corale delle voci dell'io narrante, è questo a cui l'autore voleva arrivare. Ci sono varie versioni (vari occhi) dell'evento tragico, tutti portano con sé la dose di bene e di male.
Certo lascia l'amaro in bocca sapere che paesi interi siano dominati da questa logica di vendetta.

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