Narrativa italiana Romanzi L'anno capovolto
 

L'anno capovolto L'anno capovolto

L'anno capovolto

Letteratura italiana

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Un gruppo di amici si ritrova per festeggiare l'ultimo giorno dell'anno in una villa ai bordi del mare toscano. In questa serata di festa ognuno è ciò che dice di essere, mai chi realmente è. Il Capodanno è un tempo dove presente, passato e futuro sono, per un attimo, lo stesso momento. Ed è in questo tempo - consumato attorno a un tavolo imbandito - che si muovono i personaggi di questa storia. Un tempo dove realtà e finzione sono le facce della stessa medaglia. Nella sfarzosa villa dell'imprenditore Giulio, accolti dalla sua affascinante moglie Francesca, come ogni anno sfilano gli amici di una vita. Tra gli altri, un notaio e una modella, un insegnante di tennis e un'assicuratrice, un poliziotto, un rappresentante di lampadine e una donna in carriera. Quello che unisce questo gruppo di persone tra i trenta e i quaranta anni è un'antica consuetudine amicale, nata sulle spiagge della Versilia quando erano ancora poco più che adolescenti, e consolidatasi negli anni che sono passati da allora: storie di affetto, di invidia, di soldi, di sesso e di ricatti. Storie di segreti nascosti che improvvisamente si rivelano. E in mezzo a tutto questo - quasi un'eco eterno della quotidianità - la natura intorno: un mare che è sempre a due passi e che sembra voler sfuggire a una montagna che lo insegue e sul quale incombe. È nell'arco di questo tempo - scandito dai granelli di sabbia della clessidra che si trova nella villa della cena - che si consumeranno, in una sola sera, le loro esistenze, i loro bilanci, i loro sogni e le loro ambizioni. E, forse, anche la loro fine.



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L'anno capovolto 2022-09-24 17:53:25 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    24 Settembre, 2022
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Un capodanno corale

Loro. Chi? Loro. Loro, amiche e amici che si ritrovano insieme per festeggiare la fine di un anno e l’inizio di un nuovo lustro in una villa e in una serata dalle tante aspettative non sempre riuscite, spesso disattese. È proprio l’imprevedibilità quel che più segna queste pagine, pagine che narrano di pensieri, problemi, gioie e successi, pagine che ci parlano di un tempo che scorre di cui vorremmo essere padroni esattamente come del mondo circostante. E poi c’è lei: la clessidra. Che sia questa, forse, la vera protagonista? Strumento che scandisce il tempo, che segna la linea di demarcazione tra lo ieri e l’oggi, l’ora precedente e l’ora successiva, clessidra che può contenere anche “altro”.
Venti storie, venti volti, venti persone. Un romanzo corale dove ciascuno racconta la propria verità nella convinzione più semplice di poter tenere celati i propri segreti. È una festa di “illusioni” ed “illusi”, di maschere falsamente e brevemente indossate in quanto sono gli umori altrui a dettare gli effetti sugli umori propri.
La finzione è uno dei temi più presenti in “L’anno capovolto”, una finzione pirandelliana quanto umana, in cui la sottigliezza dell’io mette in inganno con l’altro perché alcune verità non possono essere dette ma possono essere scoperte. Esattamente come quelle colpe che ciascuno si porta con sé insieme ai tanti segreti dell’animo. La confessione diventa uno strumento per difendersi dal giudizio altrui, dall’accusa, ma anche da se stessi e dal dover fare i conti con quel che si è. Talvolta a regnare può essere una profonda sensazione di impotenza, di fallimento, di necessità, di brama di successo e denaro, chi si illude della perfezione di una vita imperfetta e di un cinismo che diventa strumento con cui far fronte alle difficoltà, di un disprezzo che falsamente dovrebbe sdrammatizzare ma in realtà è specchio di verità. L’arrivo della mezzanotte forse riuscirà a mettere tutte le voci narranti d’accordo, sul come, ci sarebbe molto da dire.
Il teatro costruito da Innocenti ha tanti buoni propositi di riflessione ma talvolta, il copione, non riesce a soddisfare le aspettative del pubblico spettatore. Tra queste pagine si percepiscono gli intenti ma si percepisce anche una dissonanza, una difformità che non rende la voce corale uniforme quanto individuale.
Le storie si susseguono rapide ma non risultano ben coese tra loro. Sono tante, forse troppe, creano frammentarietà. Nel far ciò si percepisce un senso di mancanza, come se un qualcosa sfuggisse. Le vicende non riescono ad arrivare nella loro interezza, non riescono a coinvolgere completamente perché sono percepite più come singoli racconti “raccolti” che come un flusso di tante voci volte a ricostruire un disegno unico. I personaggi sono disillusi, non hanno aspettative, non temono di ingannare l’altro ma sembrano procedere su binari paralleli non destinati a incontrarsi. Questa a differenza di tante altre storie narrate con la stessa impostazione ma finalizzate a ricostruire un disegno più grande e uniforme, come le estremità di un cerchio che si ricongiungono. Interessante il gioco tra finzione e realtà ma a tratti, l’opera, non esula dal ricordare il film “Perfetti sconosciuti” al punto da far un po’ perdere di interesse al lettore. Tra i lati positivi il fatto di poter rappresentare una forma di sceneggiatura che lo rende papabile per una eventuale trasposizione.
In conclusione, un romanzo con un buon potenziale non completamente sviluppato e che fatica a trattenere completamente il lettore.

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