Narrativa italiana Romanzi La ricreazione è finita
 

La ricreazione è finita La ricreazione è finita

La ricreazione è finita

Letteratura italiana

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Marcello è un trentenne senza un vero lavoro, resiste ai tentativi della fidanzata di rinsaldare il legame e cerca di prolungare ad libitum la sua condizione di post-adolescente fuori tempo massimo. La sua sola certezza è che vuole dirazzare, cioè non finire come suo padre a occuparsi del bar di famiglia. Per spirito di contraddizione, partecipa a un concorso di dottorato in Lettere, e imprevedibilmente vince la borsa. Entra così nel mondo accademico e il suo professore, un barone di nome Sacrosanti, gli affida come tesi un lavoro sul viareggino Tito Sella, un terrorista finito presto in galera e morto in carcere, dove però ha potuto completare alcuni scritti tra cui le Agiografie infami, e dove si dice abbia scritto La Fantasima, la presunta autobiografia mai ritrovata. Lo studio della vita e delle opere di Sella sviluppa in lui una specie di identificazione, una profonda empatia con il terrorista-scrittore: lo colpisce il carattere personale, più che sociale, della sua disperazione. Contemporaneamente sperimenta dal di dentro l’università: gli intrighi, le lotte di potere tra cordate e le pretestuose contrapposizioni ideologiche, come funziona una carriera nell’università, perfino come si scrive un articolo «scientifico» e come viene valutato. Si moltiplicano così i riferimenti alla vita e alla letteratura di Tito Sella, inventate ma ironicamente ricostruite nei minimi dettagli; e mentre prosegue la sarcastica descrizione della vita universitaria, il racconto entra nella vita quotidiana di Marcello e nelle sue vitellonesche amicizie viareggine. Realtà sovrapposte, in cui si rivelano come colpi di scena delle verità sospese. Che cosa contiene l’archivio Sella, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi? Perché il vecchio luminare Sacrosanti ha interesse per un terrorista e oscuro scrittore? E che cosa racconta, se esiste, La Fantasima, l’autobiografia perduta?



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La ricreazione è finita 2024-05-14 16:03:59 lego-ergo-sum
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lego-ergo-sum Opinione inserita da lego-ergo-sum    14 Mag, 2024
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Ricercatore, ricerca te stesso

“Campus novel” : ecco a te, lettore, servito con l'ennesimo anglismo (ma vedrai, riusciremo a volgerlo in lingua italiana), un ulteriore sottogenere del romanzo, che conferma, se mai ve ne fosse bisogno, il suo carattere proteiforme, duttile, camaleontico. Questa ennesima declinazione di genere ha qui da noi come protagonisti baroni universitari e “delfini”, assistenti e dottorandi dall’avvenire nebuloso e precario, stretti tra giochi di potere ed una legislazione che trasforma la loro carriera in una corsa ad ostacoli, concorsi pilotati, servilismo nei confronti del “capo”, perfino vezzi, tic, codificazioni linguistiche dalle maglie strettissime e inderogabili. Un mondo, o .per meglio dire, un topos letterario fatto di persone egoriferite, che soffrono e si infuriano se qualcuno ne rimarca un errore, magari un'etimologia errata, come in Pontiggia ("Il giocatore invisibile"), che si guardano l’ ombelico convinte di essere il centro dell’universo, tanto da chiedersi, ad esempio, come mai un loro saggio sulla metrica nella poesia dialettale tra Otto e Novecento abbia venduto meno dell’ultimo premio Strega.
In queste acque naviga, con regale padronanza, il coprotagonista de La ricreazione è finita, Raffaele Sacrosanti, docente di italianistica, nonché preside della facoltà di Lettere all’università di Pisa, città-campus, scelta per questo in molte opere appartenenti allo stesso filone (anche se Ferrari in un’intervista dichiara l’ambientazione della sua storia priva di nessi con personaggi e fatti reali).
Sacrosanti è personaggio complesso, non lo liquidi con una condanna univoca: è vero, è il dominus incontrastato di questo microcosmo; è certo, trae “un godimento quasi erotico dai rapporti di potere accademici”. Ma una cosa è altrettanto sicura: il fascino intellettuale che sa esercitare sui suoi sottoposti è tipico dei grandi maestri (non ti anticipo se buoni o cattivi…).
Di questa satira della vita accademica, che caratterizza l’intera prima parte, la scena più brillante e divertente, direi emblematica con un termine più vintage, è rappresentata dalle regole sulla composizione di un articolo accademico che un dottorando di lungo corso, Pierpaolo, illustra a Marcello, protagonista e io narrante, vincitore di un dottorato per una serie apparentemente fortuita di circostanze. Cito alcune perle del “vangelo pierpaolino”: ribadire almeno una trentina di volte con parole diverse la propria tesi, che potrebbe benissimo ridursi ad una decina di righe (quello che a scuola, ai miei tempi, i professori definivano, correggendo i nostri temi a corto di idee, “allungare il brodo”); utilizzare le citazioni come strumento di posizionamento politico, cioè citare numerose volte il mentore da cui dipende il proprio destino accademico, non citare mai gli avversari e i nemici dello stesso, o, se costretti, limitarsi a riferimenti generici; evitare di fare altrettanto con chi potrebbe esserti utile e, se trascurato, potrebbe ostacolare la tua carriera. Insomma, una cultura asservita, fin nelle sue manifestazioni marginali per i non addetti ai lavori, ad una logica dei rapporti di potere e di forza e condizionata da un codice comportamentale altamente formalizzato.
Ciò che rende ancor più spassoso il tutto è la distanza abissale tra il giovane neoricercatore e il suo “istruttore”, tanto più preparato di lui e tanto più addentro a quelle logiche. Illuminante la chiusura del capitolo, in cui Marcello interrompe la lettura di un saggio di Sacrosanti che Pierpaolo gli aveva consigliato, per comunicare telefonicamente ad un amico la sua adesione ad una partita di calcetto. Un tipico caso di ironia (anzi autoironia) oggettiva, in cui sono i fatti e il loro giustapporsi a far sorridere, senza alcun intervento a commento del narratore. Ironia e autoironia sono del resto, in tutte le loro varianti, il registro che sostiene in misura non trascurabile la costruzione retorica della trama, contribuendo alla piacevolezza della narrazione.
Ma, in concomitanza con il primo, ecco delinearsi un secondo livello: il racconto di formazione. Marcello è un giovane non più tanto giovane, che riconosce e in qualche modo ostenta senza infingimenti la sua inferiorità culturale rispetto ai colleghi. E’ un irrisolto consapevole di esserlo, si guarda vivere e replica così, in tono minore, la tipologia dell’inetto, antico retaggio della letteratura italiana ed europea, innestandola nell’epoca moderna e finendo con l’equipararla alla figura del cosiddetto “bamboccione” o dell’eterno adolescente (e così viene toccato anche il tema generazionale, ma ti risparmierò un’ulteriore contestualizzazione letteraria: la pazienza, anche la tua, ha un limite). Respinge infatti tutto ciò che possa significare stabilità e inserimento sociale, opponendo continui rifiuti al padre, che vorrebbe affidargli il bar di famiglia, sfuggendo ai tentativi di incastrarlo messi in opera da Letizia, la sua ragazza, che ne rappresenta l’esatto contrario e proprio per questo sarebbe in grado di fornirgli un aiuto pratico, quasi in una riproposizione del legame Zeno -Augusta. Marcello si imbatte però, indirizzato da Sacrosanti, nell’opera e nel pensiero di Tito Sella, un terrorista della brigata Ravachol che operò in Versilia negli anni Settanta, e finisce con l’identificarsi con lui, restando colpito in particolare dall’ improvviso mutamento di rotta che conduce (condurrebbe?) l’attivista e scrittore a condividere un’azione terroristica e violenta da cui si era inizialmente dissociato. In questo gioco di doppi e di rispecchiamenti, Marcello rivede anche in Tea, la ragazza incontrata a Parigi durante le sue ricerche, una sorta di reincarnazione di Emma, la donna amata da Tito. Ma poi…
A questo punto devo però tacere (già mi sono spinto troppo oltre con quel condizionale…), perché tu, lettore, non mi perdoneresti di averti spoilerato un finale così bello e sorprendente, nel quale il romanzo accademico (tale è la traduzione italiana di “campus novel”) e il racconto di formazione inclinano verso il terzo livello di quest’abile struttura narrativa: il giallo, di cui erano presenti nel racconto, senza che ce ne rendessimo conto, gli elementi principali: delitto, movente, indagine, depistaggi, scioglimento, soluzione e individuazione del “colpevole”.
Ma i piani di questo interessante lavoro non restano distinti, bensì si incastrano perfettamente l’uno nell’altro. Anzi, l’uno non sarebbe possibile senza gli altri due. Tutto questo potrà essere verificato nella lettera finale che Marcello indirizzerà al suo professore, in cui si coglierà la sintesi di una triangolazione perfetta tra le varie componenti della narrazione, cui si aggiungerà il meccanismo del metaromanzo o romanzo nel romanzo: quella “Fantasima”, opera mitica di Sella, mai scoperta, che il ricercatore stesso scriverà, elaborando la documentazione raccolta sul suo presunto autore.
Giunto alla fine di questa “fabula” ricca di suggestioni, caro ” lector”, scoprirai anche il vero significato del titolo. L’esortazione rivolta da Charles de Gaulle agli studenti del Maggio francese affinché tornassero finalmente a scuola, si caricherà di significati nuovi e in qualche misura opposti rispetto a quelli originari del capo di Stato che strigliava paternalisticamente gli studenti e si tradurrà in altro, cioè nel bisogno per ciascuno di comprendere il proprio ruolo nella vita, l’essenza del proprio sé, compiendo quello scatto, realizzando quella svolta che avvicina ciascuno di noi a ciò che davvero siamo e che vogliamo diventare.
A questo punto, se sarà maturato in te, non per merito di questa mia modesta “opinione”, ma della capacità di scrittura e di invenzione dell’autore, un qualche interesse per l'argomento, potrai trovare nei consigli di lettura un accenno alla ricca galleria di romanzi italiani ambientati nel mondo universitario, nella quale Ferrari si inserisce in maniera originale e convincente.

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Indico qui alcuni dei romanzi accademici italiani di maggior pregio, anche se dai contenuti e dalle problematiche tra loro diverse. Comincerei con Pirandello e “L’eresia catara”, che per la verità è un racconto tratto dalle Novelle per un anno. Proseguirei con “La scomparsa di Majorana” di Leonardo Sciascia, “Il giocatore invisibile” di Giuseppe Pontiggia,” L’ultima lezione” di Ermanno Rea, “Scuola di nudo” di Walter Siti, il secondo volume de “L’amica geniale” di Elena Ferrante. Fuori d’Italia, mi rivolgerei ai romanzi di ambientazione universitaria di David Lodge. Ma ce ne sarebbero molti altri, non meno interessanti. Consiglio a tal proposito di leggere l’ottimo articolo “Il romanzo accademico. Appunti per uno studio sul campus novel italiano, 2023, Orthotes, di Loris Magro (Accademia edu). Utile anche l’intervista dello stesso Loris Magro a Dario Ferrari “Narrare l’Accademia, Un conversazione sul campus novel” ,Il Tascabile.
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La ricreazione è finita 2024-04-24 16:59:30 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    24 Aprile, 2024
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Dissacrante e per riflettere

Marcello è un trentenne laureato ormai disilluso che , spinto dalla volontà della fidanzata di vederlo finalmente realizzato con un impiego che gli permetta di progettare di farsi una famiglia, partecipa ad un concorso di dottorato in lettere.
Le possibilità di vincerlo sono meno che scarse sia per la presenza di candidati decisamente più preparati di lui sia per gli intrallazzi accademici che non lo vedono tra i possibili beneficiari della benevolenza di chi decide.
Ma il destino ci mette del suo e la preparatissima ragazza che avrebbe vinto il concorso rifiuta così la borsa di studio spetta a lui che era stato classificato secondo a spregio del terzo classificato e non per veri meriti.
Possiamo apprezzare la sottile ironia dell'autore nel descrivere il mondo accademico fatto di favori, invidie, gelosie, ripicche, alleanze e tradimenti insomma un universo parallelo di varia umanità in cui il merito viene quotidianamente sacrificato sull'altare degli intrallazzi accademici.
Il suo Professore è una specie di Santone dell'Università, il potentissimo Sacrosanti (mai nome fu più azzeccato) un maneggione di grande autorevolezza che ha uno stuolo di adoratori al seguito e anche parecchi nemici giurati, questi assegna a Marcello un lavoro di ricerca su uno scrittore viareggino
di grande talento ma sconosciuto ai più , tale Tito Sella, noto alle cronache per essere finito in galera negli anni di piombo con l'accusa di essere un terrorista.
Tito Sella ha scritto poche opere ma una accende l'interesse di Sacrosanti, la famosa Fantasmina, una autobiografia che si dice sia stata scritta ma perduta e mai più ritrovata.
Pare che a Parigi , nella Biblioteca Nazionale , ci siano tracce di tale opera e Sacrosanti procura a Marcello i fondi e i contatti per fare la ricerca in loco.
Inutile dire che la vita di un vitellone di provincia nella Città delle luci si presta a divagazioni di un certo spessore, inoltre Marcello studiando la vita di Tito Sella rimane affascinato dalla sua figura . Ad un certo punto la storia di Marcello si interrompe ed irrompe quella della vita di Tito Sella negli anni difficili del terrorismo e della lotta armata, scopriremo i sogni e i turbamenti di una generazione ferita e le vicende di Tito e Marcello procederanno quasi in parallelo a distanza di 50 anni fino allo scioccante finale.
Bella lettura, ironica e dissacrante incursione nel mondo accademico e in un periodo storico difficile e tormentato.

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La ricreazione è finita 2024-01-23 11:17:34 marialetiziadorsi
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marialetiziadorsi Opinione inserita da marialetiziadorsi    23 Gennaio, 2024
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Una dissacrante descrizione dell'ambiente accademi

Che bel romanzo davvero!
I temi sono principalmente due, prima separati e che poi si intrecceranno: la descrizione, dissacrante e ironica, dell’ambiente accademico ed il racconto, più denso e spesso intimista, di come nacquero i movimenti terroristici negli anni ’70. Ma andiamo con ordine.
Sin dalle primissime frasi il romanzo rivela la sua prima cifra stilistica: brillante e spesso sarcastica quando parla del mondo della ricerca universitaria. E’ infatti una divertente descrizione dell’ambiente accademico che non ha mai momenti di cedimento. Il mondo della ricerca sembra un moderno medioevo tanto è stratificata di schiavitù e servilismi verso i baroni nei quali è difficile districarsi per un non addetto.
Alcuni momenti sono indimenticabili: la spiegazione del senso di scrivere un articolo accademico, dell’importanza delle note e della classificazione delle citazioni sulla base di amicizie e inimicizie, non proprie ma del proprio mentore è davvero memorabile così come la parte dedicata alla preparazione del congresso di italianistica.
Il protagonista è Marcello Gori, trentenne, laureato in lettere dopo ben 10 anni di frequenza, sostanzialmente disoccupato e che vive ancora con la madre non potendosi mantenere. Fa qualche lavoretto per raggranellare pochi euro, non ha e non cerca un lavoro stabile. Insomma un perenne adolescente che non si è ancora deciso a crescere).
Marcello ha una fidanzata, Letizia, che è il suo contrario. Studentessa di medicina, perfettamente in corso, orientata al suo futuro e ben saldamente ancorata con i piedi per terra. Per entrambi la relazione è solo la casella “fidanzato/fidanzata” da riempire, come dice l’autore. La loro relazione ha in fondo lo scopo solo di dare un senso al sabato sera e a qualche weekend. Nulla di più. Tanto è vero che quando Letizia proporrà di fare il passo verso la dimensione adulta Marcello si sentirà mancare la terra sotto i piedi.
Per caso o per ripicca Marcello si iscrive al concorso per una borsa di studio per un dottorato all’Università di Pisa e altrettanto per caso, non essendo nella rosa dei prescelti, vince il concorso e si ritrova assunto. Non è sicuramente il prediletto del professore che gli rifila una tesi su un autore a Marcello completamente ignoto, Tito Sella, che, da una ricerca su Wikipedia, scopre essere stato un terrorista viareggino che ha però anche avuto una discreta produzione letteraria. Il protagonista si dedicherà quindi alla scoperta della sua opera e prima ancora della sua vita, tra un colloquio e l’altro con il collega di dottorato, più esperto e scaltro di lui, e con un amico più avanti nella carriera universitaria che un po’ alla volta gli sveleranno i segreti per fare strada nello strano mondo che sono le Università.
Il romanzo passa quindi a raccontare la storia di Tito Sella e dell’ambiente storico nel quale è nata la brigata viareggina Ravachol (tutto frutto di fantasia). Un gruppo di giovani di estrazioni diverse e che non voleva in fondo fare male, che sperava in un mondo più giusto per tutti e i cui membri si ribellavano all’idea della violenza considerando sufficienti le azioni dimostrative. Tito aveva studiato, era religioso e aveva letto molto sull’argomento. Per questo nei suoi scritti si trovano diversi parallelismi con il sacro. All’inizio sembra strano trovarli nei testi di un terrorista ma va considerato che si trattava di terroristi un po’ sui generis, benché sempre spinti dall’idea che la giustizia potesse farsi strada anche attraverso vie non consuete e non legali.
Il gruppo utilizza la parrocchia come copertura per avere i locali nei quali riunirsi e organizza le prime azioni.
In questa parte il racconto si fa serio e circostanziato, talvolta molto intimo. Si respira l’aria degli anni ’70, lo stile è completamente diverso in questa parte ma non perde in piacevolezza e interesse. In particolare l’autore porta il lettore nel sorgere della necessità di ribellarsi al sistema, non ai fini di un arricchimento collettivo ma semplicemente di giustizia sociale per tutti all’interno di un’ideologia anarco-marxista connotata da una sua originalità e anche da una notevole dose di improvvisazione. Le azioni si susseguono, tutte con esito fortunato. E’ interessante questa parte, anche per i diversi caratteri dei componenti della brigata, che devono trovare un minimo comun denominatore all’interno dei paletti che si sono posti. Alla fine di questa parabola Tito Sella sarà condannato all’ergastolo.
Il romanzo narra poi la vita del protagonista a Parigi dove si recherà per studiare l’archivio di Tito Sella ed il suo successivo rientro a casa. Le due storie (quella di Marcello Gori e di Tito Sella) un po’ alla volta si intrecciano, tra colpi di scena e stili diversi che si avvicendano tra loro in modo perfettamente equilibrato. Il lettore è sempre più trascinato dal racconto.
Ho molto apprezzato questo “La ricreazione è finita”, sia, come ho già detto, per la molteplicità di stili, per la ricchezza di citazioni, per l’equilibrio interno della storia, per la piacevolezza e, non ultimo, per la perfetta definizione di tutti i personaggi che per tutto il libro e senza sbavature si muovono e parlano esattamente come l’autore li descrive. Ci sono personaggi di minor peso, non ci sono personaggi non perfettamente tratteggiati.
Un bellissimo romanzo, davvero da consigliare.

“L’accademia è un mondo psicotico affetto da una grave dispercezione della realtà, popolato da individui dotati di fama estremamente limitata(..) che operano in un settore marginale e assolutamente indigente come quello della cultura, e che nondimeno si sentono delle rockstar, e hanno ego e comportamenti commisurati a questa loro convinzione.”

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