La storia La storia

La storia

Letteratura italiana

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A questo romanzo (pensato e scritto in tre anni, dal 1971 al 1974) Elsa Morante consegna la massima esperienza della sua vita "dentro la Storia" quasi a spiegamento totale di tutte le sue precedenti esperienze narrative: da "L'isola di Arturo" a "Menzogna e sortilegio". La Storia, che si svolge a Roma durante e dopo la seconda guerra mondiale, vorrebbe parlare in un linguaggio comune e accessibile a tutti.

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La storia 2018-12-03 16:58:45 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    03 Dicembre, 2018
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Storia e storie

Come tutte le piccole storie umane, anche quella di Ida e Useppe Ramundo si perde nella grande Storia e a essa s'intreccia, al tempo stesso, correndo in parallelo.
Elsa Morante, con una maestria disarmante e forse unica, ci narra la loro povera vicenda in questo romanzo che definire monumentale è poca cosa. Una voce coinvolgente, la sua, capace di scandagliare sentimenti ed emozioni di protagonisti e personaggi vari, nonché di accompagnare il lettore fra le strade di una Roma misera e ferita, ben lontana dai fasti baldanzosi e arroganti del Ventennio. Ed ecco riemergere da queste pagine di una intensità sconvolgente le macerie ancora fumanti di San Lorenzo o la sfollata desolazione di Pietralata o, ancora, i vicoli ormai condannati del Ghetto; dal baratro affannoso del tempo si leva anche il vocio incessante dei vagoni bestiame con il proprio tragico carico umano, in attesa di partenza dalla stazione Tiburtina. E poi la miseria più nera, la fame, sprazzi di lotta partigiana, mentre la Storia prosegue indifferente il suo cammino e la carne da macello continua a essere immolata sull'altare blasfemo della guerra.
Una scrittura magnifica e potente che si fa strepito di fucili e stupore di bambino, canzoni d'anarchia e ninnenanne perdute tra parentesi evanescenti d'infanzia; una scrittura altresì commovente e profonda che si cala nei vernacoli o nel cuore parlante delle bestie di sincera umanità e, con discrezione, s'insinua nella stantìa promiscuità di periferia, così come nei ricordi e nelle speranze deluse, nei pensieri e nei deliri incoscienti, raccontando ritorni e non ritorni da una guerra che, in verità, non finisce mai del tutto perché, per riprendere le parole di Primo Levi, “guerra è sempre”.
Struggenti e destinati a persistere nella memoria i personaggi di Useppe e Ida, meri pulviscoli in quel cielo sterminato di fragili stelle che è il mondo. Travolgente quello di Nino, drammaticamente sfuggente e ombroso quello di Davide. Ogni presenza all'interno dell'intreccio narrativo è ben collocata, nessun incontro sembra essere lasciato al caso, nemmeno quelli di passaggio che spargono “4 parole in tutto d'italiano” e altrettante poche noncuranti gocce di vita. Non ci sono parole con cui riassumere la trama de “La storia”, se non quelle dell'autrice stessa. Un'opera, dunque, da leggere e custodire dolorosamente nel cuore.

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La storia 2015-03-03 20:09:08 bluenote76
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bluenote76 Opinione inserita da bluenote76    03 Marzo, 2015
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STORIA E LETTERATURA

Persone vittime di una guerra che non hanno voluto, chiamati a combattere per ideali che celano invece oscuri obiettivi dei potenti, che muoiono per cause che non conoscono. Vittime di una Guerra che ha distrutto un paese, il nostro paese. In questo quadro di desolazione conosciamo la famiglia protagonista del romanzo. Una famiglia di modeste condizioni che  fin dalle prime pagine commuoverà il lettore. Ida Ramundo, vedova e madre di Nino, subisce a Roma nel 1941 la violenza di un soldato tedesco. Incredibile come un atto così bestiale e ai limiti della comprensione umana generi una prodigiosa creatura innocente, Giuseppe detto Useppe. Sarà proprio l’innocenza infantile di questo bambino, il suo modo tenero di vedere la realtà, i suoi giochi e le sue risate su uno sfondo di morte, a dare uno spessore maggiore a questo romanzo. La famiglia subirà tutte le traversie della Grande Guerra, dalla perdita della casa  alla scomoda convivenza con altri sfollati, al disagio che solo coloro che hanno vissuto quei duri anni possono comprendere, un disagio dato dalla perdita di qualsiasi bene. Nino, il figlio maggiore, come la maggior parte dei giovani dell’epoca si fa smanioso davanti agli eventi. Il desiderio di crescere in fretta, la voglia di libertà e di indipendenza lo portano prima tra gli schieramenti fascisti, poi la personalità ribelle lo conduce tra i partigiani, e infine il suo coraggio lo rende vittima della polizia. Nino, un giovane come tanti, morto prima di vivere. Il piccolo Useppe invece resta vittima del suo male, l’epilessia. Un bambino che nonostante le circostanze riesce a vivere la sua infanzia come fosse in una bolla di sapone. Elsa Morante con tono distaccato ma non indifferente racconta la storia di questi uomini, la storia degli umili, delle persone che se pur sconfitte sul campo di battaglia sono vincitrici nella vita e quindi nella storia. In un solo libro vengono affrontate tematiche importanti come la guerra, la violenza, il mondo dell’infanzia collocato in un’atmosfera a dir poco magica. L’aspetto realmente affascinante è che tutto ciò che è brutto, la malattia, la morte, la guerra è escluso dalla visione infantile. È come se Useppe non vedesse la realtà che lo circonda. Guarda con gli occhi di un bambino e attraverso una sana fantasia rielabora dentro di sé un mondo fantastico. Così per Elsa Morante l’infanzia diventa non solo “innocenza ignara ma anche vitalità immediata e gioiosa”. Un romanzo che tocca i cuori anche dei più duri e cinici. Un romanzo che emoziona perché all’interno contiene un ingrediente straordinario: la verità storica che si mescola alla letteratura.

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La storia 2014-06-10 21:50:13 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    10 Giugno, 2014
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La storia di Elsa Morante

Quando uscì nel 1974, La storia di Elsa Morante fu un vero caso editoriale. Ne furono inaspettatamente vendute seicentomila copie, eppure, nonostante il grande successo di pubblico, il romanzo suscitò numerosissime critiche.
L’opera copre il periodo che va dal 1941 al 1947 e ogni capitolo è preceduto da un accurato sommario degli eventi storici che lo caratterizzarono.
Il titolo del romanzo fu considerato da alcuni eccessivamente ambizioso e in parte fuorviante. In realtà la Morante, a mio avviso, ha inteso giustamente collegare la condizione del singolo al destino collettivo dell’umanità, dando in questo modo maggiore spessore a ciascun personaggio, conferendogli un carattere di universalità.
La vicenda si snoda intorno a tre personaggi centrali, Ida, Ninuzzo e Useppe, ma si estende ad altre storie parallele, che costituiscono dei brevi romanzi nel romanzo. Questa tecnica delle digressioni dà un certo movimento al racconto, che procede con voluta lentezza. La scrittrice si sofferma su descrizioni minuziose dei particolari dei luoghi e dei personaggi, amplificando così ogni vicenda. Ciò rientra nella tradizione del romanzo inglese e francese del settecento e dell’ottocento.
Ida fa parte del popolo di emarginati che subisce gli eventi senza avere una possibilità di riscatto. La sua figura ricorda la Gervaise dell’Assomoir di Zola o alcuni personaggi di Verga, vittime dell’inevitabile destino che le attende. Ida non si ribella alle disgrazie che la colpiscono. Subisce lo stupro da parte del soldatino tedesco dagli occhi azzurri con passiva rassegnazione, lo ricorderà con un sentimento quasi materno, mai con odio. Da questa unione nascerà Useppe, il suo secondogenito, una creatura fragile e dolce, che avrà alcune persone di riferimento che saranno i suoi miti: il fratello Ninuzzo, l’amico Davide e Scimò. La vita di Ida e Useppe scorrerà negli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra in un perpetuo nomadismo, alla ricerca d’una stabile dimora. I luoghi descritti dalla Morante appaiono quasi come squallide tane fornite di cucce. E’ il degrado che circonda i personaggi, che ne alimenta la vita e la disperazione. Sarà la ricerca di un sogno impossibile che spingerà Nino a partire per la guerra come fascista, a tornare partigiano e finire i suoi giorni come contrabbandiere e ricercato. Un personaggio che ricorda i ragazzi di vita di Pasolini. Eppure Nino è l’eroe di Useppe, è il suo mito. E quando Useppe scoprirà per la prima volta l’amarezza dell’abbandono con la scomparsa del fratello, l’oggetto della sua ammirazione diventerà Davide. Ma il destino di Useppe è segnato da questi tradimenti, inspiegabili ai suoi occhi. Minato nel fisico dalle frequenti crisi di epilessia, non riuscirà a superare la delusione e il dolore. E ogni crisi giungerà quasi a difesa istintiva da una realtà inaccettabile. Questa la storia nella sua semplicità, ma il messaggio della Morante va oltre. Letto oggi, dopo tanti anni, questo romanzo sembra quasi profetico. Ogni ideologia è qui messa sotto accusa, attraverso le parole di Davide, quando si lascia andare ad un monologo d’un realismo agghiacciante, che rimane tuttavia inascoltato, perché in fondo, finita la guerra, a nessuno interessa più discutere su cosa sia giusto o ingiusto, a nessuno interessa più sapere se il potere sia sempre stato repressivo e tirannico e abbia cambiato solo unicamente nome e facciata. E’ il discorso dell’anarchico Davide, un discorso d’un’onestà intellettuale sorprendente, che cancella ogni illusione. Ed è in questo discorso che Davide, il pacifista che odia la violenza, confessa d’avere brutalmente assassinato un tedesco e di essersi con quel gesto identificato con lo stesso odiato aguzzino tiranno. Qui il discorso sembra allargarsi alla figura dell’ebreo del dopoguerra che si trasforma da vittima in carnefice.
Nel mondo descritto dalla Morante non c’è posto per la speranza. La rinuncia di Ida alla ragione è l’ultimo atto della sua vita. Sopravvissuta alla povertà materiale, non può sopravvivere alla povertà dell’anima e dei sentimenti. In questa prospettiva il suo dolore non rimane limitato alla sfera individuale, ma diviene il dolore di tutta l’umanità tradita e ingannata.

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La storia 2014-01-31 21:03:44 clau---
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Opinione inserita da clau---    31 Gennaio, 2014

Noioso.

Ho iniziato a leggere questo libro perché cercavo qualcosa di attinente alla storia del Novecento, per rendere più "fruttuoso" il mio studio universitario, ma penso di aver proprio scelto male.
La trama è interessante, la scrittura molto scorrevole..e per questi motivi son riuscita a leggere più di metà libro ( in tutto sono circa 600 pagine), ma adesso mi sono arresa! Mi dispiace dirlo ma è un potenziale sprecato, poteva essere un libro piacevole e istruttivo, e invece è troooppo lento! prosegue narrando anno per anno senza lasciarti appassionare alla vicenda, non è avvincente e non è proprio il genere di libro da cui non riesci a staccarti.
Mi dispiace perché è il primo libro che provo della Morante, e spero di ricredermi su di lei.

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La storia 2012-02-29 16:22:51 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    29 Febbraio, 2012
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Straziante e coinvolgente affresco storico

Una straordinaria Elsa Morante ci regala uno straziante e coinvolgente affresco storico visto con gli occhi umili e impotenti di chi da sempre è costretto a subire le decisioni ciniche e spesso insensate di chi detiene il potere. Ambientato a Roma negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale questo bellissimo romanzo narra le vicende di Ida Ramundo vedova Mancuso, una modesta insegnante, di madre ebrea, che lotta per la sopravvivenza sua ma soprattutto dei suoi figli Ninnuzzo e Useppe. L' autrice racconta le difficoltà quotidiane che questa donna incontra per dar da mangiare alle sue creature, privandosi spesso essa stessa del cibo, in un paese dove i viveri scarseggiano e quel poco che c'è si compra a peso d' oro, le paure che la attanagliano dopo l' emanazione delle leggi razziali, la preoccupazione per l' incolumità del birbante Ninnuzzo, partito per la guerra come camicia nera e ritornato partigiano e di Useppe, così piccolo e indifeso in un mondo pieno di violenza. A loro si affiancano la fedele Bella, angelo custode di Useppe, l' oste Remo, leale compagno di Nino, il clan dei Mille, numerosissima e simpatica famiglia napoletana di sfollati, il saggio e coraggioso Eppetondo e l' anarchico Carlo Piotr Davide. Tutti personaggi affascinanti e ben delineati dall' autrice, ognuno dei quali affronta la vita e le difficoltà a suo modo. Su tutti però spicca Useppe, uno dei personaggi più belli della letteratura italiana, bimbo dolcissimo cresciuto in fretta senza vizi ne pretese e con una sensibilità fuori dal comune, di cui è impossibile non innamorarsi. Elsa Morante riesce nel difficile compito di trattare temi delicati senza sfociare in facile demagogia e ovvia retorica come spesso avviene quando si parla del periodo in questione, dando invece una versione dei fatti nuda e cruda senza comunque trascurare lo stile che risulta invece gradevole e scorrevole; le varie espressioni dialettali e le pronunce infantili di Useppe inoltre avvicinano ulteriormente il lettore ai vari protagonisti e rendono ancora più realistica l’ atmosfera. Questa storia è una ferma condanna a qualsiasi tipo di regime totalitario, non solo il nazifascismo. Attraverso la disillusione di Ninnuzzo e la rabbia di Davide Elsa Morante infatti bacchetta anche chi come l’ Urss ha tradito le speranze di riscatto di tanta povera gente trasformando il sogno e il progetto di una rivoluzione proletaria in una dittatura violenta e in pratica capitalista lontana dagli ideali per cui è nata e sfoga la sua delusione nei confronti di chi ha miseramente fallito sprecando l’ opportunità di costruire un mondo migliore una volta finito il conflitto. Invece è semplicemente stata sostituita un tipo di dittatura con un’ altra: quella della borghesia, del capitalismo e del consumismo che non meno delle altre tende a soggiogare e schiacciare i più poveri e i più deboli.

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