Narrativa italiana Romanzi Le perfezioni
 

Le perfezioni Le perfezioni

Le perfezioni

Letteratura italiana

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Tutti vorrebbero la vita di Anna e Tom. Un lavoro creativo senza troppi vincoli; un appartamento a Berlino luminoso e pieno di piante; una passione per il cibo e la politica progressista; una relazione aperta alla sperimentazione sessuale, alle serate che finiscono la mattina tardi. Una quotidianità limpida e seducente come una timeline di fotografie scattate con cura. Ma fuori campo cresce un'insoddisfazione profonda quanto difficile da mettere a fuoco. Il lavoro diventa ripetitivo. Gli amici tornano in patria. Il tentativo di impegno politico si spegne in uno slancio generico. Gli anni passano. E in quella vita così simile a un'immagine – perfetta nel colore e nella composizione, ma piatta, limitata – Anna e Tom si sentono in trappola, tormentati dal bisogno di trovare qualcosa di più vero. Ma esiste? Vincenzo Latronico torna alla narrativa con una storia lucida e amara di sogni e disillusioni, una parabola sulle nostre vite assediate dalle immagini dei social media e sulla ricerca di un'autenticità sempre più fragile e rara.



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Le perfezioni 2022-09-20 21:21:41 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    20 Settembre, 2022
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Le (im)perfezioni del nostro tempo

«La luce del sole si riversa nella stanza dal bovindo, tinge di smeraldo le foglie traforate di una monstera tropicale vasta come una nube, va a riflettersi sul pavimento a doghe larghe del colore del miele. Gli steli sfiorano appena lo schienale di una poltroncina di taglio scandinavo, su cui è poggiata una rivista aperta col dorso verso l’alto. Il verde smagliante della pianta, il rosso della copertina, il petrolio dell’imbottitura e l’ocra chiaro del pavimento risaltano contro il bianco polveroso delle pareti, richiamato da un angolo di tappeto chiaro che svanisce nei margini dell’immagine.»

Vincenzo Latronico si ripropone ai lettori con un quarto romanzo con tanti spunti di riflessione e “cose da dire”, uno scritto che non stupisce del suo successo tanto in ambito di premi letterari – si veda la selezione al Premio 48° letterario internazionale Mondello – e non solo. Latronico parla di Berlino, parla di oggetti, parla di figure, parla di crescita, parla del non essere più ventenni ma di risvegliarsi trentenni e decenni di ancora e ancora, parla di coppia e di immagini. Delle immagini che osserviamo quando rivolgiamo il nostro sguardo al mondo esterno, parla di immagini riferite a noi stessi e cioè all’immagine del sé che ciascuno vuol trasmettere agli altri in tanti modi. Se un tempo Pirandello ci parlava di maschere indossate dai suoi “Sei personaggi in cerca d’autore”, oggi Latronico ci parla delle maschere indossate per mezzo dei social network e di quella storia che si muove e snoda in quella che è la nostra quotidianità. Una quotidianità fatta di consumi, di autocompiacimento, di freddezza. Una freddezza che non si trova soltanto nei personaggi e nelle vicende ma anche nel narrato e nello specifico nello stile narrativo adottato che è distante, distaccato, volontariamente freddo ed intimistico esattamente come lo scritto.

«Sfioravano la soglia senza mai attraversarla per due volte, tre; poi si ritrovavano in coda al guardaroba per riprendere i cappotti. Erano stanchi e puzzavano ma il senso di disagio si sublimava non appena mettevano piede nell’aria fresca della strada. Tornavano a casa in taxi o a piedi nella luce grigia del primo mattino, tenendosi per mano, esaltati, uniti. In realtà erano sollevati di non aver fatto nulla che li costringesse a un controllo delle malattie veneree, di non aver accettato le bottigliette d’acqua e le bustine e le fiale. Una volta a letto l’eccitazione si si disserrava in una mollezza intenerita. Si stringevano a cucchiaio sotto le coperte, sincronizzando il respiro sulle pulsazioni dell’altro, e sentivano che quella vicinanza era più intima e appagante di qualunque sex party. Al mattino quel pensiero gli sembrava patetico.»

Se da un lato “Le perfezioni” è un romanzo, dall’altro è quasi un saggio che parte da un omaggio a Perec che si somma alla volontà di adottare uno stile ricercato, talvolta anche troppo compiaciuto ed autoreferenziale.
Ma “Le perfezioni” parla del nostro tempo, del nostro vivere. Sono parole che ricompongono il puzzle della nostra contemporaneità e che lo fanno rendendo i social parte integrante e attiva perché questi, in primis, sono parti attive della nostra quotidianità. Non sono né controfigure né sceneggiature. Ad essere narrata è ancora la crisi esistenziale di una coppia e cioè quella crisi che di solito è vissuta singolarmente ma che qui è vissuta in un binomio per mezzo di Anna e Tom e quella pena, affetto, comprensione ed empatia che per loro e verso di loro aleggia.
Un libro che tratta anche di cambi generazionali, età che si susseguono, disillusioni e illusioni, di mancanze. Di vuoti. Di insoddisfazione. Di denaro perché questo sembra essere l’unica vera ambizione del presente di questa epoca del consumismo e della frivolezza. Di politica. È la storia di una generazione fortunata e sfortunata al tempo stesso. Ma esistono davvero le perfezioni? Esiste la perfezione? È davvero raggiungibile? Un romanzo che divide. O si ama, o si odia e questo anche e soprattutto per la scelta stilistica che pone un distacco voluto e volontario dal lettore e che per questo incide in maniera determinante.

«È tutto davvero perfetto, dirà la story a corredo. È proprio come nelle immagini.»

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