Narrativa italiana Romanzi Le rughe del sorriso
 

Le rughe del sorriso Le rughe del sorriso

Le rughe del sorriso

Letteratura italiana

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Sahra si muove nel mondo con eleganza e fierezza ed è accesa, sotto il velo, da un sorriso enigmatico, luminoso. È una giovane somala che vive con la cognata Faaduma e la nipotina Maryan nel centro di seconda accoglienza di un paese in Calabria. Finché un giorno sparisce, lasciando tutti sgomenti e increduli. A mettersi sulle sue tracce, “come un investigatore innamorato”, è il suo insegnante di italiano, Antonio Cerasa, che mentre la cerca ne ricostruisce la storia segreta e avvincente, drammatica e attualissima: da un villaggio di orfani alla violenza di Mogadiscio, dall’inferno del deserto e delle carceri libiche fino all’accoglienza in Calabria. Anche quando tutti, amici compresi, sembrano voltargli le spalle, Antonio continua con una determinazione incrollabile la sua ricerca di Sahra e di Hassan, il fratello di lei, geologo misteriosamente scomparso. Dopo aver raccontato l’emigrazione italiana in Europa e nel mondo, Carmine Abate affronta di petto la drammatica migrazione dall’Africa verso l’Italia e lo fa con un romanzo corale e potente. Sahra, la giovane somala che anima il romanzo con la sua presenza (non meno che con la sua assenza), è un personaggio memorabile, destinato a rimanere definitivamente nella galleria dei grandi personaggi letterari femminili. Con naturalezza e autorevolezza, come accade solo con i grandi scrittori, Carmine Abate sa portarci nel cuore della Storia dei nostri giorni, là dove si decide il destino di tutti.

Recensione della Redazione QLibri

 
Le rughe del sorriso 2018-10-20 16:51:36 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    20 Ottobre, 2018
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La giovane somala Sahra

Le rughe del sorriso di Carmine Abate è il titolo del suo ultimo, sentimentale e toccante, libro. Racconta, con metodo e disincanto, una storia dei giorni nostri, di grande attualità. Una storia scritta che incanta e stupisce, con drammatica consapevolezza, che conduce il lettore all’interno di uno dei problemi più discussi e complessi del tempo: l’immigrazione dell’Africa verso l’Italia.
L’autore racconta, infatti, la storia di Sahra, una giovane somala che con la cognata Faaduma e la nipotina, vivono all’interno di un centro di accoglienza in Calabria. A narrare di loro è il giovane insegnante d’italiano, Antonio Cerasa, che in quel centro vi lavora. Sahra è:
“Sahra era di una bellezza speciale, a incignare dall’occhi e dalla bocca che appena li quadravi ti fulminavano in un sorriso lampante, zuccherino come un fico nivurello. Per non parlare della restante nascosta sotto la veste larga e colorata, che ti metteva allegritudine quando la miravi. (…) No, non lo sapevamo che Sahra era studiata , non si dava tante arie, sembrava una di noi, solo più nivura, più alta e più bella.”
E’ una giovane di rara bellezza, di grande fascino, elegante ed educata. Il suo sorriso è:
“no, non era un sorriso di compiacimento. A volte sorrideva solo con la bocca, mostrando i denti bianchi e forti, una sensualità inconsapevole che attizzava la voglia di baciarla, mentre i suoi occhi non cambiavano espressione, inseguivano traiettorie enigmatiche, che nessuno di noi poteva intercettare perché nessuno aveva vissuto il suo dolore.”
Finchè un giorno scompare nel nulla. E’ un mistero che addolora, di cui nessuno si capacita, ma lei:
“della sua vita non amava parlare con nessuno. Alle mie domande rispondeva gentile ma in maniera sintetica o evasiva, cosicchè di lei conoscevo poche storie frammentarie, per giunta sfocate. I suoi segreti se li teneva annodati dentro un fazzoletto di cotone e in fondo alle pupille nere nere, scintillanti.”
Non resta che al giovane insegnante, segretamente innamorato di lei, di ricostruire la sua storia, la sua vita, i suoi dolori. Non sarà sempre facile: si parte dal villaggio somale di Ayuub a Mogadiscio, per passare nell’inferno delle carceri libanesi, passando poi per il Trentino e giungere in Calabria. Sarà così che questa assenza si tramuterà in presenza lieve e costante, eterea, nella vita del giovane, fino alla sua naturale conclusione.
Un libro scritto con una prosa precisa ed attenta, poetica che incanta. Bellissime le pagine, ad esempio, dedicate alla narrazione di quando Sahra vede per la prima volta la neve in Trentino:
“L’unica cosa che non poteva immaginare, pur avendola vista in decine di foto, fu la neve, la sua magia, piccole piume che cadevano dal cielo, e formavano un manto bianco luccicante di cristalli, soffocando ogni rumore. (…) I fiocchi di neve le sciamavano attorno come miriadi di piccole farfalle bianche, poi le si posavano sena peso sulla faccia, sul velo, sulle mani.”
A fare da contraltare a tanta magia le pagine in cui l’autore descrive la situazione immigrati, la piaga del caporalato:
“ragionavano coi paraocchi, sulla base dei pregiudizi, per sentito dire. (…) I migranti ci ricordavano troppo chi eravamo fino a ieri e molti lo volevano dimenticare, prendendosela con persone senza alcuna colpa, se non quella di avere un destino peggiore del nostro.
Migliaia di braccianti stranieri vivevano ancora ammassati in dormitori di fortuna, una parte di loro per tutto l’anno, circondati da cumuli di spazzatura, sfruttati di giorno da padroni, caporali e capineri. “
Un libro toccante e sentimentale, che non giudica mai, che guarda con disincanto ad un problema difficile ed ostico, privo di artefici ideologici, moralismi e quant’altro. Lasciando una finestra aperta sulla bellezza del vivere quotidiano poiché:
“tutte le verità di questa storia, di cui ancora ignoravo il finale, tutte le sofferenze e le gioie dei protagonisti, il loro passato e il sogno del futuro, persino la crudeltà dei nostri mondi, parevano custoditi nelle rughe del sorriso di Sahra, come in uno scrigno segreto. “.

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