Narrativa italiana Romanzi Se chiudo gli occhi
 

Se chiudo gli occhi Se chiudo gli occhi

Se chiudo gli occhi

Letteratura italiana

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Viola nella vita ha imparato molto bene a nascondersi. Un impiego ben lontano dalle sue passioni di bambina, un bravo ragazzo come marito, con cui però, forse, l’amore non c’è mai stato. Poi un giorno si fa largo tra la folla del centro commerciale un uomo alto e dinoccolato, ancora bello nonostante l’età: è suo padre, l’artista famoso, l’eterno bambino. È tornato, è venuto a cercarla per proporle un viaggio nella loro terra d’origine e per dirle qualcosa di molto importante. Ma come fidarsi un’altra volta dell’uomo 
che l’ha abbandonata? La tentazione però è troppo forte e Viola accetta. L’inaspettata sincerità di quell’uomo disarmato inizia a far breccia nelle difese di Viola e quando insieme arrivano alle pendici dei Sibillini, dove è custodito un antico segreto, una nuova forza la travolgerà: la forza dell’amore, che Viola non ha mai conosciuto, della verità, del perdono.



Recensione della Redazione QLibri

 
Se chiudo gli occhi 2014-11-05 15:00:48 SARY
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SARY Opinione inserita da SARY    05 Novembre, 2014
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Magia

Fra i monti Sibillini, in territorio marchigiano, magia, folklore, verità, saggezza si fondono creando un’atmosfera mitologica e speciale, si respira un’aria carica di storia e sapienza primordiale da inspirare a pieni polmoni per carpire, assorbire e lasciar sedimentare dentro di sé la preziosa conoscenza universale.
Arroccato sul monte, un paesino vive e sopravvive a ritmo della natura. Lentezza intesa come consapevolezza del momento in atto, silenzio rivolto alla riflessione ordinata, ascolto mirato alla comprensione. Poche anime popolano le viuzze, poche scarpe calpestano il selciato, le panchine cariche di neve non sono invitanti, eppure, abbandonata la ritrosia iniziale verso volti rugosi e tradizioni sconosciute, si varca la soglia dell’alternativa al cieco vivere, all’esistenza ricca di beni materiali che nulla portano e nulla ottengono.
Strani racconti ulula il vento, orecchie vergini potrebbero afferrare parole vere, immagini paranormali agli animi inquinati fanno scuotere il capo e passare oltre. Il sangue non mente, ciò che scorre dagli inizi dei tempi non si ferma, si modifica e va avanti per la propria strada, perché così deve essere. Viola, la protagonista, non potrà farne a meno. Lottare è inutile, accettare e coltivare il dono con senso di appartenenza è l’unica soluzione. Grazie al padre artista, viene passato il testimone e le ferite di una vita che non è stata clemente con nessuno, dove l’amore è stato sacrificato, sia quello passionale che quello familiare, saranno finalmente rimarginate.
Bello, intenso, ricco di riflessioni, mi è piaciuto l’intreccio tra magia, mitologia e umanità. Dietro a tutto questo c’è una storia di incomprensioni familiari, una figlia cresciuta all’ombra della notorietà del padre, allevata da una madre rancorosa e disillusa, una ragazza insicura che non si sente all’altezza della figura paterna, un senso di inferiorità che si trascina appresso in ogni campo della propria vita.
Il tutto è scritto benissimo, una penna matura, poetica, restando in tema di magia, direi mani di fata.
Concludendo, ne consiglio la lettura, un romanzo sul perdono, sull’accettazione, sull’essenza delle cose, sull’essere madre, moglie, figlia, ma prima di tutto sull’essere sé stessi.

“Mamma dice che non cambierai mai. - Tua madre vorrebbe potermi modellare, come io faccio con le mie sculture. - E perché non provi a lasciarglielo fare? - Perché un’opera non si cambia, Viola. Tutt’al più si rivela nel tempo”.

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Se chiudo gli occhi 2022-06-08 10:52:58 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    08 Giugno, 2022
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In viaggio con il padre

Quest’autrice ha la capacità di raccontare varie forme di amore familiare in un modo veramente speciale, che ti tocca dentro corde nascoste, facendole vibrare ed emozionandoti. La protagonista di questa storia è una giovane donna che riscopre il rapporto con il padre grazie ad un viaggio anomalo che lui le propone. Il tutto parte con scambi polemici, con un retrogusto amaro, che lasciano intendere il rapporto difficile o meglio, il non rapporto, che ha lasciato ferite in entrambi. Poi la vicinanza scioglie. Si riaccendono interruttori spenti da tempo. Si ascolta e ci si racconta. Ci si apre. Ci si capisce. Si ricompone un puzzle che sembrava impazzito o senza senso. Si impara che l’amore è anche il dolore delle rivelazioni, la forza dell’accoglienza. Il tutto era partito con due bolle di vetro che non erano quasi neanche capaci di sfiorarsi. Il cerchio si chiude con la comprensione piena, con tante risposte a tante domande irrisolte e con una frattura che però è stata riempita d’oro, come sono abituati a fare in Giappone, che ha valorizzato il rapporto e gli ha ridato nuova vita e nuovo senso. Senza dimenticare il passato. La storia è molto toccante. Lo stile è splendido. L’emozione è vibrante.

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Se chiudo gli occhi 2016-06-24 18:45:12 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    24 Giugno, 2016
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Perdono

Viola. Un’istantanea della tua vita restituirebbe un’immagine opaca e sbiadita. Un lavoro di ripiego, per sbarcare il lunario. Un matrimonio ormai svuotato di sentimenti, per dare a tua figlia un padre comunque affidabile e presente. Un maglione informe e dai colori tristi, per nasconderti allo sguardo dello specchio e della gente. La trasparenza di oggi trova radici in un passato di attese e delusioni, nella tradita fiducia in un padre simbolo proprio di quell’esuberanza artistica e di quel pizzico di follia cui ora sembri aver rinunciato.

Cresci affascinata da questo genitore che scolpisce la fantasia nel gesso e racconta storie bellissime, intrise di mitologia e immaginazione. Credi di avere una vita da plasmare e un futuro tutto da inventare. Invece le giornate passate ad aspettare una telefonata che non arriva, a piangere l’assenza in ogni avvenimento importante, a chiederti perché tuo padre sembra averti dimenticato, ti cambiano. Ti fanno credere di non meritare l’amore della passione, la luce del colore, l’aria frizzante respirata a pieni polmoni, e ti trinceri dietro una vita solida e sicura, di rancori inghiottiti e speranze apparentemente dimenticate.

Ma un giorno proprio quel genitore, da cui ti difendi ormai da anni con una cortina di acredine e risentimento, si presenta a te e ti chiede di accompagnarlo in un viaggio nelle Marche alla scoperta della propria terra, alla ricerca di radici del passato e forse di risposte del presente. Non è facile comunicare attraverso l’orgoglio, le recriminazioni e i rancori ormai sedimentati, ma questo viaggio rappresenta la prima e forse l’ultima occasione per ascoltare la storia e i sentimenti non di un padre o di un famoso artista, ma di un uomo. Un uomo che ha amato, ha sofferto, ha sbagliato. E allora i monti Sibillini, con i loro antichi segreti e i loro leggendari poteri magici diventano simbolo, come le Sibille guaritrici di cui portano il nome, di una forza salvifica capace di purificare il cuore e ridare luce e speranza alla vita.

La penna di Simona Sparaco è morbida e avvolgente come la natura che ci presenta, natura primitiva e serena, natura di riflessione e riconciliazione. Con se stessi, con la propria storia, con i propri errori. Nessuno può salvarsi dalle ferite, e forse si può guarire da una vita in cui non ci si riconosce più solo trovando il coraggio di “lasciarla cadere, per poi raccoglierne i pezzi e ricomporla”. Solo chiudendo gli occhi è possibile ricominciare a sognare e immaginare, prestare nuovamente ascolto a noi stessi, a quei vuoti dentro di noi che sembrano incolmabili ma che forse, a occhi chiusi, possono essere anche riempiti. Con l’amore, il perdono e, soprattutto, l’accettazione dei limiti, nostri e di chi amiamo.

“Credi solo in quello che vedi. Il fatto che tu sia l’unica persona a vederlo non vuol dire che non esista”.

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Se chiudo gli occhi 2015-08-06 08:04:21 fraghi88
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fraghi88 Opinione inserita da fraghi88    06 Agosto, 2015
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Un romanzo sospeso fra anima e cuore

RECENSIONE

Un romanzo che resta vibrante nel profondo del cuore scuotendo le corde dell'anima.
Una dolce e saggia brezza di vita che sfiora solo per pochi attimi il contorno del mondo odierno per catapultare il lettore in una sorta di magia antica e misteriosa.
La storia di Viola, una ragazza ormai donna, madre di una bambina di quattro anni, Cristina, e moglie di Paolo, l'uomo che forse non crede più di amare come un tempo.
Fra le tante incertezze della sua vita ed un' inquieta disperazione esistenziale, continua a lavorare in un negozio di fotografia, anche se un tempo i suoi sogni erano altri: sfruttare la sua laurea in Lettere per diventare una scrittrice.
Ma tutto sembra quasi dimenticato, e Viola non si riconosce affatto in quella che era un tempo, quando all'improvviso un giorno la figura di un uomo compare nel negozio in cui lavora e quel volto riaccende la forza di un passato, il quale in fondo non si è mai spento.
Non si è mai dimenticata di quell'uomo, neanche per un istante. Quel suo papà così strano e ambiguo, ma che da bambina le ha regalato tante storie così belle e preziose, prima di addormentarsi.
Forse, egli rispecchia, senza che lei voglia ammetterlo, quella piccola grande parte di se stessa, che un tempo ha chiuso a chiave insieme a tutti i suoi sogni.
Suo padre, Oliviero, un famoso artista e scultore, quella figura maschile che la affascinava e al contempo la faceva così tanto arrabbiare per essere scomparsa così inaspettatamente dalla sua vita.
La figura di un genitore, che non è mai stato presente, neanche alla nascita della sua bambina, ora si ripresenta di fronte a lei cercando una sorta di inspiegabile aiuto ed esprimendo il desiderio di voler raccontare a sua figlia ciò che non le ha mai detto.
Già, perché c'è una grande parte della sua vita di cui Viola non conosce i perché e attraverso questo lungo viaggio che li riporterà insieme nei luoghi, dove l'uomo è nato e vissuto da piccolo, entrambi grazie a grandi silenzi pervasi da parole inaspettate, reazioni incomprese, persone del passato e un affetto rimasto per troppo tempo trattenuto: impareranno a comprendersi a vicenda senza riuscire a serbare più quell'inutile rancore che il sapore dell'assenza lascia dietro di sé come una scia.
Ed ecco che appare il mistico e antico luogo delle Marche, una regione italiana tutta da scoprire nel suo misterioso e impervio territorio, dove le sovrane vette dei Sibillini lasceranno un'impronta indelebile nella vita di Viola.
Lì grazie al padre conoscerà tante piccole grandi verità che l'aiuteranno a fare pace anche con se stessa, ma verrà a conoscenza anche dell'esistenza della storia di Oliviero, che in quei posti, non sembra più l'egoista artista come l'aveva sempre dipinto, ma appare soprattutto come un normale uomo comune in preda all'ansia per i suoi precedenti errori e alla sua disperazione per l'unico e vero amore della sua vita, Pauline.
Viola attraverso quei racconti si sentirà molto vicina alla figura di questa donna, grande amore di suo padre e di cui lei stessa non sapeva nulla, ma imparerà a conoscere anche le figure di Clara, la nonna mai realmente conosciuta, Antina, nonna di Oliviero e Nora, un'amica insostituibile agli occhi dell'uomo.
Una donna dai poteri antichi delle Sibille, coloro che possono entrare in contatto con le persone 'invisibili', come Pauline adesso e Clara in passato.
Sì, 'invisibili', perché il loro corpo è ancora sulla Terra fra i vivi, ma la mente se ne è andata, persa ormai in un'altra dimensione.
Viola dovrà aiutare suo padre a dare un ultimo saluto a Pauline, rendendo così la figlia partecipe finalmente della sua vita e del suo dolore, quasi come se così facendo potesse per un attimo cancellare il peso della sua assenza nella vita di lei.
Uno stile scorrevole, poetico, sfumato da una sensibilità e profondità innate.
Una scrittrice italiana che sicuramente resterà nella storia per averci fatto capire quanto sia importante nella scrittura non la quantità delle cose narrate, ma la qualità di esse.
In questa trama ci sono cuore e anima ed è questo che dovrebbe riuscire a fare un vero scrittore.
Consiglio questa lettura a chi ama leggere una storia familiare interrotta, riuscendo a commuoversi e a darsi finalmente risposte impensabili.


Francesca Ghiribelli

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Consigliato a chi ha letto...
Consigliato a chi ama le storie profonde ed evocative.
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Se chiudo gli occhi 2015-04-13 09:19:16 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    13 Aprile, 2015
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Eikasia. Si non sedes is.

Tra i monti Sibillini è ambientata la storia che vede protagonista Viola, una giovane donna madre della piccola Cristina di anni 4 e sposata con Paolo, un uomo così distante e diverso da lei con cui ormai non ha più niente in comune. E se c'è una cosa che questa ha imparato dalla vita è nascondersi in abiti di tre taglie più grandi nello scudo di un lavoro insoddisfacente a cui non può rinunciare perché unica fonte di sostentamento per la sua famiglia; Paolo infatti, commercialista, ha risentito particolarmente della crisi, il loro conto è in rosso ed i debiti non mancano.
Ed è nello scorrere di questa routine che un incontro inaspettato si fa spazio nella sua esistenza: quel padre di cui tanto ha cercato l'attenzione e l'accettazione si è ripresentato alla sua “porta” con la più anonima delle richieste; accompagnarlo in un viaggio di non si sa alla ricerca di chi, di cosa, nel tanto meno del dove.
E' qui che lo scenario di cemento di Roma lascia il posto alla magia, al folklore, alla verità, alla saggezza, alla natura, alla riscoperta di sé e alla riconsolidazione e al perdono di un rapporto che si credeva ormai perduto, sfiorito e disilluso. Mitologia e sapienza sono gli odori che si assaporano nel territorio marchigiano, un luogo dove l'essenziale si afferma con prepotenza sulle futilità, sul lettore che pian piano riscopre tra le mura di un modesto villaggio di montagna e tra fotografie di vette che sono riuscite a catturare la luce, i piaceri della semplicità, del bello nel minimo, dello splendore nelle piccole cose. E quella solitudine dettata dalla realtà di provincia, delineata da quelle poche anime che animano le casupole si tramuta da anomalia in desiderio da non temere, bensì da ricercare, da custodire, da coltivare.
E' un viaggio inaspettato per Viola che si riscopre in un senso di appartenenza che credeva di non avere, che finisce col conoscere per la prima volta l'artista Oliviero De Angeli. Per tutti i suoi giorni non ha desiderato altro che far parte della sua vita, essere e non soltanto esistere per lui, capirlo e conoscerlo, afferrarlo da quel suo essere sfuggente, silenzioso, inafferrabile senza mai riuscirvi.
Simona Sparaco ci narra una storia di riscoperta di sé stessi ma anche di affetti familiari, di incomprensioni, di una figlia cresciuta in due solitudini, quella dettata da un padre irraggiungibile e di cui non si è mai sentita all’altezza, adeguata e quella determinata da una madre dispotica, infelice ed insoddisfatta. E’ anche un invito ad avere il coraggio di riprendere le redini della propria vita quando tutto sembra perduto, di non temere quel vortice che ci ha resi preda ed imprigionati trascinandoci senza fine. Un romanzo scorrevole, intriso di significato e scritto con una penna matura, esaustiva, forbita, poetica con cui l’autrice ci insegna a perdonare, ad accettare, a crescere, a vivere, ad essere semplicemente sé stessi senza aver paura di sé.

«Le vette significano questo per me» mi disse. « Riportare il pensiero alla sorgente. Nutrirmi di bellezza e di silenzio. Per poi scendere a valle e ascoltare le musiche dei popoli che ho conosciuto. Perché il silenzio richiama il rumore.» [.. ]« Non è il sacrificio che eleva lo spirito, è l’equilibrio con ciò che ti circonda. Il segreto è riuscire a sentirsi liberi in ogni condizione».

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