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Grandi speranze Grandi speranze

Grandi speranze

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Pip vive in un piccolo villaggio alla foce del Tamigi. La sua infanzia viene sconvolta dall’irruzione di due adulti: il criminale Magwitch e la bizzarra e ricca Miss Havisham. Esaltato a “grandi speranze” dalla ricchezza che la vecchia signora sembra destinargli, il giovane rompe i legami d’affetto con il villaggio per recarsi a Londra, fatalmente attratto dalla city borghese e dalle propaggini più inquietanti della città: il kafkiano mondo legale delle Inns of Court, le carceri di Newgate e le limacciose sponde del Tamigi. Narratore e protagonista, Pip ripercorre in queste pagine, con voce meditativa, ma vibrante di humour e di passione, il suo cammino di conoscenza e disillusione, facendo i conti con la propria protratta cecità di fronte ai casi della vita.

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Grandi speranze 2019-05-09 12:44:28 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    09 Mag, 2019
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Questa sera a LIVE: Cosa trova Pip in Estella?

“Grandi speranze” è uno tra i romanzi maggiormente noti del prolifico autore britannico. Come molte opere dickensiane, si configura come un romanzo di formazione sul personaggio di un giovane orfano che approda nella metropoli londinese sperando in un'ascesa sociale.
La narrazione di focalizza quindi sulla vita ricca di inattese speranze e, al contempo, grandi sofferenze, di Philip Pirrip da tutti chiamato Pip. Il suo personaggio ricalca inizialmente uno schema caratteristico di Dickens, essendo appunto un orfano di umili origini che gli adulti trattano sempre con modi bruschi, arrivando sovente a vera e propria violenza fisica.

«Ero sempre stato trattato come se avessi insistito per nascere, in opposizione ai dettami della ragione, della religione e della morale, e contro gli argomenti più dissuasivi dei miei amici.»

A differenza di Oliver Twist ci troviamo però di fronte ad un protagonista maggiormente complesso, che lascia ben presto l'innocenza e la genuinità dell'infanzia per evolversi in una persona non certo integerrima ma sfaccettata e realistica.
Pip vive inizialmente con la sorella e il marito di questa, Joe, fabbro nel loro piccolo villaggio. L'esistenza del ragazzino sembra già segnata: diventerà apprendista del cognato, poi forse suo socio e sposerà una ragazza del paese; delle grandi speranze giungono però a variare il corso di un'altrimenti placida esistenza. Prima c'è l'invito a presentarsi presso la dimora di Miss Havisham, ricca possidente della zona in cerca in una sorta di valletto per assisterla e giocare con la sua figlia adottiva, Estella. Successivamente, Pip sarà nominato protetto di un misterioso benefattore che lo fa giungere a Londra, dove dovrà studiare per diventare un perfetto gentiluomo.
Questi eventi traviano il carattere e l'indole di Pip, facendogli desiderare di migliorare sia nell'aspetto sia nella condizione della sua famiglia, che ora gli appare mortalmente inadeguata, specie in confronto con la superbia della bella Estella.

«-Invece [...] guarda come mi ritrovo. Insoddisfatto e irrequieto e... che mi importerebbe di essere rozzo e ordinario, se nessuno me lo avesse detto.»

Dopo anni di vita infruttuosa e dissoluta, l'incontro con il suo mecenate e le avventure e le scoperte che ne conseguono avviano nel protagonista un lento processo di rinnovamento interiore: consapevole ora dei propri sbagli, Pip può finalmente riportare la sua vita sul binario della rettitudine, riscoprendo il valore delle amicizie sincere.
Accanto ad un protagonista tanto caratterizzato, si potrebbe pensare che i personaggi secondari spariscano; l'abilità maggiore di Dickens sta invece nel delineare degli eccellenti comprimari, specie quelli con una natura più controversa e borderline. Tra tutti spicca certamente la figura quasi spettrale di Miss Havisham, responsabile della sua stessa clausura in una villa ormai decadente

«Fu allora che iniziai a capire che ogni cosa in quella stanza si era fermata, come l'orologio e la pendola, molto tempo prima. Notai che Miss Havisham rimetteva il gioiello esattamente nel punto da cui lo aveva preso.»

e circondata da parenti bramosi soltanto di appropriarsi della sua eredità. La grande colpa della donna è però l'aver voluto allevare Estella come una sua creazione, una persona privata della capacità di amare ed esprimere i propri sentimenti.

«-Ti sembra di averla [Estella] persa?
C'era una gioia tanto maligna nel modo in cui pronunciò queste ultime parole, e poi scoppiò in una risata tanto sgradevole, che non seppi cosa dire.»

Altro personaggio decisamente ambiguo, ma dall'innegabile fascino per l'abilità con cui esercita l'altrettanto ambigua professione di avvocato, è Jaggers. Per il giusto compenso non c'è nulla che sia restio a fare, come ben si capisce in questo scambio di battute con un uomo che deve fornirgli un testimone di comodo:

«-Che cosa è disposto a giurare?
-Be', signor Jaggers-, disse Mike pulendosi il naso, stavolta col cappello di pelo; -in generale, qualsiasi cosa.»

la sua caratterizzazione si dimostra però più articolata verso il finale, dove riusciamo a vedere un suo lato più umano e capace di provare una genuina empatia, senza perdere comunque la sua natura pratica.
Tra i miei preferiti posso annoverare anche alcuni personaggi positivi, soprattutto l'amabile Joe, colpevole di avermi fatto versare parecchie lacrime, e l'intraprendete Herbert, che in un primo momento il protagonista valuta come persona mediocre

«Da tutto il suo [di Herbert] aspetto, in generale, emanava un senso di meravigliosa fiducia, e al tempo stesso qualche che mi suggeriva che non sarebbe mai stato un uomo molto ricco o di gran successo. Non so perché fosse così.»

arrivando a fine romanzo ad ammettere che:

«Dovevamo talmente tanto all'allegra prontezza e all'ingegnosità di Herbert, che mi chiedevo spesso come mi fossi formato quella vecchia idea della sua inettitudine, finché un giorno mi illuminò la riflessione che forse l'inettitudine non era mai stata di lui, bensì di me.»

Ovviamente non ho nulla da eccepire sullo stile di Dickens, sempre arguto e ricco di ironia, con cui smaschera le contraddizioni dei suoi personaggi ed, infine, dello stesso narratore.



NB: Libro letto nell'edizione Newton Compton

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Grandi speranze 2016-09-03 09:37:47 the boy who read
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the boy who read Opinione inserita da the boy who read    03 Settembre, 2016
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grandi speranze nell'ancor più grande realtà

Grandi speranze è il libro "capolavoro" di Dickens e proprio per questa sua caratteristica che l ho letto. In questo libro vi dovete dimenticare di tutti gli Oliver Twist, di tutti i David Copperfield... insomma dimenticatevi il Dickens che conoscevate perchè qui ne vedrete all'opera uno totalmente diverso.
Iniziamo con la trama che tratta il percorso di crescita del giovane Pip; difatti il libro è etichettato come romanzo di formazione. Le vicende di Pip si incrociano con svariati personaggi, tutti con caratteristiche diverse e tutti caratterizzati meravigliosamente.
Il personaggio è diverso da tutti i personaggi Dickensiani difatti non é il solito bimbo eroe anzi dove esso è portatore unicamente di virtùin un mondo di vizi; qui invece il protagonista all'inizio è portatore di virtù ma con l'andare avanti della trama esse vengono sostituite con vizi quali il desiderio di arrichirsi, il desiderio di ribalta sociale..... personaggio chiave nella trasformazione del giovane Pip sarà Estella, che a mio dire é il simbolo delle sue speranze. La ragazza in questione è insensibile e spezza tutti i sentimenti di Pip sul nascere e il protagonista proprio per avere qualche speranza con lei decide di diventare un gentiluomo(certo qui verrà anche aiutato dal fato). Questo suo percorso verrà circondato da ambiente al contempo meravigliosi ma ricchi di malinconia.
Lo stile del libro è sublime con alcune similitudini che toccano picchi di stile altissimo, inoltre lo scrivere dell'autore è pregno di ironia e il che è solo un bene per il libro.
Ora vorrei analizzare un altro elemento in questa storia ovvero l'assenza del cattivo, infatti all'inizio il cattivo potrà sembrare Magwitch ma poi si scoprirà l'animo nobile che esso era, poi potrà sembrare il sign. Pumblechook ma esso a mio modo di vedere è solo lo specchio della società in cui vive, é il simbolo dell ipocrisia e dell'opportunismo. Infine la cattiva potrà sembrare la sig. Havisham ma essa compie le sue malefatte solo perché il mondo le aveva tolto molto e come per uno scambio equivalente essa voleva dare al mondo ciò che esso ha dato a lei. Alla fine comunque compierà un atto di redenzione,che magari non cancellerà il male causato ma la fa ricordare come un personaggio capace di ammettere i propri errori e capace in qualche modo di rimediare..... questa mancanza del cattivo fa vedere come il libro sia molto umano infatti ogni personaggio in sè ha un pò di luce e un pò di ombra..... eccezzionale.
Insomma questo libro è il più strettamenre realistico tra i libri scritti dall'autore ed é denso anche di un senso di disillusione che alla fine riesce anche a far colare qualche lacrima dai vostri occhi. CAPOLAVORO

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Grandi speranze 2016-01-07 22:11:58 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    08 Gennaio, 2016
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Grandi speranze senza speranza

Caro Dickens, mi hai spezzato il cuore.
Eppure lo hai fatto con una tristezza così dolce, che non oserei mai fartene una colpa. Come hai fatto, mi chiedo, a scrivere una storia che sia così meravigliosa nella sua malinconia? Tu, che sempre ti sei mostrato così ricco di vere grandi speranze, nell'opera che nel suo titolo più avrebbe potuto rispecchiarle, risiedono le parole che più duramente le stroncano.
Giuro, mai nessuna opera prima d'ora mi aveva travolto in un tale turbine di emozioni, né mi aveva stretto il cuore fino a renderlo un piccolo tessuto organico deforme e striminzito.
Ci vuole un cuore forte nel leggerti in questa tua grande fatica, venuta fuori nella tua vecchiaia, ma beato quel cuore ardito e nobile che ne regge il fardello!

Pip non è che un componente del mondo composto dai tanti personaggi meravigliosi di "Grandi speranze", tutti diversi e così memorabili.
Pip, spinto come ogni uomo a cercare quello che non ha per amore di una donna crudele, insegue le sue grandi speranze abbandonando le sole cose che avrebbero potuto renderlo felice per davvero. Eppure l'essere umano non fa altro che questo, cercare quello che non ha seppure quel che già possiede sia tutto quel che desidera realmente. L'abbandonerà, e lo rimpiangerà soltanto quando sara troppo tardi per averlo indietro.
Vi è un cinismo brutale in tutto questo, e la cosa peggiore è che esso è così spaventosamente reale…
Pip non è affatto un eroe, seppure di buon cuore, i suoi errori di giudizio e le sue azioni "sbagliate" avranno un effetto devastante sulla sua vita, alle cui basi ha messo soltanto le sue speranze, per le quali ha sacrificato delle solidissime fondamenta di granito, nella speranza di costruire una casa ornata d'oro.
Anche nel buio più totale però, vi è un sottile barlume di speranza, che tuttavia non potrà mai portare a un pieno lieto fine; perché siamo sinceri, questo esiste solo nelle favole e la vita non lo è, almeno non del tutto.
Caro Charles, questo tuo libro lo amo e lo odio lo stesso tempo, l'ho sentito bruciare tra le mie mani, e mi è entrato nell'anima. Grazie per questo regalo che ci hai fatto, che per quanto inusuale, io ho apprezzato con tutto il cuore. Avrei voluto conoscerti, davvero.
Imperdibile.

"Tutti i più grandi imbroglioni della terra non valgono nulla in confronto a colui che imbroglia sé stesso, e con questo pretesto io m'ingannavo. Strano fatto davvero! Che io candidamente accettassi per buona una mezza corona coniata da un falsario, sarebbe stato comprensibile; ma che io coscientemente prendessi per buona la moneta falsa coniata da me stesso! Uno sconosciuto troppo premuroso, con la scusa di piegare con cura i miei biglietti di banca in modo che non rischi di perderli per strada, può sfilare i biglietti e sostituirli con dei gusci di noce; ma cos'è mai il suo gioco di prestigio in confronto al mio, quando piego con cura i miei gusci di noce e li rifilo a me stesso, come se fossero banconote!"

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Grandi speranze 2015-03-15 08:12:30 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    15 Marzo, 2015
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Magia, disincanto e amicizia

Per Pip il mondo è davvero piccolo. Un focolare, una fucina, una palude tetra e nebbiosa sulla foce del Tamigi, un cimitero desolato e coperto di ortiche, una scuola serale dove non si impara niente, una sorella violenta che lo tira su a legnate. Poche persone, per lo più ostili, e un trattamento da giovane criminale irriconoscente nei confronti di chi lo ha cresciuto con le proprie mani. Gli unici veri amici sono la dolce Biddy, nipote della sua pseudo insegnante e il cognato Joe, fabbro dalla mole imponente ma dall'animo mite e generoso, che tratta Pip come un suo pari e che progetta di assumerlo come apprendista. A sconvolgere l'esistenza del protagonista, entrano in scena alcuni singolari personaggi. Il galeotto Magwitch, che Pip salva da morte certa procurandogli del cibo trafugato dalla dispensa di casa. La ricca e misteriosa Miss Havisham, che ingaggia il giovane come palliativo alla sua ombrosa solitudine. La bella e inaccessibile Estella, che lo sconvolge facendolo ammalare del più incurabile dei mali: l'amore. Infine il cinico avvocato Jaggers, che comunica al ragazzo una notizia sconvolgente: un misterioso benefattore ha deciso di prenderlo sotto la sua ala protettrice e di farne un gran signore. Grandi speranze appaiono all'orizzonte. Pip abbandona la sua malagiata esistenza e si trasferisce a Londra dove in pochi anni diventa un uomo colto ed elegante, tagliando con il passato al punto da dimenticare non solo la palude, la nebbia e la fucina, ma perfino chi, come Joe e Biddy, non ha mai smesso di pensarlo e di volergli bene. Le prospettive sono rosee, tutto sembra bello e facile, perfino in amore le sue speranze sembrano potersi concretizzare. Ma la vita, si sa, riserva spesso subdole sorprese. Dickens racconta la crescita e la maturazione del protagonista in un incalzante intreccio di dramma e umorismo in cui non mancano di certo coinvolgimento e suspense. Ad uno stile di prim’odine l’autore accompagna una profonda e ben articolata introspezione psicologica dei personaggi, che appaiono vari, originali, appassionanti. All’intenso alone di magia e di pathos che permeano l’opera, fanno da contrasto il disincanto e la disillusione che scaturiscono delle varie situazioni in cui Pip e i suoi compagni d’avventura si vengono continuamente a trovare e che appaiono emblematiche della precarietà della condizione umana e dell’ineluttabilità del destino. Motivo di fondo dell’intera vicenda e unica ancora di salvezza nell’impetuoso mare della vita sembra essere l’amicizia: quella che va oltre le differenze economiche e di classe, che dà senza pretendere nulla in cambio, che sopravvive alla lontananza, all’irriconoscenza, all’oblio, che non viene a mancare nel momento del bisogno. “E la cosa più bella è che mi sei stato molto più vicino da quando sono sotto una fosca nube, di quando il sole sfolgorava. Questa è decisamente la cosa più bella”.

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Grandi speranze 2015-01-02 09:08:12 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    02 Gennaio, 2015
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Ilusione, disincanto e realtà.

Pubblicato per la prima volta a puntate settimanali tra il dicembre 1860 e l’agosto 1861 con l’originale titolo “Great Expectations”, l’opera si è affermata come uno dei più sofisticati romanzi d’autore inglese nonché uno dei più popolari classici della letteratura Vittoriana. Interamente scritto in prima persona (è la seconda dopo David Copperfield ad avere questa peculiarità tra i componimenti dell’autore), Grandi Speranze si struttura seguendo le vicende dell'orfano Philip Pirrip, detto "Pip" sin dalla primissima infanzia per poi ripercorrere quelle difficoltà atte a raggiungere la piena maturità: per tutto il romanzo infatti, il giovane cercherà di diventare un gentiluomo.
Come in molte altre opere di Dickens, la storia presenta dei caratteri semi-autobiografici, una tra tante è riscontrabile nel fatto che l’intreccio ha inizio alla vigilia di Natale del 1812, anno di nascita dello scrittore.
Pip ha circa 7 anni quando le vicende prendono campo, vive con la manesca sorella più grande e suo marito. I rapporti non sono dei migliori poiché questa ha la tendenza a picchiarlo con il bastone ogni qualvolta che ne sussista la possibilità, viceversa buono è il legame con il cognato fabbro Joe Gargery. Quando alla vigilia di Natale il giovane si reca in visita alle tombe dei familiari tutto si sarebbe aspettato tranne che incontrare un evaso di nome Magwitch. Questo lo obbliga a portargli del cibo e una lima per segare le catene che lo avvincono. Il bambino è terrorizzato dal criminale e al tempo stesso dalle conseguenze che sarebbero scaturite nel momento in cui la sorella si sarebbe resa conto del “furto” ma come può un infante di 7 anni uscire da una situazione del genere? Non può. In seguito ad altre vicissitudini il ragazzo entra sotto la protezione della zitella nobile del luogo ed incontra Estella: adottata dalla signora e da questa cresciuta come una figlia è irraggiungibile per il ragazzo, ma l’innamoramento è inevitabile. Assunto e retribuito per essere il “compagno di giochi” dell’anziana donna Pip si sente a disagio nella abitazione perennemente e volontariamente buia. Si scoprirà successivamente che la nobile è stata abbandonata dal promesso sposo proprio il giorno delle nozze, questo le comunicò di essere fuggito con un’altra tramite missiva e la donna, sopraffatta dal dolore decise da un lato di lasciare tutto così com’era all’atto del tradimento e successivamente di adottare e crescere una ragazza bellissima che sarebbe stata da tutti desiderata ma mai concessa. La sua vendetta sarebbe stata parziale ma efficace. Ed è da qui che l’intreccio letterario e la grande maestria di Dickens si mostrano con tutta la loro forza. Pip ama Estella che però è stata educata a non legarsi mai davvero a qualcuno bensì ad avvicinare e poi riallontanare ogni persona che la brama.
A differenza di altri romanzi di Dickens questo è privo della classica ingenuità riscontrabile in essi, è caratterizzato da un tono palesemente disincantato e malinconico attorniato da atmosfere belle ma al tempo stesse misteriose e talvolta cupe. I personaggi sono più elaborati, la stessa Miss Haysham non è il consueto cattivo di “turno”. La sua disperazione è il fulcro del suo essere, ella non è terribile perché avida bensì perché disillusa. I sentimenti sono la chiave dell’opera. Non sono semplici da trattare poiché si mixano con le illusioni e la bellezza dei sogni. Ben affrontata anche l’evoluzione dei protagonisti. Di alto livello lo stile e le caratterizzazioni adottati.

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Grandi speranze 2014-09-05 14:13:26 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    05 Settembre, 2014
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Grandi Aspettative

Con questo romanzo di Dickens torno alla scuola media, infatti l'ultimo e unico (ahimè) che avevo letto era "Le avventure di Oliver Twist", romanzo di formazione e, come sarà capitato spesso a molti di noi, anche compito per le vacanze della scuola media superiore. Prima di tutto però vorrei spendere due parole sul formato di questo libro e sull'edizione. Lo ho trovato infatti all'ingresso della libreria e sono rimasto subito colpito, non solo dal prezzo ma anche dal formato. L' editore è Newton Compton e la collana è i Mammut, hanno tutti una copertina rigida e sono tutte versioni integrali dei grandi classici. Li riconoscete facilmente perché in copertina hanno una caricatura dell'autore o del protagonista del romanzo. Inoltre il prezzo è veramente fantastico, solo 3,90 euro per un libro che non a nulla da invidiare agli omonimi più costosi (anzi, a mio avviso sono anche meglio). Il romanzo, come saprete, è stato scritto nel 1860 e cioè in piena epoca vittoriana, la borghesia ed il rapporto tra questa e le altre classi la fa da padrone nel romanzo (che è praticamente incentrato su questo) e anche qui il protagonista, come nelle avventure di Oliver Twist e David Copperfield, è un bambino. Il protagonista è il giovane Pip, orfano fin da piccolo e così allevato dalla sorella, donna severa e dai modi non molto teneri che lo tira su "con le mani". Il marito di Mrs. Gargery, il fabbro Joe, è invece l'opposto della moglie, buono e comprensivo con il giovane Pip e possiamo definirlo forse il suo primo vero amico. Pip cresce in un paesino di provincia e le sue aspettative non sono granché, finché un giorno non viene invitato da una vecchia e ricca signora a trascorrere del tempo nel suo castello. Qui Pip conosce Miss Havisham, ma soprattutto conosce Estella, una giovane della sua età ma più istruita e altolocata. La conoscenza (e l'innamoramento) di Estella hanno su Pip un effetto devastante, il nostro protagonista decide infatti che dovrà elevare la sua condizione sociale per poter ambire non solo a Estella ma anche ad una vita da gentiluomo, per fare questo ha però bisogno di una ingente somma di denaro. E la somma di denaro arriva. Arriva sotto forma di una grossa eredità lasciatagli da una persona sconosciuta, e veicolata a lui tramite la procura dell'attento avvocato Mr. Jaggers. Iniziano così le "grandi speranze" del nostro Pip, anche se onestamente avrei tradotto con "grandi aspettative". Pip si trasferisce a Londra da un suo coetaneo indicatogli da Mr. Jaggers, Herbert, ragazzo che già in precedenza Pip aveva conosciuto nella tenuta di Miss Havisham. Pip ed Herbert diventano subito grandi amici e tutto sembra andare a gonfie vele, Pip è lanciato verso il successo, finché un giorno non arriva l'imprevisto e questo imprevisto ho un nome Magwitch. Magwitch è un latitante ricercato dalla polizia che 15 anni prima Pip aveva aiutato a fuggire. Magwitch chiede aiuto a Pip e Pip anche se inizialmente cerca di rifiutare alla fine non riesce a tirarsi indietro, soprattutto quando il vecchio gli rivela che deve a lui la sua fortuna. Ed è qui che le grandi aspettative di Pip vengono puntualmente disattese, qui inizia un lento ritorno a casa e alle umili origine durante le quali, tra vari colpi di scena, fughe tentate ma non riuscite, tentati omicidi e disavventure varie, il nostro Pip scoprirà che alla fine il vero tesoro non sono i soldi o i beni materiali ma i legami affettivi con le persone che lo hanno sempre amato. Forse il finale è un pò scontato (bada bene, ce ne sono due, uno originale e uno revisionato, in questa edizione c'è il revisionato) lo stesso però non si può dire della storia e soprattutto dei legami di parentela che vengono fuori mano mano che si avanza con il racconto (che poi sono i veri colpi di scena). Un romanzo la cui storia di base (la ricerca dei beni materiali e della ricchezza che poi viene puntualmente disattesa contro la ricchezza dei sentimenti) è forse vista e rivista ai giorni nostri, era invece sicuramente originale nel 1860, inoltre la scrittura semplice e lineare e le trame intricate del romanzo lo rendono senza dubbio un grande classico degno di essere letto e riletto. Veramente un capolavoro.

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Grandi speranze 2013-05-26 17:37:50 lucrezia_
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lucrezia_ Opinione inserita da lucrezia_    26 Mag, 2013
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IL LIBRO DIVERSO

ATTENZIONE, IN QUESTO TESTO VI SONO INFORMAZIONI SUL FINALE DEL LIBRO, QUINDI SPOILER.

Che scena adorabile! Fin da piccola mi sono appassionata al modo di scrivere di Charles Dickens! Mi ricordo ancora quando mi mettevo sulla sedia della cucina accanto al caminetto e leggevo fino a scoppiare. Il mio primo libro di Dickens fu Canto di Natale, che lessi all'età di soli 10 anni appena compiuti. Presi un abitudine: se non ero abbastanza grande, leggevo i libri meno malinconici. Per questo mi fu consigliato di leggere Grandi Speranze, che all'epoca fu considerato il libro più allegro di Charles. Nel libro la voce in capitolo è Pip. Il libro comincia con le vicende della sua infanzia ed arriva all'incontro con Estella, che lo lega per sempre a lei. Estella è bellissima, acida, infrange i cuori di tutti. Non a caso, è stata cresciuta da Miss Havisham che, rifiutata dall'uomo che amava, insegna ad Estella ad attrarre e poi ad infrangere cuori. La mia figura di Estella è quella di una donna buona che ha troppa paura di amare perchè è così che Miss Havisham le ha insegnato e Miss Havisham ha sempre amato Estella. Ogni suo rifiuto nell'amare è il suo grido nel chiedere aiuto perchè Estella ha bisogno di essere amata e di amare allo stesso tempo. Pip, secondo me, tenta di comprendere Estella ma invano, Estella è un mistero, per tutti gli uomini. Pip, è la bontà. Ama così tanto Estella che, malgrado fu più volte rifiutato da ella, continua a sperare che ella impari ad amarlo. Per alcuni lettori, questa storia ha un finale deludente, per me è il momento in cui Pip ed Estella imparano a capire di più se stessi. Estella e Pip diventano amici. Estella, in un certo senso, ha sempre provato ad amare e quando nell'ultima pagina di questo libro chiede a Pip di dirle che fossero amici ci riesce. Estella impara ad amare Pip, non come fidanzato, ma come amico. Questo libro fa risvegliare un altro aspetto dell'amore: L'AMICIZIA. Libro eccezionale, scrittura fantastica, non può che essere uno dei miei libri preferiti!

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classici di Charles Dickens
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Grandi speranze 2013-03-15 11:40:55 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    15 Marzo, 2013
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In controtendenza

Classico della letteratura inglese, che mi sento molto a disagio nel recensire, nel senso che tutti lo elogiano come capolavoro, però io, pur amando moltissimo i classici, non l'ho apprezzato, così come credo in effetti meriti. Lo stile è molto piacevole, nella lettura sembra proprio di essere catapultati in un altro tempo come linguaggio, come modo di porsi, come scambio di dialoghi. La storia non mi ha colpito e quindi ho fatto molta fatica ad entrare nel libro ed a farmi prendere, mi sono proprio persa nelle vicissitudini di questo benedetto Pip. Ho assorbito però un insegnamento, bello ed importante: è impossibile stabilire fin dove l'influsso di un uomo dolce, onesto, fedele al suo dovere, giunga nel mondo, ma è possibile stabilire quanto abbia agito su di noi nel nostro cammino. Lo consiglio comunque, e consiglio anche a me stessa di rileggerlo in un altro periodo.

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Grandi speranze 2013-03-02 14:02:34 Coyotek
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Coyotek Opinione inserita da Coyotek    02 Marzo, 2013
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LE GRANDI SPERANZE DELLA VITA

Il libro narra della vita di Pip e della sua graduale maturazione. I personaggi sono definiti fantasticamente e hanno una loro evoluzione interna, primi tra tutti la signorina Havisham. Il linguaggio è molto appropriato anche se nella parte centrale del libro a volte risulta meno scorrevole dell'inizio ma si riscatta con i geniali colpi di scena finali. Un libro consigliato perchè utile a capire meglio sè stessi e quello che si sta vivendo.

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Grandi speranze 2013-02-12 08:10:01 *Monica*
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*Monica* Opinione inserita da *Monica*    12 Febbraio, 2013
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GRANDI SPERANZE

Protagonista del libro è Pip, un orfano di umili origini cresciuto dalla sorella e dal marito di lei, che riceve "grandi speranze" da un misterioso benefattore. La cospicua fortuna gli permette di trasferirsi a Londra e diventare un signore. Preso dalla sua nuova vita, si dimentica delle persone che gli vogliono bene e che ora considera inferiori a lui. Le sue grandi speranze sono però destinate a durare poco...

All'inizio il libro non mi ha preso molto, poi però la storia si è fatta avvincente e non sono mancati i colpi di scena. I personaggi sono descritti molto bene. Bello e profondo il messaggio che Dickens affida al libro: le vere speranze vanno riposte negli affetti e non nel denaro. Una lettura piacevole e a tratti divertente che consiglio.

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