Narrativa straniera Classici Il mercante di Venezia
 

Il mercante di Venezia Il mercante di Venezia

Il mercante di Venezia

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Nasce con Il mercante di Venezia, tra le «tragicommedie» più note e rappresentate di Shakespeare, una delle prime grandi, plastiche figure del drammaturgo inglese, quella dell’ebreo Shylock, implacabile nell’esigere, come convenuto per contratto, la «libbra di carne» del mercante Antonio. Al di là di ogni sospetto di antisemitismo (estraneo alla tollerante multilateralità shakespeariana) Shylock diviene personaggio emblematico di una mutazione epocale che, mettendo in crisi i tradizionali valori “cavallereschi”, introduce la cultura dell’intraprendenza economica, dell’idolatria del denaro e dei guadagni, in una Venezia centro di traffici e di affari. A tutto ciò si contrappongono il mondo idillico di Belmonte e la fiabesca storia d’amore di Bassanio e Porzia.



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Il mercante di Venezia 2015-09-15 15:23:25 FrankMoles
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FrankMoles Opinione inserita da FrankMoles    15 Settembre, 2015
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Un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua p

La storia si snoda lungo due direzioni tra loro legate. La nobildonna Porzia, a Belmonte, è stata promessa in sposa dal padre defunto a colui che riuscirà a risolvere il gioco dei tre scrigni, d’oro, argento e piombo: solo chi sceglierà quello contenente il ritratto della giovane donna ne otterrà la mano. Il veneziano Bassanio vuole provare, ma non dispone del denaro necessario per il viaggio; perciò il suo amico Antonio decide di farsi prestare del denaro dal mercante ebreo Shylock, ritenuto un avido usuraio. Qualora il denaro non venga restituito entro la scadenza fissata, Antonio dovrà rendere all’ebreo una libbra di carne. Bassanio risolve l’enigma e, scegliendo lo scrigno di piombo, trova il ritratto della donna, con la quale nel frattempo era anche inaspettatamente nato un sentimento vero. La gioia viene però subito oscurata da una tragica notizia: le navi che trasportavano i beni di Antonio sono affondate, pertanto Antonio si trova a dover fronteggiare Shylock, il quale, per vendetta verso i cristiani come Antonio che lo maltrattano sempre e anche adirato per la fuga d’amore di sua figlia Jessica col cristiano Lorenzo insieme ai suoi beni, è deciso a far valere la propria obbligazione. Mentre Bassanio e il suo seguito si precipitano a Venezia con il doppio dei soldi dovuti, nella vana speranza di convincere Shylock, Porzia e Nerissa escogitano un piano: si travestono dunque esse stesse da giudice e scrivano, presiedendo al processo di fronte al Doge di Venezia. Dopo iniziali difficoltà di fronte a Shylock che si appella alla legge che è dalla sua parte, trascurando ogni senso di umanità e moralità, Porzia, facendo leva sullo stesso formalismo dell’ebreo, lo invita a tagliare esattamente una libbra di carne, non poco più e non poco meno, pena la perdita dei suoi beni. Shylock dunque, rassegnato alla sconfitta, rinuncia ed esce di scena, mentre il dramma si chiude nei festeggiamenti degli altri.

"Il mercante di Venezia" è un dramma di difficile classificazione. Viene generalmente considerato una tragicommedia per via delle due anime che in esso convivono: se da un lato il lieto fine, la frequenza di espedienti ironici come il doppio senso e il gioco di parole e la presenza del clown Lancillotto avvicinano l’opera al genere comico, dall’altro è innegabile il tono tragico, con punte di macabro, che domina in più parti, senza trascurare la gravità delle tematiche affrontate.
La doppia anima del dramma si riflette nel contrasto alla base della trama: da una parte Venezia, luogo di mercanti, di odio, di logica utilitaristica, di formalismo e di contrattualismo; dall’altra Belmonte, luogo di aristocrazia, di amore e di felicità. Posta la situazione in questi termini, risulta evidente la vittoria finale di Belmonte, col risanamento dei contrasti, il coronamento degli amori e la riconoscenza morale dell’amicizia. Su questo trionfo dell’amore e della felicità rimane tuttavia un’ombra che mitiga il lieto fine: l’esclusione di Shylock dal finale felice lascia come in sospeso la vita di un personaggio solo e abbandonato alla sua cattiveria e al suo vacuo formalismo, che da punto di forza è divenuto causa della sua sconfitta. Questa tensione ben si percepisce leggendo tra le righe dello scambio finale tra Lorenzo e Jessica, in cui si rievocano storie di amori mitici in cui la passione ha rivelato la sua doppia lama. “Ma amore è cieco, e gli amanti non vedono le amabili follie cui s'abbandonano.”

Molto ha fatto discutere il ritratto fornito da Shakespeare di Shylock, caratterizzato come un avido usuraio attaccato al significato letterale delle parole. Si tratta di una rappresentazione in accordo con la tradizionale idea, peraltro non verificabile in prima persona, che nell’ebreofobica Inghilterra elisabettiana si aveva degli ebrei; si tratta perdipiù di un ritratto molto vicino alla realtà dei puritani, ben più numerosi degli ebrei nell’Inghilterra di fine Cinquecento. Risulta evidente dunque che un’altra delle tematiche toccate da questo dramma è il contrasto tra cristiani ed ebrei, molto sentito all’epoca. I tratti attribuiti a Shylock potrebbero far pensare a un antisemitismo da parte di Shakespeare. Tuttavia, nel corso del dramma l’ebreo va stemperando l’odio verso i cristiani: esso non diminuisce nell’intensità, ma si rivela non frutto di un pregiudizio, bensì frutto di altro odio ricevuto immotivatamente. Cristiani ed ebrei vengono dunque a confondersi nell’amore e nell’odio e soprattutto nelle questioni di denaro, in cui anche i primi sono evidentemente implicati. Il presunto messaggio antisemita che molti hanno letto nel personaggio di Shylock viene così a cadere, scomparendo definitivamente nello sfogo memorabile e sempre attualizzabile sfogo del vero protagonista del dramma: “Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall'estate e dall'inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo?”. Nel momento in cui Shylock rivendica la sua uguaglianza, la sua sconfitta non è più la sconfitta dell’ebreo avido e formalista, ma solo la sconfitta dell’UOMO avido e formalista.

Un ultimo significato, tipicamente shakespeariano, che si può leggere nello scioglimento finale del dramma è quello metateatrale. Sconfitta del formalismo vuol dire vittoria del molteplice, della fantasia e, di conseguenza, soprattutto della parola. L’espediente utilizzato da Porzia e Nerissa per risolvere la situazione, unitamente all’utilizzo di determinati termini, costituisce un ennesimo richiamo al teatro, che ancora una volta, come altrove in Shakespeare, si rivela un efficace strumento per il trionfo del bene, della verità, dell’amore.
“Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte.”

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Il mercante di Venezia 2015-01-22 13:53:13 siti
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siti Opinione inserita da siti    22 Gennaio, 2015
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Divertente riflessione

La tragicommedia divisa in cinque atti e ambientata tra Venezia e Belmonte è un testo vivace, originale e godibilissimo. Nel mutar di una scena, nell’ammiccar di un servo, nel rincorrersi dei doppi sensi linguistici, nel delinearsi chiaro e vivace dei pochi protagonisti si assiste,come se si fosse in prima fila, allo spettacolo. La trama vive di una vicenda essenziale: Antonio si indebita con l’ebreo Shylock per facilitare l’amico Bassanio , pretendente di Porzia, ricca ereditiera, gravata da scelta paterna a prender marito attraverso la prova dei tre scrigni a mo’ di lotteria. Chi, fra i pretendenti, sceglierà quello giusto godrà della donna. Antonio cadrà in rovina e si ritroverà nell’impossibilità di saldare il debito la cui mancata restituzione prevede in cambio una libbra della sua carne viva. Altri due destini femminili, di natura squisitamente amorosa, si intrecciano al filone principale arricchendolo di intrecci, sagaci scambi di battute, complicazioni e scioglimenti finali. La materia così vivacemente rappresentata porta alla ribalta alcune tematiche di ben più profonda riflessione: l’amicizia, l’amore, il destino femminile, la peculiarità dei ruoli sociali, la differenza tra i vari ceti, la nobiltà d’animo, il valore del silenzio e l’importanza delle parole. Banalità e vanità a confronto sul filo di una parola. La ricchezza mercantile fa da sfondo ad un mondo rappresentato dall’etica del guadagno in balìa del mare o del proprio animo capace solo di accumulare o di perdonare.
L’avidità, il limite, la cattiveria condensate nell’ebreo, quasi a far apparire un atteggiamento antisemita, in realtà sono difetti trasversali a tutti i personaggi, ebrei e cristiani, ma diversamente dosati per poi essere calibrati da un inatteso giudice che interpreterà al meglio la legge terrena , quasi a far da bilancia agli errori umani, integrandola con quella divina di qualsiasi origine essa sia (ebrea o cristiana). E quali migliori parole, se non queste, a farci capire un semplice e molto chiaro pensiero?

Shylock , scena I, attoIII

“M’ha sempre maltrattato come un cane
(...) E ciò perché? Perché sono giudeo.
Non ha occhi un giudeo?
Un giudeo non ha mani, organi, membra,
sensi, affetti, passioni,
non s’alimenta dello stesso cibo,
non si ferisce con le stesse armi,
non è soggetto agli stessi malanni,
curato con le stesse medicine,
estate e inverno non son caldi e freddi
per un giudeo come per un cristiano?
Se ci pungete, non facciamo sangue?
Non moriamo se voi ci avvelenate?
Dunque, se ci offendete e maltrattate,
non dovremmo pensare a vendicarci?
Se siamo uguali a voi per tutto il resto,
vogliamo assomigliarvi pure in questo!
Se un cristiano è oltraggiato da un ebreo,
qual è la sua virtù di tolleranza?
L’immediata vendetta! Onde un ebreo,
nel sentirsi oltraggiato da un cristiano,
come può dimostrarsi tollerante
se non, sul suo esempio, vendicandosi?
Io non faccio che mettere a profitto
la villania che m’insegnate voi;
e sarà ben difficile per me
rimanere al disotto dei maestri.”

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Il mercante di Venezia 2013-01-30 05:58:17 Sydbar
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Sydbar Opinione inserita da Sydbar    30 Gennaio, 2013
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Il mercante di Venezia

Il mercante di Venezia nasce come opera teatrale di William Shakespeare, ambientata ai tempi della Serenissima Venezia, intrisa di personaggi dalle caratteristiche variegate e da messaggi davvero forti.
Mi chiedo se l'autore sia davvero inglese o se, secondo alcuni interpreti, possa essere in realtà di origine italica. Si perchè come altre sue grandi opere anche questa è ambinetata in Italia ed anch'essa è un tripudio al popolo ed alla società della nostra penisola del XVI° secolo.
La commedia mostra immediatamente i suoi contorni fortemente antisemiti, i protagonisti sono il malinconico Antonio, principe dei mercanti di Venezia e Shylock, l'ebreo che odia i gentili e brama la sua spietata vendetta, al tempo stesso crudele ma capace di destare una umana "pietà" cristiana. Ma di assoluta grandezza è la parte di una donna, Porzia, la ricca donna di cui il miglior amico di Antonio si invaghisce e per la conquista della sua mano quest'ultimo impegnerà la famosa libbra delle sue carni per fare in modo che l'amico ottenga un prestito dall'usuraio giudeo. Porzia mostra come l'amore possa albergare nel corpo di una donna razionale e dotata di un'astuzia che alla fine porterà alla risoluzione, piacevole o non piacevole, drammatica o non drammatica, ironica o non ironica, di questa grandiosa commedia shakespeariana. Tra tutti i valori in gioco sicuramente l'amicizia è quello più forte, affiancato dall'amore eterno, sia delle figure femminili nei confronti dei loro consorti che di Shylock nei confronti dei suoi averi (avarizia), il tutto condito da crudele ma corretta ironia.
Un classico immortale d'ogni tempo, da leggere assolutamente.
Buona lettura a tutti.
Syd

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Il mercante di Venezia 2013-01-20 19:45:49 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    20 Gennaio, 2013
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Le meraviglie di Shakespeare

Splendida compagnia di un pomeriggio piovoso, un’opera brillante, originale, profonda e divertente .
Venezia cuore di traffici marittimi, di commerci e commercianti, di velieri e mercanzie.
Pochi e ben approfonditi personaggi, non ci sono distrazioni e ci si immerge immediatamente nel vivace palco di questo autore immortale.
Ne IL MERCANTE DI VENEZIA, un dramma nell’esordio che nella commedia si disseta, si evolve intingendosi in un non so che di comico per poi insaporirsi di significato profondo, e noi pubblico di commensali piacevolmente abbandonato ad un godibilissimo banchetto.
Importante il suo argomentare sul valore dell’amicizia, sublime il tema dell’amore, ammirabile il concetto di rispetto della legge , indimenticabile l’elogio alla furbizia ed all’audacia femminili.
Della trama, ricca e avvincente , non voglio dire nulla di piu’ di quel poco concesso dalla quarta di copertina. perche’ mai vorrei sottrarvi il piacere di assaporarne il contenuto - che inevitabilmente si dissolve in poche ore - senza fretta, indugiando con gli occhi su ogni capoverso cosi’ intriso di poesia in una colorata commedia, in cui nessuno strato di polvere potra’ offuscare la vivace bellezza.

“Dall’uomo che non ha musica dentro di sé, e non si commuove all’armonia dei suoni, aspettati tradimenti, infingimenti e rapine. I moti del suo animo sono opachi come la notte, le sue passioni nere come l’Erebo.Non fidartene. Ascolta la musica.”

Buona lettura

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