Narrativa straniera Classici Uno studio in rosso
 

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Uno studio in rosso

Letteratura straniera

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Nel 1887 Arthur Conan Doyle, uno sconosciuto medico di periferia, dava alle stampe "Uno studio in rosso", il romanzo che vedeva l'esordio di due famosissimi personaggi letterari: il dottor Watson, sotto le cui modeste spoglie si celava l'alter ego dell'autore, ed il geniale Sherlock Holmes, il detective per antonomasia.

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Uno studio in rosso 2019-05-01 15:20:57 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    01 Mag, 2019
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una rossa matassa da sbrogliare

Ho gustato diverse edizioni di quest’opera e vi consiglio di procuravene una illustrata, come quella che ho letto io, edizione BUR (1995) con le illustrazioni di George Hutchinson.
È l’opera fondamentale per conoscere l’origine dell’amicizia e della collaborazione tra Sherlock Holmes e il dottor John H. Watson. Quest’ultimo costituisce la voce narrante delle opere che riportano le avventure del famoso detective privato: noi infatti leggiamo i suoi ricordi, le sue memorie e solo raramente il suo racconto viene interrotto.
Ci imbattiamo all’inizio proprio nel dottor Watson, che, dopo l’esperienza di medico militare dell’esercito britannico in Afghanistan, torna a Londra, solo, senza familiari, alla ricerca di un appartamento in città che sia decoroso, ma non troppo costoso.
Ed è così che conosce Sherlock Holmes, questo strano “studente in medicina”, tramite un conoscente comune che li fa incontrare. Insieme Sherlock Holmes e il dottor Watson prenderanno in affitto, dividendone le spese, un appartamento al numero 221B di Baker Street: quella sarà la strada più nominata in tutti i libri del famoso detective, sarà il suo studio dove riceverà i suoi clienti provenienti da ogni estrazione sociale, da quella più semplice e umile a quella più altolocata, nobiluomini e nobildonne titolati compresi, tutti accomunati dalla sollecitudine, dalla premura, dall’ansia di esporre a Sherlock Holmes i propri problemi, i propri drammi irrisolti che tormentano la loro vita. Ho trovato molto interessante questo libro per varie motivazioni, in primis, il modo in cui viene presentato il detective, questa figura affascinante : un uomo dall’acume geniale, dall’interesse non coronato da studi di medicina “regolare”, ma dalle profonde conoscenze in campo scientifico, in particolare la chimica, l’anatomia, un uomo che però ha anche terribili lacune in campo artistico e letterario che faranno inorridire il suo compagno di avventure.
Sherlock Holmes è capace di attività frenetica ed instancabile quando la sua mente è applicata a risolvere qualche spinoso caso “poliziesco”, ma anche di deprimente apatia nei momenti di inattività. Lo stupore del dottor Watson è sincero quanto la sua ammirazione verso quest’uomo che dice di aver inventato il proprio lavoro, che è quello di essere una sorta di “consulente “ della polizia, l’ultima corte di appello cui si rivolge Scotland Yard quando non riesce a far luce su alcuni casi (prendendomene poi tutti i meriti ufficiali, una volta risolti grazie a lui).

Come mai questo titolo? Ce lo dice proprio Sherlock Holmes :
“Uno studio in rosso, eh? Perché non trovargli un bel titolo, a questa storia? Nell’ incolore matassa della vita corre il filo rosso dell’omicidio, ed è nostro dovere sbrogliarlo, isolarlo, esporlo in tutta la sua interezza”.

Al lettore scoprire il contenuto di questo libro, anche perché nella seconda parte , si cambia totalmente registro, si interrompono le memorie di Watson, ci spostiamo nello Utah, in America e una bellissima storia, sempre collegata al caso da risolvere, vi aspetta. Buona lettura!

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Consigliato a chi ama il genere giallo, perché troverà uno stile narrativo inconfondibile e trama avvincente, ma anche a chi ama i Classici in generale
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Uno studio in rosso 2016-01-06 15:00:43 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    06 Gennaio, 2016
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Vede cose che noi umani non possiamo immaginare

Recentemente mi sono imbattuta nelle “Venti regole per scrivere romanzi polizieschi”, un articolo del 1928 del giallista S.S. Van Dine che esordisce così: “Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente elencati e descritti”.

Fermo restando che a mio parere in letteratura le regole poco valgono (e lo dimostra anche il fatto che, nella mia ignoranza, io Van Dine nemmeno lo conoscessi mentre la fama di Conan Doyle non ha certo bisogno di commenti), queste parole mi sono tornate in mente leggendo “Uno studio in rosso” perché ho chiuso il libro con la sensazione vagamente frustrante che a me lettrice Arthur Conan Doyle non abbia purtroppo dato alcuna possibilità di risolvere il mistero. Le carte infatti non vengono svelate con l’avanzare della storia ma tenute saldamente coperte nelle mani di Sherlock Holmes che, naturalmente, alla fine cala il suo poker d’assi. Secondo il mio gusto di lettrice moderna, cresciuta a pane e Poirot, è questa la caratteristica che più inficia la piacevolezza del romanzo.

Ciononostante, nessuno nega a quest’opera non soltanto il proprio valore letterario ma anche quell’aura “sentimentale” che accompagna la prima apparizione di Sherlock Holmes, il primo incontro con il dottor Watson, la prima indagine in cui fa sfoggio delle proprie eccezionali capacità deduttive.

Bellissima l’ambientazione, che ci avvolge nello spesso e grigio fumo londinese di fine Ottocento. Elegante la scrittura, di alta qualità stilistica e descrittiva. Ma è il carisma di questo personaggio inimitabile e ormai iconico che conquista davvero: presuntuoso, antipatico, un po’ cinico, Sherlock Holmes non può certo lasciare indifferenti con il suo carattere innovativo, la sua genialità acuta, le sue sentenze laconiche. Fascino assicurato.

Immancabile lettura quindi per gli appassionati sherlockiani, per gli amanti del giallo e non solo.

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Uno studio in rosso 2015-05-16 14:37:19 MAZZARELLA
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MAZZARELLA Opinione inserita da MAZZARELLA    16 Mag, 2015
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Non è affatto elementare amici!

“Uno studio in rosso” di Sir Arthur Conan Doyle
Nel 1887 nasce il detective più famoso di tutti i tempi: Sherlock Holmes. Per quarant'anni Sir Arthur Conan Doyle, medico di scarsa fama, scrive storie sul celebre detective e sul suo inseparabile aiutante, amico e voce narrante, il dottor Watson (probabilmente l’alter ego di Doyle), creando un modello che influenzerà tutti i romanzi polizieschi.
L’esordio del grande investigatore si ha con il romanzo “Uno studio in rosso” dove si assiste all’incontro tra Sherlock Holmes ed il Dottor Watson, un ex medico militare di ritorno dalla guerra. Il dottore in cerca di un alloggio, approda per puro caso nell’appartamento di Holmes il quale nonostante sia un tipo abbastanza eccentrico, decide di condividere la casa con il medico.
Holmes suona il violino, passa molto tempo in silenzio a pensare e riceve tante visite da coloro che lui chiama “clienti”. In effetti Holmes è un investigatore privato dotato di una certa fama, tanto è vero che un giorno riceve una lettera dalla polizia inglese che lo informa dell’omicidio di Encoh Drebber. Holmes invita anche Watson a partecipare alle indagini e così i due si recano sulla scena del crimine, dove Holmes inizia a fare domande, ad osservare ed ad appuntarsi tutto su un blocchetto di carta. Il caso per Scotland Yard sembra un rompicapo impossibile, il cadavere non ha segni di violenza e le tracce lasciate dall’assassino (una fede da donna, una scritta in rosso) mandano più che mai in confusione tutto il dipartimento di polizia. Tuttavia l’abilità di Holmes è notare ciò che gli altri si limitano a guardare, dedurre ciò che gli altri non capiscono (l’arma vincente del nostro investigatore è proprio la scienza della deduzione) ed analizzare (grazie anche alla sua abilità come chimico) tracce scientifiche.

Una volta eliminato l’impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev’essere la verità.

Una persona che si basa sulla logica deve vedere ogni cosa esattamene com’è, e la sottovalutazione di se stessi costituisce una deviazione dalla verità quanto l’esagerazione delle proprie capacità

Alla fine il nostro grande investigatore giunge brillantemente a capo della vicenda e Watson rimane sorpreso sia dal finale sia dalle incredibili capacità dell’amico. La frase “Elementare, Watson” conosciuta dal mondo intero non appartiene né ad Holmes né tantomeno a Doyle eppure posso affermare che sicuramente tutte le storie di Doyle “non sono certamente elementari o scontate”. Non è il solito giallo, e fino all’ultima pagina ci si chiede come può una mente elaborare così velocemente tante nozioni. L’ambiente, lo stile, gli scenari ma soprattutto i personaggi e le vicende, fanno di Sir Arthur Conan Doyle uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, poiché i suoi romanzi (ambientati nell’Inghilterra del 1800) sono tutt’oggi più che attuali. Il carisma di Holmes e Watson li ha fatti amare e continuerà a farli amare perché sono intramontabili. Chi di noi non vorrebbe avere le capacità di analisi deduttive del nostro caro investigatore privato? E’ elementare, tutti!

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Uno studio in rosso 2015-04-20 08:08:23 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    20 Aprile, 2015
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Nulla è piccolo per una grande mente

Sir Arthur Conan Doyle è stato uno scrittore scozzese di incalcolabile importanza artistica, considerato il fondatore di un genere letterario tra i più proficui di sempre : il giallo.
Il personaggio del geniale investigatore Sherlock Holmes è tutt’ oggi, a distanza di 128 anni dalla sua creazione, il più celebre tra tutti i detective della letteratura poliziesca.
Curioso il fatto che il rapporto tra Doyle ed il personaggio da egli stesso creato sia stato difficile e burrascoso. Pare infatti che non apprezzasse il fatto che la fama di Holmes avesse superato quella del suo ideatore, ma spinto dal clamoroso successo che ebbe nei confronti di pubblico e critica, lo scrittore scozzese si è trovato suo malgrado a sacrificare o almeno ridimensionare il numero di produzioni di generi a lui più congeniali come il fantastico o l’ avventura per seguire le vicende del detective di Baker Street.

In questo primo romanzo viene descritto l’ incontro casuale tra Sherlock ed il Dottor Watson, medico reduce dalla guerra in Afghanistan e narratore della vicenda, considerato l’ alter ego dello scrittore.
Entrambi in cerca di una casa, si ritrovano grazie ad una conoscenza comune a condividere un appartamento all’ indirizzo 221B di Baker Street, Londra.
Watson capisce subito di trovarsi di fronte ad un individuo singolare, e la sua curiosità verso Holmes aumenta quando scopre che Sherlock non solo collabora con la polizia in quanto investigatore privato, ma è anche portatore di coraggiose teorie sul metodo scientifico e sulla deduzione intuitiva applicate alla criminologia.
Inizialmente scettico, Watson avrà modo di ricredersi quando Sherlock si occuperà di un caso di omicidio apparentemente privo di una soluzione logica.

La storia è divisa in due parti, la prima che parte dall’ incontro tra i due protagonisti ed arriva fino alla scoperta del colpevole, e la seconda che attraverso un lungo flashback mira a spiegare i motivi che hanno spinto l’ assassino a compiere il delitto.
Nessuna delle due parti spicca sull’ altra, se nella prima la personalità eccentrica, sarcastica e imprevedibile di Holmes cattura il lettore, nel medesimo intento riesce anche la seconda, grazie ad un improvviso spunto “ esotico “ della storia con numerosi approfondimenti culturali e religiosi di grande interesse.
Doyle utilizza uno stile semplice, scorrevole e accattivante, che fa del naturale carisma del protagonista principale il suo maggiore punto di forza, e diverte il lettore con un raffinato sense of humour rigorosamente britannico.
Il rapporto che si stabilisce tra Watson e Holmes è da subito onesto e sincero, destinato a tramutarsi in una grande amicizia, nonostante le loro profonde diversità.
A tal proposito, emblematico e divertente è il rapporto che i due personaggi hanno con le proprie deduzioni.
Holmes quando è intento a riflettere passeggia, spesso parla da solo, lascia fluire le proprie osservazioni senza mai dimenticarsi niente, Watson invece deve necessariamente riordinarle e scriverle su carta, e così dopo aver conosciuto da poco Sherlock sente il bisogno di riportare su un foglio l’ elenco dei rami del sapere in cui il detective sembra non avere segreti, nel vano tentativo di inquadrarlo meglio.

Un romanzo senza tempo, e senza tempo sono le leggende e i miti come Sir Arthur Conan Doyle che hanno avuto come loro merito più grande quello di anticipare i tempi e indirizzare i propri successori.
Ancora oggi, dopo 128 anni.

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Uno studio in rosso 2014-11-25 22:35:30 Marco Caggese
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Marco Caggese Opinione inserita da Marco Caggese    26 Novembre, 2014
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Cento anni avanti

Un genio. Non riesco a trovare un altro termine per descrivere Sir Arthur Conan Doyle.
La lettura accurata del primo romanzo che vede come protagonista il celeberrimo Sherlock Holmes mi ha fatto comprendere quanto Conan Doyle sia riuscito a creare qualcosa di assolutamente nuovo in campo letterario e di quanto sia stato precursore di un certo modo di concepire i personaggi protagonisti di un racconto.
Holmes è un personaggio incredibile, stravagante, arrogante, talentuoso, quasi ottuso nell'approfondire i suoi interessi: impossibile non innamorarsi di questo straordinario essere. E precisiamo che Conan Doyle ha scritto questo romanzo nel 1890!!! La freschezza della scrittura, la dinamicità dei personaggi e l'incessante incalzare della storia rendono questo romanzo imprescindibile.
Anche la struttura stessa del racconto è unica ed innovativa per i suoi tempi: il volume è spaccato in due parti, la prima racconta la vicenda presentandoci Watson, Holmes e tutti i personaggi di contorno che si trovano di fronte ad un omicidio attorno al quale fioriscono i misteri. Certo non per Sherlock Holmes...
Stop. Seconda parte del romanzo. Ci troviamo nell'America del Nord di cento anni prima, ci viene narrata una vicenda che fatichiamo a collegare con quello che abbiamo letto finora, ma con lo scorrere delle pagine tutto torna ed il passato mostra il suo gravoso fardello.
Una vera riscoperta, un libro "seminale" di quasi 130 anni fa che si fa leggere nel modo più avvincente possibile, dimostrando di essere un capolavoro del suo genere.

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Uno studio in rosso 2014-03-26 20:06:31 f.ilvi
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f.ilvi Opinione inserita da f.ilvi    26 Marzo, 2014
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Un piacevole incontro

Leggere i romanzi di Sherlock Holmes è una delle tappe obbligatorie di un lettore che si rispetti. E' con questa idea che ho acquistato questo libricino (130 pagine circa). Breve ma ricco di dettagli, il racconto parte subito, senza troppi preamboli, con l'incontro tra i due protagonisti: il dottor Watson, che è anche il narratore, e il più che noto Holmes. La storia è molto scorrevole, di quelle che ti tengono incollato pagina dopo pagina, con la curiosità di sapere come si evolverà la vicenda e con la costante domanda: "ma come ha fatto a capire tutto questo da un dettaglio irrilevante?"...tranquilli, tutto ha una spiegazione, ogni particolare è lì per un qualche motivo!

ATTENZIONE: PICCOLO SPOILER
Ho gradito in particolare la spiegazione del movente dell'assassino, che ha inizio in un luogo ed in un tempo molto lontani, tanto da chiedersi se la seconda parte del libro non sia un altro racconto totalmente indipendente dalla prima! Alla fine però, quando il cerchio si chiude, ti lascia un senso di soddisfazione, perché Conan Doyle non lascia davvero niente al caso!

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Romanzi gialli
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Uno studio in rosso 2014-03-26 18:52:04 Sordelli
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Sordelli Opinione inserita da Sordelli    26 Marzo, 2014
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Uno straordinario impatto

"Uno studio in rosso" è innanzi tutto il racconto di un incontro, quello tra il dottor John Watson e l'investigatore dilettante, nonché studioso di chimica, scienziato e chi più ne ha più ne metta...Sherlock Holmes.
É la storia della nascita di un'amicizia, ma anche il racconto di una vendetta che ha impiegato anni per esser portata a termine.
Ero molto impaziente di cominciare la mia avventura con Sherlock: amo il personaggio anche se l'ho conosciuto solo grazie al grande schermo e alla tv (la serie televisiva "Sherlock" me ne ha fatto innamorare pazzamente!) e fremevo dalla voglia di cominciare a leggere qualcosa. Ho acquistato tutta la raccolta di racconti, poi via, son partita! E che dire? Sono assolutamente soddisfatta!
Mi è piaciuto molto lo stile di Conan Doyle, la lettura è scorrevolissima e la cosa mi ha lasciata di stucco: temevo, essendo stato scritto nel XIX secolo, di scontrarmi con un linguaggio difficile e in uno stile ricco e complesso che avrebbero reso la lettura difficoltosa. Ma così non è stato! Con mia grande meraviglia, "Uno studio in rosso" si fa bere come un bicchier d'acqua! Il ritmo è incalzante e la narrazione non annoia mai. Si arriva ad un certo punto in cui si ha la sensazione che l'autore abbia inserito uno spaccato di storia che non c'entri proprio nulla con ciò che suggerivano gli avvenimenti; tuttavia vi renderete presto conto che quello spaccato è più che necessario per "dare corpo" al racconto, aggiungere maggiori dettagli e capire meglio chi ha portato a fare cosa e perché.
Lo consiglio assolutamente, la lettura é adatta a tutti. Ve ne innamorerete.

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Uno studio in rosso 2014-01-14 12:51:33 ClaudiaM
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ClaudiaM Opinione inserita da ClaudiaM    14 Gennaio, 2014
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UNO STUDIO IN ROSSO - Arthur Conan Doyle

Uno studio in rosso – Arthur Conan Doyle
Premetto che non sono un’amante del genere giallo. Pochi, ma davvero pochi libri mi hanno preso. Il più delle volte non arrivavo oltre il rinvenimento del cadavere, forse dato anche dalla scelta di libri sbagliati, chissà! O forse perché dopo aver letto “10 piccoli indiani”, nessuno mi ha mai stimolato più di tanto a scoprire la verità. Allora mi sono detta che, dato che questo Sherlock Holms piaceva tanto ed è uno dei romanzi che DEVONO far parte della libreria di un lettre accanito (quale sono!), potevo provare.
Wow!
Il personaggio di Sherlock è a dir poco fenomenale! Dopo aver capito il suo modus operandi, ho provato ad applicarmi anche io per cercare di capire chi fosse l’assassino; insomma, mi sono messa in gioco! Perché secondo me è proprio questo che manca a molto gialli: farti alzare per un attimo gli occhi dal libro per cominciare a ragionare per scoprire l’identità del colpevole. Questo è il vero scopo di un giallo. Il lettore indaga insieme ai protagonisti.
Fortunatamente Watson è umano tanto quanto noi, così da non farci demoralizzare nel momento in cui non riusciamo a scogliere la matassa intricata che è la trama.
Quindi dovrei correggere la prima frase della mia recensione: “premetto che non ERO un’amante del genere giallo!”
Ora sono immersa nella lettura di un secondo romanzo: “Il segno dei quattro”. Sono più che sicura che on mi deluderà!

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Uno studio in rosso 2013-12-17 14:27:38 SARY
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SARY Opinione inserita da SARY    17 Dicembre, 2013
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Elementare Watson

“Uno studio in rosso, eh? Perché non usare qualche termine pittorico. Il filo scarlatto dell’omicidio che si dipana lungo l’incolore matassa della vita”
Grazie al caro dr. Watson conosciamo il geniale sig. Holmes. Infatti, il dottore tiene meticolosamente aggiornato il proprio diario senza tralasciare nulla, riuscendo a stendere un resoconto dei fatti e misfatti occorsi all’astuta coppia, come in questo caso.
Una morte sospetta conduce gli investigatori di Scotland Yard all’indirizzo di Holmes, pregandolo di recarsi presso la scena del crimine per un consulto, viste le ufficiose precedenti collaborazioni. Il teatro dell’orrore si presenta così: un uomo disteso a terra in una casa abbandonata con un’espressione di terrore dipinta sul viso, parole scritte col sangue sul muro ed una fede nuziale accanto al corpo. Con questi pochi elementi, ed altri che solo una mente acuta attenta ai minimi particolari può rilevare, il colpevole verrà acciuffato.
All’inizio Watson ci presenta fisicamente e caratterialmente l’amico, con particolare attenzione alle qualità che lo rendono un naturale investigatore (“ Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si cura mai di osservare” tratto da “ Il mastino dei Baskerville”). Seguono poi la ricerca del colpevole, il movente ed infine la spiegazione dei ragionamenti fatti da Holmes per giungere alla chiusura del caso.
Ho trovato questo libricino ripetitivo e sottotono, con una trama ed uno stile zoppicanti; alcuni punti sono davvero improbabili. Non ci sono indagini vere e proprie, semplicemente ad un certo punto Holmes rivela chi è la mano omicida. Ho amato la penna di Doyle nel libro sopra citato per l’eleganza, qui presente a tratti. Non sono riuscita ad affiancare nelle indagini il protagonista, non ho avuto il tempo e il materiale per delle supposizioni. Troppo sbrigativo nella risoluzione del caso, un finale forzato, un racconto troppo breve per poterlo apprezzare fino in fondo.
Resta comunque una lettura piacevole, consigliata ai più fedeli seguaci di Holmes.

“ Si dice che il genio sia infinita pazienza. Come definizione è pessima, ma calza a pennello al lavoro dell’investigatore”

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Uno studio in rosso 2013-12-10 11:01:28 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    10 Dicembre, 2013
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Holmes è sinonimo di Genio

Personalmente ritengo che Arthur Conan Doyle e il suo Sherlock Holmes siano l'ingresso perfetto per un giovanissimo lettore che vuole entrare nel mondo della lettura vera, quella davvero bella e matura anche se non eccessivamente impegnativa. Almeno così è successo a me ed è stato un fantastico trampolino di lancio. Il motivo? Il modo di scrivere di Doyle è semplice ma accurato, ambientazioni intriganti e variegate (L'Inghilterra di fine '800 è già suggestiva di per sé), situazioni coinvolgenti e mai scontate, personaggi carismatici, a partire dal dottor Watson, arrivando a quel genio fantastico che è Sherlock Holmes, che ritengo uno dei personaggi letterari meglio riusciti della storia.
"Uno Studio In Rosso" è probabilmente, dei quattro romanzi dedicati al detective di Baker Street(oltre ai racconti), il migliore. E' riuscito a emozionarmi, stupirmi, appassionarmi oltremodo. Inoltre il genio di Holmes è magnetico, vuoi andare avanti, scoprire cosa frulla nella sua testa, perchè a lui sembra bastare una semplice occhiata alla scena del delitto per sapere nei minimi particolari come siano andate le cose. E una volta completata la sua spiegazione, la fa sembrare talmente semplice (anche se spesso è decisamente complicata), che ti chiedi: "Come ho fatto a non arrivarci?". Ma non siamo i soli, se lo chiede spesso anche lo storico compagno di avventure di Holmes, il dottor Watson, che in questo romanzo conoscerà per la prima volta il suo controverso amico. Questo romanzo si può infatti considerare come la prima avventura di questo duo letterario (e non solo) eccezionale.
"Uno studio in rosso" è fondamentalmente diviso in due parti principali, la prima, in cui si racconta del fatidico primo incontro tra il dottor Watson e Sherlock Holmes. Dopo essersi conosciuti vengono subito catapultati sulla scena del delitto, la vittima è Enoch j. Drebber. Nonostante sul corpo non vi siano segni di violenza, la stanza dove viene rinvenuto il cadavere è piena di sangue, e nelle vicinanze della vittima viene trovata una fede da donna. La situazione sembra controversa ma Holmes appare già sicuro di sè e di cosa possa essere accaduto in quella stanza macchiata rosso sangue.
Nella seconda parte viene invece raccontata la storia che ha portato all'omicidio, il cui colpevole è probabilmente il personaggio più interessante del libro dopo Sherlock Holmes.
Per certi versi sembra di leggere due libri diversi, collegati tra loro da un sottile filo conduttore.
La prima parte colpisce per la caratterizzazione eccezionale che viene fatta dei personaggi di Watson e soprattutto di Holmes, di come inizia la loro immensa amicizia. Colpiscono i geniali ragionamenti fatti da Holmes per venire a capo della faccenda, cosa che lo caratterizzerà dalla prima fino alla sua ultima avventura, e vero punto di forza delle storie scritte da Doyle dedicate al detective. Non posso infatti negare che ogni volta mi cimentassi nella lettura di una storia di Holmes, non vedessi l'ora di leggere la sua logica spiegazione alle vicende.
La seconda parte è invece quella che ci fa emozionare, che ci fa capire i sentimenti dell'assassino, che ci fa odiare o amare dei personaggi rispetto ad altri, che ci coinvolge del tutto nei fatti narrati. Mentre leggevo quelle righe mi sembrava di essere lì, immerso nella storia che mi veniva raccontata, spettatore di ciò che accadeva e condividendo le sensazioni e i sentimenti dei personaggi.

Doyle è riuscito in quello che è uno degli scopi principali della lettura. Un libro deve suscitare in noi delle emozioni, coinvolgerci e lasciarci qualcosa dentro una volta chiuso definitivamente il libro. E Doyle con il suo primo Holmes, ci riesce in modo meraviglioso.

"È un errore confondere ciò che è strano con ciò che è misterioso. Spesso, il delitto più banale è il più incomprensibile proprio perché non presenta aspetti insoliti o particolari, da cui si possono trarre delle deduzioni."

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Gialli in generale. Questo è il giallo per eccellenza.
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