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Uno studio in rosso
 
Uno studio in rosso 2015-04-20 08:08:23 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    20 Aprile, 2015
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Nulla è piccolo per una grande mente

Sir Arthur Conan Doyle è stato uno scrittore scozzese di incalcolabile importanza artistica, considerato il fondatore di un genere letterario tra i più proficui di sempre : il giallo.
Il personaggio del geniale investigatore Sherlock Holmes è tutt’ oggi, a distanza di 128 anni dalla sua creazione, il più celebre tra tutti i detective della letteratura poliziesca.
Curioso il fatto che il rapporto tra Doyle ed il personaggio da egli stesso creato sia stato difficile e burrascoso. Pare infatti che non apprezzasse il fatto che la fama di Holmes avesse superato quella del suo ideatore, ma spinto dal clamoroso successo che ebbe nei confronti di pubblico e critica, lo scrittore scozzese si è trovato suo malgrado a sacrificare o almeno ridimensionare il numero di produzioni di generi a lui più congeniali come il fantastico o l’ avventura per seguire le vicende del detective di Baker Street.

In questo primo romanzo viene descritto l’ incontro casuale tra Sherlock ed il Dottor Watson, medico reduce dalla guerra in Afghanistan e narratore della vicenda, considerato l’ alter ego dello scrittore.
Entrambi in cerca di una casa, si ritrovano grazie ad una conoscenza comune a condividere un appartamento all’ indirizzo 221B di Baker Street, Londra.
Watson capisce subito di trovarsi di fronte ad un individuo singolare, e la sua curiosità verso Holmes aumenta quando scopre che Sherlock non solo collabora con la polizia in quanto investigatore privato, ma è anche portatore di coraggiose teorie sul metodo scientifico e sulla deduzione intuitiva applicate alla criminologia.
Inizialmente scettico, Watson avrà modo di ricredersi quando Sherlock si occuperà di un caso di omicidio apparentemente privo di una soluzione logica.

La storia è divisa in due parti, la prima che parte dall’ incontro tra i due protagonisti ed arriva fino alla scoperta del colpevole, e la seconda che attraverso un lungo flashback mira a spiegare i motivi che hanno spinto l’ assassino a compiere il delitto.
Nessuna delle due parti spicca sull’ altra, se nella prima la personalità eccentrica, sarcastica e imprevedibile di Holmes cattura il lettore, nel medesimo intento riesce anche la seconda, grazie ad un improvviso spunto “ esotico “ della storia con numerosi approfondimenti culturali e religiosi di grande interesse.
Doyle utilizza uno stile semplice, scorrevole e accattivante, che fa del naturale carisma del protagonista principale il suo maggiore punto di forza, e diverte il lettore con un raffinato sense of humour rigorosamente britannico.
Il rapporto che si stabilisce tra Watson e Holmes è da subito onesto e sincero, destinato a tramutarsi in una grande amicizia, nonostante le loro profonde diversità.
A tal proposito, emblematico e divertente è il rapporto che i due personaggi hanno con le proprie deduzioni.
Holmes quando è intento a riflettere passeggia, spesso parla da solo, lascia fluire le proprie osservazioni senza mai dimenticarsi niente, Watson invece deve necessariamente riordinarle e scriverle su carta, e così dopo aver conosciuto da poco Sherlock sente il bisogno di riportare su un foglio l’ elenco dei rami del sapere in cui il detective sembra non avere segreti, nel vano tentativo di inquadrarlo meglio.

Un romanzo senza tempo, e senza tempo sono le leggende e i miti come Sir Arthur Conan Doyle che hanno avuto come loro merito più grande quello di anticipare i tempi e indirizzare i propri successori.
Ancora oggi, dopo 128 anni.

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Commenti

4 risultati - visualizzati 1 - 4
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Bel commento, Iacopo, e bella segnalazione, almeno per me che non conoscevo la collocazione storico-culturale di questo libro.
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Vita93
20 Aprile, 2015
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Grazie Emilio, mi aspettavo una lettura che portasse sulle sue pagine tutto il peso dei 128 anni trascorsi, invece ho trovato un testo divertente, raffinato e straordinariamente " fresco ". Non posso neanche immaginare il risalto che ebbe nel 1887, e se non sbaglio è considerato il primo romanzo giallo mai pubblicato. C' era stato un precedente romanzo di Edgar Allan Poe, altro genio, ma il protagonista risolveva gli omicidi leggendo gli articoli di giornale che riportavano il caso, grazie a straordinarie doti intuitive, quasi paranormali.
Sherlock Holmes è invece il primo vero investigatore, creato per essere verosimile, che agisce sul campo e verifica di persona, il capostipite del giallo deduttivo.
Complimenti: bella presentazione di due "mitici" personaggi del genere giallo per chi, come me, non ha molta dimestichezza con Sir Conan Doyle. A volte l'essere semplici e freschi invoglia davvero a leggere un libro o a conoscere un autore. Bravo.
In risposta ad un precedente commento
Vita93
21 Aprile, 2015
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Grazie mille, sono sicuro non rimarrai deluso qualora tu volessi leggere qualcosa del buon vecchio Sherlock.
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