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Il buio oltre la siepe Il buio oltre la siepe

Il buio oltre la siepe

Letteratura straniera

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In un cittadina del profondo sud degli stati Uniti, l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un negro accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrare l'innocenza, ma il negro sarà ugualmente condannato a morte. la vicenda è raccontata dalla piccolo Scout, la figlia di Atticus, una bambina che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso. nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore stilistico e condotte con una bravura eccezionale



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Il buio oltre la siepe 2022-02-08 15:57:04 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    08 Febbraio, 2022
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Non si uccidono gli usignoli

1935, in un’Alabama (del Sud!) che assomiglia molto, anzi troppo, al Mississippi di quasi un secolo prima, cioè a quello di Tom Sawyer e Huckleberry Finn, la piccola Jean Louis Finch, per tutti Scout, ci narra le sue giornate nella sonnolenta e apparentemente placida cittadina di Maycomb, dove l’evento sociale principale della settimana è la funzione domenicale in chiesa e dove la maggior parte delle notizie di cui valga la parlare vengono diffuse dalla pettegola locale, la signorina Stephanie. Assieme al fratello maggiore Jem e alla frenetica e fantasiosa presenza estiva di Dill, un ragazzino irrefrenabilmente bugiardo, compie scorribande nel vicinato, cercando di mostrarsi più maschiaccio degli altri due compagni di gioco. Tuttavia l’unica occasione per provare qualche brivido è la casa dei Radley dove vive il misterioso Boo che nessuno ha mai visto e che non si sa neppure che aspetto abbia, ma che le voci di paese affermano essere pazzo, brutale e feroce. E sul mito di Boo i tre recitano sempre più truculente scene e giungono perfino a tentare la sorte con rapide incursioni nel suo giardino.
La realtà degli adulti, però, farà prepotentemente ingresso nella loro vita fanciullesca, quando il padre, Atticus, avvocato di grande umanità e coraggioso civismo, sarà chiamato ad assumere la difesa d’ufficio di Tom Robinson, un bracciante di colore (un “cioccolato” come li chiamano in paese) accusato di violenza carnale ai danni della giovane Mayella Ewell. Tutti sanno che Tom è innocente e, probabilmente, l’unico a picchiare la ragazza è il padre, Robert, un alcolista sfaccendato e violento. Ma tutti sanno pure che la giuria condannerà Tom e, in Alabama, la pena per stupro è la sedia elettrica. Lo sanno tutti, eccetto i tre ragazzini. In particolare Jem e Scout, istruiti dal saggio padre, credono in un mondo in cui la giustizia sia uguale per tutti; dove non ci sia posto per una società piegata sotto desuete, contorte convinzioni che vogliono i neri sempre dediti al peccato e alla menzogna; dove questi non siano visti solo come oziosi parassiti o nemici pericolosi sempre in agguato pronti ad insidiare le donne dei bianchi. I due ragazzini non conoscono l’ottuso razzismo, la stolida acquiescenza al mito della superiorità bianca che alimenta i loro, per altri versi, civilissimi e compassionevoli concittadini. Perciò…

Come, non hai mai letto “Il buio oltre la siepe”? Questa era una domanda che mi sono sentito rivolgere tempo fa, domanda a cui ho dovuto rispondere ammettendo che, sì, non mi ero mai accostato a quel libro. Un po’ perché temevo il confronto con il bellissimo film (con Gregory Peck) che ne trasse il regista Robert Mulligan, un po’ per il tema trattato: se c’è una cosa che mi manda in bestia sono i soprusi (anche quelli solamente letterari), ma la storia si incentra proprio su un orrendo sopruso. Quindi non avevo voglia di tuffarmi in un mondo che mi avrebbe solo irritato e messo di pessimo umore. Poi il caso ha congiurato a mio favore e, trovandomi il libro per le mani, l’ho letto e ho scoperto di quanto mi sbagliassi.
La mossa vincente del romanzo è far raccontare la vicenda dalla prospettiva della dolcissima Scout, la bambina che tutti vorrebbero avere come figlia, personaggio che non si può amare sin dalle prime pagine. La sua purezza d’animo e la sua innocenza conferiscono un’aura di dolcezza e tenerezza infantile anche alle vicende più crude che, altrimenti, sarebbero solo squallide, meschine quando non crudeli e puro distillato di stolida sopraffazione.
La storia narrata da Scout è un piccolo capolavoro garbato e commovente da gustare sino alla fine che, se proprio non può essere definita lieta, è, per lo meno consolatoria, e ci dà l’illusione che, ove non giunga la giustizia fallace e parziale degli uomini, forse esista qualche intervento superiore che si industri a rimettere a posto le cose.
In uno stile che mima alla perfezione quello che potrebbe essere il modo di esprimersi di una ragazzina di otto anni, intelligente e dotata, ma pur sempre deliziosamente immatura, la storia fluisce rapida e piacevole sotto gli occhi. Anche quel certo distacco che Scout sembra conservare tra i fatti cruciali narrati, per quanto intimamente partecipati, e la sua vicenda personale è perfettamente logico e coerente, perché, per loro fortuna, i bambini sono protetti da un potentissimo baluardo che, sin quando è possibile, li preserva dall’essere troppo coinvolti in fatti dolorosi che non li travolgano troppo da vicino.

Insomma dopo le mie tante, troppe ritrosie iniziali confesso di essermi innamorato di questo romanzo perfetto nella sua invincibile semplicità.

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Il buio oltre la siepe 2021-11-24 10:17:24 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    24 Novembre, 2021
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Romanzo di formazione imprescindibile

Mi ci sono voluti parecchi anni e perfino un GDL, ma alla fine anch'io sono riuscita a leggere "Il buio oltre la siepe", classico moderno che personalmente conoscevo soltanto come titolo onnipresente nelle liste in cui si parla di critica al razzismo. Devo quindi ammettere che, pur aspettandomi un'ottima lettura, non pensavo di trovare una storia con così tanto da insegnare su temi diversi e capace di farlo con uno stile deliziosamente tagliente eppure toccante.
La storia pecca di una trama solo all'apparenza (nell'epilogo vi dovrete ricredere, come la sottoscritta!) e copre un arco narrativo di circa tre anni: di base si tratta infatti di un romanzo di formazione, incentrato sull'infanzia della giovane Jean Louise "Scout" Finch, una ragazzina molto sveglia e dotata di una sottile ironia, ma ancora ingenua quando si parla degli aspetti peggiori del mondo degli adulti, motivo per il quale si sorprende per la crudeltà con in cui vengono trattati i neri nella cittadina di Maycomb, in Alabama, nella quale vive da sempre con il fratello maggiore Jeremy "Jem" ed il padre Atticus. Quest'ultimo è un valente avvocato che verrà chiamato a difendere l'afroamericano Tom Robinson dall'accusa di aver stuprato e picchiato una ragazza bianca, evento che acquisisce sempre più rilevanza nel corso della narrazione, andando ad affiancare i resoconti dei giochi estivi con Jem e l'amico Charles Baker "Dill" Harris o le difficoltà incontrate nei primi giorni a scuola.
Come accennato, il romanzo affronta il tema del razzismo, ma non solo. Se è vero che la narrazione concede a questa critica molto spazio, in particolare per mostrare il comportamento detestabile dei benpensanti di Maycomb verso i neri che vengono praticamente ghettizzati, altrettante pagine sono dedicate alle riflessioni sul sessismo ed i ruoli di genere imposti ai ragazzi dalla società. Seguendo la crescita di Scout la vediamo infatti bacchettata a più riprese da adulti che cercano di insegnarle come si deve comportare per diventare un giorno una "signora"; per sua, e nostra, fortuna la ragazza non si lascia influenzare facilmente dalle opinioni altrui, alle quali risponde gentilmente ma a tono, e gode sempre del supporto dagli amici e dalla famiglia.
I Finch sono un altro degli elementi meglio riusciti del titolo, una famiglia meravigliosamente unita che i momenti di contrasto rendono ancor più verosimile; il loro progressismo genuino li distingue subito dal resto dei personaggi, che contribuiscono comunque a colorare la vivida ambientazione. Il libro mostra infatti una serie di comprimari e comparse ricchi di personalità e bislacche abitudini, creando un microcosmo tra città e campagna in cui viene voglia di trasferirsi, almeno per una vacanza.
A dispetto dei temi trattati, la narrazione risulta scorrevole e coinvolgente, in particolare nelle parti discorsive in cui interviene Atticus, per spronare i figli a riflettere su qualcosa oppure per declamare un'arringa in tribunale. Lo stile di Lee è un vero tasto dolente, perché è talmente piacevole leggerlo da far rabbia al pensiero che l'autrice non abbia pubblicato nient'altro per tutta la vita.
A parte l'impossibilità di comprendere la logica dietro la scelta dei soprannomi, non riesco proprio a trovare qualcosa di migliorabile in questo libro, anche se penso che un font leggermente più grande nella prossima ristampa dell'edizione Universale Economica di Feltrinelli sarebbe molto gradito ai futuri lettori.

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Il buio oltre la siepe 2020-09-08 07:28:59 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    08 Settembre, 2020
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L'aria viziata della provincia americana

Curiosa la sorte di “Il buio oltre la siepe”.
E’ uno dei libri amati da Barack Obama, che ricorda di averlo letto alle figlie quando ancora erano piccole. Prima di essere senatore e Presidente degli Stati Uniti d’America, egli è stato un avvocato specializzato nella difesa dei diritti civili, proprio come Atticus Finch, uno dei protagonisti della storia, che accetta di difendere un bracciante nero dall’accusa di aver violentato una donna bianca nella casa di lei, alla periferia della città di Maycomb.
Ma a questo libro non sono mancati accaniti detrattori: c’è chi ha letto nell’approccio dell’autrice Harper Lee una vena inconciliabile con gli intenti antirazzisti, desumibile da passi specifici del romanzo (ad esempio, quello in cui l’acuta Miss Maudie individua la fazione “progressista” del paesino in “quei pochi che in questa città sostengono che l’onestà non è solo riservata ai bianchi; quei pochi che sostengono l’eguaglianza dei processi giudiziari, quei pochi che sanno essere umili dinanzi a un negro e pensare: sarei potuto nascere negro anch’io, non fosse stato per la bontà del Signore”). Per un (recente) periodo, il civilissimo Canada ha osteggiato la lettura di questo volume.
Di che opera letteraria stiamo parlando, allora?

Se il libro ha avuto tanto successo fin dalla sua pubblicazione (1960) è perché il punto di vista sugli avvenimenti di Maycomb – cittadina di provincia nel sud degli Stati Uniti, uguale a tante altre nel sostenere e praticare la supremazia razziale dei bianchi sui neri – è quello di due ragazzi, la piccola Scout Finch (protagonista narrante) e suo fratello Jem. Perfetto escamotage per affrontare con una certa dose di levità il duplice filo narrativo: da una parte le scorrerie giovanili tipiche dei primi assaggi di libertà, dall’altra l’osservazione dei rapporti sociali (in attesa delle tristi vicende che stanno per abbattersi su Maycomb).
La scuola, i compagni di diversa estrazione sociale, l’attesa per Dill (il ragazzino vivace che compare in paese solo nel periodo estivo), le signore di mezza età e i loro giudizi inappellabili, l’albero cavo e le sue sorprese, quel personaggio misterioso che è Boo Radley, le ramanzine di Calpurnia (domestica e “governante” di casa Finch), gli ubriachi perdigiorno, l’ammirazione sconfinata per papà Atticus, che non sarà appariscente ma di sicuro è l’equilibrio fatto persona e perciò in paese è stimato da tutti. Per questa ragione, quando egli assume la difesa del nero Tom Robinson, Jem e Scout non capiscono (né accettano) l’astio che molti iniziano ad indirizzare al loro genitore. Così i due ragazzi si imboscano nel tribunale di contea per assistere all’intero processo: quel che dovranno imparare – di fronte all’evidente innocenza di Tom, per cui Atticus si batte – a loro non piacerà…

La vicenda di Tom Robinson costituisce il corpo centrale del volume, ma non lo esaurisce: non è un caso che il racconto inizi molto prima della presunta violenza su Mayella Ewell e termini ben dopo il triste epilogo di quella vicenda.
Credere che “Il buio oltre la siepe” sia un romanzo antirazzista significa sottovalutare l’altro filo narrativo del libro, quello che conduce al personaggio di Boo Radley. I bianchi di Maycomb diffidano di Tom Robinson come la “combriccola” Finch di quell’invisibile ed emaciato paesano autosegregatosi in casa.
Il tema del libro è in realtà più ampio, e riguarda la discriminazione, o, meglio ancora, la diversità. Se fosse stato Arthur “Boo” Radley ad essere attirato in casa Ewell e ad essere accusato di violenza sessuale, sarebbe cambiato il movente dei giurati di provincia ma probabilmente non il loro verdetto… e, chissà, forse la parte dell’eroe sarebbe spettata a Tom Robinson.
E’ per questo che “Il buio oltre la siepe” (pur trasposto in pellicola) potrebbe avere il suo alter ego cinematografico in un altro film americano, durissimo, intitolato “La caccia”, dove un giovane Robert Redford viene perseguitato da chi non perdona i suoi precedenti penali (niente a che fare con il razzismo, dunque: omologo di Atticus è il personaggio impersonato da Marlon Brando – anche lui un difensore della legge, nei panni di uno sceriffo –, che tenterà vanamente di salvare il ragazzo da un provincialismo ottuso e spietato).
Senza nulla togliere alla centralità del tema della segregazione razziale nel volume in commento, sembra che Harper Lee voglia avere una parola in più: la diversità si scontra con l’arretratezza, ed ecco perché le persone più illuminate di Maycomb “appoggiano” la causa di Tom Robinson in un modo che oggi fa inorridire.
In un luogo come la provincia americana del dopoguerra, il progresso è un’entità che si muove molto lentamente.
Nel 1955 – cinque anni prima della pubblicazione de “Il buio oltre la siepe” – Rosa Parks rifiuterà di alzarsi dal suo posto sull’autobus pieno per cederlo ad un bianco.
Nel 2008 – quasi cinquant’anni dopo quella pubblicazione – Barack Obama sarà il primo Presidente nero degli Stati Uniti d’America.
Il cerchio si è chiuso… anche se qualcuno stenta ancora ad accorgersene.

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Il buio oltre la siepe 2020-02-28 09:09:50 LuigiF
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LuigiF Opinione inserita da LuigiF    28 Febbraio, 2020
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DALLA PARTE DEI MOCKINGBIRDS

col vago ricordo del celebre film in mente, mi chiedevo se il romanzo sarebbe risultato stucchevolmente moralistico o, piuttosto, banalmente "heartbreaking". A lettura terminata mi accorgo che entrambi i rischi sono scongiurati grazie ad un originale taglio narrativo ed alla vividezza dei personaggi.
La narrazione è affidata alla piccola Scout i cui occhi curiosi si spalancano sul mondo sonnacchioso dell'America profonda post Grande Depressione e le cui domande schiette e dirette smascherano e denunciano senza appello ipocrisie, crudeltà e falsità di una società bigotta e razzista.
Scritto negli anni '60, il romanzo si basa sulla vera storia di un ragazzo nero ingiustamente accusato di aver stuprato una giovane donna bianca. Il suo verdetto è già scritto a priori ed il giovane sarà condannato malgrado l'evidenza dei fatti lo scagioni. Si tratta dunque principalmente di una denuncia dell'America razzista ed intollerante che tale probabilmente si mostrava anche ai tempi della scrittrice.

Nell’ immaginaria contea di Maycomb, apparentemente immobile, dove ciascuno sa tutto di tutti, sfila un carosello di personaggi alcuni dei quali forse eccessivamente caratterizzati altri invece davvero memorabili.
Tra questi ultimi mi piace ricordare il delizioso cammeo di un personaggio del tutto secondario alla narrazione. Mr Raymond e' uno spirito libero che ha sposato, lui bianco, una donna nera da cui ha avuto figli meticci. Il conseguente scandalo lo costringe a vivere segregato nel quartiere dei neri del tutto emarginato dalla società "bianca" e benpensante. Da allora Mr. Raymond si prende beffe dei perbenisti fingendosi ubriaco e si aggira per il paese attingendo un liquido scuro da una bottiglia che porta sempre con sé. Alla comunità offre sul piatto una facile e consolante giustificazione per quelli che sono invece squallidi preconcetti: l'ubriachezza come ovvia causa della scandalosa unione. Al contempo, nel riso amaro con cui irride i compaesani sorseggiando semplice Coca Cola, sta la sua piccola grande rivincita. Il suo segreto sara' rivelato soltanto alla piccola Scout ed al fratello Jem.

Trovo che il titolo originale inglese, "To kill a mockingbird", sia assai più efficace rispetto a quello italiano al punto da chiedermi perché mai non sia stato mantenuto. Il mockingbird è un uccellino americano, simile ai nostri passeri, qui assunto a simbolo dell'innocenza. Unico suo compito e scopo è quello di recare gioia al mondo col suo canto festoso. Uccidere o ferire un "mockingbird" è dunque peccato doppio e contro natura. Il negro Tom incriminato ingiustamente, l'instabile recluso Boo Radley, il piccolo orfano Dill e persino alcuni personaggi secondari (lo stesso Mr. Raymond sopra citato) sono tutti in qualche modo mockingbirds: colpirli, offenderli o addirittura ucciderli è colpa doppiamente grave.

"Il buio oltre la siepe" è pure romanzo di formazione. Nel corso dei due anni in cui si sviluppa il racconto, Scout, il fratello Jem e l'amico Dill, crescono rapidamente. Dai giochi infantili, con quel miscuglio di attrazione e paura che sospinge i bambini a sfidare il pericolo e l'ignoto, i piccoli protagonisti vivono il traumatico incontro con le ingiustizie e le meschinità del mondo degli adulti ed approdano infine ad una maturità che si esprime in una nuova saggezza acquisita. Di tale saggezza è Scout stessa a dar prova, quando nel finale, placa il travaglio del padre combattuto tra le ragioni del cuore e l'innato rigore etico, con la disarmante constatazione che i diritti dei mockingbirds vengano sempre prima di qualsiasi dovere civile.

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Il buio oltre la siepe 2019-08-12 15:13:56 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    12 Agosto, 2019
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Una storia di uguaglianza, umanità e non discrimin

«Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?»

Quando le vicende hanno inizio Jean Louise Bullfinch, detta Scout, non è altro che una bambina di sei anni (nove a conclusione del componimento) con un fratello maggiore, Jem, di circa quattro anni più grande, un corteggiatore di nome Dill e un padre, Atticus, vedovo, avvocato per professione, uomo di grande umanità, correttezza e morale che per quanto sia impegnato con il lavoro trova sempre il tempo da dedicare ai suoi figli. La vita scorre con la quiete della campagna, siamo a Maycomb negli anni Trenta, la grande depressione ha piegato gli Stati Uniti e il principale divertimento dei bambini è quello di scrutare oltre quella siepe, luogo dove è sita una casa abitata da un uomo di cui non conoscono le sembianze. Sanno chiamarsi Arthur Reynolds, detto Boo, conoscono a grandi linee la sua storia, il resto lo hanno inventato con la loro immaginazione così da rendere quell’abitazione un luogo misterioso e tutto da scoprire, un luogo dove i segreti più reconditi giacciono tra le paure più terrificanti. Ma il tempo passa, è ora di andare a scuola, è ora di crescere tanto per i bambini quanto per gli adulti. E come ben sa Atticus, prima o poi nella vita di ogni avvocato quel caso ostico e capace di coinvolgere la sfera personale oltre a quella legale arriva. Tra tutti quest’ultimo è stato nominato difensore di Tom Robinson, venticinquenne accusato di uno dei crimini più nefasti e soprattutto uomo di colore. Atticus farà l’impossibile per difenderlo al meglio e per proteggere la sua famiglia fornendola e munendola degli strumenti culturali necessari ad affrontare l’imminente “buio” ma quel che ha di fronte è un ostacolo ben più grande di lui e che lo porterà a mettere in discussione tutto quel in cui ha sempre creduto.

«Perché non sono né carne né pesce. La gente di colore non li vuole perché sono mezzi bianchi; i bianchi non li vogliono perché sono quasi negri, e così loro stanno in mezzo e non sanno con chi andare.»

Tante sono le tematiche trattate da Harper Lee in questo libro denso di significato e narrato dalla voce della piccola Scout (una curiosità forse già nota: nella prima versione dell’opera - e mai approvata dall’editore - la narratrice indossava i panni di una donna adulta di circa 26 anni. L’editore fece presente all’autrice che il componimento avrebbe avuto una maggiore forza con la protagonista bambina e da qui è nata l’opera di cui al commento e a cui è seguito “Va, metti una sentinella” edito nel 2015 e consistente proprio in quella stesura al tempo non pubblicata). Problematiche che vanno dal pregiudizio all’ipocrisia, passando per le meschinità di una società cruda e chiusa in schemi precostituiti e anche fortemente discriminatoria nei confronti delle persone considerate quali diverse. A far da cornice alle vicende personaggi solidi e così ben delineati da risultare sinceramente veritieri e tangibili con mano. Personalmente ho sinceramente amato Atticus, la sua forza d’animo, la sua purezza d’animo e tutti gli insegnamenti di cui ha reso destinatari i suoi figli. Ciascuno è inoltre espressione del tempo e degli usi e costumi che caratterizzavano la società rurale che a breve sarebbe stata sconvolta altresì dall’avvento della Seconda Guerra Mondiale. Quest’ultimo grave conflitto rende ancora più evidente il profondo clima di razzismo e di contraddizione della collettività in particolare, sono rimasta colpita dal passo in cui la stessa maestra che condanna Hitler per la sua persecuzione, condanna Tom Robinson per il crimine di cui è accusato ma per il quale non è stato ancora condannato.
Il fatto inoltre che le vicende siano narrate con gli occhi di una bambina permette di osservare le circostanze da una prospettiva diversa, ulteriore e soprattutto a trecentosessanta gradi. Il risultato è quello di un mondo ottuso in cui l’ignoranza, il male, la paura, il preconcetto, il timore di colui che non riconosciamo come nostro pari o a cui attribuiamo il ruolo di nostro nemico e/o autore dei nostri insuccessi è descritto con perfetta maestria. Un “buio”, questo, che devasta, che chiude, che può trascinare l’uomo nell’oscurità più profonda.
“Il buio oltre la siepe” è un romanzo di grande attualità, dai contenuti inestimabili e di grande insegnamento. È uno di quei libri del passato che oggi come oggi a maggior ragione tutti dovrebbero leggere e rileggerne per cogliere e ricordare di quegli insegnamenti del vivere e del vivere collettivo e solidale che sembrano essere stati, troppo spesso, dimenticati. Perché talvolta guardare la realtà percepita con quel pizzico di innocenza di un bambino rende liberi dalle catene mentali e da quelle preclusioni e da quei timori dell’ineguale e rendono possibile immaginare e sperare di poter costruire un mondo e un futuro migliore.

«Atticus si era servito di tutti i mezzi a disposizione degli uomini liberi per salvare Tom Robinson, ma nei tribunali segreti dei cuori degli uomini non aveva alcuna probabilità di vincere. Tom era morto nell’attimo stesso in cui Mayella Ewell aveva aperto bocca e urlato.»

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Il buio oltre la siepe 2018-01-05 21:02:54 Erich28592
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Erich28592 Opinione inserita da Erich28592    05 Gennaio, 2018
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Il coraggio di comprendere

“Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.”

Atticus Finch è un padre di famiglia paziente e di rara sensibilità, nonché un integerrimo uomo di legge.
Un uomo di colore, Tom Robinson, viene ingiustamente accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane ragazza bianca, e ad Atticus viene assegnata la difesa d’ufficio dell’imputato afroamericano.
Siamo in Alabama, uno degli stati più conservatori d’America, negli anni bui della Grande Depressione. Nonostante queste cupe premesse, il romanzo risulta carico dell’entusiasmo e della curiosità della piccola Scout, figlia minore di Atticus, nonché voce narrante dell’intreccio.
“Il buio oltre la siepe”, a ben vedere, è soprattutto una finestra sulla fine dell’infanzia della piccola Scout, che passerà ben presto dai pomeriggi trascorsi a giocare con il fratellino Jem e l’amico Dill all’aula di tribunale dove il padre tenterà in tutti i modi di evitare al povero Tom Robinson una fine orribile: è in questo luogo che la piccola si renderà conto, grazie alla semplice ma disarmante logica tipica dei bambini, che c’è qualcosa di profondamente ingiusto nella doppia morale di chi le sta attorno.

-

L’ignoranza genera pregiudizi, i pregiudizi generano paura; le nostre paure cessano di essere tali nel momento in cui siamo disposti ad affrontarle: “Non riuscirai mai a cambiare le persone limitandoti a parlare bene, bisogna che siano loro a desiderare di imparare”.

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Il buio oltre la siepe 2017-12-15 08:25:22 68
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68 Opinione inserita da 68    15 Dicembre, 2017
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Discriminazione immotivata ed amore disinteressato

“ Il buio oltre la siepe “, titolo italiano che sintetizza la paura dell’ ignoto ed i pregiudizi verso “ il diverso ”, è un romanzo con una trama semplicemente complessa ed una scrittura scorrevole e lineare.
Narrato in prima persona dall’ adulta Jane Louise “ Scout “ attraversa un arco temporale di tre anni ( all’ epoca aveva 9 anni ) ed e’ ambientato a Maycomb, immaginaria cittadina dell’ Alabama, durante la grande depressione degli anni ‘30.
Il racconto ripercorre scene di semplice vita famigliare, i giuochi d’ infanzia di Scout con il fratello Jem e l’ amico Dill ( in lui si cela la figura di Truman Capote, amico d’ infanzia della autrice ), l’ odio per la scuola, l’ inquietante ed enigmatico fantasma di Boo Radley , la malvagità di Bob Ewell , il complesso ed amorevole rapporto con il padre, l’ avvocato Atticus Finch, la figura generosa e saggia della governante Calpurnia.
Questa è la contea di Maycomb, un’ area agricola di un paese bruciato dal sole ed in cui non esistono stagioni definite, in cui l’ odio razziale è congenito, le donne hanno il dovere di tacere, gli uomini si nutrono di alcool, violenza gratuita e giustizia ad personam, ed ogni diritto umano pare da sempre estirpato ed estinto.
È qui che ha luogo l’ incredibile destino di Tom Robinson, nero ingiustamente accusato dello stupro di una ragazza bianca e per questo mandato a processo. Atticus Finch ne diverrà il difensore d’ufficio e tenterà di dimostrarne l’ innocenza contro il credo di una intera comunità e le infauste conseguenze annunciate.
Oltre una vicenda toccante emerge la purezza di un universo infantile ben presto disilluso e contaminato, assediato da incomprensione e noncuranza, votato ad una prematura maturità e ad un senso della Legge che si oppone a tradizioni obsolete, falsi moralismi, odio indiscriminato, perché in questo mondo profondamente ingiusto il tribunale rimane l’ unico luogo di pari opportunità.
Ecco che dopo una prima parte che sancisce l’ essenza dei personaggi, in un viaggio dell’ infanzia ( alla Huckleberry Finn anche se non con lo stesso piglio narrativo ) condito da giochi, sogni ed ironia ma inserito in un mondo di adulti e sottoposto a rigide regole comportamentali e di decoro, nella seconda parte la trama decolla nella teatralità del processo ed in un maniacale desiderio di vendetta.
Personalmente ho preferito questa parte, meno idealista e messianica, e ritengo le pagine di scambio e costruzione processuale l’ apice narrativo del romanzo.
Scout è un maschiaccio con la purezza innocente e giocosa dell’ infanzia, una strana saggezza impensabile per la sua età ( elemento simbolico ) ed una lucidità pensante contrapposta ai mali del mondo.
Atticus è la Legge nella propria accezione più pura, con una coscienza vivida ed una certa dose di pacatezza. È un uomo ed un padre singolare, non beve, non fuma, non pesca, legge, ma soprattutto e’ “ l’ avvocato dei negri “.
E poi innumerevoli personaggi a contorno espressione di un universo difforme e dicotomico, intriso di odio ed amicizia, innocenza e brutalità, tolleranza ed ignoranza.
Varie citazioni tra le righe, alcune un poco forzate e scontate a rilanciare un certo pathos in un luogo che pare privo di qualsiasi senso di umanità. Ed allora …” non possiamo capire una persona sino in fondo fino a quando non consideriamo le cose dal suo punto di vista…”, e ….” quella preoccupazione per il futuro che impedisce agli uomini di vivere il presente “… così come …non sappiamo mai bene le cose che succedono alla gente, i segreti che si nascondono dietro le case e le porte chiuse... “
Ma…” è doveroso tenere sempre la testa alta, non badare a quello che dice la gente ed imparare ad abbassare i pugni, lottando con la testa così come …” la coscienza è l’ unica cosa che non è tenuta a rispettare il volere della maggioranza ed …”il coraggio non è un uomo con un fucile in mano, ma quando sai di essere battuto prima di cominciare... “
Questo è l’ universo di Atticus e l’ insegnamento che Scout respira a pieni polmoni. Lei vive bene in questo mondo, con un padre che inizialmente aveva creduto capace di niente e che impara a conoscere, un uomo che le insegna che è sbagliato odiare chiunque, che c’è un solo tipo di gente, “ la gente “, e che nessuno nasce istruito, ma tutti devono imparare.
Questa è Maycomb, un angolo di semplice banale quotidianità e ricca complessità relazionale.
Una storia che alterna asciutte descrizioni a momenti di lirismo insperati, personaggi crudi che odorano della terra che brucia e che respirano della propria essenza.
Un linguaggio essenziale ma che sa anche essere poetico, un bel romanzo d’ insieme, pur non raggiungendo, a mio avviso, apici di scrittura e grandezza letteraria, come sovente si è letto e scritto.









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Il buio oltre la siepe 2016-09-15 16:26:42 Cathy
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Cathy Opinione inserita da Cathy    15 Settembre, 2016
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"Come uccidere un merlo"

"I merli non fanno niente di speciale, ma fa piacere sentirli cinguettare. Non mangiano le sementi nei giardini, non fanno il nido nelle madie, non fanno proprio niente, cinguettano soltanto. Per questo è peccato uccidere un merlo."
Il titolo originale di questo romanzo, "How to kill a mockingbird", è stato modificato nell’edizione italiana in "Il buio oltre la siepe". In entrambi i casi si tratta di una metafora. Nel titolo originale il concetto espresso è che fare del male in qualunque modo ad una creatura innocente e indifesa è un peccato imperdonabile, come, ad esempio, uccidere un merlo. Il titolo italiano, invece, allude a ciò che ci è vicino, appena oltre la “siepe” che delimita il nostro mondo piccolo e ben noto, ma che non conosciamo e di cui abbiamo paura.
Siamo a Maycomb, Alabama, nel profondo Sud degli Stati Uniti, durante una calda estate degli anni Trenta. Jean Louise Finch, detta “Scout”, ha cinque anni e trascorre le vacanze a giocare insieme al fratello maggiore Jem e all’amico Dill nella strada residenziale dove vive. A dispetto dell’elegante nome di battesimo che le hanno affibbiato, Jean Louise è un vero maschiaccio: va in giro in pantaloni, detesta giocare con bambole e tazzine e scandalizza la famiglia azzuffandosi con altri bambini e sbraitando parolacce di cui non conosce il significato. Oltre la “siepe” della famiglia Finch, appena due case più in là, c’è la misteriosa casa dei Radley, abitata da una famiglia bizzarra e piena di segreti. Si dice che uno dei Radley, Boo, non esca di casa da anni e si sia trasformato in un mostro che mangia gatti e scoiattoli e uccide chiunque osi varcare il limite della sua proprietà. Tutti i bambini del vicinato sono terrorizzati da casa Radley, al punto da non osare passarci davanti se non di corsa e senza guardarla, e Jem e Scout non fanno eccezione.
Ma oltre le siepi ben tenute delle case di Maycomb non c’è soltanto lo spaventoso Boo Radley: quando il padre di Scout e Jem, Atticus Finch, assume la difesa d’ufficio di Tom Robinson, un giovane uomo di colore accusato ingiustamente di aver violentato una bianca, agli occhi dei due bambini si spalanca un mondo di pregiudizi, violenza, menzogna, omertà. Avvocato onesto e brillante e uomo di profonda intelligenza e sensibilità, Atticus Finch - uno dei migliori personaggi letterari mai creati - riesce a dimostrare l’innocenza dell’accusato, ma per Tom Robinson è troppo tardi: la società ipocrita e benpensante di Maycomb ha già emesso la sua inappellabile sentenza di condanna.
L’intera vicenda è narrata in prima persona dalla piccola Scout, che con il medesimo stile fluido e vivace racconta i giochi dell’infanzia, i piccoli eventi quotidiani, le storie di mostri e fantasmi scambiate con Jem e Dill, le mille spedizioni alla casa dei Radley per dare un’occhiata al terribile Boo, le serate trascorse ad imparare a leggere con Atticus, ma anche i pregiudizi, le ipocrisie, le piccole e grandi meschinità di una società chiusa e conservatrice che culminano nel processo a Tom Robinson, evento del quale Scout è testimone diretta. Attraverso il suo sguardo innocente e privo di filtri, e dunque molto più acuto e onesto di quello di un adulto, il piccolo, ottuso mondo in cui vive e la stessa natura umana si mostrano per ciò che sono nel bene e nel male: dominati dall’ignoranza e dalla paura, con qualche punto di luce, di tanto in tanto, a rischiarare il “buio”, quello vero, che esse stesse creano intorno a sé.
Vincitore del Premio Pulitzer nel 1969, "Il buio oltre la siepe" è un romanzo di sconvolgente attualità, capace di trasmettere con efficacia valori fondamentali e universalmente validi in ogni tempo. Un racconto dalla forza straordinaria nella sua semplicità, che resta impresso nella mente del lettore e invita ad osservare la realtà così come la osserverebbe Scout, liberi dai pregiudizi e dalla paura del “diverso” e senza mai smettere di credere nella possibilità di costruire un mondo migliore.

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Il buio oltre la siepe 2016-08-26 13:31:48 martaquick
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martaquick Opinione inserita da martaquick    26 Agosto, 2016
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UNA STORIA CHE INSEGNA

Il buio oltre la siepe è un libro letto e commentato da moltissime persone com'è giusto che sia perchè è davvero una piccola ma grande sorpresa, quindi non mi dilungherò con descrizioni ma voglio condividere la mia opinione.
Sinceramente le prime 90 pagine non mi avevano coinvolto molto e per fortuna mi sono ricreduta quasi subito raggiungendo la metà del libro e adesso posso dire che è meraviglioso!
La storia della piccola Scout e la sua famiglia, il padre Atticus uomo di legge e suo fratello maggiore Jem, insegna di più di molti libri scolastici e ti rimane dentro, fa riflettere profondamente.
Un racconto fatto di diversità tra razze e religioni e modi di vivere che spaccano una società che si sta formando negli anni '30 del 1900 e un grande esempio di umanità da parte di un avvocato bianco che decide di difendere la causa di un ragazzo di colore.
La figura di Atticus come padre credo sia quello che vorrebbero tutti i giovani che stanno crescendo e ho profondamente amato questo personaggio, un uomo di sani principi e di alti ideali che vive in modo modesto e prendendosi cura dei suoi figli è un'immagine bellissima da assorbire.
La piccola Scout, una ragazzina così vivace e brillante, fa tenerezza nella sua ultima fase di ingenuità che precede l'adolescenza e quindi con la semplicità che hanno solo i bambini non capisce pienamente alcuni concetti e reagisce a modo suo agli avvenimenti della sua vita e ne sono rimasta estasiata, e le avventure alla scoperta del suo vicino di casa che non si fa mai vedere, Boo Radley, mi ricordano i giochi che facevo io con i miei amici di vicinato alla scoperta di tutto quello che ci stava attorno.
Ho sentito dire che vorrebbero introdurre questo libro come lettura scolastica e credo che sarebbe una bellissima idea, un libro così può solo che far bene nelle giovani menti di oggi.
Lo consiglio veramente a tutti sia giovani che persone più mature

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Il buio oltre la siepe 2016-04-28 13:09:26 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    28 Aprile, 2016
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Diversità tangibili eppure inesistenti

Diciamo la verità, un libro non viene proclamato "capolavoro" all'unanimità senza un motivo. "Il buio oltre la siepe" tratta temi scottanti in un modo che definirei molto intelligente. Lo stile dell'autrice è piacevole, mai pesante, lascia che la storia scorra in maniera fluida e ininterrotta. Harper Lee esprime egregiamente la mentalità degli uomini dopo la Grande Depressione, quello che era il loro modo di agire e pensare in quel periodo storico. Lee riesce anche a caratterizzare i suoi personaggi donandogli l'esatta mentalità di abitanti di una piccola città, l'immaginaria Maycomb dell'Alabama, nella quale è ambientato il romanzo. Sembra di rivivere quei tempi, di trovarsi in un luogo simile, di respirare la stessa aria dei protagonisti. E' chiaro che l'autrice ha attinto a piene mani dalle proprie esperienze di vita.

Tramite le vicende della famiglia Finch e per mezzo degli occhi della sua componente più giovane, Jean Louise detta Scout, ci ritroveremo nel bel mezzo della "tranquilla" Maycomb, popolata dai suoi abitanti così diversi tra loro. I tempi duri sono appena finiti, eppure c'è ancora qualcosa di triste, nell'aria. La popolazione di Maycomb è pregna di pregiudizi e divide sé stessa in due fazioni fondamentali, nel modo in cui si è sempre divisa l'umanità e tristemente ancora oggi spesso si divide, anche se meno marcatamente. Uomini dalla pelle bianca e uomini dalla pelle nera.
Eppure differenza reale non c'è, non c'è mai stata, se non per quello che è il colore della pelle.
Solo due tipi di esseri umani riescono a superare le barriere di questa "differenza", e sono gli uomini assennati e quelli non ancora cresciuti. E' tramite personaggi di tal sorta, come Atticus e Scout, che Lee ci rende spettatori dell'insanità dell'essere umano, della sua testardaggine nel considerare diverso e addirittura inferiore quello che in realtà non lo è. Fummo creati tutti esseri umani, allo stesso livello. Nessuno nasce diverso dall'altro, a nessuno spettano meno diritti che a un altro. Eppure, in nome di convinzioni errate e ideali folli, l'uomo riesce a farsi carnefice del proprio fratello, a giudicarlo, a segregarlo, a ucciderlo.
C'è qualcosa di tremendamente sbagliato nella natura umana, qualcosa di innato che lo porta a essere crudele nei confronti dell'apparente diversità, e non si tratta soltanto del colore della pelle, ma di qualsiasi cosa che ci possa distinguere in maniera sensibile dalla massa.
Forse soltanto quando sapremo sopprimere questi ignobili sentimenti, la vita su questa Terra potrà essere considerata migliore.
Un romanzo che emoziona, fa riflettere e che una volta chiuso ti lascia dentro qualcosa di tangibile.

"Voi conoscete la verità, e la verità è questa: alcuni negri mentono, alcuni negri sono immorali, alcuni negri non possono essere lasciati accanto alle donne, nere o bianche che siano. Ma questa è una verità che si può applicare a tutta la razza umana e non a una particolare razza di uomini. Non esiste una persona, in quest'aula, che non abbia mai detto una bugia, che non abbia mai fatto una cosa immorale, e non esiste un uomo al mondo che non abbia mai guardato una donna con desiderio!"

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L'amico ritrovato
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