Narrativa straniera Romanzi Il buio oltre la siepe
 

Il buio oltre la siepe Il buio oltre la siepe

Il buio oltre la siepe

Letteratura straniera

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In un cittadina del profondo sud degli stati Uniti, l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un negro accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrare l'innocenza, ma il negro sarà ugualmente condannato a morte. la vicenda è raccontata dalla piccolo Scout, la figlia di Atticus, una bambina che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso. nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore stilistico e condotte con una bravura eccezionale

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Il buio oltre la siepe 2019-08-12 15:13:56 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    12 Agosto, 2019
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Una storia di uguaglianza, umanità e non discrimin

«Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?»

Quando le vicende hanno inizio Jean Louise Bullfinch, detta Scout, non è altro che una bambina di sei anni (nove a conclusione del componimento) con un fratello maggiore, Jem, di circa quattro anni più grande, un corteggiatore di nome Dill e un padre, Atticus, vedovo, avvocato per professione, uomo di grande umanità, correttezza e morale che per quanto sia impegnato con il lavoro trova sempre il tempo da dedicare ai suoi figli. La vita scorre con la quiete della campagna, siamo a Maycomb negli anni Trenta, la grande depressione ha piegato gli Stati Uniti e il principale divertimento dei bambini è quello di scrutare oltre quella siepe, luogo dove è sita una casa abitata da un uomo di cui non conoscono le sembianze. Sanno chiamarsi Arthur Reynolds, detto Boo, conoscono a grandi linee la sua storia, il resto lo hanno inventato con la loro immaginazione così da rendere quell’abitazione un luogo misterioso e tutto da scoprire, un luogo dove i segreti più reconditi giacciono tra le paure più terrificanti. Ma il tempo passa, è ora di andare a scuola, è ora di crescere tanto per i bambini quanto per gli adulti. E come ben sa Atticus, prima o poi nella vita di ogni avvocato quel caso ostico e capace di coinvolgere la sfera personale oltre a quella legale arriva. Tra tutti quest’ultimo è stato nominato difensore di Tom Robinson, venticinquenne accusato di uno dei crimini più nefasti e soprattutto uomo di colore. Atticus farà l’impossibile per difenderlo al meglio e per proteggere la sua famiglia fornendola e munendola degli strumenti culturali necessari ad affrontare l’imminente “buio” ma quel che ha di fronte è un ostacolo ben più grande di lui e che lo porterà a mettere in discussione tutto quel in cui ha sempre creduto.

«Perché non sono né carne né pesce. La gente di colore non li vuole perché sono mezzi bianchi; i bianchi non li vogliono perché sono quasi negri, e così loro stanno in mezzo e non sanno con chi andare.»

Tante sono le tematiche trattate da Harper Lee in questo libro denso di significato e narrato dalla voce della piccola Scout (una curiosità forse già nota: nella prima versione dell’opera - e mai approvata dall’editore - la narratrice indossava i panni di una donna adulta di circa 26 anni. L’editore fece presente all’autrice che il componimento avrebbe avuto una maggiore forza con la protagonista bambina e da qui è nata l’opera di cui al commento e a cui è seguito “Va, metti una sentinella” edito nel 2015 e consistente proprio in quella stesura al tempo non pubblicata). Problematiche che vanno dal pregiudizio all’ipocrisia, passando per le meschinità di una società cruda e chiusa in schemi precostituiti e anche fortemente discriminatoria nei confronti delle persone considerate quali diverse. A far da cornice alle vicende personaggi solidi e così ben delineati da risultare sinceramente veritieri e tangibili con mano. Personalmente ho sinceramente amato Atticus, la sua forza d’animo, la sua purezza d’animo e tutti gli insegnamenti di cui ha reso destinatari i suoi figli. Ciascuno è inoltre espressione del tempo e degli usi e costumi che caratterizzavano la società rurale che a breve sarebbe stata sconvolta altresì dall’avvento della Seconda Guerra Mondiale. Quest’ultimo grave conflitto rende ancora più evidente il profondo clima di razzismo e di contraddizione della collettività in particolare, sono rimasta colpita dal passo in cui la stessa maestra che condanna Hitler per la sua persecuzione, condanna Tom Robinson per il crimine di cui è accusato ma per il quale non è stato ancora condannato.
Il fatto inoltre che le vicende siano narrate con gli occhi di una bambina permette di osservare le circostanze da una prospettiva diversa, ulteriore e soprattutto a trecentosessanta gradi. Il risultato è quello di un mondo ottuso in cui l’ignoranza, il male, la paura, il preconcetto, il timore di colui che non riconosciamo come nostro pari o a cui attribuiamo il ruolo di nostro nemico e/o autore dei nostri insuccessi è descritto con perfetta maestria. Un “buio”, questo, che devasta, che chiude, che può trascinare l’uomo nell’oscurità più profonda.
“Il buio oltre la siepe” è un romanzo di grande attualità, dai contenuti inestimabili e di grande insegnamento. È uno di quei libri del passato che oggi come oggi a maggior ragione tutti dovrebbero leggere e rileggerne per cogliere e ricordare di quegli insegnamenti del vivere e del vivere collettivo e solidale che sembrano essere stati, troppo spesso, dimenticati. Perché talvolta guardare la realtà percepita con quel pizzico di innocenza di un bambino rende liberi dalle catene mentali e da quelle preclusioni e da quei timori dell’ineguale e rendono possibile immaginare e sperare di poter costruire un mondo e un futuro migliore.

«Atticus si era servito di tutti i mezzi a disposizione degli uomini liberi per salvare Tom Robinson, ma nei tribunali segreti dei cuori degli uomini non aveva alcuna probabilità di vincere. Tom era morto nell’attimo stesso in cui Mayella Ewell aveva aperto bocca e urlato.»

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Il buio oltre la siepe 2018-01-05 21:02:54 Erich28592
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Erich28592 Opinione inserita da Erich28592    05 Gennaio, 2018
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Il coraggio di comprendere

“Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.”

Atticus Finch è un padre di famiglia paziente e di rara sensibilità, nonché un integerrimo uomo di legge.
Un uomo di colore, Tom Robinson, viene ingiustamente accusato di violenza carnale nei confronti di una giovane ragazza bianca, e ad Atticus viene assegnata la difesa d’ufficio dell’imputato afroamericano.
Siamo in Alabama, uno degli stati più conservatori d’America, negli anni bui della Grande Depressione. Nonostante queste cupe premesse, il romanzo risulta carico dell’entusiasmo e della curiosità della piccola Scout, figlia minore di Atticus, nonché voce narrante dell’intreccio.
“Il buio oltre la siepe”, a ben vedere, è soprattutto una finestra sulla fine dell’infanzia della piccola Scout, che passerà ben presto dai pomeriggi trascorsi a giocare con il fratellino Jem e l’amico Dill all’aula di tribunale dove il padre tenterà in tutti i modi di evitare al povero Tom Robinson una fine orribile: è in questo luogo che la piccola si renderà conto, grazie alla semplice ma disarmante logica tipica dei bambini, che c’è qualcosa di profondamente ingiusto nella doppia morale di chi le sta attorno.

-

L’ignoranza genera pregiudizi, i pregiudizi generano paura; le nostre paure cessano di essere tali nel momento in cui siamo disposti ad affrontarle: “Non riuscirai mai a cambiare le persone limitandoti a parlare bene, bisogna che siano loro a desiderare di imparare”.

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Il buio oltre la siepe 2017-12-15 08:25:22 68
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68 Opinione inserita da 68    15 Dicembre, 2017
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Discriminazione immotivata ed amore disinteressato

“ Il buio oltre la siepe “, titolo italiano che sintetizza la paura dell’ ignoto ed i pregiudizi verso “ il diverso ”, è un romanzo con una trama semplicemente complessa ed una scrittura scorrevole e lineare.
Narrato in prima persona dall’ adulta Jane Louise “ Scout “ attraversa un arco temporale di tre anni ( all’ epoca aveva 9 anni ) ed e’ ambientato a Maycomb, immaginaria cittadina dell’ Alabama, durante la grande depressione degli anni ‘30.
Il racconto ripercorre scene di semplice vita famigliare, i giuochi d’ infanzia di Scout con il fratello Jem e l’ amico Dill ( in lui si cela la figura di Truman Capote, amico d’ infanzia della autrice ), l’ odio per la scuola, l’ inquietante ed enigmatico fantasma di Boo Radley , la malvagità di Bob Ewell , il complesso ed amorevole rapporto con il padre, l’ avvocato Atticus Finch, la figura generosa e saggia della governante Calpurnia.
Questa è la contea di Maycomb, un’ area agricola di un paese bruciato dal sole ed in cui non esistono stagioni definite, in cui l’ odio razziale è congenito, le donne hanno il dovere di tacere, gli uomini si nutrono di alcool, violenza gratuita e giustizia ad personam, ed ogni diritto umano pare da sempre estirpato ed estinto.
È qui che ha luogo l’ incredibile destino di Tom Robinson, nero ingiustamente accusato dello stupro di una ragazza bianca e per questo mandato a processo. Atticus Finch ne diverrà il difensore d’ufficio e tenterà di dimostrarne l’ innocenza contro il credo di una intera comunità e le infauste conseguenze annunciate.
Oltre una vicenda toccante emerge la purezza di un universo infantile ben presto disilluso e contaminato, assediato da incomprensione e noncuranza, votato ad una prematura maturità e ad un senso della Legge che si oppone a tradizioni obsolete, falsi moralismi, odio indiscriminato, perché in questo mondo profondamente ingiusto il tribunale rimane l’ unico luogo di pari opportunità.
Ecco che dopo una prima parte che sancisce l’ essenza dei personaggi, in un viaggio dell’ infanzia ( alla Huckleberry Finn anche se non con lo stesso piglio narrativo ) condito da giochi, sogni ed ironia ma inserito in un mondo di adulti e sottoposto a rigide regole comportamentali e di decoro, nella seconda parte la trama decolla nella teatralità del processo ed in un maniacale desiderio di vendetta.
Personalmente ho preferito questa parte, meno idealista e messianica, e ritengo le pagine di scambio e costruzione processuale l’ apice narrativo del romanzo.
Scout è un maschiaccio con la purezza innocente e giocosa dell’ infanzia, una strana saggezza impensabile per la sua età ( elemento simbolico ) ed una lucidità pensante contrapposta ai mali del mondo.
Atticus è la Legge nella propria accezione più pura, con una coscienza vivida ed una certa dose di pacatezza. È un uomo ed un padre singolare, non beve, non fuma, non pesca, legge, ma soprattutto e’ “ l’ avvocato dei negri “.
E poi innumerevoli personaggi a contorno espressione di un universo difforme e dicotomico, intriso di odio ed amicizia, innocenza e brutalità, tolleranza ed ignoranza.
Varie citazioni tra le righe, alcune un poco forzate e scontate a rilanciare un certo pathos in un luogo che pare privo di qualsiasi senso di umanità. Ed allora …” non possiamo capire una persona sino in fondo fino a quando non consideriamo le cose dal suo punto di vista…”, e ….” quella preoccupazione per il futuro che impedisce agli uomini di vivere il presente “… così come …non sappiamo mai bene le cose che succedono alla gente, i segreti che si nascondono dietro le case e le porte chiuse... “
Ma…” è doveroso tenere sempre la testa alta, non badare a quello che dice la gente ed imparare ad abbassare i pugni, lottando con la testa così come …” la coscienza è l’ unica cosa che non è tenuta a rispettare il volere della maggioranza ed …”il coraggio non è un uomo con un fucile in mano, ma quando sai di essere battuto prima di cominciare... “
Questo è l’ universo di Atticus e l’ insegnamento che Scout respira a pieni polmoni. Lei vive bene in questo mondo, con un padre che inizialmente aveva creduto capace di niente e che impara a conoscere, un uomo che le insegna che è sbagliato odiare chiunque, che c’è un solo tipo di gente, “ la gente “, e che nessuno nasce istruito, ma tutti devono imparare.
Questa è Maycomb, un angolo di semplice banale quotidianità e ricca complessità relazionale.
Una storia che alterna asciutte descrizioni a momenti di lirismo insperati, personaggi crudi che odorano della terra che brucia e che respirano della propria essenza.
Un linguaggio essenziale ma che sa anche essere poetico, un bel romanzo d’ insieme, pur non raggiungendo, a mio avviso, apici di scrittura e grandezza letteraria, come sovente si è letto e scritto.









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Il buio oltre la siepe 2016-09-15 16:26:42 Cathy
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Cathy Opinione inserita da Cathy    15 Settembre, 2016
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"Come uccidere un merlo"

"I merli non fanno niente di speciale, ma fa piacere sentirli cinguettare. Non mangiano le sementi nei giardini, non fanno il nido nelle madie, non fanno proprio niente, cinguettano soltanto. Per questo è peccato uccidere un merlo."
Il titolo originale di questo romanzo, "How to kill a mockingbird", è stato modificato nell’edizione italiana in "Il buio oltre la siepe". In entrambi i casi si tratta di una metafora. Nel titolo originale il concetto espresso è che fare del male in qualunque modo ad una creatura innocente e indifesa è un peccato imperdonabile, come, ad esempio, uccidere un merlo. Il titolo italiano, invece, allude a ciò che ci è vicino, appena oltre la “siepe” che delimita il nostro mondo piccolo e ben noto, ma che non conosciamo e di cui abbiamo paura.
Siamo a Maycomb, Alabama, nel profondo Sud degli Stati Uniti, durante una calda estate degli anni Trenta. Jean Louise Finch, detta “Scout”, ha cinque anni e trascorre le vacanze a giocare insieme al fratello maggiore Jem e all’amico Dill nella strada residenziale dove vive. A dispetto dell’elegante nome di battesimo che le hanno affibbiato, Jean Louise è un vero maschiaccio: va in giro in pantaloni, detesta giocare con bambole e tazzine e scandalizza la famiglia azzuffandosi con altri bambini e sbraitando parolacce di cui non conosce il significato. Oltre la “siepe” della famiglia Finch, appena due case più in là, c’è la misteriosa casa dei Radley, abitata da una famiglia bizzarra e piena di segreti. Si dice che uno dei Radley, Boo, non esca di casa da anni e si sia trasformato in un mostro che mangia gatti e scoiattoli e uccide chiunque osi varcare il limite della sua proprietà. Tutti i bambini del vicinato sono terrorizzati da casa Radley, al punto da non osare passarci davanti se non di corsa e senza guardarla, e Jem e Scout non fanno eccezione.
Ma oltre le siepi ben tenute delle case di Maycomb non c’è soltanto lo spaventoso Boo Radley: quando il padre di Scout e Jem, Atticus Finch, assume la difesa d’ufficio di Tom Robinson, un giovane uomo di colore accusato ingiustamente di aver violentato una bianca, agli occhi dei due bambini si spalanca un mondo di pregiudizi, violenza, menzogna, omertà. Avvocato onesto e brillante e uomo di profonda intelligenza e sensibilità, Atticus Finch - uno dei migliori personaggi letterari mai creati - riesce a dimostrare l’innocenza dell’accusato, ma per Tom Robinson è troppo tardi: la società ipocrita e benpensante di Maycomb ha già emesso la sua inappellabile sentenza di condanna.
L’intera vicenda è narrata in prima persona dalla piccola Scout, che con il medesimo stile fluido e vivace racconta i giochi dell’infanzia, i piccoli eventi quotidiani, le storie di mostri e fantasmi scambiate con Jem e Dill, le mille spedizioni alla casa dei Radley per dare un’occhiata al terribile Boo, le serate trascorse ad imparare a leggere con Atticus, ma anche i pregiudizi, le ipocrisie, le piccole e grandi meschinità di una società chiusa e conservatrice che culminano nel processo a Tom Robinson, evento del quale Scout è testimone diretta. Attraverso il suo sguardo innocente e privo di filtri, e dunque molto più acuto e onesto di quello di un adulto, il piccolo, ottuso mondo in cui vive e la stessa natura umana si mostrano per ciò che sono nel bene e nel male: dominati dall’ignoranza e dalla paura, con qualche punto di luce, di tanto in tanto, a rischiarare il “buio”, quello vero, che esse stesse creano intorno a sé.
Vincitore del Premio Pulitzer nel 1969, "Il buio oltre la siepe" è un romanzo di sconvolgente attualità, capace di trasmettere con efficacia valori fondamentali e universalmente validi in ogni tempo. Un racconto dalla forza straordinaria nella sua semplicità, che resta impresso nella mente del lettore e invita ad osservare la realtà così come la osserverebbe Scout, liberi dai pregiudizi e dalla paura del “diverso” e senza mai smettere di credere nella possibilità di costruire un mondo migliore.

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Il buio oltre la siepe 2016-08-26 13:31:48 martaquick
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martaquick Opinione inserita da martaquick    26 Agosto, 2016
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UNA STORIA CHE INSEGNA

Il buio oltre la siepe è un libro letto e commentato da moltissime persone com'è giusto che sia perchè è davvero una piccola ma grande sorpresa, quindi non mi dilungherò con descrizioni ma voglio condividere la mia opinione.
Sinceramente le prime 90 pagine non mi avevano coinvolto molto e per fortuna mi sono ricreduta quasi subito raggiungendo la metà del libro e adesso posso dire che è meraviglioso!
La storia della piccola Scout e la sua famiglia, il padre Atticus uomo di legge e suo fratello maggiore Jem, insegna di più di molti libri scolastici e ti rimane dentro, fa riflettere profondamente.
Un racconto fatto di diversità tra razze e religioni e modi di vivere che spaccano una società che si sta formando negli anni '30 del 1900 e un grande esempio di umanità da parte di un avvocato bianco che decide di difendere la causa di un ragazzo di colore.
La figura di Atticus come padre credo sia quello che vorrebbero tutti i giovani che stanno crescendo e ho profondamente amato questo personaggio, un uomo di sani principi e di alti ideali che vive in modo modesto e prendendosi cura dei suoi figli è un'immagine bellissima da assorbire.
La piccola Scout, una ragazzina così vivace e brillante, fa tenerezza nella sua ultima fase di ingenuità che precede l'adolescenza e quindi con la semplicità che hanno solo i bambini non capisce pienamente alcuni concetti e reagisce a modo suo agli avvenimenti della sua vita e ne sono rimasta estasiata, e le avventure alla scoperta del suo vicino di casa che non si fa mai vedere, Boo Radley, mi ricordano i giochi che facevo io con i miei amici di vicinato alla scoperta di tutto quello che ci stava attorno.
Ho sentito dire che vorrebbero introdurre questo libro come lettura scolastica e credo che sarebbe una bellissima idea, un libro così può solo che far bene nelle giovani menti di oggi.
Lo consiglio veramente a tutti sia giovani che persone più mature

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Il buio oltre la siepe 2016-04-28 13:09:26 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    28 Aprile, 2016
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Diversità tangibili eppure inesistenti

Diciamo la verità, un libro non viene proclamato "capolavoro" all'unanimità senza un motivo. "Il buio oltre la siepe" tratta temi scottanti in un modo che definirei molto intelligente. Lo stile dell'autrice è piacevole, mai pesante, lascia che la storia scorra in maniera fluida e ininterrotta. Harper Lee esprime egregiamente la mentalità degli uomini dopo la Grande Depressione, quello che era il loro modo di agire e pensare in quel periodo storico. Lee riesce anche a caratterizzare i suoi personaggi donandogli l'esatta mentalità di abitanti di una piccola città, l'immaginaria Maycomb dell'Alabama, nella quale è ambientato il romanzo. Sembra di rivivere quei tempi, di trovarsi in un luogo simile, di respirare la stessa aria dei protagonisti. E' chiaro che l'autrice ha attinto a piene mani dalle proprie esperienze di vita.

Tramite le vicende della famiglia Finch e per mezzo degli occhi della sua componente più giovane, Jean Louise detta Scout, ci ritroveremo nel bel mezzo della "tranquilla" Maycomb, popolata dai suoi abitanti così diversi tra loro. I tempi duri sono appena finiti, eppure c'è ancora qualcosa di triste, nell'aria. La popolazione di Maycomb è pregna di pregiudizi e divide sé stessa in due fazioni fondamentali, nel modo in cui si è sempre divisa l'umanità e tristemente ancora oggi spesso si divide, anche se meno marcatamente. Uomini dalla pelle bianca e uomini dalla pelle nera.
Eppure differenza reale non c'è, non c'è mai stata, se non per quello che è il colore della pelle.
Solo due tipi di esseri umani riescono a superare le barriere di questa "differenza", e sono gli uomini assennati e quelli non ancora cresciuti. E' tramite personaggi di tal sorta, come Atticus e Scout, che Lee ci rende spettatori dell'insanità dell'essere umano, della sua testardaggine nel considerare diverso e addirittura inferiore quello che in realtà non lo è. Fummo creati tutti esseri umani, allo stesso livello. Nessuno nasce diverso dall'altro, a nessuno spettano meno diritti che a un altro. Eppure, in nome di convinzioni errate e ideali folli, l'uomo riesce a farsi carnefice del proprio fratello, a giudicarlo, a segregarlo, a ucciderlo.
C'è qualcosa di tremendamente sbagliato nella natura umana, qualcosa di innato che lo porta a essere crudele nei confronti dell'apparente diversità, e non si tratta soltanto del colore della pelle, ma di qualsiasi cosa che ci possa distinguere in maniera sensibile dalla massa.
Forse soltanto quando sapremo sopprimere questi ignobili sentimenti, la vita su questa Terra potrà essere considerata migliore.
Un romanzo che emoziona, fa riflettere e che una volta chiuso ti lascia dentro qualcosa di tangibile.

"Voi conoscete la verità, e la verità è questa: alcuni negri mentono, alcuni negri sono immorali, alcuni negri non possono essere lasciati accanto alle donne, nere o bianche che siano. Ma questa è una verità che si può applicare a tutta la razza umana e non a una particolare razza di uomini. Non esiste una persona, in quest'aula, che non abbia mai detto una bugia, che non abbia mai fatto una cosa immorale, e non esiste un uomo al mondo che non abbia mai guardato una donna con desiderio!"

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L'amico ritrovato
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Il buio oltre la siepe 2015-09-26 13:14:12 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    26 Settembre, 2015
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Il buoi oltre la siepe

Harper Lee è un caso evidente di one-hit wonder letterario, ma bisogna essere grati a Truman Capote (la cui figura di bambino è tratteggiata nel romanzo con le sembianze dell’irrequieto Dill) che consigliò all’amica di mettere per iscritto i ricordi giovanili. Così, romanzando le memorie dell’infanzia, la scrittrice dell’Alabama ha assemblato questa storia in cui combina un racconto di crescita nel quale si trovano molte eco di Mark Twain con una sincera passione civile rappresentata da Atticus Finch, personaggio che Lee ha ricostruito attorno alla personalità del proprio vero padre (e al quale è quasi impossibile non dare l’aspetto di un occhialuto Gregory Peck). All’inizio degli anni Trenta, Scout vive con il padre avvocato e il fratello maggiore Jem in un piccolo centro agricolo dell’Alabama nel momento in cui la Depressione si profila all’orizzonte, ma non ha ancora colpito: l’amico Dill li raggiunge d’estate e insieme vivono le classiche avventure da ragazzi, con una particolare attenzione per il recluso vicino di casa Arthur ‘Boo’ Radley. L’inizio della scuola per Scout è una variante nel tran-tran, ma ciò che ne sconvolge davvero la vita fino a quel momento spensierata è la difesa di un nero, accusato di aver violentato una donna bianca, assunta da Atticus. I ragazzi vanno così a sbattere contro la grettezza e la chiusura mentale degli adulti, ma il confronto – anche con conseguenze dolorose – li fa (ovviamente) crescere liberandoli al contempo da ogni pregiudizio. La narrazione in prima persona prende per mano il lettore con decisione e lo trasporta in un’America rurale in cui tutti si conoscono, ma in cui le divisioni sociali sono quasi di casta (i cittadini, i contadini, i negri): le peripezie dei tre ragazzi, sebbene si configurino come una sorta di lunga ‘introduzione’ alla storia vera e propria che inizia con il processo, sono forse la parte più gustosa del libro. In essa, le scoperte di ogni giorno assieme alle piccole e grandi fissazioni tipiche dell’età sono raccontate con un ritmo e un equilibrio davvero mirabili (da cui le malelingue su Capote che non si è limitato a consigliare) che spingono a voltar pagina anche laddove sembra non succedere nulla aiutandosi magari con qualche ben posizionato spunto umoristico: al confronto, lo scorrere della seconda parte è un po’ meno brillante, ma senza per questo intaccare la capacità di coinvolgere il lettore. Tale coinvolgimento fa sì che solo a mente fredda si possano individuare alcuni difetti nella manichea suddivisione tra buoni e cattivi - con la linea di demarcazione che corre netta fra chi vive in paese e chi sta nelle campagne – oppure nella popolazione nera tenuta ai margini della storia come a quelli del centro abitato, ma sono aspetti che scalfiscono solo in minima parte un testo che si dimostra efficace come quando uscì oltre cinquant’anni fa. I lustri passati suppongo incidano, invece, sulla traduzione, a opera di Amalia D’Agostino Schanzer, dell’edizione che ho letto: strappano più di un sorriso Halloween che diventa festa d’Ognissanti e la musica country resa – alla lettera - come campagnola

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Il buio oltre la siepe 2015-07-27 16:29:55 Anna_Reads
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Anna_Reads Opinione inserita da Anna_Reads    27 Luglio, 2015
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Scout, Scarlett

Harper Lee - Il Buio oltre la Siepe

(Questo libro è una ri-lettura di gruppo e segue il vituperato "Leggere Lolita a Teheran".
Inoltre per motivi che ignoro, il mio cervello lo ha associato a Via Col Vento di Margaret Mitchell; averli letti tutti e due facilita la comprensione, ma non è fondamentale).

SPOILER - SPOILER - SPOILER - SPOILER– SPOILER– SPOILER– SPOILER– SPOILER–

Margaret Mitchell, in Via col Vento, riferendosi all'epoca in cui ambienta il suo romanzo (gli anni intorno alla Guerra di Secessione), dice più o meno che nessuna era stata più ostile di quella alla "spontaneità femminile".
Abbiamo letto "Il Buio" dopo "Leggere Lolita a Teheran" e non ho potuto fare a meno di notare le profonde somiglianze fra le nostre trisnonne (americane e non) e le loro nipoti iraniane. Poco importa che le prime fossero sottoposte a convenzioni che "esaltavano" il corpo femminile, mentre le seconde ad altre che lo "nascondono". Busti, veli, corsetti, fasce per i piedi, tacchi alti e torture varie per me "pari sono". Vero che alcune pratiche sembrano scelte "spontaneamente", ma sulla spontaneità di vedere bambine con lo smalto sulle unghie, biancheria vezzosa, capelli lunghissimi e pendenti alle orecchie io ho molto da eccepire.
Ma va be'.
Il Buio Oltre la Siepe è ambientato nel 1935, anni dopo, ma ancora nella "scia" del periodo di Scarlet/Rossella, di quella società e di quel tipo di mentalità. Le signore di Maycomb mettono ancora il busto (ma solo alla domenica), si scambiano visite, si preoccupano di tradizioni familiari, di quanto tempo una famiglia sia legata ad un determinato pezzo di terra, di pettegolezzi, giardinaggio e facezie simili.
Da tutto questo è (momentaneamente) indenne la piccola protagonista del romanzo, Jane Luise Finch, detta Scout. Bimbetta di 6 anni, orfana di madre, con un papà avvocato, affettuoso ed un tantino sopra le righe, un fratello maggiore di 12 anni, Jem, una bambinaia, Calpurnia.
L'autrice, attraverso la narrazione in prima persona da parte di Scout, riesce a creare un personaggio fresco e vivace, solo a tratti un tantino petulante e saccente (ahimè nel film questo equilibrio non riesce affatto, ri-va be').
Dal punto di vista privilegiato dello sguardo di Scout vengono descritte le vicende della piccola città di Maycomb.
E cominciamo col venire a sapere che il prestigio che conferisce – per la comunità – la nascita a Maycomb è dovuto alla furberia di un vecchio oste. Che lo stesso prosperare della città è stato causato da un gruppo di funzionari ubriachi.
Tutte le volte in cui all'autrice riesce questo gioco, il romanzo vola veramente alto.
Scout descrive le cose senza dare un giudizio, perché così sono e così le conosce. Noi adulti, invece, abbiamo il privilegio di rifletterci su.
In "Via col Vento" (e poi la pianto con i parallelismi fra i due romanzi) lo stesso concetto (cioè che sia assurdo attribuire particolare valore all'essere nati in un posto piuttosto che in un altro, così come lo sia essere particolarmente legati ad un pezzo di terra piuttosto che ad un altro) viene veicolato da Rhett, che fa una lunga tirata contro gli Irlandesi e la loro "infernale razza". Questo è un po' un punto dolente di molti libri: la differenza fra veicolare un messaggio attraverso quello che succede (Harper Lee) e bloccare un personaggio in scena e fargli fare uno spiegone (Mitchell, Nafisi, Williams in Butcher's Crossing…).
Ma torniamo a Maycomb.
Famiglie povere, ma dignitose, famiglie povere e corrotte ("straccioni bianchi" avrebbe detto Mamy), famiglie "bene", famiglie con qualche grossa "vergogna" da nascondere, eccentrici outsider, cariatidi della Confederazione, new entry, dame pettegole, simpatiche zitelle.
Tutti bianchi.
L'unico personaggio di colore che viene conosciuto ed approfondito è Calpurnia.
Che diventa uno dei miei preferiti, insieme a Miss Maudie (ma qui – temo – parta decisamente l'identificazione ;) ).
La vita tranquilla di Scout e Jem viene dapprima movimentata dall'arrivo di Dill (e anche qui mi chiedo: perché questo ragazzino, così adorabile, nel film diventa un mostriciattolo smorfioso ed intollerabile e pure con la /r/ moscia?), poi dall'inizio della scuola di Scout, che decisamente non è dei più piacevoli. Il polo di interesse dei bambini è la misteriosa e vicinissima casa dei Radley, dove vive – senza uscire mai – Boo. Si dice che Boo abbia ferito il padre con un paio di forbici e sia stato rinchiuso per un certo periodo. Al momento però vive segregato in casa senza uscire mai.
I bambini sono terrorizzati e – ovviamente – attratti dalla casa tetra e dalla misteriosa figura di Boo. Jem, di nascosto dalla sorella, comincia anche una sorta di bizzarra corrispondenza con Boo, che gli lascia piccoli oggetti nel cavo di un albero.

La vita della piccola comunità viene sconvolta da Maybella Ewell (bianca, per quanto "stracciona") che accusa Tom Robinson (nero, per quanto "rispettabile") di averla violentata.
Atticus Finch viene nominato difensore d'ufficio di Tom.
Appare evidente da subito che lo "stupro" sia un maldestro tentativo - fallito - di seduzione da parte di Maybella (che è costretta a subire le "attenzioni" del padre).
Ed è evidente che tutti ne siano consapevoli. Giudice, giuria, pubblica accusa, pubblico in aula (tutta la comunità è presente, compresi i figli di Atticus e Dill).
Molto chiaramente appare subito che il punto non è se Tom Robinson sia colpevole o meno (è evidente che non lo sia), me se una giuria di Maycomb, nel 1935, sarà disposta a dichiarare che una donna bianca ha adescato un uomo di colore.
Ed appare da subito abbastanza chiaro che non lo sarà.
Atticus non si fa illusioni su questo. Quello che spera è di un tempo di delibera abbastanza lungo che gli dia qualche possibilità in Appello.
Atticus non si fa illusioni, ma i bambini della storia sì (in realtà veniamo resi partecipi del punto di vista di Jem e di Dill, dal momento che Scout, come voce narrante, giustamente, narra i fatti con pochissime sbavature ed "intromissioni").
Jem, che è il più grande ed incarna lo spirito "illuminista" e razionale è certo dell'assoluzione.
Dill, invece, incarna gli aspetti più emotivi ed empatici. Uno dei brani che preferisco è la sua uscita fuga dal tribunale, in lacrime, durante il contro-interrogatorio della pubblica accusa.
"Lo so, lo so, Scout: era il modo che aveva di parlare con lui che mi ha fatto star male: proprio male! (…) Non faceva così con gli altri! Il Signor Finch non ha fatto mica così Maybella e il vecchio Ewell quando li ha interrogati. Quel modo che aveva di dire "giovanotto" e di schernirlo (…)"
"Be' Dill, dopo tutto non è che un negro!" (è Scout a parlare)
"Non me ne importa un fico secco. Non è giusto, ti dico che non è giusto trattarli in questo modo. Nessuno ha il diritto di parlare a una persona in quella maniera… è una cosa che mi fa stare veramente male!"

E mi scuserete la lungaggine, ma poche righe dopo abbiamo l'apparizione di un'altra piccola ed amata meteora: Dolphus Raymond. Anche lui bianco e benestante che ha deciso di vivere in mezzo ai neri. Ha fama di essere un ubriacone, ma in realtà…
"Vuoi dire perché faccio finta di bere? Be' è molto semplice, a molta gente non piace… il modo in cui vivo. Potrei anche mandarli al diavolo dicendo che me ne infischio se a voi non piace il mio modo di vivere; ma mi limito ad infischiarmene senza mandarli al diavolo (…) in altre parole, cerco di dare loro una buona ragione per criticarmi. Vedete, la gente si sente meglio se può attaccarsi a qualche valida scusa. Quando vengo in città, cosa che accade di rado, se mi vedono barcollare e bere da questo sacchetto (che contiene CocaCola, ndA), possono dire che Dolphus Raymond è ubriaco, e per questo si comporta così…"
Dopo una camera di consiglio abbastanza lunga, Tom viene condannato. Atticus è speranzoso per l'appello, ma poco tempo dopo, Tom tenta la fuga dal carcere e viene ucciso.
La narrazione di Scout prosegue ancora un poco, per raccontarci del tentativo di vendetta del padre di Maybella (che vuole punire di Atticus che ha "svergognato" la figlia, colpendo i suoi bambini) e del salvataggio da parte di Boo Radley.
Questa parte è molto tenera e fra l'altro ci spiega il perché del titolo originale "To Kill a Mockingbird" (e qui ci sarebbe da aprire un altro topic sulla traduzione. "Mockingbird" è il "mimo settentrionale" una specie di tordo diffusa in America. In genere tradotto come "usignolo" – ad esempio nel film – nella mia edizione Feltrinelli diventa "merlo". Il punto è che si tratta di uccelli innocui e che cantano in modo piacevole; e per questi motivi sia un peccato ucciderli; di più un'inutile crudeltà).
Boo salva Jem da Ewell e lo uccide. Naturalmente si tratterebbe di legittima difesa, ma lo sceriffo (inizialmente conto il parere di Atticus) insiste sulla fatalità: il vecchio è caduto sul suo stesso coltello. Se si venisse a sapere la verità la vita schiva e riservata di Beau sarebbe sconvolta.
Sarebbe come uccidere un usignolo (merlo/tordo), una crudeltà inutile come lo è stata la morte di Tom Robinson.

Rilettura di un libro bello e molto amato.
Sia per il contenuto veicolato (l'ormai famigerato "messaggio") sia per le qualità della narrazione.
La scelta del punto di vista di una bambina permette all'autrice di narrare in modo vivace, ironico e pieno di "stupore" quello che accade, senza dover dare un giudizio su di esso.
Personalmente trovo molto difficile che un autore riesca a "rendere" bene i bambini, nelle narrazioni. O paiono finti, o sembrano saputelli o sono… odiosi.
Harper Lee riesce a creare un personaggio vero, magari un tantino saputello sì, ma come lo sono a volte i bambini. A Scout vuoi bene. Io sicuramente più a Dill e a Jem, ma comunque anche a lei :)
Quello che mi piace di questo libro è proprio il comunicare tanto attraverso la narrazione, senza spiegoni e moralismi.
È così che dovrebbero funzionare le storie.

Ahimè, non posso dire lo stesso del film (che non avevo mai visto fino ad oggi).

So che molti lo amano, ma a me non è proprio piaciuto.
Al di là di Gregory Peck che mi convince poco, come attore, ma le scelte di sceneggiatura e il doppiaggio italiano (pessimo davvero), hanno cagionato più di uno sbadiglio. A parte Jem, i bambini son piuttosto odiosi (in particolare Dill… perché?), il "miracolo" di Scout, voce narrante e personaggio non riesce e la bambina, imho, è piuttosto insopportabile (petulante e so-tutto-io).
La scelta di concentrare tutti gli eventi in pochissimo tempo (Tom muore il giorno stesso del processo), secondo me non è stata azzeccata e, per contro, il film è lento e poco coinvolgente (sempre imho, come tutto il resto).
Quindi adesso ripenserò personalmente ad un cast adeguato per un remake :D


PS Harper Lee era amica di Truman Capote. È stato lui a convincerla a pubblicare "Il buio". E lei ha omaggiato l'amico, inserendolo nella storia. È Dill.

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"Beloved" di Toni Morrison
"Via col Vento" Margareth Mitchell
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Il buio oltre la siepe 2015-07-25 13:43:21 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    25 Luglio, 2015
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Buonismo e antirazzismo

Vado controcorrente: il romanzo, che ho deciso di leggere per il clamore suscitato dalla recente pubblicazione del sequel, mi è sembrato ampiamente sopravvalutato, un po' noioso e con passaggi addirittura mediocri, un libro per ragazzi maldestramente adattato ad un pubblico di adulti, carente di spessore ed originalità.
La scelta dell'io narrante, innanzitutto, non è tra le più azzeccate, trattandosi di una bambina che dovrebbe parlare e pensare come una bambina, il che rende talvolta forzato e quasi ipocrita il tono narrativo.
Gli ideali di umanità e giustizia virano spesso nel buonismo e l'antirazzismo assume toni condiscendenti con uscite francamente sconcertanti: “... quelli con tanta umiltà da pensare, quando guardano un negro, ecco come potrei essere io se non fosse per la clemenza del Signore”.
Altri tempi, si potrebbe dire, se molto prima di Harper Lee non ci fosse stato il capolavoro di Mark Twain a parlare di “negri” con grazia ed ironia.
“Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente, e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda”: ecco l'unica frase degna di nota in mezzo ad una banale profusione di buoni sentimenti, ed è forse proprio grazie a qualche frase ad effetto seminata tra le pagine, oltre che ad una buona dose di fortuna, che si deve il successo dell'opera.

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Il buio oltre la siepe 2015-04-12 09:00:10 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    12 Aprile, 2015
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Era peccato sparare a un usignolo

"Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di metterti nei suoi panni, se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista"

Maycomb, cittadina immaginaria dell’ Alabama nel profondo sud degli Stati Uniti, anni trenta.
Scout, voce narrante della storia, all’ epoca dei fatti ha nove anni.
E’ una bambina vivace, mascolina e intelligente, che trascorre le giornate giocando con il fratello maggiore Jem e l’ amico Dill.
Orfani di madre, accuditi dalla governante di colore Calpurnia e dal padre Atticus, avvocato vedovo integerrimo e di forti principi morali, fantasticano su Boo Radley, un vicino di casa solitario ritenuti pericoloso da tutti.
La vicenda di Tom Robinson, un uomo di colore accusato di violenza sessuale nei confronti di una diciannovenne bianca figlia del delinquente Bob Ewell, turba la tranquillità della comunità.
Atticus, famoso per la sua fermezza e bravura nonché per le sue idee anti-razziste, viene incaricato della difesa dell’ accusato.

Il punto di vista infantile di una bambina sincera e non influenzata da pregiudizi o sovrastrutture, è il migliore per raccontare una storia che ha come temi principali il razzismo e la paura del diverso.
Argomenti difficili anche oggi, scottanti all’ epoca dei fatti.
Negli anni trenta era in vigore in molti paesi del sud degli Stati Uniti la segregazione razziale, simbolo di un atteggiamento di chiusura e di odio nei confronti della comunità nera.
Chiusura mentale di cui ne è un esempio proprio la cittadina di Maycomb, dove regna il miscuglio tra ideali segregazionisti e anti-razzisti, con tante contraddizioni e ipocrisie in mezzo a questi due estremi.
Emblematico il pensiero della signorina Gates, maestra di Scout, che condanna la contemporanea persecuzione di Adolf Hitler e il suo modello della “ razza ariana “, ma che nel suo piccolo non si comporta diversamente nei confronti dei diversi o dei meno fortunati, come dimostrerà in tribunale al processo di Tom Robinson.
La paura del diverso non si concentra solo verso la comunità nera e Tom Robinson, che entra in scena solo dalla metà del romanzo in poi.
Nella prima parte il “ diverso “ è Boo Radley, vicino di casa solitario e schivo e per questo ritenuto misterioso e soprattutto pericoloso, nonostante gli insegnamenti di Atticus richiamino sempre allo sforzo di mettersi nei panni degli altri prima di giudicare.
Altrettanto ben caratterizzati sono i rapporti tra i protagonisti della storia ed i personaggi stessi, primo fra tutti l’ indiscusso Atticus, esempio di coerenza e rettitudine, che oltre a occuparsi di incarichi lavorativi gravosi cerca nel quotidiano di far crescere bene i propri figli indirizzandoli al dialogo e alla consapevolezza di pensare sempre con la propria testa.
Ed è proprio attraverso gli occhi e le parole di quella che è considerata la scapestrata della famiglia, Scout, che il lettore nonostante il tono dolce, ingenuo e a volte infantile del racconto viene reso partecipe di ogni sfumatura della storia, perché alla vivace ragazzina non sfugge proprio nulla.

Infine merita un’ osservazione il titolo, “ To kill a mockingbird “ ovvero “ Uccidere un usignolo “, una creatura innocente e inoffensiva, di cui ovviamente sono presenti nel testo numerosi riferimenti.
Meno premonitore e più misterioso è il titolo della versione italiana.
“ Il buio oltre la siepe “, qualcosa o qualcuno tanto vicino quanto sfuggente e sconosciuto, ma che forse si riferisce anche alla chiusura mentale tipica di chi non è abituato a guardare, appunto, “ oltre “.

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