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La casa della moschea La casa della moschea

La casa della moschea

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Da secoli la famiglia di Aga Jan, ricco mercante di tappeti, ha legato i suoi destini alla moschea di Senjan, nel cuore della Persia. La dimora adiacente alla moschea è pervasa da miti e antiche tradizioni. Il piccolo centro religioso di Senjan rischia di rimanere lontano sia dalla modernizzazione filo-occidentale imposta dallo scià che dall'intransigente reazione oscurantista che si prepara nella roccaforte degli ayatollah di Qom. Proprio da Qom arriva un giorno il giovane imam Ghalghal, per prendere in moglie Seddiq, figlia dell'imam Alsaberi e, quando questi muore accidentalmente sarà lui a sostituirlo. Se dapprima sembra che la moschea abbia finalmente trovato una guida forte, all'entusiasmo succede presto lo sgomento: le sue parole si fanno sempre più arroganti e tentano di sfociare nell'azione violenta.



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La casa della moschea 2021-10-11 16:23:27 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    11 Ottobre, 2021
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Un testimone del suo tempo

Senjan è una cittadina che si trova nel cuore della Persia, l'odierno Iran, e proprio lì si trova la casa della moschea con a capo Aga Jan, ricco mercante e leader indiscusso del bazar. La moschea e la casa sono un unico cuore pulsante che va avanti da secoli, sono molti gli imam vissuti nella casa, ognuno mandando il suo messaggio ai fedeli. Ci sono stati imam più docili e imam più forti, ma i tempi stanno cambiando e anche la casa della moschea dovrà affrontare le sue burrasche.

Kader Abdolah, autore del libro, è iraniano, ha dovuto lasciare il suo paese ed è rifugiato politico in Olanda; da qualche anno cerca di far sentire la sua voce per mandare un messaggio al resto del mondo. Quello che l'autore narra per bocca dei suoi protagonisti è uno spaccato di storia recente, così recente che fa male il cuore.

Lo stile è elegante, l'autore racconta il bello e il cattivo tempo della sua gente, come l'occidente è entrato nel suo paese e tutto quello che ne è scaturito. Parla di fanatismo, di donne che combattono una guerra difficile da vincere e di come un amico può diventare un nemico.

“Quando era scomparsa dalla città l'eco delle sure del Corano? Sapeva che la moschea, il bazar e il Corano non erano più in grado di opporre una forte resistenza, ma non pensava che il regime avrebbe conquistato Senjan così rapidamente”.

Tutto questo viene narrato con eleganza e delicatezza che però non nasconde niente. Le figure che si intervallano all'interno del libro sono figure reali e immaginarie che però raccontano la vera storia. La storia di come un paese è cambiato.

“È successa una rivoluzione, Faqri, questo non è solo un rovesciamento del potere politico, qui si è capovolto qualcosa nella testa della gente. Stanno per succedere cose che nessuno di noi avrebbe mai immaginato in una vita normale. La gente commetterà atrocità terribili. Guardati attorno, non vedi come sono tutti cambiati? Le persone sono quasi irriconoscibili. Non si capisce se si sono messi una maschera o l'hanno gettata”.

“La casa della moschea” è un libro che rimane nel cuore e ti fa capire quanto noi sottovalutiamo la nostra libertà, soprattutto per quanto riguarda le donne. Kader in maniera magistrale ci racconta le bellezze della sua terra, ci fa vivere all'interno di una casa e di una moschea come se ne fossimo parte.
Mi ha fatto sorridere e mi ha fatto soffrire, ma grazie a questo libro ho aperto gli occhi su una realtà che non conoscevo bene.

Un libro che consiglio, fatevi avvolgere dalla voce del Muezzin e entrate anche voi nella casa della moschea.

Buona lettura

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La casa della moschea 2020-03-14 17:33:18 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    14 Marzo, 2020
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Decadenza di una moschea

“C’era una volta una casa, una casa antica, che si chiamava “la casa della moschea”. Era una grande casa, con trentacinque stanze. Lì, per secoli, famiglie dello stesso sangue avevano vissuto al servizio della moschea. Ogni stanza aveva una funzione e un nome corrispondente a quella funzione, come la stanza della cupola, la stanza dell’oppio, la stanza dei racconti, la stanza dei tappeti, la stanza dei malati, la stanza delle nonne, la biblioteca e la stanza del corvo”.

Proprio come un hekayat , l’antico racconto persiano, comincia questo splendido romanzo, considerato uno dei più bei libri in lingua olandese. L’autore, Kader Abdolah, rifugiato politico iraniano, vive in Olanda dal 1988 e ne ha adottato la lingua per scrivere i suoi libri, in cui la magia e la poesia persiane incontrano e si intrecciano con la cultura occidentale.
La storia narra l’epopea della famiglia che abita l’antica casa della moschea di Senjan: i vari imam che si susseguono, le nonne, la moglie del primo imam, Zeynat, il Muezzin muto, Aga Jan e sua moglie Faqri Sadat, i vari figli e figlie considerati prole della casa, nipoti che vanno via e poi tornano, come gli uccelli migratori che vengono a svernare sulle torri della moschea.
Il personaggio principale è Aga Jan, proprietario del bazar della moschea e commerciante dei tappeti più pregiati e apprezzati dell’intera Persia: uomo religioso, saggio, forte e temperante, è custode della casa della moschea, del suo diario, dei suoi tesori segreti. Interessante la dinamicità del personaggio di Zeynat, da figura scialba e silenziosa, ombreggiata dalla ben più brillante ed amata Faqri Sadat, moglie di Aga Jan, diventa poi una donna intraprendente, sarà protagonista di una storia d’amore clandestina dentro la stessa moschea, accecata dal fuoco della passione che scopre quando è ormai vedova, diventerà poi membro attivo dell’ala islamica più estremista della città.
Indimenticabile Shahbal, nipote di Aga Jan, che incarna l’alter ego del giovane Kader Abdolah: giovane misterioso, sveglio, che si lascia moderatamente coinvolgere dalle scoperte tecnologiche che l’America fa conoscere al mondo. Shahbal prima di partire per l’Europa vendicherà le vittime della sua famiglia, cadute per mano dei fondamentalisti di Khomeini.
Attraverso la storia avvincente dei personaggi della casa della moschea, Abdolah ci fa conoscere la storia della Persia dagli anni dello scià simpatizzante della cultura americana, vista con grande sospetto e perplessità dagli stessi abitanti della moschea di Senjan, fino al regime fondamentalista più rigoroso di Khomeini e dell’invasione irachena capeggiata da Saddam Hussein.
Un libro intrigante e ricco di poesia, di umanità, di storia che per certi versi fa pensare a “Cent’anni di solitudine” di Marquez, per il susseguirsi di vicissitudini e di generazioni legate ad un solo luogo, in questo caso alla grande casa/moschea, anche se lo stile di Kader Abdolah è totalmente diverso da quello del grande scrittore colombiano.
Il segreto di questo libro, secondo me, così positivamente accolto da lettori e critici, è nella sua struttura : uno storytelling che unisce l’antico al nuovo, una Persia fiabesca da “Le mille e una notte “ e da “Calila e Dimna” con i suoi odori, i suoi profumi, variopinti affreschi di interni delle abitazioni e dei luoghi religiosi, le sue usanze e il suo erotismo, alla storia moderna e contemporanea di un Paese che a partire dalla fine del Novecento è lacerato da lotte religiose intestine che spianeranno la strada all’invasione irachena.
Nel giro di pochi decenni l’Iran è irriconoscibile, la casa della moschea spenta.

“Tutto era cambiato. Un tempo il bazar occupava un ruolo centrale nella vita della città, ma ormai non più. I tappeti persiani non erano più il fattore determinante dell’economia e della politica del paese. Petrolio e gas naturale li avevano soppiantati. (...) Fino a poco tempo prima, nessuno avrebbe mai comprato un tappeto da pochi soldi, fatto in serie, che puzzava di plastica, mentre adesso era un articolo sempre più reclamizzato”.

È la fine di un’epoca e l’inizio di quella che noi conosciamo molto bene.

Il mio commento non rende onore alla ricchezza dell’opera e dei tanti personaggi che si odiano e si amano della storia, perché ho preferito evidenziare le tematiche principali e perché la trama va gustata prendendo il libro in mano e leggendolo.
È il secondo libro di Kader Abdolah che ho scelto di leggere dopo “Scrittura cuneiforme “ e ne riconfermo la grandezza espressiva, la ricca immaginazione e il grande valore delle tematiche.
In Italia edito da Iperborea, tradotto da Elisabetta Svaluto Moreolo.

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La casa della moschea 2017-07-28 22:33:12 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    29 Luglio, 2017
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C’era una volta...

Bellissimo ed emozionante! Un romanzo indimenticabile che resterà nel mio cuore!
Scritto dall’iraniano Kader Abdolah, esule in Olanda, “La casa della moschea” racconta un pezzo di storia recente della Persia attraverso le vicende, ora liete liete ora drammatiche, di una grande e rispettata famiglia, custode da generazioni di un’antica moschea in una cittadina della regione centrale del paese. Dalla fine degli anni Sessanta con lo sbarco sulla luna fino alla guerra contro l’Iraq, passando per le tumultuose vicende legate alla caduta dello scià Reza Pahlavi e all’avvento della Repubblica islamica di Khomeyni, il lettore si ritrova immerso nell’atmosfera della grande casa addossata al muro della moschea, dove la vita dei suoi abitanti segue il proprio corso tra ordinaria quotidianità e rispetto delle tradizioni, senza che manchino eventi bizzarri, tresche e amori più o meno leciti.
Fra tutti, spicca il personaggio di Aga Jan, il ricco mercante di tappeti a capo del bazar cittadino, colonna portante della casa, anche quando in tanti, troppi, dispersi dal vento inquieto del destino, l’avranno ormai abbandonata; una figura carica di saggezza, profonda umanità e dignità, commovente e indimenticabile allorché, “pater dolorosus”, va alla ricerca di una caritatevole sepoltura per il figlio giustiziato dal regime degli ayatollah. Molto bello anche il personaggio del nipote Shahbal, nel quale s’intravede l’alter ego dello stesso scrittore, così come risultano impagabili quelli delle nonne e altri solo in apparenza minori. Tutt’intorno una natura incantata, altamente poetica e tutt’altro che inanimata, che fa da giusta cornice alle vicende narrate: il giardino con al centro la vasca esagonale piena di pesci, il vecchio corvo dall’età indefinita, forse addirittura centenario, le cicogne che fanno il nido su uno dei minareti della moschea, il vento che scende dalle montagne, il fiume che si porta via le lacrime silenziose di Aga Jan…
Un’opera straordinaria che racchiude in sé tutto il fascino e la magia dei racconti d’Oriente, nonché la nostalgia di chi è costretto all’esilio; pagine intense in cui passato e presente s’intrecciano con leggerezza, mentre l’Islam, quello autentico, ha il sapore delle feste di primavera e il volto umano di qualsiasi religione di pace. Cinque stelle e lode, da leggere!

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... altri libri (romanzi, saggi) sul mondo islamico, così come a chi non ne ha letto nessuno!
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La casa della moschea 2015-09-24 07:25:09 MATIK
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MATIK Opinione inserita da MATIK    24 Settembre, 2015
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La casa della Moschea.

"Voi resterete fino a quando tutti saranno partiti e tutti saranno arrivati."
I libri spesso vengono letti perché subiscono un grande lancio da parte delle case editrici o per il cosiddetto passaparola e spesso restiamo delusi, questo racconto di Kader Abdolah per niente popolare, è una perla rara, la storia è una di quelle che ti restano in mente per un bel po', ci racconta usi e costumi di un popolo molto lontano dal nostro, ci avvicina ad una terra, quella iraniana, troppo spesso teatro di guerre e lotte religiose.
Chi sono: l'imam, gli ayatollah, i talebani? Chi è stato per questo popolo Komeini? Che ruolo hanno e come pensano le donne costrette da millenni ad indossare il chador? Quanto sono distanti da noi donne occidentali che ci crediamo rispetto a loro libere e moderne? Questo libro ci risponde a tutte queste domande ed ad altre ancora, per questo è una lettura interessante e suggestiva.
"La casa della moschea" ci racconta la vita della famiglia di Aga Jan, responsabile della moschea di Senjan e mercante di tappeti del bazar, ripercorriamo insieme agli abitanti di questa casa, un bel pezzo di storia, all'inizio l'Iran è sotto il governo dello Scià, un uomo considerato da molti il burattino degli americani, Komeini è in esilio, ma il suo spirito vive con forza nel corpo dei giovani imam che cercano in ogni occasione e con ogni mezzo di rovesciare chi comanda.
La rivoluzione serpeggia per le strade di tutto il paese, alla fine lo Scià è costretto a fuggire ed a chiedere asilo in Francia, Komeini torna al potere ed instaura un vero e proprio governo del terrore, qualsiasi persona legata al vecchio potere deve essere uccisa o incarcerata, deve essere creato un nuovo stato islamico nel nome del Dio Allah.
"L'America farà di tutto per rovesciarci. Voglio che ciò che resta del regime venga spazzato via. Elimina chiunque si opponga alla rivoluzione! Se è tuo padre, elimina tuo padre! Se è tuo fratello, elimina tuo fratello! Elimina qualsiasi ostacolo all'affermazione dell'Islam! Tu sarai il mio emissario, ma l'unico a cui devi rendere conto è Allah! Dimostra a tutti che la rivoluzione è irreversibile. Comincia adesso! Subito!"
E' l'avvento di un periodo di terrore e di difficoltà. La rivoluzione porta a galla il lato peggiore delle persone. Non ci si può fidare di nessuno, neppure del proprio fratello o sorella, della propria madre o del padre, perché come la storia ci insegna la malvagità e il tradimento fanno parte purtroppo dell'animo umano.
Gli iraniani sono chiamati da Komeini a combattere una guerra lunga e sanguinosa, che si svolge al confine, con gli iracheni di Saddam Hussein,
Molti saranno i morti e tanto il tempo che dovrà passare prima che la pace si affacci di nuovo nella "casa", tanti i cambiamenti: qualcuno fuggirà, altri torneranno, ed altri ancora non ci saranno perché uccisi durante la rivoluzione di loro, si sentirà la mancanza ed il dolore aleggerà tra quelle mura, solo un uomo Aga Jan ci sarà sempre, una figura meravigliosa che nonostante tutti gli eventi rimane fedele alle proprie tradizioni ed alla propria religione.
"La storia della casa della moschea è lungi dall'essere conclusa, ma è come la vita: ognuno deve pur scendere da qualche parte. C'è una frase che ritorna sempre alla fine degli antichi racconti persiani: -La nostra storia è finita, ma il corvo è lungi dall'aver raggiunto il suo nido."

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Bellissimo, lo consiglio per chi vuole capire un mondo lontano dal nostro, per usi, costumi e religione, quello dell'Islam!
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La casa della moschea 2014-09-11 11:22:35 irenecarmina
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irenecarmina Opinione inserita da irenecarmina    11 Settembre, 2014
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spiare l'Islam dalla serratura di una porta

Un libro affascinante che ci porta nel cuore pulsante dell'Iran nelle sfumature del fanatismo, della moderazione religiosa, del conflitto tra tradizione musulmana e modernizzazione occidentale. Una prospettiva diversa è offerta al lettore, quasi che spiasse la casa della moschea e la vita dei suoi bizzarri protagonisti dalla serratura di una porta. Un privilegio. In definitiva una lettura non semplice, istruttiva, piacevole e affascinante.

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