Narrativa straniera Romanzi Norwegian Wood
 

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Norwegian Wood

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Un grande romanzo sull'adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli "altri" per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un'istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.

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Norwegian Wood 2019-09-26 09:04:57 Tomoko
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Tomoko Opinione inserita da Tomoko    26 Settembre, 2019
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Profondo

Come descritto nell’introduzione al testo ci troviamo di fronte al romanzo più introspettivo dell’autore.
Murakami è conosciuto come scrittore di opere oniriche, in questo libro invece è realistico, tocca nel profondo anche se sembra di essere in un sogno accompagnato dalla musica dei Beatles e da libri come “il grande Gatsby”.
Watanabe, un ragazzo di 17 anni, è il protagonista del libro, un ragazzo come tanti, che cresce in una famiglia normale. Ma la vita non è semplice ed a volte ti si pongono davanti degli ostacoli.
“I problemi sai, ce li abbiamo tutti....ma anche tu sei un tipo ostinato quanto è necessario, sono sicuro che saprai sempre stare a galla...non farti prendere dall’autocompassione..”
Vita e morte s’intrecciano:
“La morte non è qualcosa di opposto ma di intrinseco alla vita”.
Il libro parla di temi forti, come il suicidio di un amico.
Amicizia che si trasforma in amore, l’amore non corrisposto per Naoko.
Leggi per pagine intere di compagni di università che vengono derisi come quello soprannominato Sturmtruppen, che nel capitolo dopo sparisce, come in un sogno.
Temi delicati come la fragilità della mente, quanto poco basti per farti perdere la ragione, quel “Tiiing” che risuona nella testa che ti porta vicino alla morte. Come è successo a Reiko, amica di Naoko, conosciuta all’interno della clinica psichiatrica. Il tentato suicidio di quest’ultima quando è stata accusata di violenze sessuali nei confronti di una ragazzina tredicenne omosessuale e bugiarda.
Amicizie che vanno e che vengono, come quella di Midori che ha il padre malato di cancro.
Decidere di andare avanti nonostante tutto e...... prendere una decisione.
Anche Watanabe merita la felicità.
“D’altra parte chi può sapere quale sia la cosa migliore per tutti alla lunga? Perciò tu senza farti scrupoli a causa di qualcuno, se vedi una possibilità di felicità per te, cogli quell’occasione e sii felice..se uno se lo lascia sfuggire poi lo rimpiange in eterno.”
Un romanzo che passa dalla prosa sublime, al tratto esplicito e grottesco, da una lettura calma, all’avvenimento inatteso apparso all’improvviso come se niente fosse.
D’altronde è questo lo stile dello scrittore, uno stile orientale che sa coinvolgere anche persone di culture diverse.
Post-scriptum dell’autore: “Penso che questo libro possa piacere o non piacere proprio come posso piacere o non piacere io come individuo”.
A me questo Murakami è piaciuto.

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Norwegian Wood 2019-02-07 18:35:21 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    07 Febbraio, 2019
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Amore e morte

Watanabe Toru, ormai trentasettenne, sta arrivando in Germania con l'aereo. Pochi istanti dopo l'atterraggio gli altoparlanti del velivolo cominciano a diffondere a basso volume “Norvegian Wood” dei Beatles. Watanabe si sente male, un'intensa malinconia e nostalgia lo costringono a ricordare eventi e persone che popolarono i suoi anni giovanili, in particolare un periodo che va dal 1968 al 1970, mentre frequentava l'università a Tokio. Attraverso un lungo flashback che comprende tutto il romanzo, Watanabe ripercorre quegli anni e il ricordo diventa concreto, diventa una nuova realtà da rivivere con gli occhi della mente e dell'emozione. Una persona in particolare ritorna subito alla memoria: Naoko, ragazza bellissima e pericolosamente fragile, della quale Watanabe si era innamorato. I due si rivedono per caso per le strade di Tokio mentre stanno frequentando il primo anno di università: non si erano più incontrati dal funerale di Kizuki, migliore amico di lui e fidanzato di lei, morto suicida a soli 17 anni. Iniziano così una frequentazione, durante la quale Watanabe si innamora sempre più di Naoko, più intensamente quanto più lei mostra i sintomi di un disagio psicologico che si fa sempre più grave, fino a diventare vera e propria malattia mentale. Quando Naoko si allontana per questi motivi, Watanabe conosce ed inizia a frequentare un'altra ragazza, Midori. Midori è completamente diversa da Naoko, anche lei ha sofferto parecchio nella sua giovane esistenza ma è molto più vivace, vitale e disinibita.
“Norvegian Wood” è una narrazione che ci porta a fare un viaggio fra i sentimenti, fra le emozioni e le inquietudini che si incontrano tra l'adolescenza e i primi anni della vita adulta: l'amore che nasce e che finisce, -un amore non platonico ma completo, in cui il sesso ha una componente di fondamentale importanza,- l'amicizia, il senso di responsabilità. L'io narrante è un ragazzo che ha sostanzialmente dei buoni principi morali, è sensibile ed altruista, ma rimane sempre concreto, reale, credibile.
Il romanzo trasmette un intenso senso di inquietudine, malinconia e tristezza: ma la luce sulla vita, sul futuro e sull'amore non si spegne mai, pur parlando di morte, malattia, solitudine. Forse è proprio questa la forza e la bellezza di “Norvegian Wood”.

«Posai a terra l'ombrello e strinsi Midori sotto la pioggia. Intorno a noi c'era solo il rumore sordo di pneumatici di auto in corsa sulla tangenziale che ci avvolgeva come una specie di nebbia. La pioggia continuava a cadere ostinata e silenziosa, inzuppando i nostri capelli, scorrendo sulle nostre guance come lacrime, rendendo più scure la sua giacca di jeans e la mia giacca a vento gialla di nylon.»

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Norwegian Wood 2015-11-11 04:06:05 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    11 Novembre, 2015
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La difficoltà di aprire il cuore

In “Norwegian Wood”, o “Tokyo blues” che dir si voglia, Haruki Murakami parla a modo suo di ’68, di ambiente studentesco, di musica, di cultura… di vita.

Toru Watanabe forma un triangolo pericoloso con Naoko e Kizuki, due coetanei con forte propensione personale e familiare al suicidio. Quando il trio diventa coppia, Toru alterna momenti di vita universitaria – con il maniacale compagno di pensionato (“Alla fine di quel mese Sturmtruppen mi regalò una lucciola”), il libertino Nagasawa (“Ho la sensazione che noi due, dopo essere usciti da questo posto, tra dieci o vent’anni, ci incontreremo”) e la disinibita Midori – alla frequentazione della tanto bella quanto inquieta Naoko. La relazione passa anche attraverso il centro terapeutico di Kyoto (“Questa non è una casa di cura, ma un centro di recupero”), ove Naoko ripara alla ricerca di se stessa e delle cause del proprio malessere.
“ - La differenza tra le persone che sanno aprire il cuore e quelle che non sanno. Tu sai aprirlo. Ma solo quando dici tu, beninteso.
- E se uno lo apre cosa accade?...
- Si guarisce…”

Nel clima sessantottino della libertà sessuale e nel sottofondo musicale (“Da quando è arrivata Naoko sono costretta a suonare solo i pezzi dei Beatles. Mi deve aver preso per un juke-box”) e culturale dell’epoca (“Che dici, se scoppia la rivoluzione… Se è così io non ci credo, nella rivoluzione. L’amore è l’unica cosa in cui credo. Peace…”), il romanzo propone con potenza tragica i temi della scelta, della difficoltà di vivere e della morte (“La morte non è qualcosa di opposto ma di intrinseco alla vita”) con toni emotivi forti e coinvolgenti (“La sua carne non esisteva più in nessuna parte del mondo”).

Giudizio finale: sessualmente esplicito, musicato, neurologico.

Bruno Elpis

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Norwegian Wood 2015-05-01 11:05:40 Alagia
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Opinione inserita da Alagia    01 Mag, 2015

Adolescenza, Beatles, un fermaglio

“Norwegian wood” è insolito per i ritmi e i tempi occidentali. Sebbene il libro scorra velocemente e i dialoghi rendano leggermente meno pesante l’atmosfera, il lettore resta col fiato sospeso per molte pagine, attendendo che succeda qualcosa che non capiterà. E, ironia della sorte, le notizie più importanti ci vengono spiattellate così, come se nulla fosse. Forse proprio come accade nella vita reale. “Norwegian wood” è distante dalla nostra cultura anche per come Murakami descrive le scene di sesso e di morte. Due temi tabù, che fanno parte della vita di tutti noi ma che fingiamo siano qualcosa che non ci appartiene. Al contrario, in questo libro, l’autore ci avverte sin da subito che la morte è parte integrante della vita e le scene d’amore, di masturbazione, di solitudine, di sesso fine a se stesso, sono descritte senza filtri, senza vergogna. Perché è qualcosa di assolutamente naturale. Watanabe, il protagonista, ci rivela tutto. Ogni singolo pensiero o sentimento, quello più timido e ingenuo, quello più spinto. E così fa anche Midori, la sua migliore amica/fidanzata. Mentre Naoko, la ragazza-angelo, resta sempre un sogno sbiadito, a metà tra vita e morte, a metà tra realtà e fantasia. I momenti passati con Naoko sono pochi, e i ricordi si soffermano su dettagli che potrebbero apparire insignificanti: un fermaglio a forma di farfalla, il fazzoletto per pulire la bocca. Forse Naoko e Midori non sono semplicemente due ragazze, ma rappresentano due lati di una stessa personalità, la personalità di Watanabe. Per questo il ragazzo è sempre indeciso, non capisce con chi vuole stare. Pensa di amarle entrambe, e probabilmente la cosa è vera e possibilissima. Dentro ognuno di noi c’è una Naoko, timida, fragile, impaurita, arresa, triste, sola. Dentro ognuno di noi c’è anche una Midori, anche lei con un passato tremendo, ma combattiva, forte, estroversa, un po’ volgare (ma solo per puro divertimento). E Watanabe è nel mezzo. Come noi tutti siamo nel mezzo, dentro di noi, divisi tra la solitudine e il desiderio di compagnia, separati tra la voglia di affermare noi stessi e quella di essere acettati, indecisi se continuare a vivere o finirla una volta per tutte. “Norwegian wood” è una storia banale, forse non ha nulla di realmente particolare nella trama. E’ semplicemente la vita di un ragazzo che cresce. Potrebbe essere uno building romance. Non manca nessun dettaglio adolescenziale: la musica, lo studio, la noia, la voglia di vivere, gente che va e gente che viene, i libri, la tristezza, la bellezza, la bruttezza. Watanabe si perde per poi ritrovarsi. Chissà dove, chissà come. Questo spetta a noi lettori immaginarlo.

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Norwegian Wood 2015-02-20 18:28:58 Daffadillies
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Daffadillies Opinione inserita da Daffadillies    20 Febbraio, 2015
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Un amante del dramma e dei Beatles

Norwegian Wood è uno di quei libri che trovi in ogni libreria. Ti corteggia dallo scaffale ma tu sei combattuto tra la fiducia verso il mondo giapponese (se sei un amante delle sue arti già da prima) e lo scoraggio per la sua onnipresenza che potrebbe essere sintomo di scontatezza.
Il mio combattimento è terminato con un compromesso e, non conoscendo altre opere di Murakami Haruki, me lo sono fatta prestare.
Ho fatto bene.
Questo libro non ha dei contenuti nuovi, inauditi, la trama, di per sé, non ha nulla di nuovo. Eppure c'è una potenza, una forza che agisce tacitamente, che fa sì che ogni volta che lo apri, non lo chiudi se non ne hai letto almeno cento pagine (o se non impellono bisogni fisiologici primari).
Subito si coglie lo stile unico dell'autore, badate bene: non migliore, ma personalissimo. E anche se troverete dei dialoghi infiniti e vi chiederete "perché sei così prolisso?", continuerete imperterriti nella lettura perché Murakami, prima di farvi avere i "fatti", vi farà sudare.
E, stupendomi enormemente di una pazienza che non sapevo di avere, sono stata al suo gioco dall'inizio alla fine, senza irritamento o noia. Forse perché c'è la consapevolezza intrinseca che ogni dialogo è essenziale per capire quel che accadrà dopo. Del resto, al personaggio principale, Toru, succede sempre qualcosa di incredibilmente "pesante" e complesso. Complessità in questo caso non intesa per forza come difficoltà ma più come insieme di più concetti sottostanti.
Del resto nella vita di Toru ci sono persone tutt'altro che ordinarie: gli amici di una vita che sguazzano nella depressione; l'amico dell'università che ama troppo sé stesso per amare qualcun'altro; la ragazza esuberante e senza filtri (che in un paese come il nostro sarebbe la "porca" di turno) e così via...
ma Murakami è un abile rappresentatore di realtà. Questi personaggi non risultano mai caricature, anzi, sono descritti quanto più possibile in tutte le loro caratteristiche e, talvolta, perfino negli aspetti contraddittori tipici dell'essere umano che poi portano a scelte e azioni più o meno condivisibili ma che mai percepiremo come inadeguate o banali.
La persistenza delle contraddizioni dell'uomo le troviamo nello stesso personaggio che porta dentro di sé le turbe profonde, la solitudine, l'insicurezza e, insieme, la capacità di comprendere, giustificare, non esasperare e ponderare sempre su quel che accade tanto che a volte ci può apparire passivo ma mai apatico.
Il tratto distintivo di questo libro è l'onestà: non ci sono filtri nei pensieri di Toru né nell'interazione con l'altro ma Murakami non scade mai in volgarità, nulla sembra "grezzo" o inopportuno. Se è vero che l'arte è un artefatto culturale, allora dobbiamo ringraziare la cultura giapponese per produrre arte che ci permette di pensare che una società nella quale avere legami emotivi più sinceri, con meno tabù e più libertà di essere sé stessi, può esistere o, almeno, ce lo fa credere anche se solo per un poco.

Deve essere poi fatta piccola menzione sull'onnipresenza dei Beatles: a te che hai letto questo libro o lo vuoi leggere e sei anche un amante dei Beatles, sappi che se non ti eri mai immaginato lo scenario descritto dalla canzone "norwegian wood" avente come protagonisti due giapponesi, dopo la lettura del libro non potrai non associare le due cose.

Personalmente ho trovato un messaggio di fondo molto forte che l'autore vuole mandare attraverso la conoscenza, pagina dopo pagina, di Toru: la vita non ha nulla di certo, oggi perdo una persona importante, domani ne incontro una speciale, e l'angoscia di fronte a questa continua incertezza non è immotivata, ma è importante non fossilizzarsi nella condizione di vittima e fare il passo importante di accettazione verso la vita: l'accettazione di sé e di esistere.

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Norwegian Wood 2014-12-16 20:08:36 Maybe
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Maybe Opinione inserita da Maybe    16 Dicembre, 2014
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Scegliere la vita

Potrebbe contenere SPOILER.

Questo per il momento è il primo libro che leggo di Murakami.
E' passato un anno, credo, dall'ultimo libro che mi si era attaccato addosso in questo modo ed avvertivo il bisogno di affezionarmi ad un'altra storia. Di libri ne ho letti altri, nel frattempo, ma senza la piacevole smania di avere un minuto libero per fiondarmi a leggere e grazie a questo romanzo ho riscoperto la voglia di sfruttare ogni secondo per starmene immersa nella lettura (sua).

L'autore con questo romanzo descrive una serie di solitudini che tentano di sopravvivere in un mondo grigio, umido e inospitale. Non tutte ce la fanno, molte decidono di arrendersi, di farla finita perché troppo fragili per resistere. Il protagonista è Watanabe, un ragazzo che conduce un'esistenza apparentemente monotona: va all'università, lavoricchia per mantenersi gli studi, ascolta musica. Questo ragazzo incontra diversi personaggi che scompariranno per loro scelta, poiché incapaci di adattarsi alla vita. Per tutto il romanzo, Watanabe si ritrova sospeso tra i morti e vivi ed è quasi impossibile distinguerli. Il tema dominante è proprio la morte o più precisamente la scelta di morire. Watanabe è circondato da persone deboli che non riescono ad affrontare la vita e non potendo aiutarle a scegliere la vita le guarda svanire. Nonostante l'atmosfera sia decisamente cupa, il romanzo a mio parere è anche un invito a scegliere la vita. Infatti il protagonista è una persona viva, che ama profondamente ed è proprio questo amore genuino che lo mantiene vivo. I personaggi sono tutti ben descritti, con una personalità definita. Lo stile non sono riuscita a comprenderlo bene ma credo sia colpa della traduzione. Quello che mi ha colpito di più è sicuramente la delicatezza e la "leggerezza" che caratterizza tutto il romanzo. L'autore infatti descrive principalmente morte e sesso in modo esplicito, ma nonostante questo non è mai pesante o volgare. Tutto è delicatissimo. Il personaggio che mi ha incuriosita di più è quello di Midori, una delle ragazze che incontrerà il protagonista. Midori infatti nonostante la sua vita sia circondata da morte e sofferenze, rimane il personaggio più vivido della storia. A mio parere le è stato affidato un ruolo marginale, l'avrei approfondita di più o le avrei dato un finale diverso. Il personaggio che invece mi è piaciuto di più è sicuramente Reiko, una donna che il protagonista incontrerà più avanti. Reiko è descritta magistralmente e a me è quasi venuta voglia di conoscerla davvero.

Murakami è stata una piacevole sorpresa, grazie a una discussione che è stata aperta proprio qui. Non so se apprezzerei altri suoi lavori, poiché lo stile mi ha lasciata un po' perplessa ma proverò lo stesso a leggere qualcos'altro di suo.

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Norwegian Wood 2014-12-12 13:54:32 Riccardo76
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Riccardo76 Opinione inserita da Riccardo76    12 Dicembre, 2014
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Un altro Murakami

Murakami è l’enigma per eccellenza, quello che ti aspetti avvenga e in realtà non avviene. Un autore sicuramente non facile, per questo lo si ama o non lo si capisce. Norwegian Wood è sicuramente uno dei libri meno onirici dell’autore, ma non per questo più semplice. Una storia tormentata scritta quasi in toni autobiografici: l’amore tormentato, l’amore impossibile e l’amore più naturale quello che non consideri molto, che tieni un po’ di scorta. In questo romanzo sono toccati diversi aspetti di una vita che non elenco per non rovinare il gusto della lettura, ma che sono tutti importanti e fortunatamente non sempre presenti nelle vite di ogni giorno. La scrittura di Murakami è sicuramente complessa, mi piacerebbe capire come suonerebbe in lingua originale, magari alcuni concetti risulterebbero più fluidi, si sa con le traduzioni molte sfumature della lingua originale si perdono o vengono rese più complesse.
E poi c’è da contestualizzare la sua opera alla cultura e al modo di pensare giapponese, qui si aprirebbe un mondo, completamente differente da quello che conosciamo noi.
Attenzione però, Murakami, a detta di molti è lo scrittore meno giapponese fra i giapponesi, e questo lo rende forse unico nel suo genere e per questo discusso.
La storia a mio avviso è ben congeniata e fa trasparire bene l’angoscia e l’indecisione di questo ragazzo che si è trovato a vivere sentimenti contrastanti e tormentati e li sta raccontando a noi, a distanza di anni, stimolato all’improvviso da una canzone, Norwegian Wood appunto.
Un flashback talmente vivo e ben descritto che pare presente, le sensazioni dei giorni di pioggia, la tristezza e l’angoscia dei viaggi fatti dal protagonista, l’amore in ogni sua forma.
Un libro sicuramente diverso da altri dello stesso autore, come “L’uccello che girava le viti del mondo” assolutamente onirico e estremamente più articolato. Il tema però che credo sia abbastanza ricorrente è la ricerca di se stessi nonostante le avversità della vita.
Un libro che consiglio di leggere, non posso dire che troverà tutti d’accordo, Murakami è … Murakami, ed è forse questa la sua principale caratteristica. Non è importante che se ne parli bene o se ne parli male, l’importante e parlarne.

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Norwegian Wood 2014-12-10 21:35:38 PICCOLO P.
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PICCOLO P. Opinione inserita da PICCOLO P.    10 Dicembre, 2014
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Malinconico come la pioggia

Il romanzo più personale di Murakami, si apre con un flashback temporale del protagonista Toru Watanabe che, sulle note di Norwegian wood dei Beatles prova un profondo turbamento nel sentirsi riportare indietro nei ricordi di 20 anni, al tempo in cui era uno studente universitario a Tokyo. Correva l’anno 1968 e la gioventù di tutto il mondo assaporava una nuova possibile era di libertà culturale e sessuale. Watanabe trascorre gli anni universitari osservando il mondo scorrergli accanto come al rallentatore, vivendo il passaggio da ragazzo a uomo cercando di ascoltare le sensazioni che gli trasmettono due ragazze in particolare, Naoko e Midori. Profondamente diverse tra loro, Naoko eterea e fatata con un tragico passato che la costringe ad un percorso di cura, Midori più concreta, terrena e con una presenza fisica esuberante, entrambe esercitano una forza magnetica su Watanabe che non si capacita di non saper prendere una direzione. Come sempre, sarà la vita che, come un fiume lento ma inarrestabile, trasporterà l’incerto Watanabe nell’unica direzione possibile. Un romanzo malinconico, densamente intriso del malessere ignoto che spezza le vite di tanti giovani incapaci di trovare un’identità in un mondo che scorre frenetico, che pretende una durezza d’animo che purtroppo non appartiene a tutti. Murakami dipinge le relazioni tra i protagonisti con una delicatezza estrema, con un realismo ammantato di naturalezza, usando le tinte del bianco, del nero, ma soprattutto del grigio dei sobborghi di Tokyo e dell’immancabile pioggia che cade ora silenziosa, ora sottile, ora densa e scrosciante ricoprendo ogni cosa e rendendo più scuro ogni colore.

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Yoshimoto, Brunella Gasperini
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Norwegian Wood 2014-09-19 07:24:36 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    19 Settembre, 2014
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Norwegian wood

La crisi esistenziale della prima giovinezza, la solitudine, il disagio mentale, sono tra i temi principali di questo triste ma affascinante romanzo che riesce a diffondersi nel profondo dell'animo umano. La lettura appare, comunque, ammantata da leggiadria e, in alcuni contesti, anche al limite del surreale; l'autore affronta con accurata analisi le incertezze, le paure e la confusione insite nella gioventù della fine anni '60 inizi anni '70. Un capolavoro che merita l'ossimoro di profondo e astratto.

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Norwegian Wood 2014-07-06 23:22:00 Domitilla Ganci
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Domitilla Ganci Opinione inserita da Domitilla Ganci    07 Luglio, 2014
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"Chiedi chi erano i Beatles"

“Quello che mi resta è solo lo sfondo: un paesaggio senza figure.”
Watanabe Toru ha trentasette anni ed è in aereo, appena atterrato in un aeroporto europeo, quando le note di una musica che distingue improvvisamente in sottofondo, lo aggrediscono e lo travolgono con l’ondata inaspettata dei ricordi: è la malinconica “Norwegian Wood” dei Beatles, amata da Naoko, fragile e infelice amore dei suoi vent’anni.
Di lei, che lo aveva costretto a promettere che non l’avrebbe mai dimenticata, emerge dal passato solo “…un paesaggio senza figure”, perché nonostante il desiderio di mantenerne il ricordo, gli è necessario del tempo per lasciar riaffiorare la storia complicata di quegli anni e quel volto amato, ormai sbiadito.

E’ un lungo flashback che riporta il protagonista indietro di molti anni, all’ epoca della sua vita universitaria a Tokio, la storia narrata in questo particolarissimo romanzo di Murakami, nato dall ’ espansione di un suo precedente, suggestivo racconto, intitolato “La lucciola” e ripreso nel romanzo.
Questo autore è noto per il suo “realismo magico”, per le atmosfere surreali, oniriche che dominano i suoi racconti, ma qui scende prepotentemente nella vita, costruendo una storia intensa, saldamente ancorata ad una realtà, che mostra al giovane e inesperto protagonista il suo lato più duro.

Sebbene sia stato scritto nel pieno degli anni Ottanta tra la Grecia e l’Italia (l’autore ce lo dice nella prefazione, forse perché il temporaneo distacco dal suo paese ne ha favorito la scrittura ) il romanzo è interamente ambientato in Giappone.

Sullo sfondo delle contestazioni studentesche, sul finire degli anni sessanta, il giovane Toru si trova ad essere disincantato spettatore di un mondo che cambia in modo repentino. Il tentativo di sovvertire istituzioni e cultura da parte delle giovani generazioni, che attraversa tutto il periodo storico, nel libro si affianca al desiderio, da parte dei giovani nipponici, di aprirsi all’ Occidente e soprattutto a quella cultura pop che attraversa tutto il romanzo con continui riferimenti alla letteratura, alla cinematografia e soprattutto alla musica (pop ma anche classica e jazz ).
Il desiderio di confronto con la cultura d’oltreoceano, di cui probabilmente i più giovani all’ epoca subivano la fascinazione, è qualcosa che appartiene certamente all’ autore, conoscitore dell’Occidente, traduttore di opere statunitensi, che ha vissuto e vive spesso in America e in Europa. Non sappiamo quanto ciò appartenesse effettivamente ai giovani giapponesi degli anni sessanta.
I personaggi del libro sono profondamente intrisi di cultura occidentale, forse eccessivamente. Nel romanzo solo il cibo (ampiamente menzionato) è orgogliosamente giapponese!

Non è un racconto di facile lettura, nonostante lo stile di scrittura dell’autore fluido e scorrevole.
Per essere un romanzo di formazione, un racconto di adolescenza, la storia è davvero cupa e le atmosfere sono brumose, grigie. I personaggi sono immersi in un lattiginoso universo dove domina, onnipresente, la morte.
L’educazione sentimentale del giovane Toru avviene nel confronto continuo con esperienze dolorose: suicidi, malattia mentale, cancro.
Anche le numerose ed esplicite scene erotiche non trasmettono alcun messaggio vitalistico o gioioso, ma nella storia mi sembra abbiano quasi una funzione consolatoria: i personaggi fanno sesso per stabilire un contatto con l’altro, per sfuggire al senso di solitudine, per liberare la propria anima dal peso del dolore.
Molti dei personaggi sono condannati a seguire, senza reagire, un destino che sembra già tracciato: l’amico Kizuki, morto inspiegabilmente appena diciassettenne, la dolce, delicata Naoko, prigioniera dalle “voci” dei trapassati che la chiamano incessantemente, il torbido compagno di studi Nagasawa, consapevole del suo carattere duro e cinico eppure incapace di aprirsi ad un diverso modo di affrontare la vita.
L’unica voce fuori dal coro è Midori, la vitale ed esuberante compagna di corso di Toru, che sopporta una serie di tragedie familiari ma che nel suo modo confuso e ribelle, è però capace di dominare il dolore e proiettarsi in un futuro positivo e pieno di speranza in cui cerca disperatamente di attirare il dubbioso e indeciso Toru…
Solo alla fine Toru si appropria della storia, compiendo finalmente delle scelte e calandosi completamente nell’ adesione alla vita.
Anche l’ultima scena, attaccata e criticata da molti lettori, credo che sia un passaggio di rinascita, attraverso il quale Toru si congeda definitivamente dai fantasmi del passato( Reiko non ne è che lo strumento, per entrambi è una scena catartica).

Confesso di aver avuto bisogno di rileggere alcuni capitoli e passaggi perché il libro mi “arrivasse” e per decifrare le sfaccettature dei diversi personaggi.
Consiglio di leggere la bellissima prefazione di Giorgio Amitrano solo dopo la lettura del libro.

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Romanzi di formazione
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