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La chiave a stella
 
La chiave a stella 2015-09-08 19:34:50 silvia71
Voto medio 
 
4.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
silvia71 Opinione inserita da silvia71    08 Settembre, 2015
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La penna e la chiave a stella

Ripercorrendo gli annali dei vincitori del Premio Strega, colpisce l'anno 1979.
L'opera si intitola “La chiave a stella”, l'autore è Primo Levi.

Sorge spontaneo associare Levi al ricordo dei campi di concentramento, ma volgendo lo sguardo a qualche decennio più avanti, è possibile incrociare uno scritto che si compone di tanti racconti aventi per protagonista l'operaio piemontese Tino Faussone che ricorda numerosi episodi legati agli anni trascorsi in giro per il mondo, impegnato a svolgere con passione e diligenza il proprio lavoro.
Ogni racconto ha una collocazione geografica diversa, eppure il percorso di vita narrato risulta fluire omogeneo, senza soffrire di cesure appare come un flusso continuo cui il lettore non può staccarsi.

La semplicità di espressioni e di pensieri dell'operaio trovano ad ascoltarlo le orecchie e la penna di uno scrittore raffinato; se gran parte del tempo lo scrittore Levi ascolta in silenzio pronto a catturare l'essenza dell'uomo che ha di fronte, la parte restante è animata da dialoghi e scambi di riflessioni tra i due.
La fatica richiesta dal lavoro di montatore, le difficoltà delle condizioni climatiche incontrate in terre straniere, l'incontro con culture differenti, i sacrifici personali e familiari, si incastrano come pezzi di un grande puzzle con la dedizione alla propria mansione, con l'attaccamento fisiologico e spirituale, con l'identificazione con la professione esercitata.

Stilisticamente il lavoro è perfetto, in quanto il linguaggio si adatta al signor Faussone, caricandone di pathos la figura, riportando sulla carta tutta la ruvidità e la schiettezza possibile.
Levi si dimostra ottimo narratore, cesellando riflessioni sulla volontà dell'uomo, sul rapporto uomo-lavoro, facendo emergere se stesso tra le pagine attraverso scambi di opinioni con il protagonista venate di ironia, ma anche di saggezza e di grande trasporto emotivo.
Parlare di un mestiere, significa parlare di scelte di vita, di aspirazioni, di promesse, di delusioni, di morti e rinascite, di un guscio che diventa volto e facciata per il mondo circostante.

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Commenti

7 risultati - visualizzati 1 - 7
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C.U.B.
09 Settembre, 2015
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Bella proposta, sebbene non ami i racconti ne ho letti in una sua raccolta non molto tempo fa e non si puo' negare la qualita' dello scritto.
Ciao Silvia.
Bel commento. Anche a me il libro è piaciuto, ma il livello rimane ben inferiore a "Se questo è un uomo" (ovviamente).
Cub nemmeno io amo i racconti, ma questo lavoro fluisce come un' unica storia.

Emilio, mi sento di dire che non la penso così, nel senso che ho trovato un Levi vero narratore tra queste pagine, rispetto al Levi di Se questo è un uomo.
Penso che la grandezza contenutistica di Se questo è un uomo, fa scendere in secondo piano tutto il resto.
Per quanto inferiore a "Se questo é un uomo"( ma il paragone è pressochè impossibile dato lo stratosferico livello dell'opera di Levi più riuscita), ha comunque una sua valenza e sta a dimostrare che Levi era uno scrittore nato (e lui nono lo sapeva) er che solo per la necessità di ricordare ha iniziato a esibire questo suo talento. Recensione azzeccata.
Un altro suggerimento che terrò presente Silvia. Levi mi piace molto e questo testo non lo conosco. Grazie.
Effettivamente è difficile immaginare Levi in una "veste diversa"...sono veramente curioso, farò di tutto per procurarmelo e leggerlo al più presto. Grazie della segnalazione Silvia.
siti
10 Settembre, 2015
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Da conoscere, grazie!
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