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L'arminuta
 
L'arminuta 2017-02-23 20:52:49 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    23 Febbraio, 2017
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La ritornata



"Ero l'Arminuta, la ritornata".
Questo è un libro sul senso di appartenenza, sul concetto di famiglia.
Sulla lacerazione di chi si è visto privare delle proprie radici e si ritrova alla ricerca di una normalità perduta, ignorando quale luogo sia "casa", quale luogo sia "una madre".

"La parola mamma si è annidata nella mia gola come un rospo che non è più saltato fuori.
Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza.
È un vuoto persistente, che conosco ma non supero".

Alzarsi una mattina e scoprire, all'improvviso, non solo che coloro che hai sempre creduto i tuoi genitori in realtà non lo sono, ma allo stesso tempo sapere che non ti vogliono più....che vogliono "restituirti" a coloro che non ti hanno mai voluta.
Avere due mamme e non averne nessuna: essere orfana di due madri viventi.
Una l'aveva ceduta con il latte ancora sui capezzoli, l'altra l'ha restituita dopo 13 anni. 

"La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure".

La paura di ritrovarsi catapultata da un ambiente pulito, amorevole e silenzioso ad una casa affollata, sporca e soprattutto "affamata", dove si sgomita per una fetta di prosciutto e si divide un materasso impregnato di urina.
La paura di dover festeggiare il proprio compleanno da sola, perché nessuno se ne è ricordato, nella rimessa, con un dolcetto e una candelina sopra, autosussurrandosi gli auguri e sentendo un applauso immaginario.
La paura di dover subire le scelte altrui e dover ancora e ancora separarsi da qualcuno, lacerare i legami...
La paura di non sapere perché chi l'aveva cresciuta non la volesse più...e poi la paura di scoprirlo.
Ma una perdita nasconde spesso anche una scoperta, un ritrovamento...e così l'Arminuta scopre la bellezza di avere una sorella che la ama dal primo istante.
E la loro complicità le salverà entrambe.

Questa è una storia dura, aspra, come duro e aspro è l'Abruzzo degli anni '70 in cui è ambientata e non poteva che essere raccontata con parole schiette, affilate, potenti nella loro semplicità.
Un romanzo spigoloso, ma accogliente, dove...nonostante tutto...non c'è spazio per l'odio.

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