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L'arminuta
 
L'arminuta 2017-02-27 17:16:27 68
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Stile 
 
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Contenuto 
 
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68 Opinione inserita da 68    27 Febbraio, 2017
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Ritorno al passato per chiarire il futuro

" L' Arminuta ", la ritornata, ha il volto incredulo e sofferente di una tredicenne, inopinatamente abbandonata da quella che ha sempre creduto essere la propria famiglia, con cui è cresciuta, per entrare in una neo dimensione che scopre essere il proprio nucleo originario ( i veri genitori ).
Vive immediatamente un senso di svuotamento, sottrazione, perdita di quella che, amata in quanto mamma, da oggi è divenuta semplicemente madre, termine svuotato del proprio significato primario.
È costretta, così giovane, ad interrogarsi sul mondo degli adulti, dei coetanei e a ridefinire il concetto di se' e tutto quello che un tredicenne vive e percepisce del proprio mondo, d' improvviso fragile e senza certezze.
Siamo alla metà degli anni '70, in un Abruzzo arroccato nella asprezza dei propri abitanti, una terra arida, povera, con una pronunciata ambivalenza tra un pezzo di costa aperto al mare ed una montagna involuta, retrograda, intrisa di rituali secolari, da sempre svuotata di spiritualità e tenerezza famigliare.
La giovane protagonista vive un dramma personale, uno sradicamento che acquisisce un senso nell' immaginario ( la possibile malattia della madre adottiva ) passando da una vita piena ed agiata di una cittadina di mare, con genitori adottivi ( uno zio e la moglie ) colti ed attenti, cultura, amici, agiatezza, ad un azzeramento, l' origine, quel ritorno ai genitori reali, in un' area esclusa e sottratta alla civiltà.
È una famiglia allargata in una casa ristretta, prevalgono sguardi sprezzanti, sporcizia, indifferenza, noncuranza, è una caduta verticale in una vita con altre priorità, una quotidiana lotta per la sopravvivenza e una miseria che oltrepassa la fame oltre un forte disgusto per l' assenza dì ogni possibile condivisione.
Sospinta in un reale neppure immaginabile, con la speranza di un imminente ritorno al passato, dopo il rifiuto e la rabbia, sbircia, scruta, conosce, instaura legami dapprima solo obbligati, poi anche affettivi, con il respiro lento e malinconico di una vita diversa.
Ma il proprio afflato, ( è una brillante studentessa ), quel passato che ne aveva forgiato la diversità, inevitabilmente la riporterà all' origine ( la città ), lo studio è sempre stato nelle sue corde, anche se nuove e sorprendenti rivelazioni ne segneranno il destino.
Lei stessa è cambiata, il vissuto ed i traumi invero rimarranno per sempre e ciò che il mondo degli adulti le ha fatto è imperdonabile.
I temi di " L' Arminuta " abbracciano la complessità dei rapporti famigliari, la contrapposizione tra affetti e vita, desideri infantili ed adolescenziali inseriti e rigettati in un mondo adulto crudele, egoistico, indifferente, impreparato. C' è chi ricerca la felicità ed il completamento personale dimentico degli affetti e dei desideri figliali e chi è distratto, anaffettivo, violento, retrogrado e non ha tempo ne' attitudini socio-culturali per affrontare e partecipare ai bisogni altrui.
L' intelligenza e la sensibilità della protagonista la legheranno ad una dimensione dolce-amara, unendola a due fratelli ( in un sentimento d' amore e di amicizia ), in particolare alla sorella minore Adriana, sola e desiderosa di certezze affettive solide e durature.
Negli anni rimarranno sonni irrequieti ed un senso di ansia per quella sorella, accompagnata da oscuri terrori e fantasmi del passato. Il senso di non appartenenza e sradicamento è perenne, come la non consuetudine al ritorno. La complicità ne segnerà la salvezza e da Adriana apprenderà la forza della resistenza.
Il dramma adolescenziale sta nella propria invisibilità ed in quell' abbandono per il quale ad un certo punto si finisce con il colpevolizzare se stessi. Rimane l' idea di essere figlia di separazioni, parentele false o taciute, distanze, non sapendo più da chi si proviene.
Dentro di se' la parola mamma, ripetuta a vuoto centinaia di volte, e la certezza di essere orfana di due madri viventi, profondamente diverse, ma unite dalla propria noncuranza. ..." Io ero semplicemente l' Arminuta, la ritornata, parlavo un' altra lingua e non sapevo più a chi appartenere..."
È un romanzo intenso, sorprendente, costruito sul dolore della perdita ed un desiderio di inclusione in un mondo che al contrario ci ha respinto, abbandonato, dimenticato.
È una voce che ci parla di lunghi silenzi, di una vita ancestrale basata su gesti ripetuti, selvaggi, dove la violenza è sempre stata norma, educazione, senso di appartenenza ed accudimento, ma anche le buone maniere, la condivisione, la raffinatezza, l' agiatezza possono rivelarsi un mondo all' improvviso sconosciuto ed astratto.
Ed allora, rimane solo cio' che siamo intimamente, abbiamo vissuto e siamo diventati.
Frasi spezzate, come quella vita, dialoghi tronchi, secchi, aspri, pungenti, espressioni dialettali che affettano l' aria ed odorano di terra, e quella marcata fisicità che accomuna lunghi silenzi, sguardi selvaggi ed assenze protratte. Ogni parola sembra, quasi pudicamente, addentrarsi nel dolore della protagonista. Ogni gesto è un pezzo di storia, respira di antico, di tradizione, anche di solitudine e disperazione. Ogni personaggio è parte di un universo complesso per essere espressione di se'.
La protagonista, a tutti gli effetti, è una ragazza che si sente orfana e si traveste da mamma ( non madre ), declinando progressivamente il vuoto esistenziale con un maturazione prematura e necessaria, o semplicemente dando voce alla bellezza dell' amore e della speranza giovanile spintasi oltre ogni limite e sopportazione, perché un grande dolore ( elaborato il trauma) rimane ma può generare un nuovo senso di appartenenza e condivisione, con se' e con gli affetti più cari.

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