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L'arminuta
 
L'arminuta 2017-11-30 22:40:23 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    01 Dicembre, 2017
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le due madri

Una voce narrante di cui non sapremo mai il nome racconta la sua dolorosa storia, fatta di abbandoni e di ritorni, di dubbi e di sconcertanti verità.
Siamo in Abruzzo, negli anni Settanta: dopo tredici anni una bambina viene inspiegabilmente riconsegnata alla sua prima, vera, madre. La donna che fino a quel momento si è occupata di lei e che la bimba ha da sempre chiamato mamma, ora non può più tenerla con sé. La famiglia a cui è stata restituita la vede come un'estranea e la tratta con una certa ostilità. Cresciuta nel benessere della città, tra lezioni di nuoto e di danza, brava a scuola e sempre ben vestita, la ragazza si ritrova, apparentemente senza un valido motivo, in un'abitazione malmessa e sovraffollata, sporca e maleodorante; è stata lasciata come un pacco in mezzo a persone che parlano solo il dialetto e usano tra loro modi bruschi, se non addirittura violenti. Il cibo a tavola scarseggia, i fratelli la imbarazzano e il maggiore, Vincenzo, la considera già una donna alla quale rivolgere le sue attenzioni. Solo la piccola Adriana, la sorellina di appena dieci anni, si lega fin da subito alla “ritornata” regalandole tutto ciò di cui lei ha bisogno: affetto, protezione, complicità.
La storia de “L'arminuta” è la ricerca di una verità che si stenta a comprendere e che ancora più difficilmente si riesce ad accettare.

Ho letto questo libro tutto d'un fiato: non sono riuscita a staccarmene fintanto che non sono arrivata all'ultima riga. Il modo di scrivere dell'autrice è molto coinvolgente: asciutto, ma così incisivo e tagliente da far chiaramente percepire tutto il dolore, la solitudine, il senso di colpa, la vergogna della protagonista. Insieme a lei sono rimasta sconvolta dalla povertà umana e materiale della sua famiglia d'origine, mi sono commossa di fronte alle tragedie che l'hanno colpita, mi hanno intenerita i gesti generosi della piccola Adriana. L'aspetto che più ha destato la mia coscienza è però quello relativo alle figure delle due madri. Ho continuato a pormi delle domande su di esse, sui motivi delle loro scelte. Seppur di estrazione sociale e culturale diversa, hanno agito in modo simile, rinunciando, di fatto, ad una figlia. In un primo momento non ho potuto che disprezzarle, poi ho colto in esse il dramma di una scelta sofferta e senza via d'uscita. Sono vittime, come la protagonista, di una mentalità ottusa e maschilista che anziché mettere in primo piano i bambini, preferisce salvaguardare le convenzioni, il perbenismo e gli egoismi degli adulti. Ma anche nelle situazioni più buie ci sono episodi che riportano luce e speranza. Amiche, vicine, insegnanti: tante sono le occasioni, anche in questo libro, in cui la solidarietà femminile crea una rete di aiuto e di sostegno; credo che l'autrice abbia voluto lasciarci questo messaggio: le donne riescono sempre a trovare la forza per superare le difficoltà. "Avevo dentro, oltre la paura, una forza luminosa" (p. 109)
Ogni donna può essere una buona madre, sia che abbia figli propri, sia che si occupi di creature da lei non direttamente generate purché sappia davvero accogliere le esigenze dei più piccoli che chiedono innanzitutto di essere ascoltati.

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Commenti

10 risultati - visualizzati 1 - 10
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Avevo già letto recensioni molto positive a questo libro. Ora anche la tua è una conferma, grazie Elena!
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Elena72
01 Dicembre, 2017
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E' davvero un bel libro, Laura. Fa riflettere ed è ben scritto. Merita
Elena
Bella recensione, Elena. Un libro stupendo, veramente.
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Elena72
01 Dicembre, 2017
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Grazie a te Anna Maria, mi sono fidata della tua splendida presentazione e degli altri commenti positivi letti qui su QLibri. Leggerò sicuramente altro di questa autrice.
Un caro saluto
Elena
Elena, la tua recensione è molto bella. Nonostante ciò questo romanzo continua a non attrarmi né ad incuriosirmi, non so nemmeno perché.
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Elena72
01 Dicembre, 2017
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Ti capisco perché non attirava neanche me! Forse perché se ne è tanto parlato...non so. Però me lo hanno prestato e mi sono trovata quasi costretta a leggerlo e ho dovuto ricredermi, è a mio avviso un buon libro, ben scritto. È breve, vale la pena di dargli una possibilità.
Elena
Ciao Elena, bellissima recensione. Anch'io ho letto il libro d'un fiato e mi trovo d'accordo con molte delle riflessioni che hai fatto tu. Magari riguardo alle due madri sono rimasta ferma sul disprezzo ahimè... Più che altro non sono riuscita a concepire il comportamento della madre adottiva... Mi sono sembrate motivazioni più futili per abbandonare un figlio...
Comunque il romanzo è davvero coinvolgente, oltre che scritto benissimo.
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Elena72
02 Dicembre, 2017
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Anche io all'inizio non riuscivo proprio a comprendere come Adalgisa avesse potuto restituire la figlia adottiva. Poi ho immaginato che si fosse trovata costretta dal nuovo compagno. Alla luce degli ultimi capitoli mi è parso che Adalgisa fosse succube del nuovo compagno (quando il piccolino piange è lui che le impedisce di andare a prenderlo). Ovviamente non significa che condivida il suo atteggiamento. Solo la piccola Adriana, nella sua spontaneità, è capace di slanci materni, non è influenzata da giudizi esterni. Resta ovviamente solo una mia opinione.
Un caro saluto
Elena
siti
03 Dicembre, 2017
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Lo leggerò, tra vent'anni; continuo a non riuscire a stare al passo coi tempi, ovvero ho delle resistenze circa i successi del momento. Non ho ancora letto "Va' dove ti porta il cuore" per esempio; mi sono persa qualcosa?
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Elena72
03 Dicembre, 2017
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Scelta saggia, meglio lasciar passare un po' di tempo...per quanto riguarda il testo della Tamaro, io lo lessi ai tempi e lo trovai gradevole (ero molto più giovane!). Ora non so se mi piacerebbe...i gusti si evolvono.
Un caro saluto
Elena
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