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L'arminuta
 
L'arminuta 2021-03-31 15:45:18 archeomari
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
archeomari Opinione inserita da archeomari    31 Marzo, 2021
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Orfana due volte

“Ripetevo la parola mamma cento volte, finché perdeva ogni senso ed era solo una ginnastica delle labbra. Restavo orfana di due madri viventi. Una mi aveva ceduta con il suo latte ancora sulla lingua, l’altra mi aveva restituita a tredici anni. Ero figlia di separazioni, parentele false o taciute, distanze. Non sapevo più da chi provenivo”

Indubbiamente un bel libro con una storia particolare e toccante: quella di una tredicenne che viene adottata da lattante e poi restituita alla famiglia di origine senza spiegazioni.
La protagonista, io narrante senza nome, viene indicata dalla gente del borgo con l’epiteto abruzzese di “arminuta”, ossia “la ritornata”, non senza velato disprezzo. E’ il dramma di una ragazzina che scopre non solo da un giorno all’altro di avere due madri, una adottiva e una biologica, ma che si trova abbandonata e scaraventata in un mondo che le appartiene solo per le origini, ma che in realtà le è sconosciuto, deve adattarvisi, deve entrare in una nuova logica, in una nuova visione del mondo e di sè.
Figlia unica coccolata e viziata, cresciuta per 13 anni nell’agiatezza, la protagonista si trova buttata nella casa dove è nata, dove la sua “vera” e numerosa famiglia, quella di sangue le è sconosciuta ed ostile.
Bisogna imparare ad essere sorella: sorella di Adriana, di Sergio, di Vincenzo e del piccolo Giuseppe. E non è semplice. Con Adriana nasce subito l’intesa e un forte legame (che continuerà in “Borgo sud”, altra opera della scrittrice), Sergio la disprezza e la tratta male, non riesce ad accettarla...ma il giovane Vincenzo nutre per lei un’attrazione che non le nasconde. Bisogna accettare una nuova vita, due genitori freddi, una comunità che la guarda con disprezzo quasi fosse una reietta, un borgo dove quasi nessuno parla l’italiano, ma il dialetto.
Sullo sfondo il mondo rurale di un Abruzzo senza tempo, i profumi, gli odori, i suoni di quella terra.
Secca, asciutta, la prosa della Dipietrantonio.

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Commenti

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Marianna, la tua presentazione conferma il mio 'pregiudizio' su questo libro, scartato fin da subito, quando ne percepii l'alone 'molto' italiano della produzione italiana di medio livello. L'ho presto associato ai testi della Ferrante (altro 'pregiudizio' ; ma se non scatta l'interesse non mi va di sorbirmi letture solo per sottrarmi a 'pregiudizi' di questo tipo).
In risposta ad un precedente commento
archeomari
05 Aprile, 2021
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Non credo che leggerò altro dell’autrice, probabilmente non è nelle mie corde!
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