Ubu Ubu

Ubu

Saggistica

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Ubu è ormai una delle rare figure indistruttibili del teatro, l’unica che in pochissimi anni sia riuscita ad allinearsi familiarmente ai grandi personaggi classici, intorno ai quali si crea una leggenda. Concepito negli anni 1888-1889 sui banchi del liceo di Rennes, dove Jarry, insieme a qualche suo compagno, ebbe l’ispirazione di un’epopea burlesca fondata sulle vicende di questo re straripante e risibile, Ubu avrebbe accompagnato la vita del suo autore sino alla fine, diventando una geniale figura mitologica, l’emblema di un nuovo teatro – forse il primo radicalmente moderno – e la prima messa in atto della patafisica, quella «scienza delle soluzioni immaginarie» che rimane il perno di tutto l’universo fantastico di Jarry e gli ha permesso di stravolgere il nostro mondo stravolto in visioni scorticanti e ultimative. Come ogni mito, Ubu esiste in quanto somma di varianti: così, in questo volume, oltre ai più celebri Ubu Re e Ubu incatenato, si troveranno alcune composizioni come Ubu Cornuto e Ubu sulla Collina, che mostrano nuove, significative avventure e detti di questo grandioso personaggio.



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Ubu 2020-02-26 23:40:12 DanySanny
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DanySanny Opinione inserita da DanySanny    27 Febbraio, 2020
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Ubu l'esuberante

Personaggio iconico del teatro moderno, ma meno fortunato di altri suoi simili, Ubu nasce dalla penna di un eccentrico scrittore, Alfred Jarry, quando questi, ancora adolescente, frequenta un rigido collegio francese. Sono le storie narrate sottobanco e le magnificazioni del solidarismo tra compagni a costituire l’humus da cui nascerà questo personaggio pantagruelico, col suo ventre enorme e prominente, che lui stesso ripetutamente chiama “Cornoventraglia”, con i suoi bastoni del potere, con la sua “pompe à merdre”, con cui semina e diffonde la paura e perperta i suoi omicidi. Personaggio borderline ed estremo, con la sua etica disinibita, con la sua logica maccheronica, Padre Ubu non si fa mancare i battibecchi con un’altrettanto elefantiaca Madre Ubu, che continuamente lo rimprovera e anzi, prova a tradirlo, senza però troppi successi. Quando la prima opera dedicata a Ubu, l’”Ubu re”, fu rappresentata alla fine dell’Ottocento, il benpensante pubblico francese fu sconvolto da quel “Merdre” che apre l’opera e che ripetutamente conclude, puntella, esagera le esclamazioni dei protagonisti. Perché Ubu è, prima di tutto, l’incarnazione della volontà parodistica e satirica dell’autore, un personaggio tanto poco definito, quanto infinitamente definibile: si potrebbe consideralo come un semplice burattino, un personaggio ben riuscito e simpatico, oppure si potrebbe rivestirlo di molti simboli: l’arbitrio assoluto del potere, il fanatismo logico e scientifico, il marito geloso, l’epopea della libertà nell’immaginario francese, perché tutto in Padre Ubu è sconsacrato e messo alla berlina.

Quello di Ubu è un ciclo di quattro opere teatrali: apre l’Ubu re, che già nel titolo richiama e parodìa la celebre opera sofoclea e che allo stesso tempo recupera il modello altissimo del Macbeth shakespeariano per ridurre tutto il dilemma del potere a sfrenata parodia; segue l’”Ubu incatenato”, forse la più riuscita delle opere, nella quale il modello è il “Prometeo incatenato” di Eschilo e nella quale si crea un divertente cortocircuito tra la libertà e la schiavitù, fino a invertire i due concetti; minori e forse meno riuscite le altre due commedie, “Ubu in collina”, sintesi più pittoresca dell’”Ubu re” e l’”Ubu cornuto”, in cui la moglie del nostro incontenibile protagonista lo tradisce niente di meno che con un africano, per scandalizzare ancora di più l’orgoglio della società e quello di Padre Ubu.

Merita attenzione anche lo stile molto creativo di Jarry, la sua capacità inventiva notevole, i neologismi, i curiosi accostamenti verbali, la capacità di usare le ripetizioni per amplificare le scene e contemporaneamente per farle esplodere, o ancora gli inserti “musicali”, canzoncine, filastrocche sadiche, i personaggi di contorno che spesso compaiono anche solo per un istante, quasi senza motivo. Certo i libri non toccano vette troppo alte e non credo giovi troppo volerle rivestire di infiniti significati; piuttosto meglio figurasi le scene e sorridere, anche se qualche volta a denti stretti, dell’esuberante prestanza di padre Ubu. Degno di nota che Jarry, morto anche giovane, fu fondatore della “patafisica”, scienza delle soluzioni immaginarie, come ebbe a dire, una scienza che sconsacra la scienza e che trascende la metafisica. Non so se la patafisica fosse per Jarry un’idea seria o piuttosto un divertissement quasi serio, ma certo è che oggi esistono siti e scuole e libri dedicati alla patafisica e Ubu, non a caso, che della patafiisca è il massimo realizzatore, è il loro nume tutelare. Destino curioso per un personaggio nato forse solo per prendere in giro un professore troppo maligno.

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