The Game The Game

The Game

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Quella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un'insurrezione mentale. Chi l'ha innescata - dai pionieri di Internet all'inventore dell'iPhone - non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento. Niente più confini, niente più élite, niente più caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti più cari all'uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile. I problemi sono tradotti in partite da vincere in un gioco per adulti-bambini. Perché questo è The Game. Dodici anni dopo I barbari questo libro racconta come siamo arrivati fino a qui. Prima scena. Calciobalilla, flipper, videogioco. Prendetevi mezz'ora e passate dall'uno all'altro, in quest'ordine. Pensavate di giocare, invece avete attraversato lo spazio che separa una civiltà, quella analogica, da un'altra, quella digitale. Siete migrati in un mondo nuovo: leggero, veloce, immateriale. Seconda scena. Prendete l'icona che per secoli ha racchiuso in sé il senso della nostra civiltà: uomo-spada-cavallo. Confrontatela con questa: uomo-tastiera-schermo. E avrete di fronte agli occhi la mutazione in atto. Un sisma che ha ridisegnato la postura di noi umani in modo spettacolare.

Recensione della Redazione QLibri

 
The Game 2018-10-04 13:37:25 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    04 Ottobre, 2018
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Dallo Space Invaders alla rivoluzione digitale

«[…] In vent’anni la rivoluzione è andata ad annidarsi nella normalità – nei gesti semplici, nella vita quotidiana, nella nostra gestione di desideri e paure. A quel livello di penetrazione, negarne l’esistenza è da idioti ma anche presentarla come una metamorfosi imposta dall’alto e dalle forze del male inizia a diventare piuttosto arduo. Di fatto, ci rendiamo conto che nelle consuetudini più elementari del nostro vivere quotidiano ci muoviamo con mosse fisiche e mentali che solo vent’anni fa avremmo a mala pena accettato in nuove generazioni di cui non capivamo il senso e denunciavamo il degrado. Cosa è successo? Siamo stati conquistati? Qualcuno ci ha imposto un modello di vita che non ci appartiene?» p. 14

Username. Password. Play. Maps. Level Up. Rivoluzione. La rivoluzione digitale. Com’è nata? Perché è nata? Cosa l’ha determinata? Ne siamo stati sopraffatti? Oppure semplicemente ci siamo trovati coinvolti in un vortice di nessi causali e concause che ci hanno assorbito senza che nemmeno ce ne rendessimo conto? Se guardiamo al passato, un passato poi nemmeno così lontano, fatichiamo ad immaginare le nostre giornate, fatichiamo a ricordare quel che eravamo, chi eravamo. Una vita senza app, senza social, senza foto, senza selfie, senza pc oppure con pc destinati esclusivamente all’uso lavorativo, una vita, cioè fatta di altro, di altre priorità. -“Ma davvero abbiamo vissuto così per decenni, per secoli?”- viene quasi spontaneo chiedersi. Sembra impossibile, eppure è così. Space invaders, i primi Commodore 64, i primi mac, windows 95 e la sua destabilizzante impostazione, internet e il word wide web (che badate bene, sono due cose ben diverse), gli mp3, i jpeg, gli mpeg, Mosaic, Cadabra, che non ci dice nulla all’apparenza, ma in realtà altro non è che la prima forma rudimentale del più noto Amazon ed ancora google, yahoo! – che hanno dato inizio alla sagra dei nomi scemi – ed ancora gli smartphone, la mela della apple, facebook, twitter, instagram, youtube, a wikipedia che “tutto” spiega, e ancora e ancora fino ad arrivare alle Alpha Go: la rivoluzione digitale. Una rivoluzione che nasce in tre gesti lunghi che tracciano un nuovo campo da gioco. E più precisamente, un primo che vede la luce con la digitalizzazione dei testi, dei suoi e delle immagini riducendo allo stato liquido il tessuto del mondo, un secondo che vede la realizzazione dei personal computer che non hanno più dimensioni gigantesche e/o funzioni prettamente militari perché ciascuno può avere la propria “scrivania” con il proprio “topo” in movimento per gestire i “cassetti” che, nella terza fase, sono tutti messi in comunicazione affinché ciascuno possa accedere a un cassetto dopo l’altro senza limiti, al cassetto dell’altro, senza remore, senza difficoltà. Una rivoluzione che ha portato alla spersonalizzazione e alla frammentazione, ma anche alla perdita di valori e alla perdita di confronto con il reale. Perché filtri e elementi digitali si mettono in conflitto con quella che sarebbe l’esistenza quotidiana creando e dando vita ad un mondo dove vincere è facile perché non c’è confronto. Il risultato è quello della creazione di individui inadatti alla lotta, incapaci di reagire alle difficoltà, nonché individui che fanno della superficialità i nuovi valori e dei vecchi un qualcosa di obsoleto, deprecabile, inutile. Quasi se ne fossero scordati. E siamo parte del “game”, un luogo che è strategia, un luogo in cui la strategia ha funzionato, un luogo a cui ci siamo talmente abituati che pensare a un risultato diverso da quello raggiunto ci fa storcere il naso, il luogo del tutto e subito e del non guadagnato perché ci spetta “di diritto”.
Con “The game” Alessandro Baricco ricostruisce la spina dorsale di questa rivoluzione digitale che ci ha coinvolto e che ci sta coinvolgendo. Il suo è un percorso che va per tappe, per “epoche”. Ci prende per mano, il narratore, ci ricorda degli anni del calciobalilla, dei flipper e dei rudimentali videogiochi in quella che era la dimensione analogica e ci conduce a quella che è l’era digitale dove l’icona dell’uomo-spada-cavallo viene sostituita dall’icona dell’uomo-tastiera-schermo. Questa è la prospettiva attuale di quel sisma rivoluzionario che è riuscito a mutare interamente la postura di noi umani partendo dalla dimensione più intima: la mente. Perché è in questa che la rivoluzione è stata innescata e che tutt’ora è in una corsa costante senza freni e tempo. E non è stato un processo imposto, bensì un qualcosa che abbiamo scelto, accettato poco alla volta, senza quasi rendercene conto tanto da sfuggirci quasi di mano. Una rivoluzione che probabilmente nemmeno i pionieri della stessa avevano così pensato. Probabilmente alla base vi era l’idea del progresso, di evitare che nuovamente le tragedie del Novecento potessero ripresentarsi, eppure l’esito è stato ben oltre quello aspettato e/o, appunto, preventivato. Non esistono più confini, barriere, politiche intellettuali, caste, élite. O almeno non esistono più in quelle che ne erano le vesti originali, abiti facilmente riconoscibili e per questo da cui era plausibile e possibile mettersi in guardia. L’uomo analogico con le sue verità diventa così sfocato, instabile, mobile e non più immobile. Distinguere tra verità e menzogna diventa estremamente complesso. Tutto si riduce a un “game” in cui ci sono partite da vincere. Finiamo con l’essere bombardati dallo stesso gioco, dallo stesso sistema. Fatichiamo a distinguere le notizie false dalle vere, siamo oggetto di pubblicità e propagande continue, finiamo con l’essere strumentalizzati dai nuovi poteri, ci perdiamo con problemi e questioni a cui precedentemente mai avremmo dato lo stesso peso, fino a renderci assuefatti al meccanismo che distrugge le nostre cellule celebrali riducendoci ad organismi plasmabili ad immagine e somiglianza dei potenti di turno. Perché la politica stessa ha sfruttato questo meccanismo e senza difficoltà continua a sbatterci la nostra stessa cecità sotto al naso. Il tutto volontariamente. Perché siamo noi i primi a volere questo, siamo noi i primi a non ribellarci a questo. In parte perché non ci rendiamo conto del pericolo, in parte perché abbiamo perso lo stimolo e/o la voglia di combattere con qualsiasi arma che sia diversa da un click su uno schermo o su un social. Si afferma così l’individualismo di massa che si sostituisce all’individualismo dell’io, si affermano le nuove élite, il tutto assume nuove forme e si afferma una vera e propria seconda guerra di resistenza di pochi.
Questo e molto altro è “The game”. Un saggio di grande intensità che ricostruisce gli ultimi 50 anni di storia umana evidenziando i pro e i contro dell’innovazione tecnologica, senza la pretesa di trovare risposte alle domande, senza obbligare alcuno a conformarsi o meno alla tesi proposta, eppure obbligando il lettore a confrontarvisi. Sta di fatto che il testo è ricco di spunti di riflessione, è devastante nella sua analisi e ricostruzione, è intelligente nella sua analisi e ricostruzione. Non risparmia niente. Nulla è esente dalla ricostruzione. Dalla politica, alle contraddizioni umane, alla volontà del singolo, al populismo diffuso, alla facilità con cui vengono scelte le strade più semplici a discapito delle più ardue, al modo in cui uno strumento dell’evoluzione e del sapere è fuggito dal controllo del suo stesso ideatore. Si può amare, si può odiare, ma non si può negare. Baricco riesce in un’impresa senza eguali e dona al conoscitore un elaborato stratificato che non delude le aspettative.

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The Game 2019-04-16 20:00:16 siti
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siti Opinione inserita da siti    16 Aprile, 2019
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Mutatis mutandis...

Copertina nera, al centro, piccolo, il nostro pianeta, sospeso. Uno spazio fisico ridotto per contrasto a quello della realtà aumentata che la rivoluzione tecnologica ha prodotto e che noi stiamo vivendo, forse subendo, sicuramente producendo in una spirale auto-generativa la quale avviluppa il tutto, il reale e il virtuale, in una commistione dall'indubbia identità ibrida.
Rivoluzione la cui portata non è certo chiara nei suoi esiti finali, ammesso che una fine abbia, e che sarà destinata a evolversi in un indefinito che non è possibile immaginare. Detrattori, pare dirci Baricco, fatevi avanti, spendete il vostro lume per argomentare le nefandezze prodotte da tale cambiamento e vi ritroverete arresi nel constatare che ciò in cui siamo attualmente invischiati, altro non è che il puro e semplice prodotto del genio umano.

Con fare sommesso, ammiccando al lettore, pazientemente l'autore ci prende per mano e ci conduce in un confortevole viaggio partendo dalla tesi che domina ogni assunto: la modalità gioco, tipica dei primi videogiochi è il linguaggio specifico sul quale è stato costruito tutto quello che gravita oggi intorno a noi. Il viaggio, inizialmente, nella sua prospettiva rigorosamente cronologica, appassiona e incuriosisce in maniera proporzionale all'età che si ha: più ci avvicina a quella dell'autore, più ci sente coinvolti; di contro neanche il più giovane si sente abbandonato, perché il tono colloquiale e il registro medio lo fanno sentire degno destinatario. Per facilitare ulteriormente la comprensione, a corredo, significative cartine che rappresentano l'evoluzione tecnologica legata all'informatica, le varie tappe come dorsali emergenti da un mare piatto e calmo che custodisce nei suoi abissi, in un'ottica invertita, tutto il reale finora esperito. Il viaggio, o meglio il percorso, ora molto simile al volo di un drone diventa però a tratti ansiogeno come un volo areo disturbato da più perturbazioni che fanno tremare ogni certezza riaccendendo sopite fobie. Più volte mi sono ritrovata a pensare a quanta resistenza iniziale abbia io usato contro molte delle novità che si sono susseguite in modo repentino e quante alcune di loro ancora mi siano sconosciute, persistendo l'atteggiamento di fondo: la paura dell'appiattimento, dell'omologazione, della manipolazione. E poi all'improvviso razionalizzare un evento significativo quale la nascita del figlio primogenito e richiamare alla memoria le sue fotografie scattate con la fotocamera del telefono, quello che ritenevo accessorio fino a pochissimo tempo prima del lieto evento. Ecco, l'intelligente sguardo di Baricco, mi ha messo di fronte a me stessa dentro quel grande fenomeno, mi ha permesso di leggere la mia esistenza all'ombra dell'innovazione, andando magari a quel lontano '95 quando la prof. all'università chiedeva un saggio in formato word e l'amico informatico capace di scriverlo sotto mia dettatura pareva essere il depositario della verità rivelata, o quando ancora alcuni anni dopo andai alla faticosa ricerca di un personal computer il cui possesso non rientrava nelle mie facoltà finanziare, fu un medico a prestarmelo. Vero dunque che questo sistema iniziava, fin da subito, a far percepire un digital divide che non a caso oggi contribuisce a caratterizzare la povertà economica mentre, in altre latitudini, alimenta povertà ideologica.

Consiglio sicuramente la lettura perché permette uno stacco critico necessario, una tappa di avvicinamento a una consapevolezza che è sempre difficile raggiungere mentre un fenomeno è ancora in corso e muta sembianze in modo imprevedibile.

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The Game 2019-03-26 21:45:34 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    26 Marzo, 2019
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Dio creò l'uomo, Berners-Lee l'iperuomo

Cosa sta succedendo al mondo oggi? Credo che molti si siano posti questa domanda, pochi - molto pochi - forse si sono fermati più di dieci minuti per rifletterci cercando di formulare una risposta: ma la risposta non è immediata, non è così evidente e sempre meno gente al giorno d'oggi ha tempo da dedicare a riflessioni di questo tipo. Ecco il tempo: forse il tempo è uno degli effetti collaterali più palesi della mutazione in atto, il tempo scarseggia, non è più sufficiente, perchè il mondo ora gira con una marcia più alta, va più veloce e 24 ore non bastano per scandire il ritmo frenetico a cui viaggia l'umanità. Ma non è l'unico effetto: che ci sia una mutazione in atto, anzi meglio, che si sia già compiuta una mutazione nel corso dell'ultimo decennio è ormai innegabile, cieco è chi non lo nota: basta osservare i giovani, la nuova generazione, 'umanità aumentata' come la definisce brillantemente l'autore, perchè hanno una percezione del mondo potenziata, il loro sguardo supera l'orizzonte del mondo reale sfociando verso "l'oltremondo", che sarebbe riduttivo definire virtuale, perchè in effetti non lo è più, ormai, solo 'virtuale': è un mondo parallelo a quello reale, interscambiabile, una realtà a due cuori, è una sua estensione raggiungibile con un click.. pardon, non più con un click, i topolini sono estinti quasi.. raggiungibile con un velocissimo touch, una fuggevole carezza. Quindi, se ci prendiamo il tempo necessario per riflettere, non è complicato rendersi conto che siamo proprio nel bel mezzo di una rivoluzione, di un cambiamento epocale, tra qualche anno, o secolo, saremo citati sui libri di storia (pardon.. sugli e-book di storia) alla stessa stregua di chi ha vissuto in prima persona le altre grandi rivoluzioni dell'umanità, il Rinascimento o l'Illuminismo, per esempio: e definirle rivoluzioni non rende pienamente l'idea della loro portata, sono vere e proprie mutazioni genetiche che non hanno solo modificato la vita degli uomini ma hanno trasformato l'uomo stesso cambiando il suo modo di pensare, la sua mente. Non so voi, ma io lo trovo .. elettrizzante! Quando ci capiterà più di far parte della storia! E onore al merito a Baricco che con questo suo saggio ci aiuta a capire: con grande dedizione ed ostinazione Baricco ha raccolto le tracce di tale mutazione sparse nel tempo e nello spazio (sebbene fortemente concentrate nel continente americano durante l'ultimo ventennio del XX secolo), le ha catalogate, analizzate con perizia quasi chirurgica, eliminando i falsi indizi e disegnando così una vera e propria mappa del nuovo mondo emerso dalle rovine della cultura novecentesca, ossessionata dal confine, dalle linee di demarcazione: 'che fosse il confine tra diversi Stati-nazione, o quello tra un'ideologia e un'altra, o quello tra una cultura alta e bassa, se non addirittura quello tra una razza umana superiore ed un'altra inferiore, tracciare una linea e renderla invalicabile rappresentò per almeno quattro generazioni un'ossessione per la quale era sensato morire e uccidere.'
Ecco da dove è nato il nuovo mondo, da gente in fuga, 'stavano evadendo da un secolo che era stato tra i più orribili della storia degli umani e che non aveva risparmiato nessuno', era gente che demonizzava l'immobilismo culturale, 'il ristagno piombato delle informazioni aveva portato i loro padri a vivere in un mondo in cui si poteva fare Auschwitz senza che nessuno lo sapesse, e sganciare una bomba atomica senza che la riflessione sull'opportunità di farlo riguardasse più di una manciata di persone'. Era gente che assumeva il movimento, come valore primo, indiscutibile, voleva 'boicottare i confini, tirare giù tutti i muri, allestire un unico spazio aperto in cui ogni cosa era chiamata a circolare'. Così è nato il nuovo mondo, così è nato The Game.
Già, se proprio si volesse dare un nome al nuovo mondo sarebbe proprio il nome di un gioco, di un video-gioco, Space Invaders per esempio, che i miei coetanei sicuramente ricorderanno, essendo forse il progenitore degli attuali video-games. Non riuscite a vedere il nesso?
Eppure c'è, ve lo assicuro, ma Baricco fa di più, ve lo dimostra e lo spiega in modo impeccabile. A prova di stupidi. Potrei quasi definire il suo libro "L'era digitale for Dummies". In quell'orribile mobiletto dotato di schermo e tasti non c'erano solo invasori alieni simili a ragnetti che scendevano dall'alto verso il basso, c'era un nuovo mondo lì dentro, infiniti mondi tanti quanti sono i giochi che poteva contenere: quel gioco nasce da un desiderio di evasione, di movimento, di libertà, di velocità, di fluidità e di.. leggerezza, di gioco.
E se pensate ora alla presentazione del primo Iphone lo vedete il nesso? Cosa c'è sul volto del suo creatore Jobs e su quello dei presenti: c'è il sorriso e lo stupore di un bambino di fronte ad un nuovo gioco, l'Iphone era divertente con quelle icone colorate sulla schermata principale ed ancor più divertente era usarle. 'Era come un gioco. Era disegnato per degli adulti bambini, sembrava disegnato da bambini adulti.'
Generare cambiamento sfornando strumenti che se non sono giochi almeno gli assomigliano. 'Siamo divinità festive, che creano nel settimo giorno, quello in cui il dio vero riposa'.
E il Web cos'è se non movimento allo stato puro, all'ennesima potenza, infinite direzioni percorribili in pochi istanti e senza schemi predefiniti se non quelli dettati dal flusso dei propri pensieri, senza catene: il Web 'non si limitava a smaterializzare le cose, smaterializzava gli umani! Di ipertesto in ipertesto, l'uomo che viaggiava là dentro finiva per avere una percezione di sé stesso come di un IPERUOMO. Non è che ti sentivi un dio in terra, o un supereroe con super poteri. E' che ti sentivi un iperuomo: un uomo che non era costretto ad essere lineare. Ad essere inchiodato in un luogo mentale. A farsi dettare dal mondo la struttura dei suoi pensieri e i movimenti della sua mente. Un uomo nuovo verrebbe da dire'. Una rivoluzione mentale.

Allora la mia ammirazione verso Baricco diventa duplice, sia come scrittore di grande pregio sia come insegnante: è facile, infatti, spiegare l'Illuminismo a due secoli di distanza, a giochi ormai fatti, col senno del poi è facile analizzare cause ed effetti di quella rivoluzione. Ma Baricco va oltre, Baricco studia e ci spiega una rivoluzione mentale che è ancora in atto ed i cui effetti sono ancora incerti perchè chi l'ha iniziata voleva solo liberà di movimento, voleva portare in superficie l'anima del mondo rendendola disponibile a tutti piuttosto che lasciarla sepolta in un baratro accessibile solo a pochi eletti, un'elite di sacerdoti: 'Il modo migliore per disfarsi di un sacerdote è mettere tutti in grado di compiere miracoli'.
Ed il risultato è stato raggiunto, come evidente agli occhi di tutti: il Web, i social, Obama, il Movimento 5 Stelle ne sono testimonianza.
Ma la direzione che sta prendendo questa rivoluzione non era prevedibile neanche dai suoi padri, il nuovo mondo non è più un gioco per tutti, può diventare anche un habitat ostile per chi usa gli strumenti offerti dalle nuove tecnologie senza la giusta consapevolezza delle loro potenzialità; tanto più che istituzioni come la scuola, deputate all'educazione delle nuove generazioni, sono rimaste fossilizzate su programmi, insegnamenti, metodi rigidi e monolitici che vanno contro il desiderio di movimento e libertà su cui si fonda il nuovo mondo. E poi ci meravigliamo di quei bambini, e li condanniamo quasi come fossero indemoniati, quando invece sono solo iper-attivi, perchè sono figli del Web, perchè sin da piccoli sono abituati a spaziare da un contenuto all'altro seguendo link di ogni genere, e pretendiamo che si rassegnino a passare un dito sulla foto di un libro di scuola senza vederla scorrere, ci illudiamo che possano trovare interesse da una paginetta di storia quando in pochi minuti potrebbero spostarsi ovunque nel tempo e nello spazio.
Baricco, pertanto, elabora una teoria, sulla rivoluzione digitale, sui fattori che l'hanno alimentata e sulle conseguenze che determinerà nei prossimi anni; giusta? sbagliata? Impossibile esprimersi ora, siamo ancora troppo coinvolti, la stiamo ancora vivendo. Ma è una teoria che mi ha convinto e che mi ha offerto innumerevoli spunti di riflessione ed una più ampia prospettiva critica verso il mondo che sta cambiando. Un saggio divulgativo sull'evoluzione dell'umanità negli ultimi decenni esposto in modo brillante, a tratti rigoroso a tratti piacevolmente informale, con una scrittura fluida nella frase ma ricca nel linguaggio e nei contenuti, da un autore che si conferma ancora una volta un grande scrittore.
Baricco ci presenta il suo 'game' come Steve Jobs ci aveva presentato il suo. Consigliatissimo.

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