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In principio era Darwin In principio era Darwin

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Il bicentenario della nascita (12 febbraio 1809) e il centocinquantenario della pubblicazione del suo capolavoro L’origine delle specie (24 novembre 1859) ci forniscono una buona occasione per avvicinarci a Darwin, ripercorrendo insieme a Piergiorgio Odifreddi le tappe salienti del suo pensiero, le sue ripercussioni nella cultura moderna e le reazioni che ha scatenato di là e di qua del Tevere.

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In principio era Darwin 2009-11-17 22:55:46 Moltoperplesso
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Opinione inserita da Moltoperplesso    18 Novembre, 2009

Divertente e niente più

Ho letto il recente libretto su Darwin di Odifreddi. Divertente, qua e là, come spesso lo sono i suoi libri, pieno di curiosità talora interessanti, ma non privo di inesattezze.
Tra le tante inesattezze e, talora, corbellerie, comincio da quella che mi ha maggiormente infastidito
A partire dagli anni Cinquanta il tiro al bersaglio su Benedetto Croce è stato uno sport al quale ogni intellettuale, di qualunque estrazione, doveva di tanto in tanto dedicarsi in Italia. Ma oggi è di cattivo gusto, e comunque diventa imperdonabile quando si spara su un bersaglio falso.
Dunque a pag, 116 leggo che Croce "aveva infarcito la sua 'Logica come scienza del concetto puro' di una lunga serie di sciocchezze sulla nuova logica matematica di Peano e Russell, una delle quali era l'affermazione dell'inutilità presente e futura di qualunque sua applicazione". Ebbene, Croce non ha mai scritto una cosa del genere e chiunque abbia soltanto un vago sentore del suo pensiero dovrebbe capire che non avrebbe mai potuto scriverla.
Vediamo invece che cosa Croce scrisse: "Se come scienza del pensiero, la Logistica è cosa risibile.................non è poi nostro assunto esaminarla in quanto formulario provvisto di pratica utilità."e poco più avanti aggiunge: "Questi nuovi congegni sono stati offerti sul mercato: e tutti, sempre, li hanno stimati troppo costosi e complicati (sacrosanta verità nel 1905).Vi entreranno nell'avvenire? La cosa non sembra probabile (previsione errata), e, ad ogni modo, è fuori della competenza della filosofia (saggio riconoscimento dei limiti di competenza)... Se molti o alcuni adotteranno i nuovi congegni logici, questi avranno provato la loro grande o piccola utilità". Conclusione lapalissiana, che rivela molto buon senso; infatti Croce, a differenza dei marxisti, non ha mai creduto alla cartomanzia, alla divinazione o altre pratiche per prevedere il futuro, che per lui è libertà dello Spirito (povero illuso).
Dispiace, ovviamente, ai cultori del pensiero forte ( così alcuni amano chiamare il pensiero scientifico) il tono di sufficienza con cui Croce parla della scienza (sia ben chiaro, solo della scienza che pretende di essere conoscenza, qualità che pertiene soltanto alla storia), che egli inserisce nella sfera dell'economia, e quindi dei mercanti e dei commessi viaggiatori, che per altro sono persone utili e degne. Ma chi si sente infastidito dovrebbe ricordare che, ad esempio, Poincaré, aveva della scienza una concezione non molto diversa.
Comunque se dovessimo giudicare le persone sulla base delle corbellerie che hanno detto o scritto, pochi sfuggirebbero al ridicolo; certamente non Newton, tanto per fare un nome.

Ma di inesattezze ve ne sono tante altre.
Laggo, ad esempio, a pag. 38. "La possibilità di una sporadica ibridazione sessuale rimane, però, e viene sporadicamente sfruttata (da chi?) per potenziare la diversità genetica delle popolazioni e separarle tra loro (a vantaggio di chi?). Ebbene, questi erano discorsi che gli evoluzionisti facevano 60 anni fa, quando si parlava del bene della specie, quando Wynne Edwards osservava gli stormi degli uccelli.

Non amo le religioni, sebbene le tolleri. Ma amo ancor meno la religione della scienza, perché ci si immagina che gli scienziati debbano essere persone ragionevoli (non sempre lo sono) e quindi immuni da contagi religiosi. All'interno della religione della scienza si è da qualche tempo vigorosamente affermata la confessione darwinista, per la quale i testi di Darwin sono divenuti testi sacri. Nessun fisico, ovviamente, si appellerebbe all'autorità di Newton; e invece tra i biologi l'appello all'autorità di Darwin ricorre con frequenza, sebbene Darwin di sciocchezze ne abbia scritte tante, come accade inevitabilmente a chi affronti argomenti nuovi e complessi.
Perché scrivo questo? Perché ritengo sia opportuno, esponendo il pensiero di Darwin, far capire, soprattutto al lettore sprovveduto, ciò che possiamo condividere da quelle che sono soltanto corbellerie.

Dunque a pag.54 leggo: "Le forme di transizione sono per loro natura poco numerose e poco longeve". Questa è una palese corbelleria, che ovviamente perdoniamo a Darwin, ma che non può continuare a circolare come si trattasse di un'idea sensata. Parlare di specie di transizione significa avere la mente confusa. Non esistono specie di transizione. L'idea che esistano è solo un'eredità di quello che Mayr chiamava pensiero essenzialista.

A pag 51 leggo: "In pratica 'più adatto' significa spesso 'più differenziato e specializzato', e dunque 'più complesso', anche se questo non impedisce...." Questo, a dir la verità, è più Spencer che Darwin, sebbene anche Darwin abbia scritto qualcosa di simile. Però si è calcolato che i batteri costituiscano circa il 60% della biomassa ( ma forse, oggi sembra, si tratta di una stima per difetto). Non intendo addirittura sposare il pensiero di Gould, ma certo i batteri, pur meno complessi, si direbbero più adatti.

Odifreddi pare convinto, come Zichichi, che non ci sia scienza senza matematica. Ma, se la scientificità di una disciplina si deve misurare in base alla quantità di matematica di cui essa fa uso e la teoria dell'evoluzione si dovesse contentare della formula di Weinberg-Hardy (che per altro sull'evoluzione non dice proprio nulla) l'evoluzionismo si troverebbe proprio a mal partito.

Mi fermo qui, perché mi sono stancato. Ma di nozioni approssimative ce ne sono tante altre.

Aggiungo soltanto che mi sembra inutile mettersi a confutare i sostenitori del progetto intelligente (se fosse davvero un progetto lo direi piuttosto stupido). E' un po' come mettersi a discutere con astrologi, maghi e cartomanti.

Insomma il libretto di Odofreddi non è adatto né a chi abbia qualche cognizione dell'argomento, che ne rileva i difetti, né a chi ne sia interamente digiuno, che rischia di essere sviato. E' adatto solo a chi abbia voglia di divertirsi, e anche io mi sono spesso divertito nella lettura. Se, oltre al divertimento, vi cerchiamo qualche altra utilità, devo dire che non ne ravviso, se non quella dell'editore e dell'autore.

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