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A Helgoland, spoglia isola nel Mare del Nord, luogo adatto alle idee estreme, nel giugno 1925 il ventitreenne Werner Heisenberg ha avviato quella che, secondo non pochi, è stata la più radicale rivoluzione scientifica di ogni tempo: la fisica quantistica. A distanza di quasi un secolo da quei giorni, la teoria dei quanti si è rivelata sempre più gremita di idee sconcertanti e inquietanti (fantasmatiche onde di probabilità, oggetti lontani che sembrano magicamente connessi fra loro ecc.), ma al tempo stesso capace di innumerevoli conferme sperimentali, che hanno portato a ogni sorta di applicazioni tecnologiche. Si può dire che oggi il mondo si regga su tale teoria, tuttora profondamente misteriosa. In questo libro non solo si ricostruisce, con formidabile limpidezza, l'avventurosa e controversa crescita della teoria dei quanti, rendendo evidenti, anche per chi la ignora, i suoi passaggi cruciali, ma la si inserisce in una nuova visione, dove a un mondo fatto di sostanze si sostituisce un mondo fatto di relazioni, che si rispondono fra loro in un inesauribile gioco di specchi. Visione che induce a esplorare, in una prospettiva ancora una volta stupefacente, questioni fondamentali ancora irrisolte, dalla costituzione della natura a quella di noi stessi, che della natura siamo parte.



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Helgoland 2021-04-08 13:31:38 CortaZur
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CortaZur Opinione inserita da CortaZur    08 Aprile, 2021
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La filosofia e la fisica quantistica sono sorelle

Quando Rovelli divenne famoso con il suo "sette brevi lezioni di fisica" lessi il suo libretto trovandolo interessante ma meno fantasmagorico di come la stampa, e gran parte del pubblico, lo descrivesse.
Sono una persona a cui piace la scienza, la matematica ed in particolare la fisica con la sua storia fatta di scoperte eccezionali da parte di uomini altrettanto eccezionali e per questo motivo Helgoland sembrava un libro perfetto.
Il racconto della nascita della fisica quantistica, di come un giovane fisico di nome Heisenberg (famoso al grande pubblico più che altro per essere il soprannome del protagonista di Breaking Bad) abbia dato il là a tutta una serie di scoperte successive, che poi sono state la base della fisica moderna, che ancora adesso stupiscono per la loro completezza.

Dicevo, il libro si presenta come il racconto della storia di questi fatti ma pressochè dopo un terzo vira sulla filosofia che c'è dietro alla scienza e soprattutto su come i fisici, i filosofi e le persone tutte debbano riflettere alla connessione tra la realtà e la scienza la quale cerca di spiegarla attraverso appunto la fisica. A questo punto il mio interesse è scemato molto velocemente e la lettura si è convertita in un non facile testo di filosofia basica rovelliana con citazioni di filosofi moderni e meno moderni che hanno in qualche modo preconizzato la fisica quantistica nelle loro opere pensose.
Purtroppo questa parte non è nelle mie corde e ho finito il libro con qualche difficoltà, soprattuto con poco piacere.
Sicuramente chi ha più interesse di me nella materia e che è magari più affascinato dalle relazioni tra scienza e filosofia lo troverà sicuramente un'opera di sicuro interesse e molto ben fatta.

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Opere di filosofia o che abbia interesse in essa.
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Helgoland 2020-12-28 11:59:22 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    28 Dicembre, 2020
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Quanti, filosofia e attualità

«Ma questa è la scienza: un’esplosione di nuovi modi per pensare il mondo. È la capacità che abbiamo di rimettere costantemente in discussione i nostri concetti. È la forza visionaria di un pensiero ribelle e critico capace di modificare le sue stesse basi concettuali, capace di ridisegnare il mondo da zero.»

Ancora una volta Carlo Rovelli torna in libreria con un titolo capace di affascinare e catturare l’attenzione del lettore e dell’appassionato di scienza. Questa volta è di meccanica quantistica ciò di cui ci parla in questo saggio e tutto, per questo motivo, parte dalle ricerche sui “quanti”, e cioè quei valori minimi, finiti e indivisibili in una grandezza fisica in ambito di struttura dell’atomo. E chissà che questi davvero non riescano a dare una risposta al comportamento di tutto, al tutto nella sua semplicità. Siamo a Helgoland, sperduta isola del mare del Nord, quando il fisico Werner Heisenberg, in quel del 1925, comincia a teorizzare la sua teoria in merito. È da qui che riparte Rovelli ovvero dalle radici, dalle origini che hanno visto protagonisti i “quanti”. Il saggio, dunque, in tutta la sua prima parte si concentra sul concetto di elettroni, sulle onde, la cd “sovrapposizione quantistica” e chi più ne ha più ne metta sino a giungere alla conclusione che le cose nel loro essere non sono uniche e irrevocabili quanto il risultato di più influenze tra loro determinanti. Nelle sezioni successive seguono approfondimenti e analisi filosofiche, storiche e letterarie che conducono all’ultima parte ove Rovelli si interroga sulla nostra realtà attuale e su quelle interazioni che caratterizzano il nostro mondo, la nostra quotidianità e i suoi collegamenti impliciti ed espliciti con la filosofia occidentale.
Anche quest’ultima fatica dello studioso è dunque appagante ed esaustiva per il curioso conoscitore ma rispetto ai precedenti lavori rappresenta qualche maggiore difficoltà di lettura e richiede da un lato l’alternarsi con altri titoli per assaporarne gli aspetti a piccole dosi, riflettervi e farli veramente propri e al contempo di porre in essere anche approfondimenti personali in quanto alcuni caratteri, definizioni o principi vengono dati per scontati un po’ come se lo scritto fosse destinato sì ai non addetti ai lavori ma pensato, nel concreto, per questi ultimi. In ogni caso un elaborato corposo, soddisfacente, esauriente e con cui contentare le proprie curiosità e meditare su nozioni anche sconosciute.
Vi lascio con l’avvertimento di Rovelli stesso.

«L’abisso di quello che non sappiamo è sempre magnetico e vertiginoso. Ma prendere sul serio la meccanica quantistica, riflettere sulle sue implicazioni, è un’esperienza quasi psichedelica: ci chiede di rinunciare, in un modo o nell’altro, a qualcosa di quanto ci sembrava solido e inattaccabile nella nostra comprensione del mondo. Ci chiede di accettare che la realtà sia profondamente diversa da quanto immaginavamo. Di tuffare lo sguardo in quell’abisso, senza temere di sprofondare nell’insondabile.»

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Helgoland 2020-11-03 14:43:13 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    03 Novembre, 2020
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La meccanica quantistica, e non solo.

Ci vuole un certo coraggio ad affrontare da opinionista questo saggio di Carlo Rovelli, soprattutto da parte di chi, come lo scrivente, ha solo vaghi ricordi della Fisica studiata al liceo ed al primo anno d’Università, circa sessant’anni fa, quella Fisica ormai soppiantata da successive illuminanti ricerche sui quanti e sulla loro meccanica. Proprio di meccanica quantistica infatti tratta il saggio di Rovelli, anche se di “quanti”, a me pressoché sconosciuti, non ho trovato da parte sua una definizione. Ho dovuto cercarla su internet, ed ho trovato che un “quanto” è il valore minimo, finito e indivisibile di una grandezza fisica, qualcosa che va oltre le mie conoscenze sulla scolastica struttura dell’atomo, e che porta alla ribalta una nuova realtà, fatta di fotoni (quanti di energia), bosoni W e Z (quanti mediatori dell’energia elettrodebole), e magari gravitoni e gluoni. Un mondo nuovo ed affascinante di particelle (onde?) che vorrebbe spiegare il comportamento di tutto, un mondo che ha caratteristiche quasi magiche (e in parte ancora avvolte nel mistero) e che, fin dalle prime scoperte, ha sempre affascinato scienziati e filosofi. Nel suo saggio, Rovelli ripercorre la storia delle varie scoperte, partendo da Helgoland, una sperduta isola del Mare del Nord, dove un giovanissimo fisico, Werner Heisenberg, nel lontano 1925, cominciò a capire e costruire la “teoria dei quanti”, capace di chiarire tutto, dagli atomi ad altri campi della scienza, una teoria, scrive Rovelli, che è “al centro dell’oscurità della scienza”. Tutta la prima parte del saggio è dedicata ad analizzare la teoria dei quanti, partendo dal concetto degli elettroni che saltano bizzarramente da un’orbita all’altra e poi via via trattando i temi delle “matrici” (intese come tabelle di numeri) di Heisenberg, degli elettroni intesi anche come “onda”, dell’energia che può essere “granulare”, della cosiddetta “sovrapposizione quantistica” (presenza contemporanea di due proprietà contradditorie: qui viene citato il famoso apologo di Schrodinger sull’altrettanto famoso e citatissimo gatto, sveglio e addormentato nello stesso tempo). Il tutto per concludere che la realtà non è come la dipinge la Fisica classica, ma consiste in una rete tutta di relazioni e interazioni: insomma la teoria dei quanti è la teoria di come le cose si influenzano vicendevolmente, questo, afferma Rovelli, è la migliore definizione della natura che abbiamo oggi. Tutto è fluttuante, la visione classica, nitida e solida, del mondo che noi abbiamo è solo un’illusione.
Il tema principale è ovviamente quello di spiegare la meccanica quantistica. Esaurito l’argomento principale, in altre sezioni del saggio Rovelli si cimenta nell’analisi di movimenti storici, filosofici e letterari del Novecento, contemporanei alle grandi scoperte della Fisica: dagli albori della rivoluzione russa citando le opere di Lenin sul materialismo e del suo rivale Bogdanov (pseudonimo di Aleksandr Malinovskij) sull’empiriocriticismo di Ernst Mach, che, guarda caso, fu una delle fonti di ispirazione filosofica per Heisenberg ed Einstein, fino alle pagine immortali di Robert Musil sull’importanza della lettura scientifica del mondo, sia nel romanzo “I turbamenti del giovane Torless” che nel suo capolavoro “L’uomo senza qualità”. Le pagine più ostiche arrivano nell’ultima sezione del saggio. Qui Rovelli affronta il problema di come il mondo in cui viviamo sia tessuto da relazioni e interazioni più che da oggetti e del modo in cui la filosofia occidentale abbia tentato di rispondere alla domanda di cosa sia veramente fondamentale. Una risposta, afferma Rovelli in conclusione, la si può anche trovare in un testo della filosofia indiana del II secolo, ad opera di un saggio del tempo, Nagarjuna, che sostiene non esservi cosa esistente in sé, indipendente da altro: prospettiva affascinante, che ci fa pensare al mondo dei quanti. Le riflessioni di Rovelli assorbono più e più pagine, talora di comprensione non facile e ripetitive, quasi che l’autore volesse convincere non solo i lettori ma sé stesso, soprattutto quando si interroga sulla relazione tra i pensieri e ciò che avviene “fuori” da essi o sul significato vero della parola “significato” (informazione? evoluzione?). Il saggio si conclude con una memorabile citazione dalla “Tempesta” di Shakespeare: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno”. E Rovelli aggiunge: “L’interconnessione delle cose, il riflettersi l’una nell’altra, splende di una luce chiara che la freddezza della meccanica settecentesca non riusciva a catturare. Anche se ci lascia esterrefatti. Anche se ci lascia un senso profondo di mistero”.
I ringraziamenti ad una lunghissima serie di collaboratori, ben 135 note esplicative del testo ed un indice analitico interminabile la dicono lunga sulla complessità degli argomenti trattati. Difficoltà e incomprensibilità (ad una prima lettura e per i non addetti ai lavori !) di taluni argomenti non devono essere di ostacolo alla lettura di un testo che, alla fine, può essere gratificante ed offrire una visione affascinante delle cose, del mondo in cui viviamo e di una realtà che inconsapevolmente non percepiamo nella sua vera essenza.
Da leggere quindi, assaporando pagina dopo pagina e riflettendo, magari saltando (come suggerisce lo stesso autore) le pagine più ostiche: qualcosa dentro resterà sempre e ci aiuterà a guardare il mondo con occhi nuovi.



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Per approfondimenti : "I principi della meccanica quantistica", di Paul Dirac.
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