Narrativa italiana Romanzi Giorni di neve, giorni di sole
 

Giorni di neve, giorni di sole Giorni di neve, giorni di sole

Giorni di neve, giorni di sole

Letteratura italiana

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Un uomo ormai anziano, durante il viaggio di ritorno verso l'Italia, la sua terra d'origine abbandonata da ormai settant'anni, ripercorre gli anni trascorsi nella nuova patria adottiva, nella quale ha sperato in una vita serena e libera. Ma il rapimento e la scomparsa della figlia e del genero, desaparecidos, hanno infranto questo sogno. Solo il ritorno alle origini riesce in parte ad attenuare la sua sofferenza..."I desaparecidos sono lì presenti per reclamare che la coscienza, i valori e la dignità del popolo non desiderano l'impunità né l'oblio. Patricia e Ambrosio e tutti coloro che hanno dato la vita per la libertà rimangono nella memoria e nella resistenza." (Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la pace nel 1980).



Recensione della Redazione QLibri

 
Giorni di neve, giorni di sole 2012-03-18 22:56:35 peucezia
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peucezia Opinione inserita da peucezia    19 Marzo, 2012
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Quando la storia si incontra con la Storia

Periodi brevi e asciutti, quasi come battute musicali o versi di una lunga poesia, quella della vita (e una poesia di Mario Luzi, di fatto, conclude il libro): Giorni di neve, giorni di sole scritto a quattro mani dai gemelli Valsecchi, narra delle vicende di vita di un uomo che ha avuto la ventura di vedere la sua storia personale incontrare la Storia (con la maiuscola), cosa spesso sconvolgente.
Con una prefazione affidata volutamente al premio Nobel per la pace 1980 Adolfo Perez Esquivel, a sottolineare il senso racchiuso nell’intero volume, il libro, scritto in prima persona e con uso continuo dell’analessi, quasi a rimarcare che il racconto sgorghi vivo dal flusso di coscienza del protagonista, narra dell'italiano Alfonso Mario Dell’Orto che, a causa di sconvolgimenti finanziari, si trova a emigrare con la sua famiglia dalla natìa Piazza Santo Stefano alla remota Argentina.
Giorni di neve, tristi e bui, si susseguono a giorni di sole, felici e spensierati: il protagonista incontra Pocha, anch’ella di origini italiane, e la sposa; vive l’Argentina come tutti i suoi abitanti passando dalle speranze perdute della presidenza Pèron all’incessante susseguirsi di dittature. Tuttavia la sua vita è serena arricchita dai suoi figli.
L’eterna neve giunge da una tragedia vissuta da molti, troppi, e il libro è totalmente impregnato da questo dolore senza fine, fatto di incubi e di ricerche (che forse porteranno a uno spiraglio di giustizia): Patricia Dell’Orto e suo marito Ambrosio, genitori da soli venticinque giorni, scompaiono nel nulla un giorno del 1976, per entrare nella grande tragedia dei desaparecidos.
La storia diventa denuncia, angoscia, commemorazione nel nome di Patricia per sempre legato a una targhetta di una Cooperativa di Piazza Santo Stefano.
Tutto cambia, anche "Piazza": ora visi ambrati passeggiano e abitano nel paese... la storia continua.
E a sottolineare il vincolo indissolubile tra storie piccole e Grande Storia, la postfazione spiega asciuttamente le grandi tragedie del mondo, dal massacro armeno ai desaparecidos in Guatemala, in Argentina, alle tante e troppe repressioni di questo mondo non ancora civile.
Non romanzo ma libro di denuncia e di una piccola e grande storia. Per non dimenticare

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storia contemporanea, storia dell'America latina
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