Romanzo criminale Romanzo criminale

Romanzo criminale

Letteratura italiana

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Un'organizzazione nascente, spietata e sanguinaria, dalle periferie cerca la conquista del cielo. Tre giovani eroi maledetti, che hanno un sogno ingenuo e terribile. Un poliziotto molto deciso, un coro di malavitosi, giocatori d'azzardo, criminologi, giornalisti, giudici, cantanti, mafiosi, insieme a pezzi deviati del potere e terroristi neri. E il più esclusivo bordello in città.

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Romanzo criminale 2019-08-07 13:58:05 zonauefa
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zonauefa Opinione inserita da zonauefa    07 Agosto, 2019
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... storia vera, recente e attuale

Storia vera, forse un pochino romanzata, della banda della Magliana, popolare e potente banda criminale di Roma a cavallo degli anni 80.
Ascesa, dominio, e declino di manipolo di normali malavitosi locali, che fanno il salto di qualità con un sequestro andato a male, e poi se ne è sentito parlare fino ai nostri giorni. Rapine, omicidi, vendette, mafia, terrorismo rosso e nero, il caso Moro, il Vaticano, le banche, massoneria, stragi, servizi segreti, corruzione. Un bel modo per conoscere uno spaccato di storia d’Italia recente, specie per i più giovani che non li hanno vissuti
Il libro è scritto bene e si legge d’un fiato, ma l’autore non ha dovuto inventarsi nessuna trama, nessun intreccio, è tutto vero, il vero intreccio sono le cose che di quel periodo ancora non si sanno.
Non ho guardato né il film né tantomeno la serie TV, ma lo ho letto il romanzo in parallelo all’ottimo libro di Bianconi “La banda della Magliana” per capire bene i riferimenti con i personaggi reali.

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Consigliato a tutti quelli interessati a conoscere quel tumultuoso periodo della nostra storia
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Romanzo criminale 2016-12-08 14:32:50 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    08 Dicembre, 2016
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Non c'è redenzione nella Roma degli Anni di Piombo

Un clan nato da poco, comandato da tre sbarbatelli senza alcun scrupolo e con manie di ambizione e grandezza alla massima potenza, perchè 'Il fatto è che o le cose si fanno a dovere, o è meglio non farle. Sono le mezze misure che rovinano il mondo.'. Dall'altra parte, un poliziotto integerrimo al quale facoltosi intermediatori strizzano l'occhio dell'illecito e dei piaceri della vita. In medias res, il vociare ordinato di ex cravattari riciclati, terroristi di partito, studiosi da salotti chic, giudici a cui fanno schifo gli infami, mafiosi di vecchia generazione e un'inarrivabile escort con il suo bordello più 'in' della città eterna. Non può che venirne fuori un romanzo epico, un capolavoro d'altri tempi.

Siamo di fronte a una descrizione chirurgica degli intrecci fra politica, malavita, alta finanza e servizi segreti deviati: senza dubbio, gli accaniti e indiscussi protagonisti dell'ultimo trentennio di storia italica. Parallelamente alle dinamiche del delitto Moro citato nel testo, possiamo anche contestualizzare l'intera narrazione, sempre sospesa lungo un filo di depistaggi, frasi non dette e verità impossibili che vogliono rendere facile la vittoria dell'omertà sul lecito e sui buoni propositi. E l'unica via di fuga da un destino già scritto e sentenziato passa attraverso una pallottola, o forse, più giustamente, l'opposto. E togliete anche il 'forse'.
Un linguaggio chiaro, vero, privo di estetismi e un registro essenzialmente rustico e dialettale sono le scelte autorali per tratteggiare quella rete di logiche subdole e criminali che domina una Capitale tanto ricca e risplendente di antico fulgore quanto segnata da indelebili cicatrici di marciume e corruzione nelle quali ogni sciovinismo e ogni limite vengono inesorabilmente calpestati. Peccato che l'illusione che si tratti soltanto di un romanzo di fantasia rimanga, appunto, un'illusione.

Il viaggio da percorrere incontra e (si) scontra con la vita di questi antieroi, i cui fatti, misfatti, pensieri e movimenti sono talmente fluidi, naturali e 'normali' che quasi sembrano viaggiare di pari passo con la legge. Antieroi, come detto, le cui fila sono tirate principalmente da tre uomini, tanto agli antipodi per carattere e modus operandi quanto diabolicamente complementari, mentre altre teste di legno combattono invano fra loro per difendere questioni d'onore, per ergersi ad aghi di una bilancia troppo grande per loro e, infine, per essere portatori sani dei propri interessi al di sopra di tutto e tutti. Perchè, in fondo, ma proprio in fondo, nessuno parla dell'Idea, ma tutti la bramano ardentemente.

Due appunti conclusivi prima di lasciarvi alla lettura: considerate che "La partita non la vincono gli eroi giovani e belli. La partita la vince chi resta sul campo quando gli altri ne hanno avuto abbastanza.", e che una volta che entrerete nel romanzo, non riuscirete a liberarvi prima dell'ultima pagina e dell'ultimo spargimento di sangue. Dunque il gioco vale la candela?

Per me sì.

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'Suburra' e 'La notte di Roma', entrambi di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo.
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Romanzo criminale 2016-01-21 08:28:12 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    21 Gennaio, 2016
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La banda della Magliana

Roma. Ieri e oggi. Un sogno, o forse sarebbe meglio dire, un obiettivo, a cui segue la voglia e la volontà di realizzazione in base al principio de “l’unione fa la forza” («dividiamo, oggi. E domani e dopodomani stiamo daccapo a quindici. [..] Ma se invece questi due miliardi e mezzo noi non li dividiamo.. se li teniamo uniti… se ci teniamo uniti noi.. avete idea di cosa possiamo diventare? Invece di avere poco, abbiamo tanto. E più abbiamo, più avremo.. Te ricordi il prete, Satana? Chi più ha più avrà…. E noi così dobbiamo fare: avere di meno oggi per avere tutto domani» cit. p. 27). L’excursus di un periodo storico che troppo spesso è sminuito, la nascita e lo sviluppo di un’organizzazione criminale che ha segnato gli anni bui dell’Italia, in una capitale che è ben diversa da quella “alla luce del sole”, sono alcune delle peculiarità di quest’opera dell’autore.
La strada è la vera casa dei protagonisti, il suo odore, il suo sapore non ha eguali. Droga, violenza, prostituzione, omicidi, giustizia propria con leggi anticonsuetudinarie poiché dettate da codici non scritti tra uomini d’onore, mafie di destra e di sinistra, servizi segreti, sequestri, bombe, stragi, magistrali colpi di Stato posti in essere dall’altra faccia della medaglia verso (e da) le istituzioni, politici corrotti e molto altro ancora sono gli elementi che si uniscono alle predette caratteristiche; un mix di tematiche che rende l’opera di De Cataldo semplicemente indimenticabile.
Lo stile narrativo è rapido, immediato, asciutto. Nulla risparmia, alcunché minimizza. Un testo che è sempre in tiro, che non ha mai cali di tensione, da cui il lettore non riesce a prendere le distanze; una pagina tira l’altra, inesorabilmente magnetico.
Molteplici sono le personalità che affascinano. Da un lato abbiamo il Libanese con la sua brama di potere, di riscatto, un leader nato. Ancora abbiamo il Dandi ed il suo tentato salto di qualità perché lui non è soltanto un ladrucolo, un esecutore materiale di crimini efferati, egli è anche un uomo di classe, adesso è un boss ma anche un “uomo pulito” che vuole “uscire dal giro” e come tale merita rispetto. A metà strada abbiamo il Freddo, che seppur criminale un tempo doveva essere stato un individuo sulla retta via; è un uomo scaltro, riflessivo, strategico che nei suoi dubbi interiori si riscopre, fino ad arrivare a desiderare altro, una ricchezza diversa da quella materiale sino ad allora coltivata, un tesoro da condividere con la sua Roberta in un clima nuovo in cui ricominciare. Ma badate bene, non sottovalute il Freddo. Il suo nome ha un perché, semplicemente tra tutti è il personaggio più introspettivo, maggiormente valorizzato dal punto di vista interiore. Infine lo “sbirro” Scialoja, il funzionario che prosegue per la sua causa incurante di tutto, persino di quei confini della legalità che tanto lo inducono a seguire la pista, ad andare a fondo, a risolvere il caso, a sgominare la banda.
Altro rapporto umano che viene valorizzato dallo scrittore è quello che ruota intorno a Patrizia, prostituta di classe che finisce con l’essere la donna del Dandi e al contempo del poliziotto, impossibile il distacco definitivo. Le parole di quest’ultimo hanno sulla donna un effetto devastante, lei che non voleva padroni, lei che rifiutava legami si ritrova irrimediabilmente vincolata proprio alle premesse che tanto decantava.
Sul finale qualche leggera incertezza dettata forse dall’introduzione nel racconto di nuovi personaggi a seguito dello sgretolamento della Banda della Magliana e del clima politico frastagliato in cui il nostro paese cade. O forse è semplicemente dettato dal definitivo declino dell’associazione che ci ha accompagnato per 628 pagine, e lasciato con un congedo presumibilmente un po’ troppo rapido, o forse ancora da quell’epilogo capace di lasciare quel non so che di “amaro in bocca” nel lettore…
Nel complesso, veramente un bel libro. Solido, ben costruito, dall’intreccio narrativo accattivante, con un sostanzioso ripercorso storico che non stanca il lettore, al contrario, lo affascina, lo attrae, lo cattura interamente.

«Chi era stato quell’uomo? Che cosa aveva fatto? Perché la sua bara era circondata da tanto amore, da tanto rimpianto? Se pensava ai suoi funerali, gli venivano in mente il volto austero di suo padre, le lacrime della mamma, e si domandava se Gigio si sarebbe fatto vivo… da quand’è che non aveva sue notizie? Da quando aveva cominciato a sentirsi così disperatamente solo? Da sempre? Che cosa rende un uomo felice e amato e che cosa lo fa diventare una carogna? »

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Romanzo criminale 2015-11-17 22:31:33 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    18 Novembre, 2015
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L'epica rovesciata

“(...) non si costruisce sul nulla. La partita non la vincono gli eroi giovani e belli. La partita la vince chi resta sul campo quando gli altri ne hanno avuto abbastanza. E di solito a resistere un secondo più a lungo sono gli stortignaccoli, le vesciche di grasso, i ragionieri, i meschini che non gli daresti una lira. E' tutto scritto nella vita.”

Asciutto nella narrazione. Immediato nella caratterizzazione dei personaggi. Rapido nei dialoghi. Un soggetto letterario che è a un passo dalla sceneggiatura. Forse “il Freddo” è meno coatto e più afflitto rispetto all'interpretazione (splendida!) di Kim Rossi Stuart, e il Dandi ha tratti somatici e caratteriali più grezzi di quelli incarnati da Claudio Santamaria. Certo è che dalla pagina scritta “Romanzo criminale” viene fuori già come film.
Inevitabile, per un romanzo nel quale un periodo raramente dura più di due righe. Fatto di rimandi continui da un personaggio all'altro, da una zona all'altra di Roma, da un episodio a quello successivo. Un racconto che non ha cali di tensione.

La storia è quella del clan malavitoso conosciuto come “la banda della Magliana”, che in uno specifico periodo della nostra storia (a cavallo tra gli anni '70 e '80) ha in mano le chiavi della capitale... o forse solo la relativa illusione: non è città, Roma, che ti consente di dominarla sul lungo periodo.
Nutrirsi della vita di strada, di violenze, droga, prostituzione, omicidi, in una escalation che sembra un carro su una discesa: non ha bisogno di nessuno per prendere velocità, proprio come nessuno può più fermarlo. Un pezzo di storia del Paese, che si intreccia con altri pezzi (anche più oscuri): mafia e camorra, servizi segreti deviati, gli anni del “mercato” di ero e coca, brigatismo e sequestri, bombe e stragi di Stato.
E' il racconto del tentativo di un salto di qualità, destinato a durare finché dura.
Ma il meglio del romanzo di De Cataldo – per proseguire il confronto tra libro e film – è altrove: stranamente, per questo tipo di storie, non nel profilo dei “cattivi” ma nella figura del tutore della legge. Lo “sbirro” Scialoja, segue la pista del riscatto di un sequestro finito male e finisce per intercettare la banda, che non mollerà più. Un integerrimo commissario di Polizia, che tuttavia riesce a mettersi nei guai per una vecchia amicizia con una brigatista; un uomo rigoroso ma combattuto, a volte sul punto di mollare ma incapace di farlo davvero.
I passi più belli del romanzo sono nella torbida attrazione tra il poliziotto e Patrizia, fascinosa prostituta senza padroni che finisce per diventare, suo malgrado, la donna del Dandi: una donna alla quale un uomo difficilmente resiste, ed un uomo (lo sbirro) al quale quel tipo di donna non riesce ad opporre la stessa determinazione che usa agli altri. Il romanzo cesella meravigliosamente questo rapporto nel quale volontà e destino non si incontrano.
All'opposto, il finale sembra il punto più faticoso del libro: molti personaggi nuovi si affacciano (conseguenza dello sfaldarsi della banda, che lascia pian piano il campo a nuovi balordi); Scialoja, in qualche modo, perde il suo senso d'appartenenza alle istituzioni; le trame di Stato, con il crollo del blocco comunista, sembrano quasi evaporare.
Ad onor del vero, pare che De Cataldo sia stato particolarmente fedele ai fatti realmente accaduti (la beffarda sepoltura del Dandi in una basilica, con la benedizione del Vicariato di Roma, rimanda a quanto davvero accaduto con la salma del malvivente Enrico De Pedis); non così il film.
A proposito della pellicola... Coerentemente con lo sguardo fisso ai “cattivi”, chiude con un flashback che sa di “pietas”: c'è stato un momento in cui questi eroi da due soldi, ancora ragazzetti alle prese con pidocchiosi furti d'auto, potevano essere tirati via dalla strada e salvati... C'è stato un momento...

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Romanzo criminale 2012-04-30 15:34:30 pirata miope
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pirata miope Opinione inserita da pirata miope    30 Aprile, 2012
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LA TOMBA DEL BOSS

L'epopea della banda della Magliana, raccontata da De Cataldo in stile giornalistico con concessioni al letterario nel delineare i personaggi, sarebbe un inverosimile polpettone romanzesco imbastito dal più prevedibile degli scrittori, se non fosse che a esserne autore è una buona parte della Storia italiana degli ultimi decenni del secolo appena trascorso: lì sono le nostre radici e quell’universo disturbato di banditi da quattro soldi, di soldi facili, di faccendieri disonesti, di funzionari di Stato complici di stragi, di mafiosi e di politici corrotti funge da specchio a quello che siamo ora. L’intreccio del romanzo è allora inevitabilmente arzigogolato: la facile ascesa di un gruppo di delinquenti di borgata si rivela il sintomo più stridente della malattia cronica di un Paese inquinato nel profondo. Del resto la scalata “ai piani alti” non avverrebbe se i componenti la banda non fossero degli uomini mediocri, inconsapevoli strumenti dei manovratori dietro le quinte e soggetti a laeder privi di autentico carisma quali il Libanese, Il Freddo, il Dandy, vittime delle loro stesse debolezze. A muovere la vicenda sono infatti le ossessioni, vagamente dostevskjiane, di ognuno dei protagonisti: la fissazione del Dandy per l’eleganza e per l’inquieta prostituta Patrizia, l’urgenza spasmodica del commissario Scialoja di punire i malvagi e di penetrare l’anima e il corpo di Patrizia, il bisogno inconscio di Patrizia di colmare il vuoto che le rode l’anima, il senso di colpa nei confronti del fratello perduto e la paura della solitudine del Freddo. Alla violenza dei potenti si contrappone la volontà autodistruttiva dei deboli, il fratello amato del Freddo, Gigio, e l’amico del cuore di Patrizia, il patetico Ranocchia, che come il protagonista de “La donna ragno” di Puig, si consola nei suoi fantasiosi racconti di sogni assumendo il ruolo della divina Marlene. Un mondo senza possibilità di salvezza per nessuno, dove la gloria è una triste impronta sul volto di ex attore noto devastato dalla cocaina o una tomba di un boss in una Chiesa da cui i fedeli distolgono gli occhi.

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A chi è interessato ai seguente percorsi; i segreti d'Italia degli ultimo decenni del '900.- La figura del bandito: dal romanticismo al noir contemporaneo-la figura della prostituta: dalla commedia classica alla Patrizia di Romanzo Criminale.
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Romanzo criminale 2011-03-07 15:50:46 dmcgianluca
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dmcgianluca Opinione inserita da dmcgianluca    07 Marzo, 2011
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recensione doppia

In realtà per scrivere una recensione seria di questo libro avrei dovuto farne due, una appena letto ed una dopo aver visto il film e la prima serie su SKY. Proviamo:

Recensione 1, appena letto il libro:
L'ho letto nel 2006 e, nonostante il tempo sia passato, la storia ed i personaggi mi sono rimasti abbastanza impressi nella mente, segno che qualcosa mi ha lasciato. E' una storia piuttosto avvincente, scritta bene, con frasi corte e taglienti. Bene e male si intrecciano, poi si odiano, poi si ritrovano e si mischiano; tanto che, a volte, fai il tifo per la parte sbagliata. C'è pathos e le situazioni sono abbastanza verosimili. Io sono del '73 e sono cresciuto in un quartiere adiacente alla famosa magliana, dove la banda spadroneggiava negli anni in cui io ero un adolescente. Ricordo con chiarezza impressionante il clima che si respirava allora e la presenza invisibile ma concreta di una criminalità che faceva parte del tessuto sociale della Roma in quegli anni. Complessivamente, quindi, voto 4/5 all'opera.

Recensione 2, dopo aver visto la trasposizione cinetelevisiva:
La versione data in televisione è fedele al libro, quella al cinema un po' meno. Quello che fa paura però è che i protagonisti erano dei criminali senza scrupoli che meritavano la fine che si sono scelti (si sono ammazzati fra loro) eppure, con la faccia che hanno al cinema, sono diventati una specie di eroi, forse perchè il "bello e dannato" ha sempre il suo fascino. Peccato che il crimine non è dannazione solo per gli uomini che lo esercitano, ma soprattutto per la società.

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