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Come un respiro interrotto Come un respiro interrotto

Come un respiro interrotto

Letteratura italiana

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Sole, Soledad, è la donna di questa storia, un'artista, una bambina silenziosa, una ragazza che fa emozionare, una signora che molto ha vissuto, e soprattutto, almeno agli occhi del mondo, una cantante. E Sole non ha mai inciso un disco, perché niente di lei poteva essere registrato. All'inizio degli anni Sessanta è ancora una bambina che abita a Roma. Sulla terrazza del suo palazzo a Trastevere ascolta con lo zio una radio a transistor, e scopre le voci del mondo. Nel 2011 Sole è sparita, è andata in spiaggia e nessuno l'ha vista più. Il suo diario racconta che in prima media un anziano insegnante di musica, dopo aver ascoltato la sua voce, le aveva imposto il silenzio per tre anni. E fu allora, per reazione, che aveva iniziato a cantare.



Recensione della Redazione QLibri

 
Come un respiro interrotto 2014-03-18 06:29:01 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    18 Marzo, 2014
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Come un respiro interrotto

Dopo l'ottima prova di scrittura con “L'ultimo ballo di Charlot”, giunto secondo classificato al Premio Campiello 2013, Fabio Stassi è da pochi giorni nelle librerie con il suo nuovo romanzo.

“Come un respiro interrotto” è un romanzo che ci regala un autore ulteriormente maturato, che ha cercato strade personali per esprimersi al meglio, raggiungendo completezza di contenuti e di stile.
Stassi compone la trama del suo lavoro utilizzando tante tessere, ossia tante voci, divenendo la sua penna un collante per realizzare un quadro di vita multicolore.
L'impatto è forte e disorientante, una coralità di voci che porta in scena volti e storie del passato, un'alternanza di punti di vista, un brulichio di sentimenti che tratteggiano una donna misteriosa; lei è Sole, alla brillantezza attribuita dal nome fa da contraltare una coltre nebbiosa che la avvolge da sempre, passato e presente, una ragazza degli anni Settanta, una cantante, una figlia, una nipote, una sorella, un'amica.
La caratterizzazione di Sole attraverso queste pagine è un vero capolavoro, che brilla per intensità, raffinatezza; è una protagonista che si compone un pezzo alla volta fino alla rivelazione finale, in cui tutti gli elementi accumulati per strada prendono forma, dando un volto a quell'immagine eterea e sfumata che l'autore ha creato lungo il percorso narrativo.
Complementari e indispensabili tutte le figure che le ruotando attorno e che ci parlano di lei, spogliandosi di segreti e condividendoli direttamente col lettore in lunghi monologhi.

La storia raccontata da Stassi è un'apoteosi di vite, di sofferenze, di sacrifici, di abbandoni, di amore; è un groviglio di individualità, è un esempio di cuore nella famiglia e nell'amicizia.
Fabio Stassi raggiunge un eccellente risultato di scrittura, percorrendo strade espressive nuove e vincenti rispetto al lavoro precedente, abbandonandosi a tratti ad una scrittura viscerale e dimostrando notevoli capacità di indagine psicologica attraversando indistintamente e con efficacia l'universo maschile e quello femminile.
E' un lavoro che parte lentamente fino raggiungere un ritmo ed una profondità sconvolgente, caricandosi di un'impetuosità emotiva verace.
Il mondo rappresentato da Stassi è senza veli e belletti, un mondo che ti mette alla prova in famiglia e nella società, un mondo amaro, un mondo di ieri che si riflette su quello attuale.

“Come un respiro interrotto” sa regalare emozione e commozione, cavalcando le onde dei ricordi, delle immagini, delle parole, dei pensieri.

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L'ultimo ballo di Charlot
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Come un respiro interrotto 2016-06-27 12:16:39 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    27 Giugno, 2016
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Sole...che toglie il fiato.



Come è difficile parlare di questo libro...non so da dove iniziare.
Potrei racchiudere tutto in pochissime parole, come "lieve, raffinato, struggente e dolcissimo", oppure potrei iniziare ad elaborare quello che le parole di Stassi mi hanno lasciato, rischiando di non fermarmi più.
Non so cosa sia meglio...lasciarvi scoprire da soli dove potrà portarvi la scrittura poetica, elegante, ma anche malinconica e dolorosa dello scrittore o coinvolgervi nelle mie sensazioni?
A voi la scelta...potete fermarvi qui, o proseguire con me alla ricerca delle parole giuste.
Il romanzo inizia con una pagina di diario (di Matteo) che già da sola vale tutto il libro...e ci introduce colei attorno a cui ruota tutto il romanzo: Sole (Soledad)...cantante dalla voce che toglie il fiato (e che non sarà mai registrata), capace di far innamorare tutti coloro che incroceranno il suo cammino, ma anche ragazza impegnata politicamente, "compagna", sorella, figlia, amica, amante...
"Chi ti aveva sentito cantare diceva che davi a tutti la stessa sensazione: di mettere un piede nel vuoto. Una nota eri terra, e quella dopo spaesamento".
E sarà per lei, per la sua voce e la sua aura ipnotica, che Matteo, vent'anni, musicista dall'orecchio assoluto e suonatore di contrabasso, rinuncerà a morire.
La amerà di un amore silente, forse anche ricambiato, ma mai vissuto...
Non c'è stato mai niente fra loro, nessun letto sfatto, nessuna promessa, nessun addio, solo tanta tanta musica, un'intesa che andava oltre ogni tipo di fisicità...e una doccia, una volta, in un albergo svizzero.
Sole non voleva possedere nessun mistero, nessun segreto, era disinibita, non temeva la nudità del corpo, chiedeva solo di essere liberata da tutta la tristezza che risuonava (inconfondibile e irriproducibile) nella sua voce.
Nel suo modo di cantare non trovavi nostalgia, ma "mancanza", era in grado di mostrare con la voce tutto ciò che non c'era più.
Conosceremo questa donna forte e fragile attraverso le parole di Matteo, ma anche attraverso un narratore onniscente e attraverso la voce stessa di Sole, che si racconta e ci racconta della sua famiglia, emigrata a Roma dalla Sicilia: una madre dolcissima, un padre debole, un fratello ribelle e controverso, uno zio racchiuso in un mutismo rotto solo dal rumore del suo martello, che usava per riparare le scarpe (dei morti).
Pagine toccanti e traboccanti d'amore quelle in cui Sole assiste prima la madre, e poi il padre, durante la loro malattia...ma l'apice dell'emozione io l'ho provata nel racconto del concerto per i ciechi, nell'hangar che riproduceva il buio totale della cecità, mettendo a nudo tutte quelle sensazioni, quelle piccole percezioni che la luce, paradossalmente, copre.
Io non so dire esattamente di cosa parla questo romanzo, non c'è una vera storia...è un libro fatto di emozioni, di sensazioni, di respiri interrotti appunto, quelli di Sole mentre canta, di Matteo mentre la guarda, i miei mentre leggevo questo libro...ma anche della possibilità di riconoscersi nelle mancanze che la vita, inevitabilmente, ci fa provare.
Stassi scrive senza gridare, sussurrandoci le parole nelle orecchie...

"Sole, il mondo ha un ritmo in battere e noi in levare, e io non lo so perché il sei non è nove. Controllai l'orologio. Doveva essersi fermato nella notte perché segnava un'ora impossibile. Era finalmente troppo tardi per tutto."

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Come un respiro interrotto 2014-08-02 15:05:37 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    02 Agosto, 2014
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Come un respiro interrotto di Fabio Stassi

Un romanzo come una melodia. Non solo perché tutto si svolge intorno alla voce soave di Sole, la protagonista, ma per l’uso impeccabile della lingua italiana da parte dell’autore, Fabio Stassi, che crea un’armonia di suoni, densi di significato, dove la metafora sempre equilibrata e spontanea non ricerca l’effetto, ma accentua l’efficacia dell’immagine.
Si ha l’impressione, leggendo questo libro, di essere di fronte al fluire di rivoli che sgorgano da sorgenti diverse, per convergere in un unico ruscello che scorre con un alternarsi di suoni, ora più acuti, ora più dolci, ora stridenti, secondo gli ostacoli o le anse che incontra. E ogni rivolo è un personaggio, con la sua vita, con le sue illusioni e delusioni, i suoi amori e i suoi dolori. E ognuna di queste vite si snoda, attraversa e segna la vita di Sole che accoglierà in sè ogni singola esperienza e la farà sua, rivivendola e rivisitandola con sensibilità e delicatezza.
È un romanzo questo sulle speranze e le disillusioni di un gruppo di giovani, impegnati politicamente e socialmente negli anni settanta, una storia che descrive senza rabbia, ma con dolore e rammarico quanto si possa soffrire nel vedere traditi i propri ideali. “E non è colpa nostra se a fare carriera sono stati soprattutto quelli che hanno tradito, che si sono fatti travolgere dal riflusso, che si sono piegati all’individualismo.” Sono queste le parole più esplicite che esprimono il dolore di una generazione ingannata che si è persa nelle strade del ripiego e del compromesso. E le esperienze esterne si intrecciano a quelle familiari, gli amori che si incontrano e si perdono si alternano alle malattie e alle morti dei genitori e dei parenti. Eppure i vincoli affettivi sono così forti, sia verso le persone sia verso le cose che Sole, abbandonando la casa in cui ha vissuto per tanti anni, sente il bisogno di incollare un post-it in ogni luogo in cui era un mobile, uno specchio, una suppellettile, per combattere quel vuoto definitivo che reca l’abbandono. Perché questo è un romanzo, come dice lo scrittore stesso, più sulla mancanza che sulla nostalgia. Ed è questo il motivo per cui Sole, ormai matura, canta: “Perché Sole non cantava, non aveva mai cantato, per nostalgia. Sole cantava la mancanza …. La nostalgia aveva a che fare solo con il passato …. La mancanza, invece, apparteneva al presente, era il sentimento di una menomazione. La prima riguardava i reduci, la seconda i mutilati.”
È questa la storia di una vita, di tante vite, finite così come un respiro interrotto, vite incomplete, come tante. Un romanzo che non può né deve essere letto tutto d’un fiato. Va centellinato, assaporato. Bisogna abbandonarvisi come ci si abbandona a una melodia, e lasciarsi trascinare, per poi credere quasi d’averlo letto a occhi chiusi.

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