Narrativa italiana Romanzi La stanza della tessitrice
 

La stanza della tessitrice La stanza della tessitrice

La stanza della tessitrice

Letteratura italiana

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Bellagio è il luogo dove Camilla si è rifugiata per iniziare una nuova vita. Solo qui è libera di realizzare i suoi abiti capaci di infondere coraggio, creazioni che sono ben più di qualcosa da indossare e mostrare. Ma ora è costretta ad abbandonare tutto perché Marianne, la donna che l’ha cresciuta come una madre, ha bisogno del suo sostegno. È lei a mostrarle il contenuto di un antico baule, un abito che nasconde un segreto: vicino alle cuciture interne c’è un piccolo sacchetto che custodisce una frase di augurio per una vita felice. È l’unico indizio che Marianne possiede per ritrovare la sorella. Camilla non ha mai visto nulla di simile, ma conosce la leggenda di Maribelle, una stilista che, all’epoca della seconda guerra mondiale, era famosa come «Tessitrice di sogni». Nei suoi capi erano nascosti i desideri e le speranze delle donne che li portavano. Maribelle è una figura che la affascina da sempre: si dice che sia morta nell’incendio del suo atelier parigino, circondata dalle sue creazioni. Camilla non sa quale sia il legame tra Maribelle e la sorella che Marianne vuole ritrovare. Ma sa che è disposta a fare di tutto per scoprirlo. Sente che la sua intuizione è giusta: Parigi è il luogo da dove iniziare le ricerche; stoffe, tessuti e bozzetti la strada da seguire. Una strada tortuosa, come complesso è ogni filo di una trama che viene da lontano. Perché i misteri da svelare sono a ogni angolo. Perché Maribelle ha lottato per affermare le proprie idee. Perché seguirne le orme significa per Camilla scavare dentro sé stessa, dove batte un cuore che anche l’ago più acuminato non può scalfire.

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La stanza della tessitrice 2018-10-21 15:51:28 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    21 Ottobre, 2018
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La magia e la forza dei tessuti

Bellagio. Camilla Sampietro è scappata. È scappata dal suo passato, dalla sua Mamy, Marianne Leclerc. Lo scontro avvenuto con Daniela Leclerc le ha reso impossibile restare, le ha reso impossibile continuare a vivere la sua vecchia vita. Una vita da orfana raccolta, una vita in cui ella altro non era che “l’opera buona” di Marianne Leclerc, proprietaria di una delle più grandi aziende nel settore della moda che ha visto in lei il dono. Perché Camilla vede gli abiti nella sua mente ancora prima di averli realizzati. Ha studiato come stilista, conosce il tessuto e il suo sogno è quello di riutilizzare i vecchi abiti e trasmutarli in nuovi. In ciascuno desidera destinare i sogni e le speranze di chi li ha custoditi tanto a lungo. Eppure, la sua lontananza da Bellagio ha vita breve: la sua Mamy sta male e deve far rientro quanto prima a Milano. Un segreto custodito in un baule, un passato che torna a farsi vivo. Una sorella scomparsa misteriosamente. La madre di Marianne, Caterina, che a sua volta aveva il dono del tessere, del rendere veri i sogni. Che sia lei colei che nelle leggende è ricordata come Maribelle? Eh sì, perché negli abiti ritrovati nel baule c’è quel segno distintivo, quel sacchettino che custodisce un buon auspicio e questa volta proprio per Adele, quella sorella perduta. Per scoprire del mistero, Camilla non potrà far altro che partire con Marco Barberini, socio dell’azienda di Marianne, industriale a livello internazionale e suo grande amore, alla volta di Parigi.
Nei pressi di Oristano, 1923. Caterina Frau è cresciuta con la sua balia Rosa, una tessitrice dal grande talento che conosce senza vedere. Il rientro a casa obbligato, l’allontanamento da quella figura che l’ha cresciuta e di poi, negli anni, ancora dalla famiglia per essere confinata a Como da una zia. È qui che Caterina sviluppa e accresce il suo dono, perché tessere e cucire sono il suo unico conforto in quegli anni bui e di dolore. E poi, ancora, il ripartire.
Due storie, due famiglie, due vite che magistralmente si intrecciano riconducendo ad un disegno più grande dove l’amore, la famiglia, il senso di appartenenza, le certezze, le insicurezze, le paure, la crescita e i sentimenti più vari sono i protagonisti.
Con il consueto stile poetico e magnetico proprio dell’autrice, “La stanza della tessitrice” è un romanzo che cattura sin dalle prime battute, che fa sognare e che trascina senza difficoltà tanto da esaurirsi in pochissime ore. Tanto la trama quanto le descrizioni dei luoghi, delle lavorazioni che dei personaggi è solida e ben articolata e rende concreti e tangibili gli avvenimenti e i personaggi che si susseguono nello scorrimento. Il tutto mediante l’alternazione di una narrazione al presente e al passato che tocca tematiche di grande attualità e emozione. L’unica pecca che mi permetto di segnalare è relativa a taluni errori di battitura che cadono all’occhio del lettore più puntiglioso. Attenzione anche ai nomi, troppo simili, rischiano di confondere l'avventuriero conoscitore e di indurlo in errore. Sicuramente, questi errori, sono stati dovuti a tempistiche editoriali che non ne hanno permesso una rivisitazione del lavoro finale, ad ogni modo lo scritto riesce a farsi apprezzare e a conquistare donando al conoscitore ore liete e serene.

«Chi ha il coraggio di superare le proprie paure è capace di tessere il filo della vita. Afferra il tuo, adesso, e compi il tuo destino, figlia del mio cuore.»

«Quando si è tristi non bisogna cedere al dolore. Ci sono tante cose belle che possono prendere il posto dei pensieri cattivi. Ci sono i sogni.»

«Ma lei credeva che, come le stoffe erano fatte di fili, anche i fili della vita si univano e si intrecciavano creando dei disegni»

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