Narrativa italiana Romanzi La vita finora
 

La vita finora La vita finora

La vita finora

Letteratura italiana

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È l’autunno del 2016. Marco Laurenti, trentacinquenne professore delle medie con un passato di sofferenze famigliari e un presente di precariato sconfortante, parte da Milano per un incarico in un piccolo paese, in cima a una valle isolata dove la natura è prepotente e gli uomini ancora di più. Marco sospetta di essere un cattivo insegnante e un’anima piena di ombre. Ma quando arriva il momento sa battersi come un eroe contro il Male nella sua incarnazione più spaventosa: un allievo, figlio dei nostri tempi devastati dall’idiozia tecnologica, che manipola compagni e adulti, plagia due ragazzine fino a ridurle a schiave sessuali, bullizza e cyberbullizza, usa i social per realizzare una supremazia fredda, terribile, disumana. Di fronte a lui perfino il Male tradizionale, che nella storia ha il volto di un ex criminale di guerra, sembra un retaggio del passato, più doloroso che minaccioso. Questo drammatico scontro fra generazioni, combattuto sull’orlo di una frattura che percorre tutta la realtà in cui viviamo oggi, non potrà non contare le sue vittime e molti nodi rimarranno irrisolti. Per ricordarci che, in battaglie come quella raccontata in queste pagine, perfino la vittoria non sempre lascia in bocca il sapore rassicurante dell’happy end.

Recensione della Redazione QLibri

 
La vita finora 2018-03-14 12:26:09 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    14 Marzo, 2018
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I tanti volti del Male

“[…..]non siamo mai sazi di padre, nessuno di noi. La fame di padre ce la trasciniamo per tutta la vita. Non ne abbiamo mai abbastanza, non tanto del padre vero [….] ma proprio di quelli vicari, o immaginari. Dio, il medico dell’Asl, il poliziotto buono, il capo. Qualunque capo: del branco, del governo, dell’ufficio. Anche il prof, perché no? [….] e il parroco, naturalmente.

Se c’è uno scrittore che conosce e sa descrivere il mondo dei giovani, quello è Raul Montanari.
Nel suo ultimo bellissimo romanzo Montanari ci pone di fronte ad alcuni tra i temi più scottanti e problematici della società contemporanea: primo tra tutti il rapporto genitori/figli, insegnanti/allievi, genitori/insegnanti, ma anche l’evidente degenerazione e accentuazione del bullismo dovuto all’uso spregiudicato e delinquenziale dei moderni mezzi tecnologici, il diffondersi delle droghe pesanti tra i giovanissimi, con una conseguente alterazione della personalità che scaturisce il più delle volte in violenza fisica e psicologica. Nessuna superficialità nel trattare argomenti così impegnativi e così seri. Ogni personaggio ha uno spessore psicologico che lascia trasparire uno studio approfondito del carattere da parte dell’autore. Ciò fa sì che ci troviamo di fronte a una galleria di personaggi simili ai molti che malauguratamente si incontrano oggi un po’ dovunque.
Il luogo in cui la storia si svolge è molto importante: una piccola bella valle poco lontano da Milano, un microcosmo isolato dal resto del mondo, dove tuttavia non regnano armonia e pace ma la prepotenza e l’arroganza di un gruppo di persone che prevarica il resto della comunità . La scuola media inferiore, nella quale giunge Marco, per esercitare la sua professione di insegnante, è,come sempre accade, specchio della società civile che popola la valle.
Marco non è e non vuole essere un eroe. Anzi è l’antieroe per eccellenza che tuttavia, consapevole dei suoi limiti, trova l’unico coraggio credibile in tempi come questi, un coraggio che non prescinde da un misto di paura e di viltà, per affrontare con dignità una situazione difficile. A lui, cresciuto ed educato da un padre manesco e gretto e una madre meschina, si contrappone Rudi, il capobranco, spavaldo e prepotente. È molto interessante notare come questi due personaggi abbiano reagito diversamente ad un rapporto del tutto negativo con i genitori. Marco, umiliato nell’infanzia e spesso maltrattato, ha sviluppato un grande desiderio di autonomia e indipendenza, ha puntato sull’impegno e ha potuto staccarsi con dignità dall’ambiente familiare, senza avere mai assunto il padre come modello di vita. Rudi, al contrario, pur mortificato nell’ambiente familiare da un padre rozzo e prepotente, vede nel genitore un modello da seguire e sviluppa e accentua quell’aggressività che lo annienterà. Il rapporto genitori/figli viene dunque attentamente analizzato dall’autore anche negli altri personaggi.
Caduta ogni barriera di rispetto e autorità anche per l’intervento negativo e controproducente dei genitori che si schierano in difesa di figli problematici e ribelli, il rapporto insegnante/allievo diviene una continua sfida, un continuo gioco di provocazione. L’arroganza dei padri altro non è che la manifestazione di un consapevole fallimento del loro ruolo di educatori.
Fin qui si potrebbe sostenere, a ragione, che il problema del rapporto generazionale è sempre esistito anche nel passato. Oggi, tuttavia, le cose sono cambiate, perché sono intervenuti fattori nuovi che hanno contribuito ad aggravare la situazione in modo allarmante: la droga e il cyberbullismo.
L’assoggettamento del più debole, la violenza psicologica e sessuale sono purtroppo fenomeni che si stanno diffondendo pericolosamente, come testimoniano le cronache di questi tempi. L’orrore che ne scaturisce non può certo cancellare quello generato dalle guerre, dalle persecuzioni e le stragi, ma di sicuro non è meno rilevante. E qui il personaggio dell’ambiguo maggiore Novak è emblematico.
La brutalità giovanile e la violenza della guerra, temi di grande attualità su cui riflettere. D’altronde è questo il fine della letteratura: raccontare delle storie che ci facciano riflettere, porci di fronte ai problemi reali della nostra società, perché se ne possa prendere coscienza e si possa in qualche modo contribuire ad affrontarli se non risolverli.
Un romanzo molto molto bello, una storia che ci riguarda tutti.

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La vita finora 2018-03-18 16:53:19 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    18 Marzo, 2018
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La casa del serpente

Marco Laurenti è un professore delle medie alle prime armi: è ancora precario, ha circa 35 anni e vive a Milano. Un amico gli fa sapere che in un paesello di montagna a circa 100 chilometri dal capoluogo lombardo assumono un insegnante di lettere in una scuola privata e lo pagano il doppio rispetto al consueto stipendio di professore. Marco pensa subito di accettare, anche se si chiede perché il suo amico non abbia voluto approfittare personalmente dell'occasione invece di accordargli un simile favore. Si accorgerà a sue spese di trovarsi, più che in una scuola, in un vero e proprio Antro del Male: una sola classe formata da sei o sette ripetenti, perfidi e cattivissimi, pronti non solo a non studiare, ma a commettere crimini violenti, a drogarsi, a bullizzare i più deboli attraverso facebook.
Devo ammettere che la lettura di questo romanzo non mi ha entusiasmata come pensavo e non mi ha convinta molto. Personalmente conosco bene l'ambiente della scuola media e sinceramente in questo scritto non vi ho trovato assolutamente niente di tale ambiente. Lungi da me negare che esistano problematiche molto serie di cyberbullismo largamente diffuse nelle nostre scuole, gruppi classe problematici, alunni difficili, genitori compiacenti con i figli: ma il modo in cui Montanari ha affrontato l'argomento l'ho trovato a dir poco banale e un po' superficiale. Per non parlare di come viene presentata la figura dell'insegnante: assolutamente non credibile, pura fiction. Mi è venuto in mente un altro romanzo, letto tempo fa, “La classe dei misteri” di Joanne Harris, che pur partendo da un'idea simile -l'alunno cattivo e criminale, il professore che si trova in mezzo ad una situazione surreale tipica da libro giallo- presentava un protagonista insegnante ed un ambiente scolastico molto più credibile (eppure questo libro è ambientato in Inghilterra). Un insegnante per prima cosa si prende cura dei suoi alunni, di tutti, può avere a che fare con persone particolarmente problematiche o anche con cattivi e criminali (questi ultimi sono però, per la legge della statistica, una piccola o piccolissima percentuale, come ricordava anche Daniel Pennac nel “Diario di scuola” -un altro, come la Harris, ad aver realmente praticato la professione di insegnante) e sicuramente non si mette a picchiarli ed insultarli in classe.
Quindi, ricapitolando, ho trovato il romanzo oltremodo inverosimile; in fondo è un romanzo, si può obiettare. Infatti. La lettura scorre abbastanza veloce e piacevole ( a parte il piccolo orrore provato per una citazione palesemente sbagliata ): vengono presentati fatti violenti e aberranti che si svolgono in un piccolissimo paesino di montagna, chiuso, ostile e soffocante. Sangue, sesso e droga per sfuggire alla noia e al vuoto esistenziale. Mi ha un po' ricordato “Ti prendo e ti porto via” di Ammaniti, anche se, secondo il mio modesto parere, Montanari è più sbrigativo e manicheo nel tratteggiare la psicologia dei personaggi.
Nel complesso quindi una lettura abbastanza cupa ma allo stesso tempo scorrevole e coinvolgente, forse si potevano affrontare certe tematiche in modo meno teatrale e più profondo, anche se è vero che non trattandosi di un saggio né di un resoconto di vita reale, alla fine può andare bene anche così.

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