Narrativa italiana Romanzi Non dirmi che hai paura
 

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Non dirmi che hai paura

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Samia è una ragazzina di Mogadiscio. Ha la corsa nel sangue. Mentre intorno la Somalia è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso, mentre le armi parlano sempre più forte la lingua della sopraffazione, Samia guarda lontano, e avverte nelle sue gambe magre e velocissime un destino di riscatto per il paese martoriato e per le donne somale. Giuseppe Catozzella per mesi è entrato dentro la vita reale di Samia, e l’ha reinventata in una voce dolcissima, scrivendo un romanzo memorabile. Da quella voce, da quell’io leggerissimo che ci parla con fermezza e candore, si sciolgono la struggente vicenda di un’eroina dei nostri tempi, la sua fiaba, e insieme il suo destino.

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Non dirmi che hai paura 2019-10-14 23:04:16 Loba
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Loba Opinione inserita da Loba    15 Ottobre, 2019
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CORSA È VITA

*attenzione spoiler*

G. Catozzella romanza in questo libro la storia vera di Samia, una bambina somala con un grande sogno: correre e vincere le olimpiadi.
Vive a Mogadiscio, gli anni sono quelli della presa al potere degli integralisti islamici che poco a poco limitano e impongono divieti alla normale quotidianità.
Samia ha una famiglia unita, forte, dai valori umani, profondamente radicati: la piccola cresce credendo in se stessa, ponendosi obiettivi sempre più importanti all’interno della corsa.

“Non devi mai dire che hai paura, piccola Samia. Mai. Altrimenti le cose di cui hai paura si credono grandi e pensano di poterti vincere”

Con queste parole Samia cresce e incontrando grandi, complessi ostacoli che la vita le pone dinanzi, che riesce a fronteggiare senza mai dimenticarsi di chi è: la lontananza della sorella, la morte del padre, la delusione del migliore amico, la fatica di vivere in un ambiente così castrante come quello integralista.

…Finché il Viaggio la inghiotterà nelle sue onde, rendendola parte del mare che da piccola tanto ha sognato di poter toccare e dalle cui onde desiderava di essere accarezzata e cullata.

Samia è simbolo di tutti quei sogni interrotti, lasciati a mezz’aria, colorati dall’impegno e dalle storie tessute per poter giungere alla meta finale, ma destinate ad altro. In questo caso, grazie all’autore, la storia di Samia è diventata parte della vita di molti lettori, il cui amaro in bocca potrà trasformarsi in maggiore rispetto nei confronti del bisogno di VITA che spinge moltissime persone ad intraprendere il Viaggio.

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Non dirmi che hai paura 2019-08-17 11:11:49 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    17 Agosto, 2019
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Vivi, Samia, vivi come se tutto fosse un miracolo

«Sai, aabe, certe cose si sanno. Io lo so da quando ancora non parlavo bene che un giorno sarò una campionessa. È da quando ho due anni che lo so.»

Lo ha sempre saputo, Samia. Correre e diventare una campionessa come Mohamed Farah è il suo destino. Un destino scritto e che ha già iniziato a solcare ma la cui realizzazione diventa sempre più difficile, per non dire irrealizzabile. Perché Samia è somala, vive in una piccola realtà del luogo fatta da povertà e dalla guerra. Un conflitto di cui a lei e ad Alì, il suo amico del cuore, la sua anima gemella, il suo allenatore, non è mai importato nulla perché per quanto questa potesse imperare non poteva toglierli l’uno all’altra. Hanno appena dieci anni all’inizio di questa storia vera ma il loro cuore batte e pulsa per quel futuro che non ha contorni definiti in una realtà che non esita a privarli di tutto, che non esita a spezzare i loro sogni. Tuttavia, è proprio questa belligeranza perpetrata che ha risvegliato la giovane protagonista donandole quella motivazione, quel qualcosa per cui lottare.

«Ecco, la guerra, per esempio, mi ha portato via il mare. Però, in compenso, mi ha fatto venire voglia di correre. Perché grande come il mare è la mia voglia di andare. La corsa è il mio mare.»

Poi, in un solo giorno è accaduto quello che mai dovrebbe succedere da nessuna parte.

«Un giorno, un giorno come qualunque altro, senza niente all’orizzonte, né cataclismi né rivoluzioni. In un giorno tutto è cambiato.»

Da un giorno all’altro è stato vietato di ascoltare la musica.
Da un giorno all’altro sono stati chiusi i cinema perché alimentavano i sogni.
Da un giorno all’altro gli uomini sono stati obbligati a indossare pantaloni lunghi, non potevano più farsi vedere per strada con quelli corti. E dovevano anche rasarsi i capelli a zero, oppure portarli lunghi, in stile afro, con le barbe lunghe perché le mezze misure non erano più contemplate.
Da un giorno all’altro le donne non potevano fare più niente, rischiavano anche a camminare per strada. Provarci senza burqa rappresentava un azzardo caro quanto una vita.
Da un giorno all’altro le tradizioni del paese sono cambiate.
Da un giorno all’altro la punizione più grande di tutte: tenere spenti i pochi lampioni che di sera illuminavano alcune piazze del centro e quale viuzza, rendendo quei luoghi delle vere e proprie biblioteche a cielo aperto dove le ore potevano trascorrere leggendo un romanzo, leggendo un quotidiano vecchio, leggendo una lettera o un biglietto d’amore.
In un solo giorno Al-Shabaab era riuscita a radere al suolo la speranza di un popolo intero.

«Tutto ciò che fino a quel giorno era stato difficile da realizzare ma possibile, era diventato impossibile. Il sogno, la speranza e la libertà erano stati cancellati con un’unica mossa.»

Che fare? Come affrontare questa nuova condizione? Rinunciare ai propri desideri? Provare a continuare ad inseguirli anche se ciò significa mettere in pericolo i nostri cari? Samia e sua sorella Hodan decidono di non arrendersi e di provare a continuare a combattere. La separazione da Ali, la prima vera vittoria a Gibuti, la menomazione e la morte di uno dei punti di riferimento della vita di ogni persona, le Olimpiadi di Pechino del 2008, il ritorno in una Somalia sempre più piegata dalle armi, dalla violenza, dalle privazioni, dall’odio. Il “viaggio”. Perché dopo l’ennesimo colpo basso di quel paese che gli ha portato via tutto attraverso la voce di colui che sempre l’ha spinta a dare il massimo, è giunta l’ora di lasciare quella terra, di andarsene.

«”Arriva presto” mi ha detto ieri sera Mannaar. “Zia Samia…” ha fatto una pausa, “…non far venire i mostri… Non dirmi che hai paura”. […] “No, piccola Mannaar, non ho paura. Mai”, ho risposto.»

Un’odissea durata oltre sedici mesi, un’odissea che ha visto i migranti attraversare stati, attraversare il Sahara, passare da un carceriere all’altro, giungere il Libia per attendere nuovamente delle proprie sorti in funzione e in volontà del trafficante di turno, un’odissea il cui epilogo amaro non può che invitare alla riflessione.

«C’è nei nostri corpi, un fremito che è un misto di prudenza e di speranza. Nessuno parla, perché parlare sarebbe nominare l’una o l’altra. E nominare le cose fa esistere, quindi per questa notte è meglio di no. È meglio che la prudenza resti chiusa dentro ognuno di noi, e che la speranza cresca, magari piano, durante il viaggio. Solo allora, soltanto alla fine, potremo gioire, e lo faremo tutti insieme. Piangeremo e rideremo insieme, e sarà bellissimo.»

Perdona Samia, perdona questa follia degli uomini.

«Corri, Samia, corri come se non dovessi arrivare in nessun posto… Vivi, Samia, vivi come se tutto fosse un miracolo…»

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Non dirmi che hai paura 2018-06-12 13:45:24 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    12 Giugno, 2018
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Una piccola guerriera che corre per la libertà

Non voglio che sia un caso se proprio oggi scrivo la recensione dello splendido e tristissimo libro di Giuseppe Catozzella, “Non dirmi che hai paura”.
Questo romanzo, narrato in prima persona dall'autore, racconta la storia vera di Samia Ysuf Omar.
Samia vive a Mogadiscio, in Somalia ed ha per sorella la guerra, perché lei e la guerra sono nate insieme. Trascorre un'infanzia difficile ma alla fine ancora felice, perché ricca di amore e speranza. Samia comprende prestissimo di avere un dono, sa correre velocissima. Vuole realizzare il suo sogno di diventare un'atleta e correre per la libertà: la libertà dalla guerra, dall'oppressione e dalla prevaricazione in cui è costretta a vivere. Samia non ha mai odorato il profumo dell'aria senza la presenza della polvere da sparo. Non può andare sulla spiaggia: potrebbe essere uccisa solo perché si trova lì. La situazione peggiora di anno in anno, alla guerra si aggiunge la presa del potere da parte di un gruppo di estremisti islamici, Al-Shabaab. Da un giorno all'altro viene vietato di ascoltare la musica, vengono chiusi tutti i cinema, vengono spenti i pochi lampioni sotto ai quali le persone si radunavano a leggere, la sera. Gli uomini sono obbligati ad indossare pantaloni lunghi, rasarsi i capelli a zero oppure portarli lunghi, come le barbe. Le donne però hanno una sorte ancora peggiore, sono costrette a portare il burqa, non possono più fare niente, anche camminare per strada può essere fatale.
Eppure Samia non vuole assolutamente lasciare il suo Paese, non vuole affrontare il Viaggio.

“Il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l'hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l'ha fatto. E' come una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno, o due.
E fin da quando siamo bambini il Viaggio è uno degli argomenti preferiti di conversazione. Tutti hanno racconti di parenti giunti a destinazione in Italia, Germania, Svezia o Inghilterra. Colonne di tir con uomini cotti dal sole e morti dentro il forno del Sahara. Trafficanti di esseri umani e terribili prigioni libiche. E poi i numeri dei viaggiatori che muoiono nel tratto più difficile, la traversata del Mediterraneo, dalla Libia all'Italia. Chi dice decine di migliaia, chi dice centinaia di migliaia. Fin da quando siamo nati siamo abituati a questi racconti, a questi numeri senza fondamento. Perché chi arriva, quando chiama a casa dice sempre la stessa cosa: non riesco a descrivere cosa è stato il Viaggio. E' stato terribile, questo di certo, ma non so dirlo a parole. Ecco perché è sempre avvolto dal più assoluto mistero. Un mistero per alcuni necessario per arrivare alla salvezza.”

Samia vuole correre per il suo Paese, la Somalia, vuole portare i colori della sua terra alle Olimpiadi di Pechino 2008. Ed infatti ci riuscirà. Perché Samia ha il dono di saper correre velocissima e parteciperà veramente alle Olimpiadi. Eppure tutto continua ad andare di male in peggio in Somalia, tanto da spingere la nostra protagonista ad intraprendere qualcosa che non avrebbe mai voluto, che era lontanissimo dai suoi progetti e dalle sue aspirazioni.
Consiglio questo libro, basato su una storia vera, a tutte le persone che quando ascoltano o leggono notizie di attualità su barconi e clandestini, non si rendono conto che stanno parlando di esseri umani, con una loro storia, famiglia, amici, affetti, sogni da realizzare. Persone, non concetti astratti da colpevolizzare o su cui speculare. Uomini, donne e bambini che sicuramente avrebbero preferito non intraprendere mai questo Viaggio, ma probabilmente vi sono stati costretti malgrado tutto. Un'opera di narrativa che Catozzella ha scritto grazie alla testimonianza della sorella di Samia, Hodan, che ci ha permesso di entrare nella casa, nella vita, nei pensieri e nel cuore di questa piccola guerriera che correva per la libertà.

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Non dirmi che hai paura 2017-09-28 08:00:14 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    28 Settembre, 2017
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...sorridi, Samia!


Samia corre, corre, corre, alza la polvere bianca delle strade, si lascia spingere dal vento...
È la piccola guerriera di Mogadiscio...con le sue gambe magrissime, le scarpe bucate, consumate da almeno altri tre piedi prima di lei, corre per sentirsi viva, vera, libera in una terra che libera non è.
Quelle piccole gambe, quelle scarpe rotte saranno il simbolo della liberazione di tutte le donne somale. 
La guerra le ha portato via il mare, ma non la voglia di andare...
Poi un giorno tutto precipita...gli integralisti prendono sempre piu potere, niente più musica, niente più cinema, niente più niente che possa alimentare i sogni.
Niente più colori negli hijab...solo nero, il nero del burqua che lascia vedere solo il nero degli occhi.
Niente più luce.
Lampioni spenti di sera per spegnere anche tutte le speranze di un popolo già in ginocchio.
Basta anche "correre"...ma non per Samia.
Lei non si ferma, anche a costo della vita.
Samia non ha paura, sa che non può averne...altrimenti tutte le cose che spaventano "si credono grandi e pensano di poterti vincere".

Arrivano le prime vittorie, le prime gare importanti...arriva Pechino e le sue Olimpiadi!
Ultima...ma anche prima.
Prima ragazza somala che sfida tutto e tutti, che corre senza avere un allenatore, senza avere muscoli adeguati, senza avere cibo a sufficienza...solo un sogno, un sogno più grande di lei, un sogno che ha il dolce sapore della libertà.
Ma l'unica vera libertà passa attraverso il "Viaggio", creatura mitologica che può portare salvezza o morte.
E il viaggio la trasforma, la distorce, la sfilaccia...le toglie tutto: la ragione, la dignità, l'aria per respirare, ma soprattutto per sognare.
Però ritrova il suo mare...

Ed ora Samia, che si fa?...tu corri, corri, corri sempre...
"E sorridi! Quando arrivi al traguardo sorridi Samia!"

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Non dirmi che hai paura 2017-09-08 17:57:54 valepd
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valepd Opinione inserita da valepd    08 Settembre, 2017
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Un libro a forte impatto emotivo

Una storia ad alto impatto emotivo, commovente e rivelatrice.

E' una storia vera quella raccontata in questo libro. Una storia vera con le sue croci e le sue glorie, una storia che ci spinge ad apprezzare tutto ciò di cui noi non ci rendiamo neanche conto. La nostra libertà che spesso diamo per scontata è un privilegio che molti non possono neanche immaginare, molti come Samia.

Samia Yusuf Omar era una giovane guerriera che ha fatto della corsa un credo, è stato questo a spingerla a lottare nonostante stare lontana dalla sua patria non fosse la sua prima scelta.
Una storia che lascia trasparire una tenacia a cui non si può rimanere indifferenti, una tenacia che ha spinto la giovane Samia a farsi carico di fardelli più grandi di lei, l'ha resa una donna ancor prima di essere bambina.

Viviamo in un periodo in cui, sfortunatamente, l'odio va per la maggiore verso tutti gli immigrati sbarcati sulle nostre coste e non solo. Non è lecito fare di tutta l'erba un fascio ma è doveroso chiedersi il perchè di questi sbarchi, cosa si nasconde dietro a ciò che nessuno dice, dietro alle storie di chi ha compiuto traversate di mesi/anni per arrivare qui e cercare un posto migliore.
Siamo ignoranti per quanto riguarda i vari aspetti della vita nelle zone di guerra, vari gruppi terroristici stanno minando alla libertà di milioni di persone e noi, dai nostri comodi divani, spesso non ci informiamo neanche, non ci interessa in quanto non siamo noi quelli in costante pericolo di vita.

Una ''full immersion'' nella vita di Samia con uno sguardo alla sua famiglia e all'importanza che essa ha sempre avuto per lei. Una storia vera narrata con una bravura lodevole, un misto tra semplicità lessicale senza essere semplicistico e una serietà nei temi che ci ha permesso di conoscere una storia che ha quasi dell'incredibile tanto da affezionarsi ad una ragazza che ha fatto tanto e che avrebbe potuto fare molto di più se solo la sua vita fosse durata di più.

"... Vivi, Samia, vivi come se tutto fosse un miracolo..."

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Non dirmi che hai paura 2014-10-25 20:01:04 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    25 Ottobre, 2014
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Il viaggio

Si capisce subito dall’incipit che siamo di fronte ad una storia triste. E’ una storia che inizia con un forte legame, anzi…più di uno. C’è un legame fra due ragazzini che stringono il patto di sentirsi fratello e sorella per sempre; c’è il legame fra il popolo somalo e la propria terra, con tutto l’attaccamento ed il dolore nel momento in cui si fa la scelta di lasciarla; c’è il legame fra una ragazzina e la propria famiglia, che le permette di portarsi dentro tanti insegnamenti, tante frasi, come quella che dà il titolo al libro, che ognuno di noi si porta dentro per sempre nella vita, c’è il legame fra se stessi ed i propri sogni, che è forse la cosa che mi ha più colpito nella protagonista. Una piccola guerriera che corre per la libertà. La parte più emozionante è il racconto del “viaggio” e delle due tappe e provi emozioni dentro perché la storia ti ha raccontato di Samia, te l’ha fatta conoscere, fino a rivelarti alla fine anche il suo vero volto. E se fra queste pagine è vero che avverti negli occhi la polvere fine bianca di Mogadiscio, è anche vero che il racconto del viaggio ti spalanca gli occhi sulla follia degli uomini.

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Non dirmi che hai paura 2014-09-20 20:17:47 ant
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ant Opinione inserita da ant    20 Settembre, 2014
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La Somalia e Samia

Un libro che arriva dritto al cuore, una storia struggente e intensissima. La protagonista del romanzo è Samia, ragazzina somala con la corsa nel sangue, e l'autore è molto bravo a descrivere tutti i passaggi della crescita sia fisica che soprattutto atletica e morale della piccola atleta. S'intrecciano alla perfezione e sono scorrevolissime e molto interessanti le digressioni a riguardo sia del vissuto e della quotidianità di Samia, che delle vicissitudini e delle problematiche di guerra concernenti la Somalia di questi ultimi anni, con tutti i riferimenti e gli spunti relativi al prendere piede dei fondamentalisti in quella terra. Si resta di stucco nel leggere della determinazione di questa piccola ragazza, in un luogo dove l'odore di polvere da sparo impregna l'aria o dove avvengon uccisioni al mercato o per strada come se niente fosse, e nonostante questo Samia, in principio col suo amico del cuore Alì e dopo da sola, è ostinata nel perseguire il suo sogno: la partecipazione alle Olimpiadi. In una terra così martoriata però chi più chi meno coltiva una speranza, che è quella di andare in Europa, e Samia sin da bambina trascorre i suoi fine serata nel cortile della sua umile casa ascoltando i genitori o i vicini di casa che parlano di una cosa mitologica, da discuterne con rispetto e devozione, un qualcosa che fa venire i brividi solo a pensarla e che molti che l'han fatto e che son riusciti a portarlo a termine, non dimenticheranno x tutta la vita : Il Viaggio!!!(cioè l'attraversamento dell'Etiopia, del Sudan, il Sahara, la Libia e ..l'Italia) L'ultima parte del libro, emozionantissima parla proprio di questo, con Samia che dopo mille tentennamenti decide di intraprendere.
Qualche estrapolata, la prima riguarda l'impossibilità x Samia di poter andare al mare in Somalia perché luogo troppo esposto ai cecchini:
..."""a volte facevamo di tutto per non guardare in quella direzione. C'erano giorni però in cui era troppo doloroso, erano i giorni di sole forte e di cielo blu in cui soffiava forte il vento fresco che arrivava dal largo. Era doloroso soprattutto per Hodan(la sorella) , che da piccola faceva il bagno e giocava sulla sabbia, e si ricordava com'era bello"""...
e poi "il viaggio"
..."""stipati in un cassone appena partiti da Addis Abbeba, nessuno aveva il coraggio di lamentarsi, era più un sommesso brusìo,, poi la nenia si era fatta più rumorosa, finché non era sfociata nel vomito. Dato che non potevamo muovere le braccia, il vomito finiva addosso a quelli che stavano intorno. ..Avevo sempre in mente il vento, che Alì mi diceva di cavalcare. Distese di verde irrorate di vento e gialle farfalle. Questo avevo nella testa. Di questo erano pieni i miei occhi. Questo mi costringevo a immaginare, per non pensare"""...
Struggente e commovente, un libro che non dimenticherò mai
(Ps : è la storia vera di Samia Yusuf Omar)

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Non dirmi che hai paura 2014-08-26 07:20:33 Alipro
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Alipro Opinione inserita da Alipro    26 Agosto, 2014
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Ciao, Samia!

Mi è capitato tra le mani per caso ... perchè una (brava) insegnante di mio figlio lo ha fatto leggere ai ragazzi. Ricordavo vagamente qualcosa di questa ragazzina somala che alle Olimpiadi di Pechino aveva corso i 200 metri, così come avevo un vago ricordo della sua triste storia che avevo distrattamente ascoltato al telegiornale ...

Il libro è bellissimo, lo metto tra i ... 10? .. più belli che ho mai letto. E fa vedere con occhi diversi quei disgraziati che ogni giorno approdano sulle nostre coste e che, se sono fortunati, dopo giorni e giorni di viaggio nel deserto (e il Sahara è davvero enorme ... provate a vedere la distanza che c'è tra Mogadiscio e Tripoli...), attraversato in condizioni disumane, arrivano a vedere il mare ... il mare della speranza. O della loro morte.

Tutto questo, sullo sfondo dell'attaccamento alla famiglia e alle proprie tradizioni, dell'assurdità di guerre in nome di non si sa quale Dio, di odi tribali. E di una ragazzina, Samia, che voleva solo correre, con le sue gambe esili .... costretta a farlo nascondendosi, di notte, in uno stadio semidistrutto, con la luce della luna. E che voleva andare alle Olimpiadi di Londra ...

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Non dirmi che hai paura 2014-08-20 20:50:15 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    20 Agosto, 2014
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Il tragico trionfo di un coraggio intramontabile

Samia è una bambina di umili origini che vive con la propria famiglia a Mogadiscio, capitale di una Somalia integralista e fratturata dal razzismo etnico, dalle violenze armate e dalla rigidità religiosa imposta dai fanatici di Al-Shabaab. Samia, però, possiede un dono che la distingue dai suoi coetanei, perchè il sogno di diventare una campionessa mondiale di atletica, attraverso cui possa germogliare anche un movimento di emancipazione femminile nel suo Paese, cresce in lei giorno dopo giorno. A supportarla, solamente la sua famiglia e il suo 'amico-allenatore-confidente' Alì.
Sebbene la giovane protagonista sia costretta ad allenarsi di notte o a trincerarsi dietro un burqa per sfuggire agli sguardi indagatori dei fondamentalisti, la sua costanza e la sua forza d'animo le permettono di vincere numerose competizioni nazionali a livello dilettantistico, mentre la guerra civile la costringe a salutare per sempre suo padre e Alì. L'escalation di abusi e soprusi non è tuttavia sufficiente a fermare l'incrollabile Samia, che a 17 anni riceve la convocazione per le Olimpiadi di Pechino 2008: si classifica ultima, ma la sua storia diventa ben presto di dominio pubblico e la fa divenire l'emblema della speranza per tutte le donne musulmane.
Al ritorno dalla competizione internazionale, Samia trova uno scenario ancora più deprimente e frustrante, perchè Al-Shabaab ha nel frattempo consolidato il proprio potere dispotico attraverso le Corti islamiche. Una situazione di 'non-ritorno' che culmina con la decisione di abbandonare il proprio Paese, perchè "A volte le decisioni più pesanti viaggiano sul filo lieve di uno sbuffo di vento. E noi con loro, inadeguati, leggeri": seguendo le orme di sua sorella Hodan, emigrata prima a Malta e tutt'ora residente a Helsinki con il marito Omar e la figlia Mannaar, si affida nelle mani di una giornalista americana perchè organizzi il suo 'Viaggio' verso l'Europa, termine che vuole indicare l'odissea di migliaia di chilometri che vivono sulla propria pelle milioni di migranti in fuga dalla guerra o dalla fame, attraverso un lungo percorso nel quale il Sudan, l'Etiopia e la Libia sono solamente punti di fugace e derelitto passaggio.
Tutto questo col sogno, mai minimamente scalfito e scalfibile, di partecipare e vincere le Olimpiadi di Londra 2012.

Un libro intenso, commovente, a tratti struggente, che mostra in tutto il suo splendore il coraggio di una ragazza alla ricerca della Libertà vera e propria. Non importa se la sua vita fa rima soltanto con la parola 'stenti' e ha come scenario una casa infinitamente lontana dagli standard moderni; non importa se il suo Paese le porta via quel poco che possiede per metterla in ginocchio, perchè per Samia il sogno di diventare una campionessa mondiale è tutto. Un tutto che unisce forza di volontà, speranza, abnegazione, temperamento e spirito di sacrificio e che le permette di affrontare a testa alta qualsiasi ostacolo e di non piegarsi di fronte alle numerose angherie che gli vengono 'offerte' da una Somalia fanatica e intransigente.
Una situazione difficile, ostica e talmente dura da digerire che l'unico compromesso per non essere fucilati per sovversivismo è compiere il 'Viaggio', definibile, senza alcuna meschina esagerazione, come l' "Olocausto del nostro secolo" vicino parente della Shoah ebraica nella Seconda Guerra Mondiale.
Un Viaggio che dovrebbe rappresentare l'ultima fiammella di speranza per milioni di profughi e che, purtroppo, si trasforma in un inferno collettivo dove le persone sono stipate come bestie e sono costrette a condividere gomito a gomito persino il vomito e le feci. "Di te resta solo l'ombra che chiede di sopravvivere. Non ricordi nemmeno più se sei donna o uomo", mentre le coste italiane di approdo diventano sempre più un miraggio irraggiungibile.

Si tratta quindi di inno, lirico e laico allo stesso tempo, che sferza con durezza i nostri agi e vizi quotidiani, e che apre con violenza la dicotomia sul concetto di 'vita' per i Paesi più sviluppati e per le popolazioni poverissime che hanno smesso da tempo di sperare e di chiedersi a che cosa serva. Senza dimenticare come troppo spesso il dramma dell'immigrazione clandestina sia argomento tanto, troppo sottovalutato, bistrattato e chiosato da (pre)giudizi conditi da un'ipocrita superficialità.

Non c'è pietismo, non c'è retorica vuota, non c'è semplicistica accondiscendenza.
Ci sei tu.
Tu, in mezzo al pubblico di Pechino a incitarla e a batterle le mani. Nonostante l'ultimo tempo nelle batterie. Nonostante non abbia mai avuto la minima possibilità di vincere.

Perchè non si spegnerà mai il sogno di vederla tagliare il traguardo davanti a Veronica Campbell-Brown e Florence Griffith-Joyner a Londra, fra quattro anni. Solo ricorda che "Non devi mai dire che hai paura [...] Altrimenti le cose di cui hai paura si credono grandi e pensano di poterti vincere".

"Bum.
Questo è lo start.
Adesso si corre."

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Non dirmi che hai paura 2014-05-29 20:33:08 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    29 Mag, 2014
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Corri Samia

Samia corre e le sembra di volare.
Samia vive per realizzare il suo sogno in un paese dove è proibito coltivarli.
La terra di Samia si chiama Somalia ed il futuro stenta ad attecchire su questo suolo polveroso.
La penna di Catozzella diventa la voce della giovane atleta somala, imprimendosi con forza e con immagini evocative nella mente del pubblico.
Una storia dolorosa e simbolica venuta alla ribalta delle cronache recenti; cronache che parlano di viaggi della speranza, di barconi affollati di disperati disposti a mettere a rischio la propria vita pur di dare una svolta alla propria esistenza, disposti al ricatto e alla violenza dei trafficanti pur di evadere dallo stillicidio della miseria, della fame, di regimi dittatoriali che strappano le ali della libertà.
Il tema non è nuovo, eppure la durezza della storia non lascia nell'indifferenza, anzi, aumenta di intensità con lo scorrere delle pagine, gonfiandosi di lacrime, di rabbia e di disperazione.
L'autore sceglie di impostare il romanzo nella forma del monologo, facendo guadagnare alla narrazione veridicità e incisività, utilizzando studiatamente un linguaggio semplice, un linguaggio adatto ad una giovane nata e cresciuta in una situazione di estrema indigenza, in un paese dove la scuola non è per tutti, perché l'istruzione non serve a niente se non hai nulla da mettere sotto ai denti.

Ricostruite con dovizia di particolari le immagini dei luoghi somali e delle nazioni limitrofe, potenti e nitide come scatti fotografici, dettagliate le usanze ed i costumi di questa terra lontana.
Il racconto di Samia prende le mosse su un terreno descrittivo portandoci tra capanne maleodoranti, problematiche igieniche, strade inesistenti, mercati affollati, militari armati, uccisioni, per divenire dolorosissimo canto e grido di una ventenne, che apre il suo cuore a chiunque voglia ascoltarla; un cuore da guerriera, pronto a combattere i cattivi ed il destino in virtù di un sogno, quello di correre più veloce del vento.

La storia della vita di Samia si racconta da sola, la capacità dell'autore sta nella ricostruzione degli eventi salienti, oltre alla buona caratura psicologica della protagonista senza scadere in forzature emotive per catturare l'attenzione del lettore.
Una lettura efficace per ricordare che dietro ogni volto c'è una storia.

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