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In questi tredici racconti, King mette in scena l'imprevedibile umanità di personaggi che si trovano a vivere storie semplici o ai limiti del reale. L'11 settembre Scott si è dato malato e inizia a trovare in casa degli oggetti appartenuti ai suoi colleghi. Dopo che Monette si è sfogato, raccontando a un autostoppista sordomuto di essere stato tradito, sua moglie viene trovata morta in una stanza d'albergo. Janet è sposata ad Harvey da trent'anni e comincia a non poterne più, soprattutto dopo che lui è andato in pensione e ciondola tutto il giorno per casa... E un gatto arriverà direttamente dall'Inferno.



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Al crepuscolo 2026-05-21 10:29:50 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    21 Mag, 2026
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Sifkitz dovrebbe temere l'AI, non il colesterolo!

Vista la mia attuale lentezza nel portare avanti le letture non ci speravo proprio, e invece ben prima di metà anno sono arrivata già all'ottava raccolta targata King; non male, considerando che non potrò andare oltre "Il bazar dei brutti sogni" per evitarmi spoiler della combo seriale di Bill Hodges e Holly Gibney. Tornando a questo "Al crepuscolo", ci troviamo davanti un'antologia che raccoglie tredici racconti dei quali un solo inedito, e dalla lunghezza non troppo variabile -si spazia tra le dieci e le ottanta pagine- sebbene alcune siano ufficialmente indicate come novelle.
Pur essendoci diversi riferimenti ad altre opere dell'autore e ad alcune tra le sue ambientazioni più celebri, a livello tematico e di continuità non ho riscontrato molta sostanza, però il volume merita un recupero per alcune delle perle che nasconde. Come nel caso degli altri compendi del caro Stephen, valo ad analizzare e valutare singolarmente ogni storia, calcolando poi il voto complessivo in base alla media generale.


"Willa" - tre stelline e mezza
Si parte con un racconto abbastanza breve, che riesce nel contempo a dimostrare un'ottima tempistica narrativa. La prospettiva scelta è quella di David Sanderson, che assieme ad altre persone è bloccato nella stazione ferroviaria di Crowheart Spings nello Wyoming, in attesa di un treno sostitutivo dopo il deragliamento del loro; accortosi dell'assenza della fidanzata Willa Stuart, l'uomo si incammina verso la vicina città per rintracciarla. A livello di trama non ci si può sbilanciare oltre senza incorrere in qualche spoiler, anche perché la svolta principale è così ben gestita che sarebbe un vero peccato conoscerla in anticipo, checché ne dica il caro Stephen nelle note finali. Tra i pregi mi sento di includere il concept alla base e la caratterizzazione di David e Willa, tanto come singoli protagonisti quanto nella loro dinamica di coppia; meno bene i comprimari -che rimangono delle mere figure di sfondo- e la conclusione eccessivamente positiva.

"Torno a prenderti" - quattro stelline
Questa è una delle storie più corpose, tanto da aver ottenuto anche un volume indipendente, seppur sia ben lontana dalle solite, titaniche novelle di King. La protagonista della vicenda è Emily Owensby, una giovane madre in lutto per la morte improvvisa della figlia Amy; nel suo tentativo di metabolizzare quanto accaduto, la donna inizia a dedicarsi alla corsa, attività che diventa talmente importante nella sua quotidianità da spingerla a lasciare il marito Henry e trasferirsi a Vermillion Key, dove il padre ha una casetta per le vacanze. Partendo da questo contesto, viene strutturata un'avvincente storia di sopravvivenza fisica che crea un parallelo evidente con la sopravvivenza emotiva e psicologica alla quale Emily deve puntare; purtroppo lo stacco tra questi due filoni narrativi è talmente improvviso e repentino da lasciare un po' spaesato il lettore, e questo è forse l'unico elemento davvero negativo del racconto. Tra i punti di forza possiamo invece annoverare il lavoro di introspezione fatto sulla protagonista, la solidità dei caratteri secondari e il lato survival: decisamente credibile e ben ritmato. La crudezza della componente horror è alquanto soggettiva, ma personalmente l'ho trovata adeguata al contesto e molto godibile.

"Il sogno di Harvey" - tre stelline e mezza
Passando a un formato ridotto rispetto al precedente troviamo la storia di Janet "Jax" e Harvey, moglie e marito che portano avanti da tanti anni un matrimonio non sempre facile, nel quale ci sono stati momenti di gioia -specialmente legati alle loro tre figlie- ma anche difficoltà, come la recente diagnosi di Alzheimer per l'uomo. Quando un mattino lui inizia a raccontarle un bizzarro incubo avuto la notte precedente, la protagonista pensa sia un episodio collegato alla sua malattia pur rimanendone sempre più turbata, fino a una conclusione che lascia supporre non si tratti né di un fenomeno onirico né di un ricordo alterato. Il connubio tra reale e fantastico è molto ben riuscito, e introduce anche un fattore horror coerente nella sua inquietudine e fortemente allegorico; a livello di trama e personaggi non mi posso dire altrettanto soddisfatta perché sono entrambi ridotti all'osso, anche nel caso di Janet che magari avrebbe potuto ottenere un paio di pagine in più per analizzare meglio i suoi sentimenti verso la famiglia. L'idea comunque non è affatto malvagia, e si adatta molto bene alla brevità del testo.

"Area di sosta" - due stelline e mezza
È una storiella alquanto dimenticabile quella in cui il caro Stephen ripesca per l'ennesima volta dal cilindro l'alter ego Richard Bachman, con il quale si cala nei ruoli dei due protagonisti del racconto: mentre lui interpreta l'ex insegnante di inglese John Andrew Dykstra, il suo pseudonimo editoriale riveste il ruolo di Rick Hardin ovvero il nome con cui vengono pubblicati i libri del primo. Il passaggio da un'identità all'altra viene simboleggiato dal viaggio di ritorno da incontri e conferenze, durante uno dei quali si svolte la narrazione; a una stazione di servizio, Dykstra assiste a un'aggressione e si interroga su quale sia il modo migliore per intervenire, tirando in ballo anche il suo alias Hardin e la loro creatura letteraria detta Cane. L'atmosfera mi ha convinto ma l'intreccio non è particolarmente brillante, e anche la caratterizzazione dei personaggi rimane abbastanza superficiale e stereotipata; non che lo spunto offrisse chissà che margine di creatività, ma si poteva azzardare qualche guizzo meno banale.

"Cyclette" - una stellina e mezza
Meglio la banalità delle idee troppo bislacche e caotiche, verrebbe da pensare leggendo la disavventura di Richard Sifkitz, disegnatore commerciale freelance di SoHo che, dopo aver ricevuto un ammonimento dal medico per il suo alto valore di colesterolo decide di migliorare lo stile di vita, scegliendo cibi più sani e acquistando una cyclette Brookstone con la quale allenarsi. Di pari passo, l'artista inizia anche una serie di dipinti legati a una specie di metafora biologica: gli enzimi nel suo organismo si trasformano in operai impegnati nella semplificazione dei lipidi, che però si trovano ora con sempre meno lavoro, situazione che li rende scontenti ma soprattutto pericolosi. Sono quindi presenti molti elementi con poco in comune, e se alcuni potrebbero risultare interessanti (specialmente la realizzazione di essere un personaggio immaginario) altri sono soltanto stranianti -come i retroscena personali dei vari enzimi- oppure già visti, perché di quadri viventi il caro Stephen ce ne ha rifilati pure troppi! La caratterizzazione del protagonista è alquanto trascurabile, mentre definirei quella degli "operai" stereotipica; la componente horror è debole e la stranezza generale rende quasi comico il contesto, annullando i tentativi di creare tensione. Il messaggio di fondo funziona poi male, perché Sifkitz non diventa mai un patito del fitness, e non saranno certo un paio d'ore alla cyclette a rendere superflua l'attività svolta dagli enzimi.

"Le cose che hanno lasciato indietro" - quattro stelline
Se prima c'era il rischio di scoppiare a ridere, questo racconto invece cerca in modo alquanto palese di spostare il barometro emotivo del lettore verso la tristezza, dal momento che gli attentati dell'11 settembre sono un elemento cardine della storia. Il protagonista è Scott Staley, all'epoca dell'attacco alle Torri Gemelle impiegato nella compagnia assicurativa Light and Bell Insurers; scampato alla tragedia per caso, l'uomo si porta addosso il peso delle vittime che conosceva e fatica ad allacciare nuovi legami di amicizia. L'inspiegabile comparsa in casa sua di alcuni oggetti appartenuti ai colleghi defunti porta Scott a interrogarsi sulla sua sanità mentale e a chiedere consiglio alla vicina Paula Robeson; e seppure il rapporto tra i due non sembri da subito destinato a durate, diventa un trampolino di lancio per riportare il protagonista alla vita. Due caratteri abbastanza sfaccettati seppur non proprio memorabili, che portano avanti una trama semplice e coerente verso un epilogo forse un pelino sentimentale, ma in linea con quanto raccontato fino a quel punto. In altri contesti avrei visto in questo concept un fastidioso il tentativo di commuovere, ma King è stato molto abile (o comunque più abile di Safran Foer) a direzionare l'attenzione sulle fasi successive del lutto e dare al protagonista un ruolo oltre a quello di tragico superstite. Più che horror qui si può parlare di angoscia psicologica, mentre l'elemento fantastico è soltanto uno strumento per dare il via alla vicenda, un po' come l'assenza per ferie del portiere Pedro.

"Pomeriggio del diploma" - tre stelline e mezza
Il racconto più breve dell'antologia prende ispirazione da una sorta di allucinazione farmacologica dell'autore, e questo spiega forse perché la trama sia praticamente assente. Il punto di vista è quello dell'adolescente Janice Gandolewksi, in procinto di diplomarsi e intraprendere il percorso universitario verso il suo sogno di diventare giornalista; la ragazza si trova nella tenuta del suo ragazzo Bruce "Buddy" Hope, dove la famiglia ricca e snob di lui non la fa sentire granché benvenuta. Un evento imprevedibile arriva però a sconvolgere delle esistenze calate in ruoli ben definiti, e se da un lato ho trovato interessante l'idea di smuovere in modo tanto netto le sorti dei personaggi, dall'altro devo tenere conto del nulla di fatto a livello narrativo: la storia termina ancor prima di iniziare, un bel concetto e al tempo stesso un contenuto insoddisfacente. A portare a casa una sufficienza abbondante questa volta è soprattutto il cast, composto da caratteri credibili e inquadrati in modo intelligente nelle pochissime pagine a disposizione. Il finale a libera interpretazione del lettore potrebbe lasciare perplessi, ma personalmente mi è sembrato adeguato al contesto.

"N." - quattro stelline e mezza
L'unico inedito dell'antologia è anche uno dei racconti più lunghi e dalla struttura meno scontata: la narrazione si articola infatti in una serie di messaggi e annotazioni che passano da un personaggio all'altro in questa staffetta all'insegna della follia incombente. Alla base di tutti i documenti ci sono le sedute di terapia tra il dottor John "Johnny" Bonsaint e il suo paziente N., all'apparenza affetto da una grave forma di disturbo ossessivo compulsivo che prosciuga ogni sua energia e lo porta a compiere azioni bislacche al fine di impedire una presunta apocalisse. Un confronto fra la convinzione paranormale e la razionalità della scienza quindi che, pur non essendo troppo originale (anche per lo stesso autore, come si è visto nel suo classico "Pet Sematary"), risulta essere uno spunto convincente sul quale basare una storia forse un po' prevedibile ma sempre scorrevole e coerente. Tra gli aspetti più apprezzabili includerei anche l'interessante formato e i solidi personaggi; la parte finale è quella che invece mi ha convinto meno, sia per la conclusione banale sia per la poca chiarezza nel passaggio di testimone tra Sheila a Charlie, perché fino a quel punto c'è una consequenzialità coerente tra le figure coinvolte, mentre non sembra esserci una ragione univoca per la scelta della donna. Per il mio gusto, il lato horror risulta troppo allegorico: preferisco quando King opta per minacce più concrete.

"Il gatto del diavolo" - cinque stelline
E dal più recente, passiamo al racconto di gran lunga più vecchio: a dispetto di quanto asserito dal caro Stephen in "Incubi e deliri", almeno una delle sue vecchie storie (per la precisione del 1977) non era ancora stata pubblicata in una raccolta, e devo dire che ritengo una fortuna la sua decisione di porvi rimedio. La narrazione segue il sicario John Halston che si trova per le mani un incarico a dir poco bizzarro quando l'anziano magnate farmaceutico Drogan gli chiede di sopprimere un gatto e -con una teatralità degna della Grimilde disneyana- portargli come prova la sua coda. Non voglio sbilanciarmi sulle motivazioni del committente o sulla reazione di Halston a questa insolita richiesta, ma devo dire che l'intreccio fila molto bene, con un ritmo impeccabile e una conclusione coerentemente (s)gradevole. I personaggi non sono granché approfonditi ma funzionano all'interno della storia e la parte più spaventosa si inserisce con gusto e risulta terrificante al punto giusto. L'unico neo che potrei trovarci è la figura stessa del gatto, perché rappresenta un elemento più che classico del genere dai tempi di Poe... perché nessuno scrivere invece degli indicibili crimini commessi da un alpaca demoniaco?

"Il «New York Times» in offerta speciale" - due stelline
Un altro balzo temporale ci porta fino al più recente tra i testi già pubblicati in precedenza, dove ritorna il tema dell'esistenza ultraterrena nella storia di Anne "Annie" Driscoll, una neo-vedova che riceve una telefonata a dir poco inaspettata. Un concept carino anche se già visto ulteriormente svilito dalla fretta con cui l'autore lo sviluppa, come se avesse una gran urgenza di arrivare alla conclusione, tra l'altro parecchio insoddisfacente. I personaggi di per sé sono abbastanza trascurabili, però quello che manca davvero è la sostanza della relazione tra la protagonista e il marito: in una narrazione tanto concentrata sul fattore emotivo, il lettore dovrebbe sentirsi più coinvolto dai legami sentimentali! Ho trovato interessante la trovata delle premonizioni e mi fa piacere che King si sia divertito a scrivere questo racconto in una sola, lunga nottata australiana, ma personalmente temo lo dimenticherò tra non molto.

"Muto" - quattro stelline
Si parla ancora di matrimoni, andando però a trattarne uno ben oltre lo scatafascio, quello del viaggiatore di commercio Monette che incontriamo mentre è impegnato in due distinte confessioni: quella a un autostoppista sordomuto caricato sulla strada verso Derry e quella successiva (e decisamente più tradizionale) a un sacerdote. Il fulcro delle sue vicissitudini è sempre la relazione ormai al capolinea con la moglie, per la quale i suoi interlocutori propongono delle soluzioni decisamente dissimili. Altro caso in cui ho apprezzato molto la struttura narrativa diversa dal solito -nella quale l'autore alterna le due interazioni del protagonista- perché questo permette di svelare l'intreccio un po' per volta, creando una buona tensione e adottando un valido ritmo; al momento della risoluzione mi sarei forse aspettata qualcosina di meno allusivo, o per lo meno di più coraggioso. Anche il contesto manca un po' di solidità, specie perché Monette rimane sempre vago tanto sugli spostamenti quanto sulle intenzioni, però la caratterizzazione è abbastanza convincente, i commenti non-poi-così-pii del religioso creano un'identità distintiva e la battuta su Playboy scritta per un racconto pubblicato su Playboy è una vera chicca.

"Ayana" - tre stelline e mezza
Metafore e allusioni continuano a farci compagnia nel resoconto fatto da un anonimo insegnante di inglese che, ormai anziano e solo, sente di potersi confidare su alcuni miracoli medici ai quali ha partecipato più o meno inconsapevolmente. La sua vicenda inizia nei primi anni Ottanta con il padre del protagonista Don "Doc" Gentry che guarisce in modo apparentemente inspiegabile dal suo tumore al pancreas, per poi continuare fino all'ultimo intervento prodigioso del 1997. Trovo molto interessante il concetto sul quale ha voluto riflettere l'autore -il filtro di misticismo attraverso il quale le persone guardano alle malattie e alle guarigioni-, inoltre il narratore è carismatico e l'intreccio dimostra del potenziale, che magari una narrazione più lunga avrebbe permesso di esprimere meglio. Sono rimasta invece un po' perplessa dalla scarsità di risposte (sul funzionamento dei miracoli, ma non solo!) e dalla presenza di un personaggio che sembrerebbe ricalcare lo stereotipo del magical negro: ne "Il miglio verde" era molto più chiaro e fastidioso, ma nel frattempo sono anche passati più di dieci anni!

"Alle strette" - cinque stelline
Conclude la racconta un'altra delle storie più lunghe, che possiamo accomunare a "Torno a prenderti" anche per la tematica della sopravvivenza in condizione estreme; la resa in questo caso è stata però decisamente migliore, fosse soltanto per la maggior naturalezza con cui si passa dal contesto quotidiano alla situazione di pericolo. Al centro della narrazione c'è l'acrimonia tra i vicini di casa Curtis Johnson e Tim Grunwald, nata dalla contesa per l'acquisto di un terreno e esacerbata da altri eventi spiacevoli che hanno caratterizzato le loro vite. Quando Curtis riceve un messaggio all'apparenza cordiale da Grunwald pensa sia arrivato il momento di riappacificarsi, senza realizzare che il suo vicino è tutt'altro che disposto a cercare un compromesso; da questa base, la situazione degenera fino ad arrivare a un climax coinvolgente e terrificante. L'intreccio fila quindi a meraviglia, così come la prosa e il lato survival; molto interessante anche la caratterizzazione di Curtis e il modo in cui decide di riesce a risolvere le sue difficoltà tangibili e psicologiche. Per quanto riguarda la sua nemesi, ho una mezza riserva perché non dimostra un comportamento sempre in linea con le sue affermazioni, ma è soltanto una piccola sbavatura in un racconto per altro eccellente. Sebbene faticherei a consigliarlo a cuor leggero, o a stomaco pieno!

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Al crepuscolo 2014-06-28 20:26:26 alessio
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alessio Opinione inserita da alessio    28 Giugno, 2014
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AL CREPUSCOLO

AL CREPUSCOLO

Sul retro di copertina di questo libro c'è scritto che Al Crepuscolo le cose prendono forme innaturali, l’immaginazione insegue le ombre nel buio ed è facile spaventarsi. E’ l’ora giusta per farsi catturare da questi tredici superbi racconti da brivido, dove Stephen King esplora tutti i generi di cui è maestro incontrastato :horror,thriller storie di fantasmi e soprannaturale. Una raccolta avvincente, un concentrato di suspense ed emozioni, che incatena il lettore alla pagina.
Effettivamente qui ci troviamo davanti a 13 racconti uno totalmente diversi l'uno dall’altro che diventa anche difficile lasciare un’opinione sul libro. Quello che posso dire è che effettivamente tutti i racconti sono scritti molto bene come d’ altronde il Re sa fare, regalando al lettore una scrittura molto scorrevole, ma purtroppo nel mio caso non ho trovato quella suspense,o quei momenti di terrore che avrei voluto vivere. Anzi ho trovato alcuni racconti o troppo lunghi o addirittura troppo corti, per di più senza capirne il finale in alcuni.
Con questo non voglio dire che è un brutto libro,anzi alcune storie come “torno a prenderti”” Il New York Times in offerta speciale”,”Il gatto del Diavolo”, “muto”, “alle strette”,sono quelli che mi sono piaciuti di più, perchè mi hanno coinvolto durante la lettura, ma sfortunatamente sul finale mi hanno lasciato un po’ a bocca asciutta. Sicuramente è un libro che dovrò rileggere cercando di capire dove mi sono perso, o che cosa non ho capito, ma ora come ora se mi capita di consigliare un libro di King forse questo aspetterei a citarlo.

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Al crepuscolo 2012-04-02 15:09:14 Catherine
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Catherine Opinione inserita da Catherine    02 Aprile, 2012
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Così così

Inizio affermando che non è semplice dare una valutazione ad un'antologia di racconti, specialmente se questi sono tutti molto diversi fra loro, sia per le storie che narrano, sia per la loro qualità. Ho quindi deciso di scrivere un breve commento per (quasi) ognuno di essi.

Willa
Non riesco a capire come mai abbiano deciso di aprire questa antologia di racconti proprio con Willa. Si tratta di un racconto mediocre, con una trama banale e noiosa. Poche pagine e una voglia immensa di NON finirle.
Lo stesso King ammette, nelle note alla fine del libro, che non si tratta di un buon racconto (e qua la domanda sorge spontanea: perchè hai voluto pubblicarlo?).
L'unica cosa che mi ha permesso di terminarlo è lo stile inconfondibile e sempre perfetto del Re.

2/5 stelline

Torno a prenderti
Ecco un bel racconto! Le prime pagine non sono niente di speciale e ammetto di aver subito pensato di essermi inoltrata nella lettura di un altra storia "scritta bene ma nient'altro". Fortunatamente mi sono dovuta ricredere!
La protagonista del racconto è ben caratterizzata psicologicamente, alla classica maniera di King.
La storia, da metà racconto in poi, si carica di suspence e obbliga il lettore a rimanere incollato alle pagine e a leggerle tutte, una dopo l'altra.

4/5 stelline

Il sogno di Harvey
Lo devo proprio ammettere: nonostante l'idea non sia delle più originali (il tema del sogno premonitore è trito e ritrito ormai, e non solo in letteratura!), questo racconto mi ha fatto venire i brividi!
Breve, veloce, diretto. Mi è piaciuto!

4/5 stelline

Area di sosta // Cyclette // Le cose che hanno lasciato indietro
Questi tre racconti hanno in comune una cosa: non sono niente di speciale.
Sono scorrevoli, ben scritti, carini.
Nulla di speciale insomma! Probabilmente ciò che li rende così "insipidi" è la loro mancata capacità di attirrare e coinvolgere il lettore.

3/5 stelline

Pomeriggio del diploma
Carinissimo! Questo racconto inizia in un modo banale, ma proseguendo con la lettura si crea un'atmosfera carica di tensione, che non fa altro che aumentare, parola dopo parola.
Il lettore sa che qualcosa deve accadere, ma non ha idea di che genere di avvenimento si tratti.
Il finale lascia sbalorditi!
Stephen King: che genio!

5/5 stelline

N.
N. è forse il miglior racconto di questa antologia.
La storia che ci viene narrata è quello dello psichiatra Jhonny, morto in seguito ad una serie di sedute con il bizzarro paziente N... entrambi si sono suicidati.
La trama gira tutta intorno ad un disturbo ossessivo-compulsivo, scatenato inizialmente in N. per colpa di un misteriosissimo cerchio di pietre.
Un racconto che fa... rabbrividire!

5/5 stelline

Il New York Times in offerta speciale
Stavolta la protagonista della storia è una donna che ha perso il marito in un incidente aereo. Due giorni dopo la sua morte riceve una telefonata proprio dal marito che la mette in guardia circa alcuni eventi che si verificheranno in futuro.
L'azione è per lo più assente e, escluse le prime 3 pagine, il lettore non riesce a sentirsi parte della storia.
Un vero peccato, perchè la storia avrebbe potuto rivelarsi molto interessante, se sviluppata diversamente.

3/4 stelline

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Al crepuscolo 2011-11-20 18:50:22 alexmai
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alexmai Opinione inserita da alexmai    20 Novembre, 2011
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Insomma...

Dallo zio Steve mi aspettavo ben altro... alcuni racconti sono carini, ma altri lasciano ben poco. A questo sommateci il fatto che la S&K ha fatto uscire uno dei racconti buoni separatamente, sfilandoci altri 6 euro... pollice verso, mi spiace.

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Al crepuscolo 2010-05-29 07:47:49 Ginseng666
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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    29 Mag, 2010
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Un autentico terrore...

Si tratta di una raccolta di racconti del terrore...
Storie ordinarie in cui si inserisce l'elemento straordinario e ricolme di pathos e di colpi di scena che avvincono al lettore dall'inizio alla fine...
Come Poe, Stephen King sa raccogliere o suddividere, ma rimane comunque capace di emozionare e spaventare...
Uomini che mutano carattere, animali scaturiti dall'inferno, persone che si trovano morte e casi apparentemente normali in cui l'omicidio diviene l'ingrediente dell'anormalità...
Il titolo "Al crepuscolo..." ci riporta al momento in cui il cielo si scurisce e fa buio...
Diviene buio anche nell'animo umano capace di evocare i fantasmi più terribili e inusuali e di portarci al limite dello spavento, dell'aberrazione e del terrore... La morte cammina al passo con noi e ci aspetta al varco...ogni fruscio di fronda, ogni passo lieve sul selciato diventa un rimbombare di suoni macabri...
Terrore allo stato puro..
Consigliato..
Sopratutto per coloro che amano spaventarsi un po'.
Saluti.
Ginseng666

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Tutti i libri Stephen King..
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Al crepuscolo 2009-04-22 13:25:47 fabiomic75
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fabiomic75 Opinione inserita da fabiomic75    22 Aprile, 2009
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Bella raccolta!

A mio modesto parere si tratta di una raccolta di racconti molto buona, lo stile di King non si discute e qui anche i contenuti non sono affatto male. In alcuni c'è un richiamo più o meno marcato alle vicende dell'11 settembre e ciò coinvolge inevitabilmente ed ulteriormente il lettore. In altri si respira angoscia allo stato puro. Mi sento pertanto di consigliarne senz'altro la lettura anche se indubbiamente nessuno dei racconti è paragonabile ai tre capolavori raccolti in "Stagioni diverse" (Stand by me, Un ragazzo sveglio, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank). Da leggere.

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Al crepuscolo 2009-04-09 23:52:29 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    10 Aprile, 2009
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Vecchio Leone

Confesso che qualche anno fa mi ero ripromesso di non leggere più nulla di Mr King dopo la delusione di libri come Insomnia, Buick 8 , l'Acchiappasogni e via dicendo...libri che ,se li avesse scritti chiunque altro ,avrebbero venduto quanto meritavano ... si e no 3 copie...mi sono detto "il vecchio Stephen ha esaurito la vena creativa..."

Poi mi è andato l'occhio su questa raccolta in offerta in libreria e ...ho ceduto in onore dei vecchi tempi quando il Re mi teneva incollato alle pagine di capolavori come It, L'Ombra dello scorpione, la Metà oscura, Il miglio verde , Stagioni diverse e via così...

Devo dire che si tratta di una buonissima raccolta di racconti, forse King nel romanzo lungo ha perso un pò di smalto ma nel racconto breve il vecchio leone da la paga a tanti giovani imbrattacarte :

Le paure che risveglia in noi King sono molto più "mature" che in passato , molto più concrete : niente più mostri inverosimili, ma mostri in carne e ossa fuori di testa, la malattia incurabile, la solitudine, la perdita di una persona cara, le tragedie del nostro tempo come la follia dell'attentato alle torri gemelle, una catastrofe nucleare , la violenza domestica, gli interrogativi su quello che accade dopo la morte...

Chi di noi non si è confrontato con questi temi o non ne ha un pudico terrore, veramente una raccolta ben scritta (ma si sapeva, il buon King potrebbe rendere leggibile anche la sua lista della lavanderia...)e soprattutto di piacevolissima lettura.

Bel colpo Mr King e beh... bentornato!

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Stand by me - Stagioni diverse
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Morte in Alabama
Malempin