American Psycho American Psycho

American Psycho

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Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street e con i colleghi Timothy, David, Patten e Craig, frequenta i locali più alla moda, le palestre più esclusive e le toilette dove gira la migliore cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Ma la sua vita è ricca di particolari piuttosto inquietanti e quando le tenebre scendono su New York, Patrick Bateman si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato.



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American Psycho 2022-08-17 13:18:18 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    17 Agosto, 2022
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Mi sento di merda, ma ho un aspetto magnifico

“(…)io semplicemente sono altro. È dura per me avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un prodotto, un’aberrazione. Sono un essere umano non accidentale. La mia personalità è abbozzata, informe, la mia crudeltà è radicata e persistente. La mia coscienza, la mia pietà, le mie speranze sono scomparse tanto tempo fa (probabilmente a Harvard) ammesso che siano mai esistite. Non ci sono piú barriere da superare. Non me ne importa nulla di tutto quello che ho in comune con i pazzi e i deliranti, con i perversi e i malvagi, sono oltre tutto il dolore che ho causato e anche oltre la totale indifferenza che ho provato. Ciò nonostante, mi tengo ancora saldo a un’unica, squallida verità: non si salva nessuno, non c’è redenzione per nessuno. Dunque non mi si può biasimare”.


“American Psycho”uscì negli USA nel 1990 quando Bret Easton Ellis aveva ventisei anni - quasi la stessa età Patrick Bateman, il protagonista del romanzo - e già due opere al suo attivo.

Disturbante, terribile, provocatorio (?), violenza gratuita su animali, bambini, senzatetto, ragazze vivisezionate…personaggi superficiali senza filtro critico che, ricchi come Creso, frequentano esclusivamente locali chic, palestre a’ la page, preoccupati solo degli abbinamenti giusti per i loro abiti firmati…un elenco di firme, ogni capo riporta marca, spesso anche il prezzo e il luogo dove sono stati comprati.
Gioventù bruciata nel vuoto cosmico, generazione juppie anni ‘80 tesa verso il consumismo, gli sprechi, le apparenze, un edonismo senza valori: questo è lo spaccato di vita americana dell’epoca.
Diventare un uomo di successo, riuscire a prenotare un tavolo al Dorsia dove poter incontrare il suo idolo, Donald Trump, avere sempre i capelli a posto (una vera ossessione, maniacale), riuscire a non perdersi le puntate di Patty Winters Show e i suoi casi umani, portarsi a letto le migliori ragazze corpoduro, continuare a vivere senza un vero scopo, ma sopravvivere a tutto sniffando righe di coca.

“(…) quando vedo una bella ragazza camminare per strada penso a due cose. Una parte di me vorrebbe uscire con lei e parlarle ed essere davvero dolce e tenero e trattarla come si deve –. Mi fermo e mando giú il mio J&B tutto d’un sorso.
– E l’altra parte che cosa pensa? – domanda Hamlin, curioso.
– Che effetto farebbe la sua testa infilzata su un palo, – dico.”

Il libro è scritto in prima persona, siamo nella mente malata del protagonista, che verso le ultime pagine sbanda e parla di se stesso in terza persona chiamandosi per nome. È un romanzo, come si direbbe adesso, totalmente “fuori”, folle, con discorsi/riflessioni troncati all’improvviso, per rendere l’idea dello stato mentale spesso confuso di Patrick, che lasciano il lettore perplesso.
La narrazione è lineare, senza salti temporali all’indietro, ma solo in avanti. Scene di sesso esplicito, torture: lettura poco piacevole per molte persone, per questo sconsigliato.

Ho apprezzato la capacità dello scrittore di entrare nella mente malata del protagonista e scandagliarla nei suoi più intimi recessi e questo ha un prezzo per il lettore: pagine che non vorresti leggere tanto sono urticanti, stomachevoli, deplorevoli. Tutto ciò “scende giù” nonostante qualche sforzo grazie all’ironia, allo humor nero, qualche scena grottesca. Patrick è un bellissimo ragazzo, curato, colto, ricchissimo, sempre alla moda, amato dalle donne e…da qualche “checca”. Un giovane cui non manca niente…tranne la felicità e il sentirsi amato.


Interessanti le considerazioni sulle storiche rock band, sulla discografia di Whitney Houston (il protagonista ne parla in capitoli a parte, come se fossero degli intermezzi, degli stacchi della storia) consigli di bellezza, di marche di cosmetici e di moda, altre assolutamente non condivisibili in quanto razziste maschiliste, omofobe:

“(…)ho scoperto che si trattava di una cosa chiamata «Gay Pride», la parata dell’orgoglio omosessuale, e mi è venuto il voltastomaco. Orde di omosessuali marciavano orgogliose giú per la Quinta Avenue, con triangoli rosa ricamati su giacche a vento color pastello, in alcuni casi addirittura tenendosi per mano, e in genere cantando stonati e tutti in coro Somewhere. Sono rimasto lí a guardarli davanti alle vetrine di Paul Smith, sconcertato eppure affascinato, con la mente che si ribellava all’idea che un essere umano, un uomo, potesse sentirsi orgoglioso per il fatto di sodomizzare un altro uomo(…)”

È un libro dalla scrittura interessante, ma che sconsiglio vivamente ai deboli di stomaco.
Non è imperdibile.

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La lettura del libro richiede di anestetizzare la propria sensibilità verso l’uomo e gli animali
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American Psycho 2020-10-28 11:36:00 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    28 Ottobre, 2020
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Tremendo e disturbante

Anni '80 : Patrick Bateman è il ventisettenne rampollo di una famiglia ricca, potrebbe non lavorare ma
si occupa di finanza nell'azienda di famiglia.
E' ossessionato dagli abiti firmati, dalla maniacale cura del proprio aspetto e del proprio corpo, dall'apparire migliore, più ben vestito , più in gamba dei suoi colleghi ma soprattutto è un maniaco omicida .
Occorrono almeno un centinaio di pagine per familiarizzare con il mondo di Patrick, l'autore riesce perfettamente a rendere le ossessioni di Patrick quasi tangibili e anche parecchio "disturbanti" per chi legge: pagine intere con il rituale mattutino di preparazione di Patrick, fatto di docce, creme, lozioni, balsami, pomate e una rigorosa attenzione all'outfit. Per ogni scena narrata ci viene elencato il vestiario dei protagonisti con marca, modello, colore, e a volte addirittura il costo e il negozio in cui sono stati acquistati tali capi di pregio.
Il mondo di Patrick e dei suoi colleghi è fatto di vacua vanità, addirittura Patrick si sente male quando scopre che un altro broker ha un biglietto da visita più bello del suo. Pranzi e cene si susseguono a ritmo serrato, mi sono chiesto quanti ristoranti di pregio ci siano a New York tale è il numero di luoghi menzionati, con una particolare ossessione per il Dorsia.
Riuscire a prenotare in un ristorante di tendenza è un motivo di vanto , poi a cena le conversazioni vertono sul lavoro ma mai in maniera costruttiva, spesso i protagonisti addirittura non si riconoscono e pensano di parlare con qualcun altro, bravissimo Ellis a rendere tangibile questa sensazione di nulla, con intere pagine di conversazioni che terminano con una frase troncata e nemmeno il punto alla fine a significare proprio qualcosa che prosegue ma come se fosse una conversazione di fondo senza importanza. Patrick ovviamente è contornato di procaci fanciulle, lui e i colleghi sono piuttosto interessati al gentil sesso, le fanciulle in questione sono di una vacuità impressionante, talmente sciocche che al confronto le starlette della nostra odierna tv sembrano candidate al Nobel per la letteratura. Patrick durante le loro conversazioni fatte di moda, ricorrenze mondane, vestiti, addirittura accenna in modo plateale al suo hobby serale ma nessuno lo ascolta, nessuno sembra nemmeno sentire le cose inquietanti che dice lo yuppie, tutti troppo presi dal loro ego e dai propri monologhi di vanità. Patrick non ha empatia verso il prossimo e tantomeno verso le donne che  spesso, tortura , sevizia ed uccide brutalmente nel suo appartamento quando non si accontenta di qualche barbone per strada. Brat Easton Ellis non lesina racconti raccapriccianti descrivendo nel dettaglio i macabri rituali di morte a cui Patrick sottopone le sue vittime, tra sesso sfrenato e violenza gratuita,  rasentando, anzi finendo spesso nello splatter, ma il modo in cui ha costruito i personaggi femminili, spersonalizzati, vuoti, le fa sembrare oggetti da macello e tali sono per il protagonista, che manco a dirlo non prova nulla, nè rimorsi nè paura di essere scoperto , solo un insopprimibile desiderio di uccidere.
Il modo di Patrick è talmente vacuo e sperficiale nei rapporti che anche quando Patrick confessa al suo avvocato i crimini commessi questi non gli crede e anzi lo scambia per un altro confondendolo con una delle vittime uccisa da Patrick, invidioso del prestigio datogli dal portafoglio finanziario da lui gestito. Per Patrick non c'è punizione per i suoi crimini e con la mancanza di una punizione che si riflette nel monologo finale di Patrick  :"Non ci sono più barriere da attraversare. Tutto ciò che ho in comune con l’incontrollabile e la follia, la depravazione e il male, tutte le mutilazioni che ho causato e la mia totale indifferenza verso di esse; tutto questo ora l’ho superato. La mia pena è costante e affilata, e io non spero per nessuno un mondo migliore, anzi voglio che la mia pena sia inflitta agli altri, voglio che nessuno possa sfuggire.

Ma anche dopo aver ammesso questo non c’è catarsi: la mia punizione continua a eludermi, e io non giungo a una più profonda conoscenza di me stesso. Nessuna nuova conoscenza si può estrarre dalle mie parole. Questa confessione non ha nessun significato."

Romanzo crudo, disturbante, agghiacciante ritratto degli anni '80 e di una generazione di cosiddetti yuppies senza ideali, vuota di valori,  autore che fa un lavoro magnifico. Da leggere solo se si ha il cuore forte.

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American Psycho 2019-03-17 07:18:26 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    17 Marzo, 2019
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La testa… come lanterna di Halloween

American Psycho di Bret Easton Ellis, ossia il rampante Patrick Bateman, conduce una vita caratterizzata da: fiumi di denaro speso per oggetti inutili, lusso ostentato (“Il portafogli di gazzella”), capi firmati, programmi televisivi di dubbia qualità, visioni di videocassette porno, frequentazione di locali alla moda, un lavoro che non viene mai qualificato nei contenuti, incontri sessuali sadici e… delitti orrendi che – paradossalmente - non vengono perseguiti dalle autorità.

Soltanto quando l’omicidio di un senzatetto (tra le vittime predilette della mente malata del serial killer) viene compiuto con un clamoroso errore (il silenziatore non è innescato), si scatena per le vie di New York una caccia all’uomo che lascia sul campo numerose vittime. Senza conseguenza alcuna per la libertà di American Psycho.

Bisogna superare le prime cento pagine (per la verità, non poche) – un elenco interminabile di vestiti griffati, locali alla moda, occupazioni vacue e superficialità a iosa – prima di imbattersi nelle atrocità di delitti che vengono stemperate con sarcasmo noir e surreale (“La testa vera e propria, ricoperta di materia cerebrale, svuotata e priva di occhi, è nell’angolo del soggiorno dietro il piano e ho intenzione di adoperarla come lanterna di Halloween”): abiti e tappeti macchiati di sangue e di reperti organici, portati con noncuranza nella lavanderia cinese, la domestica intenta a cancellare tracce cruente di feroci stermini…

Giudizio finale: molto splatter, molto yuppy, molto sopralerighe, molto tutto… In particolare, sono estenuanti gli elenchi degli abiti griffati.

Bruno Elpis

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American Psycho 2017-03-08 13:32:22 JuliànCarax
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JuliànCarax Opinione inserita da JuliànCarax    08 Marzo, 2017
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Sono molto vicino....all'umanità

"La superficie, la superficie, la superficie, ecco l'unica cosa in cui ciascuno trovava un qualche significato...”
Non sei un lavoro prestigioso a Wall Street, non sei il contenuto della tua AmEx o del tuo portafogli preso da Bottega Veneta, non sei il tuo abito Valentino o la tua cravatta Paul Smith, non sei nemmeno i posti che frequenti o le riviste che leggi, non sei la gemma di nulla astrale riflessa nello sguardo degli altri, non sei niente di tutto questo, e questo libro non è una lista dei marchi più chic sul mercato, non è un'accozzaglia di dialoghi tra persone appartenenti ad una generazione malsana, non è un ributtante esempio di violenza e sadismo; questa è solo la superficie, la fredda superficie, l'istintiva superficie; il fermarsi ad essa, credere di poter trovare la chiave di lettura sulla superficie del libro equivarrebbe a replicare lo stesso modus operandi con cui Bateman scruta le persone che frequenta, dal modello di scarpe al taglio di capelli. Semplicemente “American Psycho” non è lì....
Patrick Bateman è l'uomo destrutturato, è il lato spirituale annientato da uno stile di vita che è in grado di dissipare tutto ciò che è positivo, è l'angelo risucchiato dentro il maelstrom abissale di un culto che fa del Superficiale un dogma primario. Lo sfarzo, i programmi tv, le droghe, il sesso, gli omicidi,la follia fanno da cornice a un vuoto esistenziale terrificante, ad un abisso profondo e radicato, una sorta di astrazione dal reale (ma cosa è rimasto del reale?) in cui dell'uomo che c'era permane solo un male inarrestabile e mai domo, il progresso rievoca la bestia, le barriere crollano, l'uomo torna l'animale selvaggio che è sempre stato e sempre sarà....rimane una vaga idea di Patrick Bateman e questa recensione non ha alcun significato...

“E anche se non si è trattato in alcun modo di una serata romantica, mi abbraccia con un calore al quale non sono abituato. Sono talmente avvezzo a immaginarmi ogni cosa come succede nei film, a visualizzare la realtà come una serie di eventi che prendono forma sullo schermo, che mi sembra di sentire il commento musicale, e di vedere una cinepresa fare una panoramica dal basso, con i fuochi artificiali che esplodono al rallentatore sopra le nostre teste, l'immagine a settanta millimetri delle sue labbra che si aprono e il successivo sussurro: - Ti voglio, - in Dolby Stereo. Ma il mio abbraccio è freddo e avverto, dapprima confusamente e poi con maggiore chiarezza, che la tempesta dentro di me si sta gradualmente calmando, e quando lei mi bacia sulla bocca il suo gesto mi riporta a una specie di realtà e la spingo via gentilmente. Lei mi guarda spaventata. - Senti, devo andare, - dico, controllando il Rolex. - Non voglio perdermi.... Stupidi Animali Ammaestrati. “

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American Psycho 2014-10-23 18:48:43 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    23 Ottobre, 2014
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Un sanguinario yuppie.

Che cosa vi viene in mente alla parola "Yuppies"? Si, è vero, anche il film anni 90 con Jerry Calà, Ezio Greggio e compagnia cantante, ma qui siamo negli anni 80 e a New York, periodo e patria degli yuppies originali. Il protagonista del nostro romanzo è Patrick Bateman, prototipo dello yuppie per eccellenza: giovane, ricco, bello, viziato, rampollo di una delle famiglie più ricche di New York e che lavora appunto nella società finanziaria di famiglia. Pat da vero yuppie passa le sue giornate frequentando locali alla moda e super costosi, acquistando abiti firmati, andando in palestra per mantenere il suo corpo al top, usando creme e cosmetici per levigare e rendere lucente la sua pelle, e criticando aspramente tutti quelli che non fanno la sua vita (in realtà critica anche chi è al suo livello economico, d'altra parte deve primeggiare). Sono gli anni 80, l'America è ricca e il benessere va mostrato, ostentare non è peccato, anzi, è quasi un dovere, apparire è il nuovo essere. Sei quello che mostri. E Pat così fa, si circonda di belle donne, macchine di lusso, e locali alla moda. C'è solo una cosa che non va: Patrick è anche un serial killer. Si, avete capito bene, Pat è pervaso da un istinto omicida che quotidianamente lo porta non solo a desiderare di uccidere, ma a farlo proprio in maniera pratica, inizialmente con persone sul gradino più basso della scala sociale, come barboni o prostitute, in seguito anche con suoi colleghi o ragazze che aveva conosciuto in un locale la sera prima. Ellis in questo romanzo è bravissimo a mischiare ironia a scene macabre (a tratti veramente forti e forse eccessive...), rendendo al massimo l'indifferenza del protagonista verso le vite altrui, Pat infatti da molta più importanza all'abito firmato Gucci che si sporca di sangue piuttosto che al passante gay accoltellato a morte, d'altra parte quella vita serve al suo divertimento e a nient'altro. Ho visto anche il film omonimo con Christian Bale (molto più censurato) ma credo che lì venga dato troppo risalto allo sfarzo e all'ironia, si perde invece il messaggio che Ellis vuole dare e cioè l'eccesso di materialità e il completo disinteresse per i sentimenti umani, fino a considerare la vita e la morte come un puro divertimento, lo dice anche nelle ultime pagine il protagonista quando in un lungo monologo nichilista dopo aver affermato che l'amore è dispiacere, la giustizia non esiste e cose simili finisce dicendo "quello che conta è la superficie, solo la superficie". Anche lo stile è impeccabile, chiaro, scorrevole, brillanti le continue descrizioni di abiti, scarpe, borse e outfit in generale di ogni singolo personaggio proprio a dare importanza al valore di ogni pezzo, come se ogni uomo fosse il totale di quello che indossa, e dall'altra parte, anche le scene cruente sono raccontate nei piccoli particolari, organi strappati a morsi, tagli, asportazioni, torture, tutto per semplice passatempo. Veramente un ottimo romanzo, scritto bene, divertente, originale e dal profondo significato, abbiamo superato gli anni 80, gli Yuppies non esistono più (forse?) ma probabilmente il materialismo è ancora parte integrante della nostra società.

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American Psycho 2014-01-25 15:32:27 Maria Francesca
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Opinione inserita da Maria Francesca    25 Gennaio, 2014

American Style



Ho avuto in comune con Patrick Bateman un “Soprani” e qualche Armani. Se l’avessi letto ai “tempi” mi sarei guardata bene dal comprarli.
Mi chiedo se tutte le grandi firme, protagoniste assolute del libro, abbiano pagato B.E.E. ( bastano le iniziali come per lo G&B che scorre a fiumi) per le dotte e minuziose descrizioni delle loro haute couture, descrizioni che occupano i due terzi del tomo; il rimanente è equamente diviso tra la lobby dei ristoratori di lusso di Manhattan e quella dei macellai rigorosamente non kosher .
Ma, nonostante i completi in lana seta a sei bottoni, gli indebiti ruoli fatti giocare ai topi di fogna, il sanguinaccio fatto in casa e la Lehman & Brothers, ho fatto presto a sgamare lo “sporco gioco” di B.E.E.
“Non c’è niente di nuovo sotto il sole” da quando Dosto ha scritto, a puntate per giunta, il libro dei libri.
E per quanto lui, il B.E.E., seppellisca con grottesche manfrinate (volute, rigorosamente) la fonte, è con Rodion Romanovi? Raskol'nikov che tenta di terrorizzarci.
Certo, i tempi cambiano e Patrick pensa in grande: i delitti non sono più due ma l’arma resta la solita vecchia ascia. E’ uno yuppie: solo un mutante appena un "tantino" più crudele del romantico pietroburghese.
La tenera Sonja resta tale e quale e la trasformazione nella segretaria Jean consiste in qualche grande firmetta sugli abiti strafighi e nulla più: resta la medesima vocazione alla “io ti salverò”.
Certo i tempi cambiano “per cui” è nelle cose che al delitto non segua il castigo, specialmente se si è milionari in dollari, come ingenuamente speriamo fino all’ultimo.
Ci rimaniamo così male – dopo averci ridotto alla paranoia di sospettare un Bateman sotto tutte le cravatte regimental incrociate – che alla fine ci viene il dubbio che B.E.E. ci abbia preso per i fondelli.
Nessun moralismo in lui, nessuna intenzione di stigmatizzare quei tremendi anni ’80. Solo uno “strafatto” marameo.

Visto che siamo dalle parti della haute couture, bisogna dire che E.E.B è solamente il prêt-à-porter delle grandi firme dell’American Style.

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Qualche scrittore postmodernista americano!
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American Psycho 2013-01-19 07:21:26 Ginseng666
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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    19 Gennaio, 2013
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Le due facce...ambigue dell'individuo..

Un libro intriso di violenza...che spira violenza come un vento malefico e che nella sua cruda esposizione, ci rammenta ancora una volta che l'uomo non è quella semplice entità al centro dell'universo ma può risultare diverso di come ci appare.
il protagonista di questo libro è un uomo apparentemente normale, ricco, elegante e con realazioni lavorative che lo rendono gradito al prossimo...
Ma durante la notte si trasforma, svelando il suo lato oscuro: un assassino assetato di sangue, un misogino feroce che si accanisce sulle sue partner occasionali....
L'esposizione cruda dell'autore ci ricorda inequicabilmente che l'uomo, se non trova un felice equilibrio nella sua esistenza può diventare un pericoloso killer...
La doppia personalità, la maschera che porta per rendersi simile agli altri, durante il giorno, sono le caratteristiche di una personalità dissociata...
Pericoloso, belva umana....individuo....con una doppia personalità...
Che dire? Attualissima questa vicenda anche se ambientata negli anni '80...
Pensiamo a tutti i criminali che nella nostra nazione uccidono le donne, sia per stalking, che per altre futili motivazioni...pensiamo alla insospettabile tata americana che ha trucidato i piccoli affidati dai genitori alle sue cure...al padre di famiglia che impazzisce e stermina senza rimorso, tutti coloro...che
fanno parte del suo mondo affettivo....
American psico....è solo un esempio del malessere che affligge la nostra società,
una società ammalata, con dei labili valori....incapace di sorreggere e consolare i suoi figli...afflitti da innumerevoli problemi, una società che crea mostri, senza poi saperli gestire...o fermare in tempo, prima che in qualche modo....si facciano giustizia da soli...
Una giustizia sommaria e irragionevole.
Consigliato.
Saluti.
Ginseng666

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A chi ama i libri noir...
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American Psycho 2013-01-18 20:19:51 Francesco Cuffari
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Francesco Cuffari Opinione inserita da Francesco Cuffari    18 Gennaio, 2013
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L'ORRORE DELLA SUPERFICIALITA'

Lo stile in cui è scritto questo romanzo è indimenticabile perchè il protagonista ci viene mostrato fin dall'inizio come il solito buffone che giudica le persone non per quello che sono, ma per il loro aspetto fisico, i vestiti che indossano e per il loro conto in banca. Un deficiente, insomma.

Il lettore è portato ad aspettarsi una sorta di sequel di "Meno di zero" però ambientato a Wall Street... e invece no. Patrick è uno psicopatico schizzato che non sopporta le donne in genere e che odia qualsiasi uomo che abbia un aspetto migliore del suo o che abbia più denaro di lui.

Però in questo suo schema relazionale si contraddice perchè prova quasi affetto per la sua segretaria e ammira Tom Cruise che ha molti più soldi di lui. Oltretutto Patrick alterna continuamente la sua follia con la parvenza di normalità che riesce ad offrire a lavoro o nei locali. E' di sera, da solo, che non riesce a trattenersi e dà libero sfogo al suo desiderio incontrollato di sangue.

Ellis ci propone un affresco spietato e probabilmente stereotipato del mondo dell'alta borghesia americana anni '80, ma lo fa decisamente bene e spiazzando il lettore talmente tante volte che è impossibile non ammettere che quest'opera è davvero memorabile.

Non è geniale come "Le regole dell'attrazione" e non ha il realismo di "Imperial bedrooms", eppure sarebbe immaturo bocciare questo romanzo solo per la violenza che mostra.

Dopotutto si sa che Bret Easton Ellis non è un romanziere politicamente corretto e questo non è affatto un difetto. Anzi. Ad essercene di scrittori così. Ma Ellis è unico ed inimitabile.

Ah, un'ultima cosa: se giudicate male questo libro solo perchè è brutale siete dei superficiali peggiori di Patrick Bateman.

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Le opere di Bret Easton Ellis e a tutti coloro che dalla lettura cercano emozioni forti e politicamente scorrette.
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American Psycho 2012-01-31 09:57:47 isabella82
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isabella82 Opinione inserita da isabella82    31 Gennaio, 2012
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Il mondo patinato di ieri

L'eccesso, una parola per tutte, e che sia questa! Perchè il protagonista vive tutta la sua sconfinata giovinezza di yuppie rampante sotto l'egida della sfrenatezza, della ricerca sempre più perversa ed esausta di un piacere che non raggiungerà mai. Ellis ha compiuto un'operazione significativa, ma ovviamente scomoda. Ha tirato in ballo un mondo odiato, perchè sinonimo di presunzione, alterigia, depravazione, superficialità. Ma non lo fa con l'intento di insegnarci qualcosa, o di punire qualcuno. E questo a mio avviso è proprio la chiave giusta che permette a questo romanzo di sollevarsi dal rischio di cadere nel trash e nella banalità. Cattiva, volutamente cattiva la scrittura compenetra tutte le più brute sperimentazioni stilistiche, accarezzando le agonie formali e reali delle vittime/oggetto. A volte con repulsione o disgusto, altre volte con sopportazione e quasi compassione, il lettore non riuscirà mai ad immedesimarsi nel protagonista, dubbia invece la partecipazione dell'autore.

Resta un affresco a colori vivaci di un'epoca, distante nel tempo e nello spazio, dove il benessere cancellava ogni etica preoccupazione per la vita.

Un'esperienza che consiglio.

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Acid House
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American Psycho 2011-11-05 21:04:03 joshua65
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joshua65 Opinione inserita da joshua65    05 Novembre, 2011
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Cosa resterà degli anni '80?

Quando ritorno agli anni ’80 penso subito ai Duran Duran, a Simon LeBon, che canta impomatato e petulante “The Reflex”, alla nascita della videomusic, a Pertini, a Papa Wojtyla, a Reagan e Gorbaciov. Se mi chiedete, dico subito che gli anni ’80 sono stati, secondo me, anni felici.

Ellis agli inizi degli anni ’90 , invece, mi piazza un bel pugno nello stomaco con “American Psycho”, un libro terribile e disturbante, che descrive le gesta di Patrick Bateman, giovane “yuppie” newyorkese mago della finanza di giorno, serial killer psicopatico ed efferato di notte.

Ci vuole un bel po’ prima di imbattersi in un omicidio, ma il senso di straniamento ti accompagna sin dalle prime pagine, perché la descrizione meticolosa della vita di Bateman, con i suoi tic, la sua maniacale attenzione al cibo ricercato e salutista, ai capi firmati e minuziosamente descritti, la sua smodata passione per l’alta fedeltà, la sua spasmodica ricerca dell’estetica, del bello sempre e a qualunque costo a discapito di qualunque regola etica, non è inferiore all’escalation di efferatezza che si scatena nella seconda parte del libro, in una spirale potente e devastante.

Per non parlare dei falsi rapporti con la fidanzata Evelyn, cretina quanto basta, con Courtney, fidanzata del suo migliore amico, che poi si rivela essere la sua amante passionale, con gli amici e i colleghi, visti più come minacciosi nemici, pronti ad essere tolti di mezzo, se serve.

Il senso di impunità che accompagna Patrick Bateman durante i numerosi omicidi lascia però il dubbio che tutto sia soltanto immaginato e non realmente accaduto e questo Ellis, secondo me, vuole che sia volutamente percepito dal lettore. Per cui mi soffermerei più su “American Psycho” come metafora del disfacimento della società, in particolare newyorkese, agli albori degli anni ’90, dopo quasi un decennio di reaganismo, il boom di Wall Street e la cultura yuppie.

Non è un libro che ho più riletto e credo che non lo rileggerò mai più, ma ogni tanto mi capita di soffermarmi sul primo e ultimo capitolo, a mio avviso i più belli, e sui fantastici intermezzi che descrivono, come delle recensioni un po’ scolastiche ed ingenue, la musica che più piace al protagonista (i Genesis, Witney Houston, Huey Lewis and the News, mica Ozzy Osbourne e i Black Sabbath).

Per cui cosa resterà per me degli anni '80? Sicuramente questo libro.

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Ellis
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