Cronaca nera Cronaca nera

Cronaca nera

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Il 28 agosto 1963, lo stesso giorno in cui Martin Luther King pronuncia il suo celebre discorso «I have a dream», due giovani donne vengono brutalmente assassinate nel loro appartamento di Manhattan, in una New York deserta e spettrale. Nel corso di un’indagine condizionata dal razzismo e dalla voglia di vendetta, a essere accusato del crimine è un ragazzo di colore, George Whitmore. Un errore che i poliziotti incaricati del caso non si perdoneranno mai. Il 12 febbraio 1976, Sal Mineo, l’attore che ha fatto da spalla a James Dean in Gioventù bruciata, capace come pochi di incarnare le inquietudini di quegli anni e omosessuale dichiarato, viene trovato ucciso a pochi passi da casa. A condurre l’inchiesta è il dipartimento di polizia di Los Angeles, più attento a frugare nella vita privata dell’attore, per tirarne fuori particolari morbosi, che a cercare la verità, molto più prosaica e banale. Attingendo a materiali d’archivio e rapporti polizieschi, James Ellroy ha scritto due reportage che sono un distillato della sua opera e delle sue ossessioni. Alla pari di un medium, il maestro del noir si fa possedere dalle voci dei protagonisti di allora, per dare corpo e sangue agli spettri del passato, come solo lui sa fare.

Recensione della Redazione QLibri

 
Cronaca nera 2019-04-29 08:53:09 FrancoAntonio
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3.5
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    29 Aprile, 2019
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Il braccio brutale della legge

28 agosto 1963, mentre a Washington M.L. King pronuncia il suo celebre discorso “I have a dream”, a New York due ragazze vengono brutalmente assassinate nel loro appartamento in centro a Manhattan. La polizia si mette subito alla ricerca dell’assassino spiegando un numero crescente di uomini in indagini, interrogatori, perquisizioni e cacce all'uomo. Quando, dopo mesi di inutili ricerche, alcuni flebili indizi parrebbero indicare come colpevole per una serie di delitti a sfondo sessuale il nero George Whitmore Jr., gli inquirenti non ci pensano un attimo ad incastrarlo anche per l’omicidio delle due “ragazze in carriera” di New York. Tutto sembra ormai preordinato perché, pur sulla base di prove meramente indiziarie quando non artefatte, il ragazzo sia condannato alla pena di morte. Poi, per sua fortuna, qualcosa fa aprire gli occhi a tutti e indirizza i sospetti su un altro giovane nero, inizialmente scagionato da alibi poi rivelatisi estremamente fragili. L'unico lato positivo della vicenda è che lo Stato di New York, sull'onda emotiva di questi fatti, abolirà la pena di morte.

12 febbraio 1976 viene trovato cadavere in un vicolo di West Hollywood l’attore Sal Mineo, che era stato uno dei co-protagonisti del film “Gioventù bruciata” con James Dean. Lo scalpore mediatico dell’uccisione metterà alla frusta gli investigatori di Los Angeles che, inizialmente, indagheranno negli ambienti omosessuali frequentati dall'attore. Solo dopo anni e grazie ad una soffiata si arriverà alla conclusione che Mineo era stato ucciso per il solo motivo di essersi trovato nel luogo sbagliato al momento sbagliato, cioè quando un ladro d’appartamenti stava cercando di penetrare nel palazzo.

Questi due crimini di gran clamore e di portata storica ci vengono narrati da James Ellroy nel suo caratteristico “stile” sgangherato e sbilenco, con fasi acefale, suoni onomatopeici, volgarità assai poco politicamente corrette, espressioni grezze e crude, salti temporali e costruzioni da illetterato.
Proprio per tale ragione ho messo tra virgolette il termine stile: non so neppure se sia corretto definirlo come tale. Qual è il contrario di stile in questa accezione? Grossolanità? Approccio triviale? Il linguaggio di Ellroy è sgradevole, smozzicato e ansimante. È pure difficile seguire il filo narrativo che, pur appoggiandosi pedissequamente ai documenti d’indagine, spesso è frammentario e convulso, quando non diviene addirittura caotico. Eppure, spiace dirlo per rispetto degli scrittori che faticano per costruire un discorso elegante e gradevole, alla fine tutto è terribilmente efficace e incisivo. Quelle due storie, narrate in forma raffinata forse avrebbero perso la loro concreta brutalità e concretezza. Così, invece, l’A. riesce a condurci per mano in un mondo dove tutti sono brutti, sporchi e cattivi, anche coloro che dovrebbero rappresentare e far rispettare la legge. E ce lo fa toccare con mano.
Anche le conclusioni delle due indagini ci lasciano con l’amaro in bocca e tanti, troppi dubbi sulle loro risultanze. Ma è giusto così, poiché, a differenza dei gialli letterari in cui ogni pezzo del puzzle si incastra alla perfezione a formare un quadro assolutamente leggibile, nella realtà tutto è raffazzonato e opinabile e raramente ci è concessa la benedizione di una certezza inoppugnabile. Per usare l’approccio di Ellroy, si potrebbe sintetizzare il tutto con: “questa è la vita, baby: merda! TILT!”.
In conclusione un libro sgradevole e fastidioso, ma che ci racconta in un modo terribilmente efficace due cupi episodi di cronaca nera ove la giustizia umana mostra tutti i suoi limiti. Quindi, nonostante tutto, da leggere e meditare.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
... a che ama la prosa di Ellroy e, in genere, a chi vuol documentarsi su due storie vere di importanza storica, raccontate in modo assai coinvolgente, anche se brutale.
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