Il gioco di Gerald Il gioco di Gerald

Il gioco di Gerald

Letteratura straniera

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In una casa isolata su un lago, Jessie si piega all'ennesima fantasia sessuale del marito Gerald, che questa volta l'ammanetta al massiccio letto in legno. Ma quando umiliata, lei lo allontana con un calcio, l'uomo si affloscia inerte, stroncato da un infarto. Il tempo passa e Jessie, immobilizzata e dolorante, sembra votata a una morte lenta, resa ancora più atroce dalla comparsa di un affamato cane randagio e da un'ombra misteriosa e irreale che fa capolino nella stanza...

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Il gioco di Gerald 2019-03-29 09:47:04 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    29 Marzo, 2019
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Il gioco è bello quando ..

Una coppia decide di trascorrere un pomeriggio nella casa al mare dedicandosi a dei giochetti sadomaso. Già legata al letto con un paio di manette, però Jessie, la moglie, decide di essere stanca di assecondare il marito e gli chiede di fermarsi. L'uomo insiste, si prende alcuni calci che lo fanno cadere dal letto e sono seguiti a ruota da un infarto. Adesso arriva il bello: legata a un letto con le chiavi e il telefono fuori portata, nessuno nei dintorni a sentire le sue urla e come scendiletto il marito bello stecchito. Decisamente Jessie si trova in una situazione che sembra non avere via d'uscita. Nonostante questo per molte ore insiste nel trovare una soluzione per liberarsi. Sfinita nel fisico e nella mente, lottando contro la sete, i crampi, la paura di un cane randagio che è riuscito a entrare in casa e banchetta con la faccia del marito pensa che niente possa andare peggio di come già sta andando.. Poi arrivano i ricordi del passato: quelli brutti e infine le allucinazioni, o non lo sono? Questo libro ci porta con una lunga cavalcata attraverso molti stati d'animo: dall'incredulità, alla paura, al disgusto fino alla rabbia e alla compassione. King è stato capace di inventarsi una storia talmente incredibile da sembrare vera. Tutti i dettagli dei tentativi di fuga ci vengono descritti in modo preciso e realistico: ogni crampo di Jessie, ogni sua fievole speranza si delinea davanti a noi in modo brutale. Le vicende delle Jessie bambina, invece per quanto siano più drammatiche di quello che le succede da adulta sono trattate con delicatezza e ingenuità. Due storie diverse che si fondono dando luogo a un romanzo che mi è piaciuto molto.

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Il gioco di Gerald 2015-08-30 10:11:33 Melantha
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Melantha Opinione inserita da Melantha    30 Agosto, 2015
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L'orrore in una camera da letto

“Il gioco di Gerald” ha come protagonista Jessie Mahout, una donna di mezz’età che si presta, per l’ennesima volta, ai desideri sessuali perversi del marito, Gerald per l’appunto. Durante il rapporto, però, sentendosi particolarmente umiliata, lo allontana con un calcio, causandone inavvertitamente un infarto fatale. Ammanettata al letto, Jessie non può scappare: le chiavi per la libertà sono fuori dalla sua portata e la casa, presso un lago, è isolata. Durante la sua prigionia, Jessie dovrà affrontare un vero e proprio viaggio dell’orrore dentro la sua mente e le proprie proiezioni oniriche, caricate anche da presenze fisiche inquietanti che troveranno modo di materializzarsi all’interno della camera da letto, divenuta la sua prigione.

Lo stile è quello solito di King: ottimo, ottimo, ottimo. Al contrario di molti altri suoi romanzi, questo è più contenuto e non si sono eccessive digressioni, se non in rari casi e ciò lo rende ancor più scorrevole, ma non meno denso.

La trama regge e sa far raggelare davvero il lettore. Non tanto per la presenza di figure inquietanti, che si andranno a scoprire durante la lettura e che sono tipiche della narrativa “kinghiana”, ma quanto per il viaggio introspettivo di Jessie, la rievocazione dei suoi dolorosi ricordi, delle sue paure, dei suoi incubi che invadono la sua mente e tutta la stanza. Lo definirei un libro claustrofobico, che proietta personaggio e lettore dentro una singola stanza senza volerli far più uscire.

L’orrore che un lettore vive, in questo romanzo, è la coscienza che può accadergli qualsiasi cosa in qualsiasi momento, anche durante un semplice ed innocente rito quotidiano e che la sua vita si possa trasformare in una vera e propria guerra per la sopravvivenza.

Lo consiglierei? Sì, sì ed ancora sì. Questo romanzo non può che rientrare tra le letture degli appassionati dell’horror. Strasuggerito.

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Il gioco di Gerald 2015-03-06 10:11:37 Donnie*Darko
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Donnie*Darko Opinione inserita da Donnie*Darko    06 Marzo, 2015
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Le Manette di Jessie

Con questo romanzo King si rimette in gioco esplorando nuove frontiere dell'orrore, agendo scostandosi dalle tematiche che fino ad allora (siamo nel '92) avevano permesso di elevarlo al rango di indiscusso Re del brivido.
"Il gioco di Gerald" è una sfida, quella di raccontare la storia aderendo ad una staticità dalla quale è impossibile divincolarsi, che sarebbe poi quella di Jessie, donna di mezza età finita legata ad un letto con il bavoso marito schiattato accidentalmente durante una sessione erotica piuttosto spinta.
Il problema è come liberarsi da quelle manette che la costringono alla prigionia: non può raggiungere le chiavi e intorno al cottage in cui si trova i turisti latitano, considerata la lontananza della bella stagione.
La componente orrorifica, come non bastasse la situazione disperata, è garantita dalle minacce materiali giunte ad insidiare la malcapitata. Quella portata da un grosso cane attirato dall'odore di morte, e deciso a banchettare con il cadavere del defunto consorte, ma soprattutto con l'inquietante uomo deforme apparso silente ai bordi del letto. Questi personaggio tipicamente maligno ed associabile alla mitologia kinghiana ma a suo modo particolare, con una storia di morte e malattia fisica/mentale rivelata in parallelo a quella di Jessie.
E' tuttavia il viaggio introspettivo a interessare maggiormente King, anche perchè in esso è celata la chiave metaforica -e non- per la libertà, unico mezzo per affrancarsi dalla sempre più dolorosa morsa del metallo e da una situazione ormai tragica.
La mancanza di cibo e soprattutto di acqua iniziano a farsi sentire, il dormiveglia e il sonno si fondono in stati allucinatori sospesi tra realtà e squarci onirici dettati da un corpo in sofferenza, da cui si determinano reminiscenze poco piacevoli in cui la donna ricorda come in fin dei conti è stata vittima incatenata al male sin da giovinetta.
Ha così inizio una battaglia contro i fantasmi del suo passato, per far cedere la morsa suii polsi e per spezzare quella catene per troppo tempo accantonate in un angolino, ma subdolamente presenti nel direzionare il suo vissuto.
Il romanzo soffre di qualche battuta a vuoto e di alcuni passaggi inutilmente prolissi (solita pecca anche del miglior King) ma si dipana abbastanza bene riuscendo ad avvincere discretamente. Un prodotto medio, un tentativo abbastanza riuscito di trovare nuove vie narrative da parte dell'autore.

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Il gioco di Gerald 2015-02-28 20:21:16 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    28 Febbraio, 2015
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Ogni gioco è bello quando dura poco...

Uno dei pochi libri di King che non avevo ancora letto e che mi è capitato, quasi per caso, tra le mani in biblioteca.. e ne ho approfittato.
Anche perchè dopo le sue recenti produzioni letterarie, a mio parere di scarso valore, fa piacere riscoprire lo stile e la genialità delle sue opere più datate.
Perchè sono pochi gli scrittori che come King possono riuscire a costruire un romanzo di circa 400 pagine ambientato in una camera da letto, con una sola protagonista che vi giace nuda, ammanettata per quel gioco voluto dal marito Gerald che per lui si conclude tragicamente sin da subito e per lei si trasforma invece in un incubo, in una lotta disperata per la sopravvivenza fisica e mentale.
I suoi nemici non saranno solo la sete, la fame, i crampi ed il dolore determinato dalla sua 'crocifissione a letto' ma anche i ricordi del passato, tenuti sino ad allora ben nascosti in un angolo della sua mente in cui neanche lei ha il coraggio di accedervi ma che ora riaffiorano violentemente superando tutte le barriere sino a quel momento erette che crollano nella precarietà di quella situazione.
E con grande maestria King genera tensione dalle paure di questa donna, dagli spettri della sua mente che sembrano quasi materializzarsi nelle ombre della notte... l'orrore reale dovuto al cane affamato (per fortuna solo affamato e non 'arrabbiato' come Cujo) che dilania il corpo del povero Gerald è niente confrontato al terrore per la 'morte' incombente che gradualmente si concretizza nella sua mente.
Ecco, un consiglio per le appassionate di giochini erotici... quando vi fate ammanettare non serrate troppo le manette e tenetevi sempre un cellulare a portata di .. naso.
.

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I grandi 'classici' di King...
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Il gioco di Gerald 2014-03-29 12:38:57 ValeriaGreengrass
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Opinione inserita da ValeriaGreengrass    29 Marzo, 2014

Il Cowboy dello spazio

Jessica Burlingame (nome da nubile Jessica Mahout) decide di accontentare sessualmente suo marito, concedendogli di ammanettarla al letto per poter soddisfare una sua fantasia erotica. Peccato che quello stallone di suo marito ha pensato bene di farsi venire un infarto prima ancora di cominciare, lasciando la sventurata Jessie legata a letto e impossibilitata a raggiungere le chiavi delle manette. Da qui inizia una disperata ricerca di un modo per liberarsi sia dalla trappola esteriore, ma soprattutto da quella trappola interiore che è un grave trauma infantile, che ha influito non poco sulla sua serenità mentale. Come se non bastasse, arriva a farle visita un losco figuro, che in mancanza di altre informazioni, Jessie chiama il Cowboy dello Spazio, che contribuisce non poco a farle dubitare delle sue capacità di intendere e di volere. Sarà una discesa a capofitto verso la follia, o l'opportunità di liberarsi da un pesante fardello emotivo e trovare la strada per la sopravvivenza? Coinvolgente, inquietante, introspettivo. Un libro da dieci e lode.

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Cose Preziose. Troverà un simpatico riferimento.
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Il gioco di Gerald 2013-05-28 20:55:44 Roland
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Roland Opinione inserita da Roland    28 Mag, 2013
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Inquietante

Una situazione estrema, una donna rimane incatenata al letto dopo un gioco erotico finito male... Vi rimane per un certo tempo e avrà visite... inquietanti soprattutto queste ultime! Bel libro, si lascia leggere piuttosto bene grazie ad un King che sa sempre condurre magistralmente i suoi racconti. La storia è spezzata in due tronconi: le vicissitudini della donne legata al letto nei suoi tentativi di liberarsi e nella seconda parte... la descrizione di cosa è andata a trovarla. Se questo rende il libro non lineare cambiando completamente ambientazione, converrete con me una volta finito che non potevate sapere chi o cosa fosse il visitatore... o forse sarebbe stato meglio?

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Il gioco di Gerald 2012-09-19 14:33:04 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    19 Settembre, 2012
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Gelato al sugo di carne

La struttura di questo romanzo ricorda molto: “La bambina che amava Tom Gordon”, dello stesso autore. Due romanzi che parlano con rispetto dell’infanzia. Due romanzi costruiti sul niente. Due romanzi insoliti, appassionanti. Costruire sul niente (un niente relativo, ovvio) per qualcuno è un difetto. Per me è un’arte rara, che apprezzo molto.

Gran parte del romanzo è occupato dal personaggio principale: Jessie, una donna imprigionata in un letto da un paio di manette. Il marito, Gerald (sì, il gioco l’ha inventato lui), muore quasi subito. L’intera narrazione si svolge per la maggior parte in questa stanza da letto, che si trova in una casa isolata, molto isolata. Nessuno può aiutare Jessie a liberarsi. I ricordi, le emozioni e il corpo di Jessie; un cane e un’apparizione notturna costituiscono le presenze vive principali dell’intreccio. Poi c’è la stanza, con gli oggetti che contiene. Una mensola. Un bicchiere. Un telefono. E quelle manette.

Si tratta di un romanzo claustrofobico, senza ombra di dubbio. Costruito sul niente, imprigiona senza scampo il lettore. La tensione cresce e si trasforma, rende tangibile ogni minimo particolare, fa lievitare un piccolo spazio fino a trasformarlo in un mondo da incubo. Il corpo della protagonista, quasi immobile, si trasforma in un vortice di azioni, reazioni, sensazioni. E poi c’è la memoria; ma anche quella ruota intorno a un solo centro di gravità.

L’infanzia di Jessie. Il suo occhio infantile. King è stupefacente nel tradurre e raccontare il pensiero dei bambini. Per la piccola Jessie le emozioni adulte sono “stravaganti cocktail”, miscugli poco appetitosi di ingredienti non compatibili con il buon gusto infantile, come “gelato e sugo di carne, pollo arrosto ripieno di caramelle al gusto di agrumi”. Incatenata in un letto, Jessie può finalmente tornare a rivedere i personaggi della sua infanzia con i suoi occhi di adulta, per mettere in parole l’evento catastrofico che forse l’ha accompagnata fin là, in quel letto che la imprigiona e la tortura.

Lo stile di quest’opera è spesso eccellente e originale (ho apprezzato molto le espressioni messe in risalto dalle parentesi), ma a volte si perde e perde tono, soprattutto nelle similitudini troppo pesanti (”come se si fosse immersa in una piscina popolata di cuccioli di squalo e se ne fosse accorta appena in tempo da salvarsi le estremità inferiori”). Ma l’espediente narrativo che più ho apprezzato sono le “voci” della protagonista, che esprimono alla perfezione il dramma e il punto di vista femminile (un’altra delle caratteristiche più importanti del romanzo): “«Sei noiosa, Mogliettina», la interruppe Jessie. Non ricordava se avesse mai risposto a voce alta a uno di quei suoi interlocutori interiori. Si domandò se fosse un segno di pazzia. Concluse che non gliene importava un fico secco, non in quel momento.”

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lo stesso autore, lo stesso genere.
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Il gioco di Gerald 2012-05-18 13:29:33 Cla93
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Cla93 Opinione inserita da Cla93    18 Mag, 2012
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Immaginate, e rabbrividite.

Personalmente, ammetto di preferire i racconti di King anziché i romanzi, anche se non so bene quale sia la causa di ciò.
In ogni caso, lo stile di King è inconfondibile: le parole scorrono davanti ai vostri occhi come un sorso d’acqua ghiacciata in un giornata afosa; non sarete voi a “divorare” il libro, ma sarà il libro a “divorare” voi.
Sì perché, almeno per quanto mi riguarda, tutte le storie di King hanno un impatto emotivo fortissimo.
La cosa che mi fa rabbrividire più di tutte le altre, è come King riesca a descrivere qualsiasi situazione in ogni minimo particolare, senza tralasciare nulla. Perché è proprio questo il suo scopo: non tralasciare nulla, essere diretto, non giudicare, raccontare e basta.
Immaginate di essere incatenate a un letto perché vostro marito voleva fare un gioco erotico, ma poi è morto d’infarto.
Immaginate di essere in una casa isolata, su un lago, dove nessuno può sentirvi. Immaginate che un cane divori mostro marito, e che, di notte, qualcuno – o qualcosa – vi osservi da un angolo buio della stanza.
Immaginate. Potete farlo? Ci riuscite?
King sì, come al solito, ci riesce e non lascia scampo a niente e nessuno.

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Il Re del Brivido.
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Il gioco di Gerald 2012-02-08 08:13:16 Mephixto
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Mephixto Opinione inserita da Mephixto    08 Febbraio, 2012
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C'era una volta un re legato ad un....

Questo romanzo secondo me è uno dei testi piu singolari che abbia letto del re.
Lo stile di King è inconfondibile e poco si può dire sulla sua capicità narrativa, la forza con cui ti trasporta nei suoi incubi e inarrestabile. E qui è di questo che parliamo, una donna che vive sia un incubo interiore di cui non aveva memoria conscia, sia di una serie di incubi reali che si susseguono a quelli della mente.
Per quanto il romanzo non sia ricco d'azione e largamente compensato dalla suspance. Chiusa in un cottege legata a un letto gli incubi del suo passato e del presente le tormentano la mente la divorano e la braccano. In questa situazione paradossale, dove chiunque si sentirebbe sicuro, la protagonista si trova vittima di tutto ciò che la circoda,le cose piu semplici diventano imprese tianche, e la salvezza, sempre più sembra diventare utopia cadendo via via sempre piu vittima della sua mente.
Il libro è per buona parte avvolto da una cappa di angoscia e melanconia, forse, per chi non è attratto dalle introspettive può risultare tropo prolisso, anche se queste fasi sono essenziali per la filologia del romanzo, ma sicuramente un libro che vi terrà con il fiato sospeso sino alla fine.
In conclusione direi che questo romanzo è " un elegante incubo perverso".

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