Il pazzo di Bergerac Il pazzo di Bergerac

Il pazzo di Bergerac

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Lo sconosciuto, giunto in fondo al corridoio, ha aperto lo sportello. Non è un caso! In quel preciso momento il treno rallenta. Ai lati della strada ferrata si intravede una foresta. Una luna invisibile rischiara le rare nuvole. «Stridore di freni. Da ottanta all’ora la velocità dev’essere scesa a trenta, forse meno. «E l’uomo salta giù, scomparendo al di là della scarpata dove probabilmente atterra rotoloni. Un attimo di riflessione, poi anche Maigret si lancia. Non rischia niente, il treno ha rallentato ancora. «Si getta nel vuoto. Cade su un fianco, ruzzola, fa tre giri su se stesso e si ferma davanti a uno sbarramento di filo spinato. «Un fanale rosso si allontana nello sferragliare del convoglio»



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Il pazzo di Bergerac 2017-11-04 14:19:39 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    04 Novembre, 2017
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investigazione da camera

Per esibirsi in quella che è una vera e propria investigazione da camera, Maigret si mette di nuovo in viaggio sciroppandosi un bel po’ di chilometri seppure in una direzione diversa dal solito. Con la scusa di far visita a Leduc, un collega andato in pensione, eccolo infatti diretto in Dordogna in uno scompartimento di vagone-letto condiviso con un agitatissimo tizio che lo tiene sveglio tutta la notte. Al mattino il commissario si accorge che lo sconosciuto sta per saltare dal treno prima dell'arrivo in stazione, e senza pensare alle conseguenze, si getta anch'egli dal convoglio in corsa. Quando urla all'uomo di fermarsi viene ferito da un proiettile alla spalla e ricoverato all'ospedale di Bergerac, dove tutti credono dapprima che egli sia il cosiddetto pazzo, responsabile dell'omicidio di due donne, che ha sconvolto la tranquillità della piccola comunità. Chiarito l’equivoco, si comincia a supporre che lo sparatore sia l’assassino, ma Maigret vuole vederci chiaro: dal letto d’albergo dove è immobilizzato per la convalescenza inizia a sospettare di chi lo circonda – l’impettito procuratore, l’ufficiale di polizia che preferisce le conclusioni facili, il medico che lo ha in cura e che vive con moglie e cognata sotto lo stesso tetto ingenerando una marea di chiacchiere, la robusta ragazza del popolo Rosalie scampata all’aggressione – e di pura deduzione giunge a sciogliere l’enigma. I suoi occhi e le sue orecchie sono l’ex poliziotto, che peraltro viene punzecchiato di continuo, e soprattutto la signora Maigret, giunta per assistere il marito, ma spedita spesso e volentieri in giro per la cittadina oppure a raccogliere informazioni a destra e a manca, operazioni che a dire il vero le riescono assai bene (forse pure troppo per una neofita). Nel frattempo il commissario osserva i movimenti degli altri personaggi dalla sua finestra che dà proprio sulla piazza principale di Bergerac (indimenticabile l’auto, vecchiotta e rumorosa, di Leduc) facendo combaciare con pazienza i tasselli che ne ricava con quanto gli riferiscono i suoi ‘assistenti’: la sua salute va di pari passo con l’indagine e migliora quando può sondare i più o meno sospetti con chiacchierate che finiscono per diventare interrogatori mascherati. In simili momenti esce la spigolosità che Simenon intendeva dare a un personaggio che in molti passaggi non fa nulla per rendersi simpatico: il metodo funziona – il che è ovvio - e porta alla luce la consueta storia contrassegnata da avidità, amore e sesso che questa volta attraversa almeno un paio di decenni e in cui le colpe dei padri (nonché delle madri) ricadono sovente sui figli.

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