L'ultimo traghetto L'ultimo traghetto

L'ultimo traghetto

Letteratura straniera

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Mónica Andrade è sparita da qualche giorno, e il caso non meriterebbe particolari attenzioni se non si trattasse della figlia di un celebre cardiochirurgo con cui mezza città (incluso il commissario Soto, diretto superiore dell’ispettore Leo Caldas) pare sentirsi in debito. Così Caldas, dapprima con un certo distacco poi sempre più coinvolto, si addentra nella vita della giovane scomparsa, tra la Scuola di arti e mestieri dove lei insegna e il villaggio di Tirán in cui si è ritirata a vivere, al di là della ría sulla cui sponda meridionale sorge Vigo: un mondo antico e isolato, collegato alla grande città da un traghetto che lei prendeva quotidianamente... Una galleria di personaggi memorabili e un’ambientazione che a lungo resterà «negli occhi» del lettore sono le armi in più di questo straordinario giallo d’autore, in cui un intreccio narrativo magistrale e un ritmo costantemente in crescendo ci imprigionano dalla prima all’ultima pagina. Atteso da anni in Spagna e accolto trionfalmente alla sua uscita, il nuovo romanzo di Domingo Villar è una conferma: siamo di fronte a un maestro del noir e a una delle voci più interessanti della letteratura contemporanea.



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L'ultimo traghetto 2021-03-26 16:46:40 effebi
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Opinione inserita da effebi    26 Marzo, 2021

BEL THRILLER!

Le 600 e passa pagine spaventano all'inizio, ma il timore passa alla svelta perché il libro è scritto bene, scorre velocemente e lo stratagemma dei capitoli molto brevi sembra fatto apposta per dire "suvvia, leggiamo ancora queste tre pagine e poi chiudo". E di tre pagine in tre pagine si arriva alla fine in un batter d'occhio.
Certo, altri autori avrebbero condensato in 350 pagine quel che Villar distribuisce in 620, ma la lunghezza ha due funzioni. La prima è quella di aumentare il realismo di una vicenda che si sviluppa in pochi giorni seguendo ciò che Leo Caldas, il protagonista, fa anche fuori dall'orario di lavoro. La seconda è quella di camuffare meglio gli indizi disseminati qua e là in modo magistrale.
Una nota di merito per i dialoghi. A volte, anche nel genere thriller, si trovano personaggi che parlano come libri stampati o che devono per forza dire cose intelligenti o che la fanno troppo lunga e il realismo, la veridicità della situazione ne risentono. Villar, invece, riesce a costruire dialoghi che sembrano veri.
C'è anche uno sforzo da parte dell'autore ad allontanarsi da certi stereotipi dei thriller. Non sempre ci riesce (ad esempio, anche qui il protagonista si innamora durante l'indagine, ma non è l'unico esempio e non vado oltre per non spoilerare), ma il personaggio Caldas risulta realistico anche perché non è un genio dell'investigazione, commette i suoi errori, lavora in squadra e non esistono nella sua squadra né le macchiette alla Catarella che non sai come abbiano fatto a entrare nelle forze dell'ordine, né i giudici testardi e antipatici che "non capiscono niente, ma per fortuna c'è l'eroe che ci pensa lui a risolvere tutto".

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L'ultimo traghetto 2021-01-22 07:54:59 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    22 Gennaio, 2021
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Che fine ha fatto Monica Andrade?

Monica Andrade, giovane ceramista, scompare senza lasciare traccia, a denunciarne la scomparsa il padre, noto chirurgo , con il quale l'ispettore capo della polizia ha una sorta di debito di riconoscenza per aver operato con successo la moglie anni prima.
Incarica così delle indagini il migliore tra i suoi sottoposti, l'ispettore Leo Caldas , che all'inizio pare poco interessato alla vicenda in quanto tra l'altro un'occhiata superficiale alle cose lascia supporre un allontanamento volontario.
Ma qualcosa di indefinibile non convince del tutto l'ispettore.
Bella la descrizione dei luoghi e soprattutto della vita nel posto, un paesino al di la della riva, che permette di raggiungere Vigo in traghetto, quel traghetto che Monica prendeva ogni giorno per recarsi al lavoro e sul quale sembrano perdersi del tutto le sue tracce ridotte ad una bicicletta legata ad una ringhiera del molo.
La narrazione scorre senza noia ma anche in modo piuttosto lento, il sopralluogo a casa di Monica dura qualcosa come 70-80 pagine durante le quali l'ispettore Caldas e il suo collega Rodriguez non fanno che cercare il gatto di casa senza particolari intuizioni.
I sospetti, come spesso accade , si addensano attorno alla figura controversa di un giovane con problemi di comunicazione che si scoprirà dotato di un dono straordinario.
Per lungo tempo Caldas brancola nel buio alla ricerca di qualche indizio, lo stesso sistema di indagini spagnolo sembra lento e farraginoso, l'ispettore capo troppo in soggezione di fronte all'eminente chirurgo che si prende libertà eccessive, gli investigatori ripercorrono più volte i pochi elementi al vaglio su cui costruire qualche ipotesi fondata sulla fine di Monica.
Dopo 400 pagine che stavano diventando stucchevoli entra in scena una figura che cambia il corso della storia la quale , da lì in poi, prende ritmo e sostanza e ci lascia 200 pagine con un altro respiro, colpi di scena e la soluzione finale dell'enigma.
Declamato dalla stampa straniera come un capolavoro non me la sento di condividere questa impegnativa definizione, troppo lunga la parte iniziale che avrebbe giovato di uno sfrondamento di 200 pagine o giù di li, bella la parte da 3/4 in poi , nel complesso un buon romanzo ma lì mi fermerei.

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