La domatrice La domatrice

La domatrice

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La domatrice Petra è la famosa e affascinante città carovaniera fondata in Transgiordania dagli antichi Nabatei. In questa località il destino ha riunito un eterogeneo gruppo di turisti: un famoso psichiatra francese, una graziosa neolaureata in medicina, un'energica lady membro del Parlamento inglese, una signorina di mezza età e una numerosa famiglia americana che gravita attorno alla «domatrice», onnipotente matrona che ama esercitare sadicamente il suo potere sui familiari. Nell'aria dell'antica città si respira un'atmosfera sinistra, tanto che, quando uno dei membri della comitiva viene ritrovato cadavere, affiora subito il sospetto che si sia trattato di un delitto. L'assassino però ha fatto male i suoi conti. Non ha previsto, infatti, la presenza di un turista di eccezione: Hercule Poirot.



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La domatrice 2026-10-28 15:17:13 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    28 Ottobre, 2026
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Ennesima vacanza rovinata per il povero Poirot!

All'inizio dell'anno ho raggiunto l'obiettivo dei quaranta libri di King letti, e ora che ci stiamo avviando verso la fine di questo 2026 taglio lo stesso traguardo con i volumi della cara Agatha grazie a "La domatrice". Avrei preferito capitasse con un titolo più piacevole, ma è stata comunque una lettura parecchio interessante per il tentativo di scrivere qualcosa di diverso dalla maggioranza della produzione christieniana, discostandosi in parte dalla classica struttura del giallo all'inglese per toccare temi e riflessioni che non sfigurerebbero in un thriller psicologico pubblicato negli ultimi tempi.

Questo è vero soprattutto per la prima metà del testo, dove il buon Hercule fa appena un paio di comparsate lasciando il posto alle prospettive di Sarah King (non viene chiamata dottoressa per tutto il romanzo e non sarò di certo io a cominciare io in questa recensione!) e del celebre psicologo francese Theodore Gerard, che durante una vacanza in Medioriente conoscono e analizzano la famiglia Boynton, un gruppo di americani fin troppo unito, e soprattutto raggruppato attorno alla tirannica matriarca. Solo una volta arrivati al delitto viene chiamato in causa il nostro ineffabile detective belga, talmente sicuro di sé da promettere una risoluzione in giornata, limitandosi a interrogare in modo indipendente testimoni e sospettati vari.

La fase dell'indagine risulta così molto statica, nonché priva dei divertenti espedienti utilizzati nelle altre storie di Poirot come i travestimenti. Non aiuta che il resto della narrazione sia affidata alla voce di Sarah: il dottor Gerard è anche gradevole, ma lei risulta davvero una figura fastidiosa, nonché del tutto inadatta per indole a occuparsi del benessere psicologico del prossimo. Il resto del cast non mi ha trasmesso grandi emozioni, neppure nel caso della signora Boynton che aveva un gran potenziale a livello di caratterizzazione ma non è stata presente sulla pagina quanto mi sarei aspettata vista la sua fama e il suo ruolo. Anche le conseguenze del dominio che impone alla famiglia appaiono poco incisive, forse perché i POV dei figli sono quasi assenti, e quelli avrebbero sicuramente reso meglio questo aspetto interiore.

E davvero mi spiace perché il modo in cui vengono descritti gli abusi psicologici e materiali è valido, e se ben esplorato avrebbe permesso di mettere in scena delle dinamiche intriganti. L'intera tematica viene invece trattata con superficialità, ricorrendo anche a ragionamenti alquanto infelici e a espedienti ancora più malati del problema che si proporrebbero di sistemare; e ovviamente essendo un'indagine di Poirot tutto viene risolto una volta svelato il mistero, senza la minima ripercussione negativa! e in questo caso lo stesso Hercule mi ha fatto alzare gli occhi al cielo perché non perde occasione di condannare un delitto a prescindere dalle motivazioni, eppure non batte ciglio di fronte a molteplici individui prontissimi a uccidere che però non ne hanno avuto l'opportunità.

Il libro non è ovviamente da buttare, per esempio ha una risoluzione convincente, delle riflessioni non scontate sulla moralità di un crimine, e un'ambientazione rilevante nonché diversa dalla solita campagna inglese; a rimanere sono però i tipici commenti invecchiati male, specialmente sull'aspetto fisico e sull'etnia. Torna anche l'abitudine della cara Agatha a mettere osservazioni logiche e condivisibili in bocca a personaggi che il lettore dovrebbe ritenere malvagi o per lo meno patetici. Patetico è un aggettivo che assocerei anche alle (fin troppe!) sottotrame romantiche, che in un solo passaggio si dimostrano abbastanza utili per dipanare l'intreccio, ma in tutti gli altri fanno solo aumentare il senso di disagio generale: non penso troverò mai il coraggio per affrontare uno dei romanzi firmati da Mary Westmacott...

Ma se pensate che sarebbe mancata la mia stoccata finale sull'edizione, avete fatto male i vostri conti! oppure non vi è mai capitato tra le mani questo volume, perché già dalle prime pagine si notano la traduzione legnosa in più punti e soprattutto l'utilizzo del tutto illogico dei segni grafici in moltissime frasi; questo obbliga a rileggere spesso e volentieri perché dialoghi e narrato si confondono senza motivo. Per accertarsi dell'atroce qualità grafica della copertina invece non serve neanche aprire il libro, eppure devo dire che la scelta di stravolgere il titolo una volta tanto è stata felice, considerando quanto era pigro e anonimo quello originale.

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La domatrice 2017-10-01 18:50:51 Cathy
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Cathy Opinione inserita da Cathy    01 Ottobre, 2017
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Il luogo del sacrificio

Sembra proprio che Hercule Poirot non possa andare in vacanza senza inciampare in un cadavere e il viaggio che il celebre investigatore decide di compiere in Medio Oriente non fa eccezione. Nell’affascinante località archeologica di Petra, in Giordania, l’anziana e malata signora Boynton muore all’improvviso lasciando sotto shock il piccolo gruppo di turisti che visitava Petra con lei: la sua numerosa famiglia, un famoso psichiatra, una giovane dottoressa, una signorina zitella, un signore americano e una parlamentare inglese. In apparenza non c’è nulla di sospetto nella morte della signora Boynton, ma Poirot sa bene che le cose non sono mai come sembrano: la vittima era un’ex carceriera che con gelida determinazione teneva insieme a forza la sua famiglia – i tre figliastri, Lennox, Raymond e Carol, sua figlia Ginevra e Nadine, moglie di Lennox – attraverso un regime di terrore e sottomissione mentale. Privi di indipendenza economica e ridotti ad una vera e propria sudditanza psicologica, i giovani Boynton sono fisicamente liberi, ma in realtà sottomessi al volere della madre e incapaci di liberarsi del giogo, proprio come le bestie da circo non possono ribellarsi ai comandi della domatrice. Ma ora che la terribile signora Boynton ha lasciato questo mondo sono finalmente liberi e come non sospettare che dietro la sua morte si nasconda un assassino disperato o forse anche più di uno? A Petra esiste un posto chiamato “Il luogo del sacrificio”, dove gli antichi Nabatei presentavano le loro offerte alle divinità, e se è vero che il sacrificio di una vita può significare la salvezza di molte altre, come afferma Sarah King, la giovane dottoressa della compagnia, allora la morte della sadica ed egoista signora Boynton è avvenuta nel posto giusto.
Mentre il sospetto serpeggia nel campo dei turisti di Petra, Poirot indaga con la consueta abilità e risolve il mistero quasi in un battito di ciglia, dimostrando che anche la verità in apparenza più ovvia e banale non lo è mai fino in fondo.
Tra sottili indagini psicologiche e depistaggi continui si dipana un giallo dalla suggestiva e originale ambientazione esotica – uno dei romanzi che la Christie scrisse su ispirazione dei viaggi compiuti in Medio Oriente con il marito archeologo – e dalla struttura chiara e lineare, ricco di tocchi di ironia. L’infallibile investigatore belga conduce il lettore tra le rosse rocce di Petra alla scoperta di un mistero tutto giocato su una manciata di “fatti” sospetti – così li chiama Poirot – e attente riflessioni sul profilo psicologico dei personaggi, fino alla conclusione, che forse è l’unico elemento un po’ fiacco e poco brillante in un romanzo per il resto perfettamente riuscito.

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