La vittima perfetta La vittima perfetta

La vittima perfetta

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Nel bel mezzo di un’afosa notte estiva, un’ombra si muove oscura, animata da un odio feroce e da un’irrefrenabile sete di sangue. Per la detective Erika Foster è un nuovo caso. Un omicidio, ancora. La vittima è un dottore ed è stato soffocato nel suo letto. Ha i polsi legati e gli occhi gonfi, un sacchetto di plastica trasparente stretto intorno alla testa. Pochi giorni dopo, un altro uomo viene trovato morto nello stesso modo. Erika e la sua squadra si trovano al cospetto di un serial killer freddo e calcolatore: è chiaro che segue le sue prede in attesa del momento perfetto per ucciderle. E le vittime sono tutti uomini single, che custodivano gelosamente i segreti della loro vita privata. Ma cosa lega questi individui all'assassino? Nell'ondata di caldo soffocante che invade Londra, Erika farà di tutto per fermare “l’Ombra della notte” prima che la conta degli omicidi aumenti ancora. Anche a costo di mettere a rischio il suo lavoro e la sua incolumità. Perché mentre Erika segue le tracce del killer, qualcuno segue lei e la osserva da molto vicino…



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La vittima perfetta 2021-06-05 21:13:33 ALI77
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    05 Giugno, 2021
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IL SECONDO CASO DI ERIKA FOSTER

Siamo a fine giugno e ritroviamo Erika Foster, la detective che abbiamo iniziato a conoscere nel primo libro della serie, alle prese con un nuovo cadavere e un nuovo colpevole da scoprire.
La vittima è Gregory Munro, un medico di famiglia di quarantasei anni che è stato ritrovato nella sua casa dalla madre che lo pensava in vacanza nel sud della Francia e che era passata a dare da mangiare al gatto.
Il cadavere era stesa a pancia in su con un sacchetto di plastica sopra la testa, i polsi legati alla spalliera, nudo e con gli occhi sgranati e gonfi, sembra essere un delitto passionale.
Erika non né è convinta e fa un po' come vuole come nel primo libro, non ha ancora la completa fiducia dei colleghi e del suo capo, anzi non viene proprio apprezzata.
Il caso devo essere sincera è in alcuni parti molto prevedibile, la struttura narrativa segue quella del primo libro, anzi è molto simile quindi non troviamo nulla di nuovo.
Della vita privata di Erika non sappiamo molto di più rispetto al primo romanzo, è sempre molto scrupolosa, sospettosa e acuta nel suo lavoro però continua a non seguire le regole e a fare di testa sua, però alcune volte ci sono delle conseguenze da pagare.
Lo stile dell'autore è sempre scorrevole, il romanzo si lascia leggere velocemente ma l'ho trovato un po' meno appassionante rispetto al precedente, preferirei che ci fosse una maggiore indagine psicologica sul personaggio di Erika che dopo due libri non conosciamo se non marginalmente.
L'intreccio crime del libro l'ho trovato molto semplice, la vittima non sarà solo una e seguiamo il caso con interesse eppure mancava quel qualcosa che mi aveva entusiasmato nel primo libro.
Però c'è anche da dire che al di là di questa storia a me questo autore piace molto, la sua scrittura la trovo diretta, lineare ma probabilmente qui la vicenda thriller semplicemente non mi ha preso come speravo.
Ho trovato che verso la fine del libro, ci sia stata da parte dell'autrice una sorta di analisi psicologica del colpevole andando a indagare sul suo passato e sul perché o sul cosa l'abbia portato a compiere dei gesti così terribili.
Vediamo cosa succederà nel terzo libro della serie.

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La vittima perfetta 2019-06-17 08:47:51 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    17 Giugno, 2019
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Erika e le suicide bags

Uno stimato medico di famiglia viene trovato morto nel suo letto. È completamente nudo e, attorno alla testa, porta ancora il sacchetto di plastica che ha causato il decesso per asfissia. È stato un gioco sessuale finito male? Un suicidio? Oppure è un omicidio? In questo secondo caso qual è il movente?
A questo primo caso, apparentemente legato agli ambienti omosessuali londinesi, ne seguiranno altri, ancora più inspiegabili, ma tutti collegati dalle stesse circostanze: il sesso maschile della vittima, il fatto che essa venga sempre ritrovata a letto nuda e l’uso di un particolare tipo di sacchetto di plastica chiuso da una cordicella, chiamato proprio “suicide bag”, per l’uso per il quale è stato appositamente studiato.
Questo è il secondo romanzo che vede come protagonista la detective slovacca, naturalizzata inglese, Erika Foster, già conosciuta con il giallo “La donna di ghiaccio”. Anche in questo libro la troviamo alle prese con un serial killer (o una serial killer donna?) che agisce con fredda determinazione nel causare l’atroce morte delle sue vittime senza lasciare quasi alcuna traccia evidente del suo passaggio. Anche qui, alla fine, si instaurerà una relazione diretta tra l’omicida e l’investigatrice. Anche in questo caso la tenacia e l’acume della poliziotta londinese dovranno fare i conti con l’ostilità dei capi, l’ottusità di alcuni colleghi e i preconcetti che porteranno a deviare le indagini più di una volta, sin quasi a vanificare le abili intuizioni della donna. Anche in questo caso Erika dovrà lottare sul fronte personale con i fantasmi del proprio passato e il dolore per la morte del marito, mentre su quello professionale sarà costretta a disubbidire agli ordini che le vengono impartiti dai superiori. Anche in questo caso la poliziotta rischierà la vita personalmente per portare a termine felicemente l’indagine.
In pratica la storia segue i medesimi cliché del romanzo d’esordio. Pure la trama gialla non è particolarmente originale, poiché, come ci fa sapere ben presto l’A., ricadiamo nel classico schema dell’omicida seriale per vendetta. Comunque si fa leggere con piacere e, nonostante il nome del colpevole ci sia rivelato quasi subito, la suspense tiene sino alla fine. Forse si è calcato eccessivamente la mano sulla visione omosex del mondo: hanno relazioni con persone dello stesso sesso due vittime, il medico legale e una degli agenti, in pratica una buona percentuale dei protagonisti. Tuttavia l’argomento viene trattato con serena obiettività e senza particolari prese di posizione nonostante che lo stesso Bryndza sia omosessuale e, alla vicenda principale, si intrecci pure un caso di pedopornografia che avrebbe potuto portare a caricare ulteriormente le tinte del racconto.
Invece ho trovato frustrante, irritante e un po’ ripetitivo il finale. I tragediografi greci hanno teorizzato l’importanza della catarsi finale, perché non si può abbandonare lo spettatore con il dolore e l’ansia patiti durante la narrazione. A quanto pare, invece, Bryndza si diverte a provocare le reazioni irate dei suoi lettori proprio quando essi giungono alle pagine finali dei suoi romanzi. Stia attento, perché la pazienza dei suoi lettori potrebbe terminare!
Comunque complessivamente si tratta di un romanzo gradevole anche se lievemente inferiore alla prova d’esordio.
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Un'appunto per gli editori: nella sinossi del romanzo si scrive che la detective sarebbe spiata dappresso da qualche misterioso individuo. Ma quella circostanza era presente ne "La donna di ghiaccio" e non in questo libro. Siamo sicuri che l'editor abbia letto tutto il romanzo?

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"La donna di ghiaccio", il primo romanzo della serie.
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