The chain The chain

The chain

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"Mi chiamo Rachel Klein e fino a pochi minuti fa ero una madre qualunque, una donna qualunque. Ma adesso sono una vittima. Una criminale. Una rapitrice. È bastato un attimo: una telefonata, un numero occultato, poche parole. Abbiamo rapito tua figlia Kylie. Segui le istruzioni. E non spezzare la Catena, oppure tua figlia morirà. La voce di questa donna che non conosco mi dice che Kylie è sulla sua macchina, legata e imbavagliata, e per riaverla non sarà sufficiente pagare un riscatto. Non è così che funziona la Catena. Devo anche trovare un altro bambino da rapire. Come ha fatto lei, la donna con cui sto parlando: una madre disperata, come me. Ha rapito Kylie per salvare suo figlio. E se io non obbedisco agli ordini, suo figlio morirà. Ho solo ventiquattro ore di tempo per fare l'impensabile. Per fare a qualcun altro ciò che è stato fatto a me: togliermi il bene più prezioso, farmi precipitare in un abisso di angoscia, un labirinto di terrore da cui uscirò soltanto compiendo qualcosa di efferato. Io non sono così, non ho mai fatto niente di male nella mia vita. Ma non ho scelta. Se voglio salvare Kylie, devo perdere me stessa....".

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The chain 2019-09-09 14:58:12 Bruno Izzo
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Bruno Izzo Opinione inserita da Bruno Izzo    09 Settembre, 2019
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Giochi a premio

Le idee più geniali sono spesso le più semplici, e questo vale anche per il crimine.
Lo scoprirà ben presto, dolorosamente a sue spese, Rachel Klein, la protagonista di “The chain”, l’originale e avvincente thriller di Adam McKinty.
Conosciamo tutti, più o meno, il meccanismo delle moderne catene di sant’Antonio, un sistema assai semplice che consiste nel diffondere a macchia d’olio ad una platea di utenti una lettera, questo ai tempi remoti ante computer, una e-mail oggigiorno, in cui si richiede di copiare una missiva identica a quella appena ricevuta e inviarla a propria volta ad altri contatti, per diffondere il più possibile un messaggio più spesso di natura delirante su base simil fanatico-religiosa, vantando l’avverarsi di eventi fortunati al felice esito della trasmissione in catena del messaggio, o in caso contrario minacciando supposte acclarate punizioni divine con l’avverarsi di eventi infausti.
Successivamente tale fastidioso, ma tutto sommato innocuo meccanismo di spam, è stato sostituito dalla trasmissione in catena di una struttura piramidale, in verità un modo truffaldino di tirar su un po' di denaro da parte di persone di dubbia moralità. Il meccanismo è una struttura piramidale in quanto al suo vertice vi è una sola persona, che vende ad altre persone la possibilità di entrare a far parte della piramide a dei livelli sottostanti, promettendo a loro volta guadagni in cambio del pagamento di una quota d’ingresso. Una volta pagato l’accesso alla struttura, a loro volta queste persone introdurranno altre persone nella piramide e così via. In realtà è una truffa,
Secondo questo meccanismo, guadagna delle singole quote di ingresso versate solo chi sta al vertice della piramide, per le altre persone che accedono alla struttura, diventa difficile – se non impossibile – convincere altre persone ad accedere alla piramide, anche promettendo lauti guadagni.
Il crimine perpetrato ai danni della povera Rachel è esattamente una catena piramidale forzata sul ricatto: le viene chiesto di versare una sostanziosa quota d’ingresso, ed il premio promesso è.…la salvezza della vita della proprio figliola Kyle, rapita a questo solo scopo di costrizione. Non solo: ma il rapitore di Kyle, a sua volta, non è un bieco criminale, è invece a sua volta una vittima innocente, costretto giocoforza a delinquere, anche a lui è stata rapita una persona cara, la cui liberazione dipende dalla creazione dall’anello successivo della catena. Per cui, il compito di Rachel non è solo quello di pagare la quota d’ingresso, ma anche di scegliere a sua volta un anello successivo, a cui rapire una persona cara e costringerlo a fare altrettanto di ciò che è stato fatto a lei, perché la catena possa continuare al solo esclusivo vantaggio dell’unico colpevole reale che siede al vertice della piramide.
Un gioco semplice, come si vede, ma sottile e crudele, insieme.
“The chain” basa la sua fortuna non solo sull’originalità dell’idea di partenza, quanto nell’abilità a delineare crudamente ma assai efficacemente, in una conseguente atmosfera di sottile angoscia, lo scontro tra il calore dell’amore di una madre, il suo istinto protettivo caldo e rovente di amore oltre ogni limite e a qualsiasi costo nei confronti del proprio figlio, e la freddezza artica, agghiacciante, di un meccanismo ludico reso assai più rigido dal crudele carattere gelidamente lucroso che esula dal gioco in sé, tramutandolo in efferatezza fine a se stessa.
Ma il calore, più spesso, scioglie i ghiacciai.

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
A chi ama il genere, il thriller, fine a se stesso, a solo scopo distensivo. Nessuna tensione alla Stephen King o alla Donato Carrisi, per intenderci, ma un piccolo svago sotto l'ombrellone, senza infamia e senza lode.
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