Caino Caino

Caino

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Capovolgendo la prospettiva tradizionale, Saramago fa di Caino un essere umano né migliore né peggiore degli altri. Al contrario, il dio che viene fuori dalla narrazione è un dio malvagio, ingiusto e invidioso, che non sa veramente quello che vuole e soprattutto non ama gli uomini. È un dio che rifiuta, apparentemente solo per capriccio e indifferenza, l’offerta di Caino, provocando così l’assassinio di Abele. Cacciato e condannato a una vita errabonda, il destino di Caino è quello di un picaro che viaggia a cavallo di una mula attraverso lo spazio e il tempo, in una landa desolata agli albori dell’umanità.

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Caino 2019-02-17 13:48:41 oscar
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oscar Opinione inserita da oscar    17 Febbraio, 2019
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A spasso nella Bibbia

Dopo il “Vangelo secondo Gesù Cristo”, questo è il secondo libro che leggo del premio Nobel lusitano. La storia inizia nel Giardino dell’Eden dove i primi coniugi plasmati dal nulla generano due fratelli che vivono in perfetta armonia sino a quando Dio (con l’iniziale rigorosamente minuscola), decide di preferire i sacrifici animali di Abele a quelli agresti di Caino, facendo nascere in quest’ultimo un furioso risentimento che sfocerà nel notissimo fratricidio. Da questo momento Caino viene portato a spasso nel tempo e nello spazio per prendere parte attiva ad alcuni tra gli episodi salienti del “Vecchio Testamento”, con la consueta scorrevole prosa caratterizzata da un uso molto originale della punteggiatura.

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Caino 2018-02-13 09:20:06 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    13 Febbraio, 2018
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Il Dio uomo, L'uomo Dio.

Con “Caino” Josè Saramago ci porta a spasso per la Bibbia rileggendo in chiave ironica e dissacrante episodi aventi ad oggetto l’emblema indiscusso della cattiveria. Lo scopo principale dell’autore è quello di comprovare il male assoluto di (e in) Dio per giungere infine a una condizione di nulla assoluto poiché risultato di un duello ad armi pari tra essere umano e divinità. Tesi di fondo dell’opera è nuovamente il male. Un male che è portatore di disperazione e cupezza, un male che intimorisce e impaurisce perché senza confini. L’uomo è, in particolare, al contempo, tanto bene quanto malvagità. Se preso in considerazione come gruppo la componente negativa prende il sopravvento su quella positiva della bontà; epilogo inevitabile è l’autodistruzione. A cornice di questa visione, un Dio capriccioso, burattinaio, giocoliere che si diverte a vessare la sua stessa creatura. Non esiste argine alcuno a questo fenomeno.
Un’opera, quindi, quella presentata, che non lascia alternative nel pensiero del lettore. Se nei Vangeli questo veniva trasportato nel dubbio, veniva spinto a interrogarsi sulla contrapposizione tra bene e male che è parte intima dell’essere umano stesso per infine intuire e – forse anche accettare/giustificare – la ricerca e il desiderio di fede, con “Caino” ciò non è accade. La creatura si sostituisce a un creatore e termina così la storia. Fatto questo, non c’è altro da raccontare. La vicenda è finita. Conclusa.
Stilisticamente Saramago è riconoscibile sin dalle prime battute, soprattutto per il suo connotato della punteggiatura. Nonostante il portoghese calchi molto la mano e si spinga lautamente oltre rispetto al passato, l’opera è più fruibile, invita alla riflessione e porta all’interrogazione di quel mistero che è l’intimo caos di ognuno di noi. E per riflesso o conseguenza, lo stesso caos va oltre alle iperboli narrative nutrendosi del sangue degli innocenti, delle ingiustizie, della povertà, delle malefatte, del dolore. L’unico che può, forse, cambiare le cose è l’uomo. Chissà. Due piani, due metri, due misure.
Non una semplice lettura proprio a causa di questo rimarcato spingersi al di là di, ma comunque un altro Saramago da conoscere e da non perdere.

«Come tutto, le parole hanno i loro che, i loro come e i loro perché. Alcune, solenni, ci interpellano con aria pomposa, dandosi importanza, come se fossero destinate a grandi cose, e, guarda un po’, non erano altro che una leggera brezza che non sarebbe riuscita a muovere la pala di un mulino, altre, parole comuni, parole solite, parole di tutti i giorni, sarebbero arrivate ad avere, in definitiva, conseguenze che nessuno avrebbe osato prevedere, non è per questo che erano nate, eppure hanno finito per scuotere il mondo.»

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Caino 2018-01-15 04:56:15 siti
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siti Opinione inserita da siti    15 Gennaio, 2018
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Ad armi pari?

Rivisitazione in chiave ironica e dissacrante dei principali episodi biblici aventi per protagonista , trasversale nel tempo e nello spazio, l’emblema della cattiveria per eccellenza: Caino. A spasso per la Bibbia a comprovare una cattiveria ben più evidente , quella di Dio, per giungere infine al nulla assoluto originato da un epilogo nichilista che mette in scena un duello ad armi pari tra Dio e l’uomo.
La tesi di fondo dell’ormai attempato Premio Nobel è la vittoria del male sulla terra in una visione cupa e disperata che , sebbene celata da un’ironia sempre gradevole, impaurisce per la portata negativa che le è implicita. L’uomo è bene e male insieme, l’umanità un concentrato di male puro, il Dio a cui si rivolge un bizzarro e capriccioso giocoliere.
Da Adamo ed Eva in poi, con la cacciata dall’Eden, al fratricidio e alla conseguente condanna ad una vita raminga ma sotto la protezione divina, spaziando nello spazio ma soprattutto nel tempo vivendo episodi collocabili nel futuro, ci si ritrova a rivivere i principali episodi biblici nei quali Caino diventa però parte attiva, modificando il corso degli eventi senza che ciò sia più riferibile al misericordioso intervento divino. Ecco, mi pare che Saramago stavolta si sia spinto troppo oltre rispetto al precedente contenuto nella riscrittura dei Vangeli, era bello lì dubitare insieme a lui incapaci di capire la contraddizione insita in questa accozzaglia di bene e male che è l’uomo, che è il mondo, intuire la sua ricerca tutto sommato di un perché e forse della fede. Ma qui , a mio avviso si è spinto oltre, il finito usurpa l’infinito e due termini si annullano vicendevolmente. L’uomo si sostituisce a Dio e “la storia è finita, non ci sarà nient’altro da raccontare”. Benché più disturbante per me rispetto al “Vangelo secondo Gesù Cristo”: oltre misura la sua carica blasfema, gli riconosco ancora un’originalità stilistica ricalcante il modulo di punteggiatura che gli è consono, sebbene qui sia decisamente più fruibile e mai al limite della illeggibilità e della mancata comprensione, e un intento tuttavia nobile, seppur disperato e rassegnato, di farci riflettere sul nostro caos odierno. Esso non si nutre più delle iperboli narrative contenute in quella che è fondamentalmente una scrittura mitologica, va ahimè ben più oltre saziandosi ancora del sangue degli innocenti, dell’ingiustizia, della povertà in una dimensione certo che è stridente e difficile da accettare ma che spetta ancora all’uomo cambiare. Credo nell’uomo, non posso dubitare di Dio tanto meno metterli sullo stesso piano.

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"Il vangelo secondo Gesù Cristo"
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Caino 2016-09-06 10:36:53 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    06 Settembre, 2016
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Un pò troppo irrispettoso

I suoi libri sono sempre molto forti e, comunque, denotano senz’altro la personalità incisiva di quest’autore, nel modo di scrivere e nelle tematiche affrontate. Qui lo scrittore prende in mano parte del Vecchio Testamento e ne dà una chiave di lettura sua, con un focus particolare su un personaggio emblematico, perché è quello più negativo, Caino. Ho trovato questa sua opera un po’ eccessiva, nei toni e nei contenuti. Un po’ troppo dissacrante e forse direi anche blasfema, perché l’immagine che viene data di Dio è sicuramente molto negativa. Non so se uno scrittore, seppure geniale, può permettersi di prendere uno dei testi più sacri per eccellenza e reinterpretarlo così tanto a suo modo. Questo libro è sicuramente frutto di una penna, magistrale, arrabbiata con il mondo e non lo considero una delle sue opere migliori.

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Caino 2014-09-25 21:07:23 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    25 Settembre, 2014
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Chi è il lupo e chi l'agnello?

Che delusione!
E' anche vero che c'era ben poco da attendersi da questo Saramago ormai quasi novantenne che rispetto a quello settantenne, autore del Vangelo secondo Gesù Cristo, ne ha mantenuto intatto solo lo stile narrativo, caratterizzato sempre da periodi molto lunghi e con un uso quantomeno originale della punteggiatura, ma sempre molto ben costruiti, accurati e ricercati nella scelta dei termini.
Perchè in quest'opera, che nella trama ripercorre alcuni degli episodi più famosi dell'antico testamento, c'è solo cattiveria, rabbia, odio verso un Dio ignobile e crudele che sembra quasi godere della sua malvagità, spesso gratuita ed insensata, perpetrata verso gli uomini.
Anche nel vangelo la 'figura' di Dio veniva rivisitata e ribaltata, rispetto a quella sponsorizzata dalla chiesa cattolica, di padre severo ma buono; ma nel vangelo Saramago esponeva il suo punto di vista in modo più lucido, più cauto, sollevando dubbi ed offrendo spunti di riflessione.
Qui invece no; Saramago, nella persona di Caino, sputa fuori tutto il suo disprezzo verso quel Dio che egli non ama e non accetta ed al cospetto del quale non vuole sottomettersi, quello stesso Dio che per un suo capriccio costringe Caino a macchiarsi dell'omicidio del mite fratello Abele, che tanto mite però non era, lo stesso Dio che nella sua furia distruttrice travolge Sodoma e Gomorra con tutti i bambini che ci abitano la cui unica colpa è quella di dimorare nello stesso luogo in cui vivono i loro padri dalle strane tendenze sessuali. O lo stesso Dio che si diverte a far scommesse col diavolo puntando sulla rettitudine di Giobbe solo per il piacere di dimostrare la sua superiorità al suo pari-grado.
Ho letto esclusivamente un intento dissacratorio in quest'opera, una blasfemia questa volta gratuita e banale che ne sminuisce molto il valore, a mio parere.
Sembra quasi il grido di rabbia di un uomo che ormai sente vicina ed inevitabile la fine dei suoi giorni e chissà... forse ha paura di ciò che ci sarà dopo.

Anche la descrizione ai limiti del pornografico delle prestazioni da macho di Caino, sembrano eccessive, inutili e fuori luogo nel contesto narrativo... altro sintomo di senilità galoppante?

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Caino 2013-11-05 09:44:47 il libraio blu
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il libraio blu Opinione inserita da il libraio blu    05 Novembre, 2013
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un Dio imperfetto

Scritto negli ultimi anni di vita, in Caino Saramago dà l'impressione di non avere più nessuna remora, nessun autocontrollo censorio. Vuole dare una dimostrazione di come il Dio risulti imperfetto, incoerente, spesso assurdo e incomprensibile: come l'uomo.
La vena tuttavia non è affatto dogmatica, bensì ironica, fantasiosa, intelligente. Una storia sì dissacrante, ma mai, a mio giudizio, irrispetosa. Geniale come sempre l'uso del discorso indiretto libero, a intercalare tra i dialoghi i commenti personali.

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il vangelo secondo gesù cristo
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Caino 2013-04-16 20:59:51 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    16 Aprile, 2013
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Saramago contro dio (con la minuscola)

Questo libro interessantissimo potrebbe sembrare un intelligente fraseggio letterario ( per non usare il termine più volgare) su temi biblici, temi che si prestano molto bene a un gioco del genere, specie nella loro interpretazione letterale, cioè quella dell'ignorante come potrei essere io o magari (non lo so) Saramago. All'inizio il libro mi è sembrato scritto con il desiderio di ridere che viene al bambino durante la messa domenicale, con uno spirito ingenuo e un po' infantile. In realtà ho cambiato idea abbastanza presto: la narrazione è portata avanti con un accanimento che non può essere considerato bonario e scherzoso. Verrebbe da pensare che Saramago, pur professandosi ateo sia in realtà un credente, uno di quegli uomini che davanti ai tanti mali del mondo se la prendono con Dio perchè non interviene, perchè dà carta bianca all'uomo e si aspetta contro ogni calcolo probabilistico che sappia fare qualcosa di buono. Sembrerebbe che Saramago se la prenda con Dio perchè potendo impedire il male lascia l'uomo libero di fare il male, lascia morire i deboli e ammalarsi i bambini. Di più, se permette queste cose, Lui che può tutto, significa che vuole queste cose. Temi simili ci sono anche in Dostojeskij, anche se non questa ultima, estrema riflessione. A me sembra che un libro simile potrebbe scriverlo solo un credente perchè un ateo non sentirebbe tanto astio per qualcuno che non esiste, sarebbe uno spreco di forze.
Proseguendo comunque nella lettura fino alla geniale e originale conclusione ci si sente sempre più avvinti dal punto di vista di Saramago anche se non lo si condivide ( io non lo condivido). Comunque il libro è bellissimo. La lotta tra dio e l'uomo è portata avanti da caino, in un rovesciamento di ruoli che si accentua andando avanti nel racconto: caino è l'uomo, dio è il male del mondo, il male a cui non c'è rimedio. Non so se la scelta di non usare le maiuscole nei nomi propri e nella parola "Dio" sia una scelta di Einaudi o di Saramago. Io mi sono immaginato che l'autore abbia voluto dare ai personaggi un ruolo in qualche modo collettivo: caino è umano, dio non lo è.
La conclusione, che completa alla perfezione la ribellione di caino, è geniale.
Unico appunto, la scelta di Einaudi di sopprimere le virgolette, è elegante ma credo che non faciliti la vita al lettore occasionale.

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Non ho letto altri Saramago. Benni, Pennac. I fiori blu di Quenau.
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Caino 2012-12-10 21:01:13 ant
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ant Opinione inserita da ant    10 Dicembre, 2012
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Rivisitazione della vita del primo assassino

Rivisitazione molto simpatica, a mio avviso, della vita del primo assassino nella storia dell'umanità: Caino.
Notevoli e arguti gli ipotetici dialoghi che Saramago imbastisce tra il protagonista del romanzo, Caino, e..D i o.
Molto accattivante e fantasiosa anche la trama del libro, infatti dopo il "fattaccio"(l'uccisione del fratello Abele) Caino vivrà errabondo imbattendosi in tante altre situazioni e personaggi più o meno note/i(diluvio universale, Noè, Abramo,Lilith etc).
C'è chi ha trovato questo testo intriso soprattutto di ateismo, io invece lo trovo divertente e intelligente e nello stile molto simile al miglior Calvino.
Singolare

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libri fantasiosi e allo stesso tempo reali e intelligenti
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Caino 2011-08-07 21:36:12 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    07 Agosto, 2011
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Sempre superlativo

Josè Saramago riprende con Caino il tema della religiosità e lo fa con la prosa meravigliosa ed inconfondibile che gli è propria.
Mentre ne “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” legge a suo modo i temi del Nuovo Testamento, con Caino lo scrittore, ormai giunto alla vecchiaia, ripercorre, con ancor maggior disincanto, l’Antico Testamento, a partire dalla creazione di Adamo ed Eva e dal primo omicidio, per mano di Caino.
Un dio “minuscolo” si costruisce un nuovo giocattolo - la terra – e la popola per il suo piacere di uomini ed animali.
Dico “dio minuscolo” per come Dio viene descritto e anche perché le maiuscole sono invise a Saramago, che non le utilizza per i nomi propri nel corso di tutto il libro:
"[…] questo fa sì che io sia un nemico sfegatato delle maiuscole: mi piacciono (eccome!) le parole, ma vorrei renderle piccolissime, in modo che ce ne possano stare molte altre. e vorrei anche che fossero dense, cariche di significato, di senso, di forza, di capacità di azione […]”
La storia ben nota di Caino è un pretesto per assumere una guida che, in un moderno viaggio nello spazio/tempo, ci condurrà attraverso gli episodi più conosciuti della Bibbia: Sodoma e Gomorra, Abramo ed Isacco, il vitello d’oro, la torre di Babele, l’Arca ed il Diluvio Universale, fornendocene una sua personalissima versione.
Caino è un personaggio del tutto moderno, un uomo che si distacca dagli altri che incontrerà sul suo cammino perché capace di pensare con la sua testa e di non sottomettersi all’isterico volere di un dio distratto, violento, geloso, inaffidabile, a volte infantile, a volte senile, sempre indifferente alle sofferenze ed alle preghiere degli uomini.
Caino apparentemente accetterà il suo destino, ma fino all’ultima pagina (ed in modo sorprendente) non cederà nel confronto dialettico con un dio che non giudica migliore di se stesso.
Un libro ricco d’ironia, divertente, bellissimo e di facile e veloce lettura.

-"Che hai fatto a tuo fratello, domandò, e caino rispose con un’altra domanda, Ero forse il guardaspalle di mio fratello, L’hai ucciso, Proprio così, ma il primo colpevole sei tu, io avrei dato la vita per la sua vita se tu non avessi distrutto la mia, Ho voluto metterti alla prova, E chi sei tu per mettere alla prova colui che tu stesso hai creato, Sono il signore sovrano di tutte le cose, E di tutti gli esseri, dirai, ma non di me né della mia libertà, Libertà di uccidere, Come tu sei stato libero di lasciare che uccidessi abele quando era nelle tue mani evitarlo, sarebbe bastato che per un attimo abbandonassi la superbia dell’infallibilità che condividi con tutti gli altri déi, sarebbe bastato che per un attimo fossi realmente misericordioso, che accettassi la mia offerta con umiltà, solo perché non avresti dovuto osare rifiutarla, gli dei, e tu come tutti gli altri, hanno dei doveri verso coloro che dicono di aver creato. Questo è un discorso sedizioso, Può darsi che lo sia, ma ti garantisco che, se io fossi dio, tutti i giorni direi Benedetti coloro che hanno scelto la sedizione loro sarà il regno della terra, Sacrilegio, Forse, ma in ogni caso mai più grande del tuo, che hai permesso che abele morisse, Sei tu che l’hai ucciso, Sì è vero, io sono stato il braccio esecutore, ma la sentenza l’hai dettata tu"-

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Il vangelo secondo Gesù Cristo, ma anche se non l'avete letto va bene lo stesso!!! Leggetelo.
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Caino 2010-12-09 19:20:27 Lara G.
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Lara G. Opinione inserita da Lara G.    09 Dicembre, 2010
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L'uomo Caino

Credo proprio che "Caino" possa essere il libro con cui accostarsi a Saramago: la mole non spaventa (questo sia detto per chi si lascia impressionare!) ma rappresenta bene l'opinione dello scrittore sui temi religiosi ed è un bell'esempio del suo personalissimo stile di scrittura.
Certo, bisogna abituarsi alle sue lunghe frasi, ai discorsi diretti che non hanno virgolette ma solo virgole e magari avere la pazienza di tornare a leggere da capo il capoverso...ma ne vale la pena. Anzi, la lettura acquista quasi un ritmo musicale.
La figura di Caino è di un'umanità...disarmante. E' un assassino, è vero, ma molto più folli sono i gesti del suo (?) dio e della sua gente, cieca e obbediente di fronte all'irrazionalità divina, davanti alla quale Abramo è pronto a sacrificare suo figlio e molti bambini pagano le -presunte- colpe delle comunità di Sodoma e Gomorra.
E in mezzo a questa tragedia...non si può fare a meno di sorridere, grazie all'ironia con cui Caino affronta la sua strada, per poi scoprire alla fine che...
Buona lettura!!

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"Il vangelo secondo Gesù Cristo" dello stesso Saramago ma anche "Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)" di Piergiorgio Odifreddi
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