Giuda Giuda

Giuda

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Questa è una storia che si svolge nell’inverno tra la fine del 1959 e l’inizio del 1960. Questa storia contiene un errore e della passione, un amore deluso e una questione di ordine religioso che qui rimane irrisolta. Non pochi edifici portavano ancora ben riconoscibili i segni della guerra che dieci anni prima aveva diviso la città. In sottofondo vi capiterà di udire la melodia lontana di una fisarmonica o le struggenti note di un’ocarina, sul far della sera, dietro un’imposta chiusa.



Recensione della Redazione QLibri

 
Giuda 2014-10-31 09:31:00 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    31 Ottobre, 2014
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UN INVERNO IN BILICO

Gerusalemme, inverno 1959-60. Un ragazzo universitario di 25 anni, alle prese con una ricerca, che non riesce a concludere, intitolata "Gesù visto dagli ebrei". Il giovane, "barbuto (...), timido, sensibile, socialista, asmatico, propenso tanto all'entusiasmo quanto alla precoce delusione", recentemente lasciato dalla ragazza, è affascinato dalla figura di Gesù ("perché gli ebrei non hanno voluto accoglierlo?") e ossessionato da quella di Giuda. Il tema del tradimento affiora spesso fra le pagine.

Un annuncio sul giornale: "A studente celibe (...) dotato di competenza storica, offronsi alloggio gratis e modesto stipendio mensile in cambio di cinque ore serali di compagnia a settantenne invalido, colto ed eclettico (...) bisognoso di conversazione".
Nella casa, oltra al vecchio, vive una donna con tutti i suoi segreti che, almeno in parte e con gradualità, si sveleranno.
Questi tre personaggi, con le loro ossessioni, paiono bastare al racconto; gli altri stanno sullo sfondo: qualcuno vivo, qualcuno morto.

Ovviamente c'è la questione israeliana (come potrebbe essere altrimenti?): la nascita dello Stato ebraico e gli scontri con gli Arabi, a contendersi quel territorio di vitale importanza non solo economica, ma politica, religiosa, culturale, simbolica.
La vicenda è ambientata oltre mezzo secolo fa, ma il libro è recentissimo (in Italia è uscito da pochi giorni, nella pregevole traduzione di Elena Loewenthal): si avverte la problematicità attualissima di quella terra in cui l'autore è nato e vive tuttora.
Amos Oz, lo sappiamo, non è in posizione neutrale sulle questioni del suo Paese, anzi ha scritto pure testi di saggistica sull'argomento, per cui le sue idee sono ben conosciute: è un teorico del "compromesso", del "cercare di incontrare l'altro a metà strada"; insomma è un pacifista. Non si pensi, però, che questo libro sia un saggio di idee volte in narrativa; anzi..., in un'intervista, lo scrittore sostiene un presupposto letterario, che attribuisce a Lawrence: "per scrivere un romanzo bisogna saper presentare con uguale credibilità cinque o sei punti di vista diversi". E ci riesce, anche se i protagonisti sono solo tre.

L'autore è un maestro di stile, qui ad un livello altissimo: una scrittura austera, cioè priva di fronzoli o leziosità; scrittura che procede senza sforzi, anche se sappiamo, come dice A. Piperno, "non c'è niente di meno spontaneo della spontaneità letteraria. Anzi, la spontaneità è una conquista", degli artisti autentici, diremmo noi.
In questo romanzo di interni, i dettagli si fanno penetranti. Anche gli splendidi squarci di paesaggio, semplici e solenni, offrono emozioni che toccano qualcosa di profondo e indelebile, talvolta con "una luce di miele (...) la luce che accarezza Gerusalemme nelle giornate d'inverno", oppure "luce invernale, luce di pini e pietra"; "i neri cipressi oscillavano come in quieta devozione" e nel silenzio "si sentono quasi respirare le pietre".

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letteratura israeliana
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Giuda 2019-10-21 06:40:42 mariagrazia.vanola
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mariagrazia.vanola Opinione inserita da mariagrazia.vanola    21 Ottobre, 2019
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La ricerca di Shemuel

Shemuel Hesch, uno studente di dottorato, a causa di problemi economici, lascia gli studi e si trasferisce in una casa per fare compagnia ad un uomo anziano e invalido. Siamo negli anni 1959-60, in Israele, all'indomani della dichiarazione della nascita dello Stato di Israele. E politicamente domina la figura del padre fondatore, Ben Gurion. Il romanzo è complesso e ha vari piani di lettura. Shemuel sta facendo una tesi per indagare la visione che gli ebrei hanno avuto di Gesù Cristo nel corso dei secoli. In particolare, Shemuel vuole rileggere la figura di Giuda Iscariota, visto non più come non più figura del traditore, ma del vero credente. E' una ricerca inconcludente perchè non è possibile andare alle radici dell'odio, capire le dinamiche esistenti tra ebrei e cristiani. Come è inconcludente cercare di capire e sanare la questione arabo israeliana. A un certo punto nel libro lo dice, che gli ebrei sono andati ad invadere le terre arabe, armati di un libro antico, della loro preghiera e delle loro tradizioni. Nella casa vivono il vecchio Gershom Wald e la di lui nuora, Atalia. Sullo sfondo, le figure di due morti, Abrabanel, il padre di Atalia e di Micah, figlio di Wald e marito di Atalia, ucciso crudelmente nella guerra con gli arabi. Le due figure sono come murate, fisse nei loro ruoli, legati senza via d'uscita a chi è andato via, nella vecchia casa dove manca l'aria, tra mansarde e stanze chiuse. Ma non è solo la ricerca ad essere inconcludente, nè la questione arabo ebraica ad essere irrisolvibile, è la figura di Shemuel che è lui stesso inconcludente. Perso insieme alla sua questione religiosa, non sa vivere la storia d'amore con Atalia, si lascia portare alla fine senza mai avere un moto di attività. Tutto quello in cui riesce è fare barchette di carta da far navigare sulla tovaglia di Atalia. Non so, ma alla fine del libro ho pensato che se Amos Oz avesse scritto un seguito, trent'anni dopo, su Shemuel, avrebbe scritto una storia con protagonista l'irrealizzazione di una vita . Un bel romanzo, da leggere e che merita sicuramente per chi ama Amos Oz, la letteratura israeliana in particolare, i libri in generale.

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La scatola nera di Amos Oz
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Giuda 2019-05-22 21:07:27 Lyda
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Lyda Opinione inserita da Lyda    22 Mag, 2019
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Riflessioni sulla vita e sulla storia.

Gerusalemme, inverno 1959/60.
Shemuel, giovane universitario trovatosi ad affrontare svariati colpi bassi della vita, risponde a un annuncio di lavoro assai interessante per un tipo riflessivo come lui momentaneamente bisognoso di estraniarsi dalla società: dovrà tenere compagnia a un anziano colto, logorroico e ormai quasi del tutto infermo, in cambio di vitto e alloggio.
Nella scalcinata villetta situata in un vicolo della periferia cittadina troverà pure una piacente figura femminile poco più che quarantenne, avvolta peraltro da un intrigante alone di mistero e di estrema riservatezza.
E così, mentre il grande scrittore israeliano muove i tre personaggi principali in un accattivante teatrino fatto di colloqui stringati ma non banali, la trama scorre sotto l'onnipresente velatura dell'annosa diatriba tra ebrei e arabi palestinesi, tra frequenti citazioni e riferimenti temporali e un generale sentimento di passione (qua intesa non solo come amore e sesso ma come partecipazione culturale e politica) misto a un senso neppur troppo vago di delusione e tradimento.
Ecco, il tradimento pare proprio essere il filo conduttore del romanzo.
E' infatti tradito Shemuel, abbandonato dalla fidanzata per sposarsi con un altro, così come i genitori del ragazzo, mai troppo amati dallo stesso, nemmeno negli anni dell'infanzia e infatti si legge, “Da bambino li aveva sempre traditi inventandosi dei genitori completamente diversi, genitori cordiali e forti, disinvolti, magari insegnanti del Politecnico, magari intellettuali abbienti che vivevano in collina. Genitori brillanti, affettuosi e simpatici: persone in grado di ispirare tanto a lui quanto agli altri amore e soggezione. Non ne aveva mai parlato con nessuno, di questo, neanche con sua sorella. Quando lui era piccino lo chiamava trovatello e gli diceva: te ti abbiamo raccolto nei boschi del Carmelo.”
E' tradita Atalia, rimasta vedova giovanissima per colpa di una guerra, la arabo-israeliana del 1948, così come il vecchio Wald che perse il figlio a causa degli ideali in cui credeva fermamente.
Poi c'è Abrabanel, o meglio la sua ombra, quello che era il padre non amato di Atalia anche lui vissuto in una stanza della stessa villetta e che sull'ultimo venne pubblicamente chiamato 'il traditore' dai suoi antichi seguaci politici.
Ma l'ampia disquisizione che si sviluppa lungo tutta la storia verte sulla figura di Giuda Iscariota, esaminata anche e soprattutto dal punto di vista ebraico ovvero in una variante di prospettiva sicuramente inconsueta per il credo cristiano.
Un altro significativo passaggio è quando Gershom Wald racconta al ragazzo la sua personale visione dell'esistenza, “Quasi tutti gli uomini attraversano lo spazio della vita, dalla nascita alla morte, a occhi chiusi. Anche tu e io, mio caro Shemuel. A occhi chiusi. Perché se solo li aprissimo per un istante, ci sfuggirebbe da dentro un urlo tremendo e continueremmo a urlare senza smettere mai. Se non urliamo giorno e notte, è segno che teniamo gli occhi chiusi.”
Insomma, questo non è certo un romanzo da prendere a cuor leggero, i temi su cui riflettere sono parecchi e tutti quanti capaci di suscitare una molteplicità indiscutibile di emozioni.
Lettura sicuramente raccomandabile.

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Giuda 2016-04-14 02:14:30 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    14 Aprile, 2016
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Il tradimento

Questo libro parla del tradimento, non di un tradimento o del Tradimento (quello di Giuda) ma di tanti tradimenti e a parlarcene in un certo senso (anche se il libro è in terza persona) è il protagonista Shemuel, il tradito. Shemuel, infatti, è stato lasciato all'improvviso e senza una parola di spiegazione dalla fidanzata e è stato lasciato senza mezzi dalla famiglia. Così si trova a fare compagnia a un anziano in cambio di vitto e alloggio e a casa di Wald conosce la nuora di lui Atala, donna di una certa età ma affascinante. I tradimenti come dicevo sono tanti: traditore è stato considerato il nonno di Shemuel, traditore il padre di Atala, traditori i commilitoni del marito di Atala per averlo lasciato in mano agli arabi, traditori gli arabi che lo hanno ucciso senza un barlume di pietà umana, ma traditori anche gli ebrei che occupano suolo arabo (specie se intransigenti) e così via, senza considerare che gli ebrei sono i traditori come popolo, i Giuda, quelli che hanno ucciso Gesù il cui sangue deve ricadere sui loro figli ecc...Oz affronta il tema politico dei rapporti arabo-israeliani dando a diversi personaggi, diversi punti di vista, ma mi pare ritenga per lo più che l'inasprimento dei rapporti non porti nulla di buono. E cerca di riabilitare Giuda, forse perchè non vuole l'etichetta di Giuda per il suo popolo.
Da Shemuel, il tradito, viene l'assoluzione dei traditori, che non sono davvero traditori Giuda compreso. Shemuel cerca di vedere le cose dal loro punto di vista.
Shemuel dà così una sua spiegazione del tradimento di Giuda: lui credeva in Gesù più degli altri, non ha mai rinnegato di conoscerlo. Se l'ha tradito non è stato per soldi ma per dare al mondo la prova del nove che era figlio di Dio perchè scendesse dalla croce. Per questo lo tradisce con un bacio. Il bacio significa, ti voglio bene so che ci rivedremo dopo (cioè dopo che sei sceso). Per questo briga perchè la gente a cui stava simpatico e i farisei ecc... lo volessero morto.
Su questa parte, apprezzo lo sforzo, ma mi pare che Amos sia un po' distante dal capire lo spirito cristiano. E ammesso che le cose siano andate proprio così, cosa non assurda, dire a un amico ti voglio bene se..., cercare di manipolare la sua vita e le sue azioni a me pare un tradimento come quello di chi dice non lo conosco, più profondo, anzi. Tanto più che se con un amico puoi sempre farlo perchè pensi che nelle cose non ci arriva, un figlio di Dio, avrà una idea Sua di cosa fare, dire e pensare. E comunque, accertato di aver fatto una stupidaggine, peccato che non si sia pentito in modo diverso. Il cuore del messaggio cristiano è il perdono e la misericordia per chi, come lui, è credente.

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Giuda 2015-06-17 13:25:06 LaClo
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LaClo Opinione inserita da LaClo    17 Giugno, 2015
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Traditori?

L'aspetto principale di questo romanzo è costituito dai personaggi che vengono descritti in maniera antitetica, contrapposta che li rende irrisolti. Infatti, al termine del romanzo ogni personaggio rimane con i suoi dubbi, con la sua posizione. Vi è un incrocio tra la tematica politica, la tematica della solitudine e quella del tradimento che creano un romanzo originale e razionale. Ogni personaggio è avvolto nel manto della solitudine. Shemuel la brama, come per prendere una pausa dai suoi conflitti, Wald cerca di combatterla attraverso la parola, i dialoghi quasi ossessivi che occupano tutte le sue giornate.
Atalia invece s'inserisce in maniera inizialmente sotterranea e si integra e sembra accettare la sua solitudine e prova pietà per tutti gli altri personaggi. Atalia, secondo me, è uno dei personaggi femminili più interessanti perché appare inizialmente superiore alle dipendenze degli altri personaggi: la routine di Shemuel e il bisogno di conversazione di Wald non sembrano interessarle. Tuttavia acquista fin da subito un volto umano e realistico.
Tutti i personaggi, come Giuda, sono da soli, traditori per troppa fede nei propri ideali. L'emblema di tale tematica è il padre di Atalia, Shaltiel Abrabanel, il quale sebbene sia morto e quindi non fisicamente presente nel racconto guida e coinvolge tutti i personaggi. Lui è il simbolo di colui che crede a tal punto ai propri pensieri, da essere considerato dalla gente comune un traditore della patria, esattamente come Giuda è stato considerato il peggiore uomo della storia anche se secondo Shemuel è l'unico che ha veramente creduto e amato.
Lo stile dell'autore è molto razionale, ricco, pulito e incredibilmente originale in quanto vi è un continuo ritorno di frasi chiave, espressioni importanti, caratteri e temi principali. Si creano quindi tanti motivi diversi che nel romanzo diventano simboli del personaggio, come ad esempio la fretta di Shemuel o la sua facilità a commuoversi e la ciocca di Atalia che basta da sola a nominare il personaggio. Il finale è chiaramente aperto e irrisolto e si contrappone alla ritualità di Shemuel e alla sua fretta in quanto il protagonista si ferma in mezzo ad una via deserta e domanda a se stesso.

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Giuda 2015-05-25 19:17:40 catcarlo
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catcarlo Opinione inserita da catcarlo    25 Mag, 2015
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Il Vangelo secondo Giuda

Quelli che ‘in questo libro non succede niente’ è meglio che si astengano: in ‘Giuda’ l’azione in pratica non esiste, visto che fra le sue pagine scorrono soprattutto fiumi di parole che accompagnano e a volte creano atmosfere o sensazioni che sono all’origine delle appena percepibili evoluzioni dei personaggi. Shemuel è un giovanottone senz’arte né parte al quale di colpo casca il mondo addosso: la fidanzata lo molla per sposarsi con una vecchia fiamma e la famiglia fa bancarotta, costringendolo a interrompere gli studi. Accantonata l’idea di fare il pioniere (l’azione si svolge in Israele alla fine degli anni Cinquanta), trova impiego come uomo di compagnia ad un anziano malato che vive in una silenziosa casa ai margini della città: un vecchio colto e logorroico che inonda chiunque di chiacchiere. In materia, Shemuel in materia non è un principiante e svolge il compito di buon grado, ma, pur non venedo mai meno ai suoi doveri, si fa presto irretire da Atalia, affascinante e matura padrona di casa: il romanzo racconta i quattro mesi di convivenza dei tre durante un piovoso inverno a Gerusalemme, disvelando a poco a poco i misteri che paiono avvolgere l’abitazione. Misteri che si rivelano essere una cappa di dolore inespresso (inesprimibile?) per la perdita del figlio di lui che è stato anche il marito di lei: tutto quanto accade a Shemuel ruota in un modo o nell’altro attorno a questo ricordo, compresa la complessa figura del padre della donna, morto con fama di traditore perché amico degli arabi e convinto oppositore dello Stato ebraico. In lui si catalizzano gli altri due grandi temi: l’eterna ferita del rapporto tra palestinesi e israeliani e il tradimento che può essere visto in un’accezione positiva se visto dalla prospettiva della rottura degli schemi. Alla meditazione sul tradimento il protagonista arriva attraverso la figura di Giuda che ruba pian piano la scena nella sua tesi (lasciata in sospeso) su Gesù visto dagli Ebrei, tanto è vero che il titolo originale è ‘Il Vangelo secondo Giuda’: una variazione di prospettiva sull’Iscariota come strumento indispensabile in cui l’apostolo diventa per troppa fede vero motore della passione. L’argomento è sviluppato in pagine che sanno mischiare l’erudizione a una grande capacità narrativa, ma non prevaricano mai e anzi si fondono con le riflessioni politiche e gli sviluppi personali, per non parlare delle improvvise aperture descrittive che si fanno largo nel comuqnue denso procedere come gli squarci di sereno nel cielo quasi sempre imbronciato che grava sulla storia. Come quasi impercettibile è l’evoluzione dei personaggi, così con lentezza si dispiega la scrittura dell’autore, finendo quasi per avvolgere chi legge con un ritmo leggermente ipnotico: a ciò contribuiscono le frequenti ripetizioni degli stessi concetti (la camminata protesa in avanti di Shemuel, la cura della sua lunga barba oppure la pappa di Sarah De Toledo sono solo alcuni esempi delle situazioni che si conficcano nella memoria) che finiscono per stare a metà strada tra il ritornello e la formula magica. Il risultato è un romanzo complesso che, tra dissertazioni divaganti e sentimenti espressi sottovoce, chiede al lettore un certo impegno, ma che sa senza dubbio ripagarlo: se poi il libro riuscisse a mantenere anche nella parte finale (guarda caso dove la politica si fa più sentire) il mirabile equilibrio della prima metà, la soddisfazione sarebbe ancora maggiore. In perfetta sintonia è invece la conclusione che regala la stessa sensazione di una musica che si va lentamente spegnendo mentre una breve parentesi nella vita dei personaggi si chiude senza rimpianti o quasi. Falso movimento?

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Giuda 2015-01-10 15:53:43 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    10 Gennaio, 2015
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Politica, fede e inganno.

È la pace il tema di fondo dell’ultimo romanzo di Amos Oz, e non sorprende se si pensa che lo scrittore israeliano è stato uno dei firmatari, insieme a Grossman e a Yehoshua del documento che chiede il riconoscimento dello stato della Palestina.
La storia raccontata in quest’opera ruota intorno alla figura di Shemuel, il protagonista, al quale Atalia, una giovane vedova, offre un lavoro sottopagato che consiste nell’assistere il suocero, Gershom Wald, vecchio e invalido. Shemuel trascorre i mesi invernali tra il 1959 e il 1960 nella casa di Atalia, dove giunge palesemente sofferente per essere stato abbandonato dalla sua ragazza e per aver dovuto rinunciare ai suoi studi universitari, proprio nel momento in cui aveva già cominciato a lavorare alla tesi. Questo, tuttavia, sarà il periodo della sua vera iniziazione alla vita, il momento della sua crescita spirituale e intellettuale.
I veri protagonisti del romanzo, tuttavia, sono, a mio avviso, due personaggi/non personaggi, Abrabanel e Giuda, figure che appartengono al passato, ma a cui Oz affida il messaggio centrale di questo bellissimo libro.
Abrabanel e Giuda, politica e religione. Il primo, defunto padre di Atalia, deciso contestatore della politica di Ben Gurion, con lungimiranza e lucidità aveva sin dalla costituzione dello stato di Israele previsto le guerre che sarebbero derivate dalla contrapposizione con il popolo palestinese. Egli si era più volte pronunciato a favore d’una pacifica convivenza, in una terra senza stati sovrani, dove si potesse realizzare un’ integrazione sociale e economica, pur conservando ciascun popolo le proprie tradizioni e la propria fede.
In tempi storici così difficili, con la viva e dolorosa eco della Shoa ancora così vicina, l’utopistico ideale di Abrabanel non poteva che risuonare come un tradimento per i sostenitori del sionismo. Ecco dunque che la figura di questo pacifista assume un aspetto sinistro e viene emarginato e ignorato dai sostenitori della politica di Ben Gurion.
Giuda, oggetto di studio della tesi di Shemuel, rappresenta il corrispettivo di Abrabanel in campo religioso. Proprio l’apostolo divenuto il simbolo del tradimento, colui che la storia ci ha descritto come l’ignobile che vendette il profeta per trenta denari, viene qui rappresentato in maniera totalmente diversa. Egli fu il seguace più assiduo dell’operato di Cristo, colui che più tra gli apostoli lo aveva amato, il più convinto della sua capacità di compiere miracoli e dunque della sua componente divina. Per nulla dubitando della capacità di Cristo di scendere dalla croce salvo, una volta condannato, lo vendette per quella somma irrisoria di cui lui, ricco, non aveva assolutamente bisogno, certo che il miracolo che il suo Signore avrebbe compiuto scendendo dalla croce avrebbe diffuso il messaggio di bontà e di pace che aveva sempre fin lì predicato. La morte di Gesù, lo scontro con la realtà è il momento più tragico nella vita di Giuda. È la raggiunta dolorosa consapevolezza dell’umanità di Cristo, a cui l’apostolo non può sopravvivere.
Qui il messaggio più importante del romanzo di Oz: se Giuda, universalmente conosciuto come abietto traditore, diffusamente rappresentato come l’ebreo per eccellenza con tutte le sue spregevoli caratteristiche, fosse stato riabilitato agli occhi del mondo intero, in particolare a quelli del mondo cristiano, quante guerre e persecuzioni si sarebbero potute evitare. Perché, e qui Amos Oz è molto chiaro, nella storia, dalle sue origini, gli ebrei sono stati perseguitati più dai cristiani che dai musulmani.
L’interesse di quest’opera risiede proprio nel tentativo di dimostrare quanto ingannevoli possano essere i presupposti della politica e gli atteggiamenti di chi l’amministra, così come ingannevole può essere una fede male interpretata.
Con il rischio sempre più grande che l’onestà diventi la vera utopia del mondo intero.

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