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L'amore ai tempi del colera

Letteratura straniera

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Un amore romantico e infinito, capace di pazientare, con fede incrollabile, per "cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese". Tanto deve infatti aspettare Florentino Aziza, poeta e proprietario della Compagnia Fluviale del Caribe, prima di poter finalmente vedere realizzato il suo sogno con Fermina Daza, la più bella ragazza della Colombia. La cronaca di una lunga e fiduciosa attesa, di un desiderio che non si sopisce ma viene accresciuto dagli anni, superando tutti gli ostacoli. Un romanzo atipico e splendido da cui emergono il gusto intenso per una narrazione corposa e fiabesca, le colorate descrizioni dell'assolato Caribe e della sua gente.

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L'amore ai tempi del colera 2019-03-18 07:32:01 kafka62
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kafka62 Opinione inserita da kafka62    18 Marzo, 2019
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L'AMORE PIU' FORTE DEL TEMPO

Gabriel Garcia Marquez è un grande inventore di storie, capace con la sua penna – come un prestigiatore con la sua bacchetta magica – di portare a spasso per decine di pagine l’attenzione del lettore dove vuole lui, magari per poi svelargli sotto il naso che il segreto e il fascino promessi con carismatica abilità erano altrove e che la storia finora narrata era solo una falsa pista, un trucco. Come Hitchcock in “Psycho” aveva sviato il pubblico con la storia della giovane donna in fuga con i soldi del principale, per poi sbarazzarsene improvvisamente (e inopinatamente) con la famosa sequenza dell’assassinio sotto la doccia e iniziare un altro film senza più nessuna attinenza con la mezz’ora precedente, così lo scrittore colombiano ci presenta il dottor Juvenal Urbino come se fosse lui il protagonista del romanzo, descrive minuziosamente la sua vita e il suo ambiente, crea persino le premesse di un possibile intreccio (il suicidio dell’amico scacchista, la scoperta nella lettera di addio di una sua storia d’amore segreto con una donna che, seguendo le volontà del defunto, si reca perfino ad incontrare), per poi farlo morire dopo sessanta pagine senza preavviso alcuno. A questo punto la figura della moglie di Juvenal, Fermina Daza, che sembrava destinata a un ruolo del tutto secondario, sale sul proscenio e diventa la protagonista indiscussa, insieme a Florentino Ariza, di una vicenda di cui non sospettavamo neppure, non diciamo l’esistenza, ma neppure la possibilità romanzesca.
Con questo azzardato salto mortale, in grado di sovvertire le più elementari e canoniche regole narrative, Garcia Marquez getta il lettore in medias res, nel bel mezzo di un melodramma che, raccontato in estrema sintesi con le parole dell’autore, “è la storia di un uomo e di una donna che si amano disperatamente ma non possono sposarsi a venti anni perché sono troppo giovani, e non possono farlo a ottanta perché sono troppo vecchi”. Dalla platonica passione adolescenziale di Fermina Daza e Florentino Ariza, fatta di sguardi furtivi alla messa della Cattedrale, di serenate notturne e di bigliettini nascosti nei posti più disparati della città, e troncata, piuttosto che dalla feroce ostilità del padre della ragazza, dall’improvvisa scoperta di lei che non di amore si trattava ma di una sorta di compassione sublimata fino all’autoinganno, per giungere al sospirato coronamento senile di un sentimento portato avanti dal protagonista con stoica e persino masochistica ostinazione, e mai lasciato sopire nonostante le scarse probabilità di successo, il lettore deve percorrere più di mezzo secolo in cui le vite parallele di Fermina e Florentino, sposata con un medico ricco e famoso la prima, single per vocazione con uno sterminato numero di amanti il secondo, si sfiorano, talvolta si incrociano per brevi attimi, altre volte rischiano di perdersi, ma sempre ritornano a viaggiare, sia pure quasi l’una all’insaputa dell’altra, come i due binari di un treno. Questo lunghissimo (anche in termini di pagine) tragitto romanzesco comportava il rischio di smarrire per strada la straordinaria forza di concentrazione insita nella maniacale e quasi religiosa devozione pluridecennale di Florentino per la sua dama, oltre a quello di cadere facilmente nel feuilleton. Ma la grande sapienza narrativa di Garcia Marquez riesce sempre a districarsi tra le numerose insidie di questa storia da romanzo rosa. Persino la descrizione apparentemente indifferenziata delle numerose amanti di Florentino Ariza (che poteva trasformare buona parte del romanzo in una serie di episodi e di aneddoti a se stanti) viene trattata con una inesauribile fantasia che non porta mai lo scrittore colombiano a ripetersi (un po’ come il Truffaut de “L’uomo che amava le donne”), e anzi risulta funzionale a mettere in ancor maggiore evidenza la persistenza nel tempo, a dispetto di ogni altra attrattiva della vita, del sublime sentimento del protagonista, oltre a rivelare al lettore la sorprendente varietà in cui si declina l’amore nella vita degli uomini. Ma nonostante che “L’amore al tempo del colera” sia a tutti gli effetti un romanzo sull’amore, esso non può essere definito un libro romantico, al contrario. Pur nelle infinite sfaccettature con cui Garcia Marquez descrive l’amore carnale da cacciatore notturno di Florentino, l’amore coniugale da borghese soddisfatta di Fermina o quello segreto e platonico di lui per lei, non appare mai in nessuna delle pagine del romanzo l’amore perfetto, capace di resistere all’eternità, giacché anche la realizzazione tardiva del sogno d’amore di Florentino Ariza, dopo oltre cinquanta anni di attesa, ha più a che vedere con una volontà ed una caparbietà di ferro piuttosto che con un sentimento moralmente sublime. Infatti “nulla a questo mondo era più difficile dell’amore”, e litigi, incomprensioni, delusioni, tradimenti e rotture abbondano nel romanzo, pur lasciando sostanzialmente inalterato il giudizio positivo, ancorché realisticamente critico, della vita a due. Se a questo si aggiunge il gusto di Garcia Marquez di demistificare i momenti più “alti” della vicenda con la comica inopportunità di defecazioni di uccelli, attacchi di diarrea e impotenze virili, si può agevolmente capire come quello di cui “L’amore al tempo del colera” tratta è quanto di più vicino all’amore della porta accanto - quello prosaico di ogni giorno con cui praticamente tutti noi abbiamo a che fare nella vita - si possa pensare. Del resto, i due protagonisti non sono certo delle creature idealizzate create per provocare nel lettore delle facili identificazioni. Fermina Daza infatti è sì una donna affascinante e sensuale, ma è altresì altera, orgogliosa, volubile, facilmente preda della rabbia e perfino razzista (quando scopre che il marito la tradisce, ciò che le fa più male è che lo abbia fatto con una donna di colore). Dal canto suo, Florentino Ariza è un uomo antiquato, maniacalmente dedito alla forma e all’esteriorità (vedi i patetici tentativi di contrastare l’alopecia), affamato d’amore ma restio a concederlo, e in ultimo addirittura pedofilo (il rapporto erotico con la sua pupilla quindicenne). Quando poi l’amore tra i due viene infine consumato, lo scrittore non sorvola affatto sui più minuti particolari della decadenza fisica dei loro corpi, quasi a togliere anche l’ultima parvenza di sublimazione erotica. Ciononostante “L’amore ai tempi del colera” resta una delle più credibili, appassionate e affettuose trattazioni sulla fenomenologia amorosa che mi sia mai capitato di leggere, e credo che in questo giudizio non sia estranea la stupenda cornice ambientale (la pigra, sonnacchiosa e decadente città di Cartagena, soprattutto) creata da quel grande scrittore che è Garcia Marquez, cui non è neppure necessario il ricorso al realismo magico di “Cent’anni di solitudine” per fare sognare ad occhi aperti il lettore.

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L'amore ai tempi del colera 2016-10-07 10:44:52 Flamingo
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Flamingo Opinione inserita da Flamingo    07 Ottobre, 2016
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"Quello sguardo casuale fu l'origine di un catacli

CONTIENE SPOILER

Si può continuare ad amare una persona che ci ha respinti e costruire la propria vita nella speranza di un futuro incerto con questa persona?
Siamo nei Caraibi,negli ultimi anni dell'ottocento. Florentino Ariza ,giovane romantico e a tratti malinconico si innamora della bella e misteriosa Ferminia Daza ,i due giovani iniziano la loro conoscenza scambiandosi lettere,il loro è un amore tenero,puro e corrisposto,ma il padre di Ferminia non approva la storia d'amore della figlia, decidendo di darla in sposa a Juvenal Urbino giovane e ricco medico appena tornato in città dopo aver concluso gli studi di medicina a Parigi. Il matrimonio tra Ferminia ed il dottor Urbino non è un matrimonio d'amore ,ma di "stabilità" ,con il trascorrere degli anni i due diventeranno l'uno complementare dell'altro ed impareranno ad amarsi. L'unione tra Ferminia Daza e Juvenal Urbino non scoraggia per nulla il sentimento di Florentino Ariza , anzi lo sprona a diventare un uomo degno dell'amore di Ferminia , nonostante i suoi innumerevoli amori clandestini , lui nel cuore ha sempre e solo una donna Ferminia Daza.
"Dopo cinquantatrè anni, sette mesi e undici giorni , notti comprese " il sogno di Florentino si realizza quando incredulo udì i rintocchi che lui aveva desiderato più di qualunque altra cosa udire da quando aveva visto Ferminia in dolce attesa.

E' la prima opera di Gabriel Garcia Marquez che ho letto, ho apprezzato molto il contenuto e lo stile . L'autore mette a nudo i sentimenti e le emozioni dei personaggi , potrebbe essere definito il romanzo della speranza e della forza dell'amore, " Amor omnia vincit" , l'amore tra Florentino e Ferminia ha vinto su tutto,sul tempo e persino sull'età che i due hanno quando si rincontrano, i due rischiavano di apparire ridicoli per la loro età,ma Ferminia decide finalmente di dar retta al proprio cuore senza curarsi più degli altri facendo una confidenza alla nuora " Un secolo fa mi hanno rovinato la vita con quel pover'uomo perchè eravamo troppo giovani, e adesso vogliono farcelo di nuovo perchè siamo troppo vecchi".

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L'amore ai tempi del colera 2016-10-03 07:27:12 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    03 Ottobre, 2016
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53 anni, 7 mesi e 11 giorni, notti comprese.



SPOILER - SPOILER - SPOILER

"53 anni, 7 mesi e 11 giorni, notti comprese".
In questi numeri è racchiuso tutto il senso di questo grandissimo romanzo.
Ho cercato "la storia d'amore" in tutte le sue pagine, senza trovarla (se non alla fine)...ho trovato invece la struggente storia di "un amore unilaterale", idealizzato, nutrito da pensieri, fantasie, voci, profumi, ricordi di un uomo al limite della follia...un'ossessione disperata e senza fine che ha superato la barriera del tempo, dello spazio, del corpo...
Florentino ama, ama Fermina di un amore totale, bruciante, spossante: le ha parlato solo una volta, si sono scritti delle lettere d'amore furtive, l'ha seguita, spiata, adorata da lontano.
Ma alla fine lei sceglie altro...si accorge di non amarlo, di non conoscere quest'ombra scura che un giorno, all'improvviso, incontra al mercato.
Lei sceglie il buon matrimonio anelato da suo padre, non un matrimonio d'amore, felice, ma "stabile", rassicurante...e con gli anni impara ad amare suo marito, fino a diventare indispensabili l'uno per l'altra...(e Florentino non è mai nei suoi pensieri, se non per qualche strascico di senso di colpa che talvolta raffiora).

"Il problema del matrimonio è che finisce tutte le notti dopo che si è fatto l'amore, e bisogna ricostruirlo tutte le mattine prima della colazione".

Lui è affamato d'amore, si consuma in un fuoco che scaverà dentro di lui una voragine immensa...e che cercherà di colmare amando mille donne, senza amarne nessuna.
Giovani, mature, sposate, vedove, quasi bambine...non importa. Lui le amerà tutte.

"...aveva imparato che si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna.
Il cuore ha più stanze di un casino."

Ma non s'impegnerà mai davvero con nessuna, lui deve mantenersi "libero" per Fermina, perché lui lo sa, sa che un giorno sarà sua. 
E non importa se quel giorno arriverà mezzo secolo più tardi, quando ormai la pelle è avvizzita, gli occhi sono liquidi, le membra stanche...
Fermina s'innamorerà di Florentino, sì...ma non del ragazzo che è stato, non del ricordo di lui, ma amerà il vecchio, l'ultrasettantenne senza capelli e senza più ardore, ma in grado di emozionarsi ancora per una mano nella mano, per un bacio a fior di labbra dal leggero sentore acido, per il suo corpo di donna che ha ceduto al tempo, alla gravità, alla vita.
Ho trovato in questo romanzo una sensualità disarmante, un erotismo raffinatissimo e una delicatezza senza pari nell'affrontare l'amore che passa attraverso le trasformazioni del corpo.
Una storia di speranza, quella che davvero non muore mai...
Ringrazio Garcia Marquez per averci regalato l'illusione che davvero i sogni si realizzino, prima o poi...e spero mi voglia perdonare per le mie parole indegne.



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L'amore ai tempi del colera 2016-06-11 19:48:04 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    11 Giugno, 2016
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L'amore ha i sintomi del colera

Non posso negare la difficoltà che trovo nel dare la mia opinione su questo libro. È stato il mio battesimo con Màrquez, un autore che mi ha sempre attirato ma che fino ad ora non avevo ancora avuto il coraggio di affrontare. Il suo stile è particolare e ha una prosa simile a quella di José Saramago, anche se molto diversa nei contenuti. Lo stile è davvero eccelso, anche se risulta un po' pesante, perché Màrquez fa uso di dialoghi col contagocce e racconta tantissimi eventi arricchendoli con infiniti (forse troppi) dettagli. Se non fosse così bravo a usare questo stile, che non facilita la lettura, mi sarei sicuramente suicidato prima di finirla.
Fortunatamente, l'autore è un maestro.

Florentino Ariza è un giovane impiegato con la passione per le poesie d'amore, che un giorno si innamora follemente della bellissima Fermina Daza. Fin dal primo momento, capisce che è donna della sua vita. Comincia ad aspettarla per ore per vederla passare in un momento fugace. Le scrive poesie e canzoni d'amore. Le suona serenate controvento, in modo che l'aria turbolenta porti le note fino alla tanto amata finestra. Il loro amore fiorisce gradualmente, per poi sbocciare in un uragano indomabile.
Purtroppo, gli ostacoli non saranno pochi. Primo fra tutti il padre di lei, che opporrà il suo veto incontestabile, deciso a farla sposare con un buon partito, cosa che Florentino non è assolutamente. Ma quando anche l'ultima barriera è stata superata, e i due potrebbero finalmente godere del proprio amore, vedendo l'amante dopo tanti mesi di lontananza forzata Fermina ha un lampo. Nella sua testa scatta qualcosa di repentino che le dice che Florentino non è l'uomo che sposerà. Lo respinge, dopo un pò di tempo si sposa con il rinomato dottore Juvenal Urbino e va avanti per la propria strada, dimenticandolo. Per Ariza si spalanca un oblio che durerà oltre cinquant'anni.
Avete capito bene. Perché lui l'aspetterà, attenderà pazientemente la morte del suo attuale marito per ripresentarsi da lei, sapendo che di fronte a tale perseveranza, a tale amore, non potrà che essere sua.
Un amore immenso, eterno, indistruttibile. Un amore che nemmeno altre donne hanno potuto sostituire, perché potevano anche essere migliori di Fermina, ma non erano lei. Lei che gli ha pervaso l'anima, che lo ha legato come un condannato alla prigionia, che lo ha infettato come il colera, e che come quest'ultimo non ha termine se non con la morte, nella maggior parte dei casi.
Un amore che non si spegne nemmeno nella vecchiaia, né nella morte.

"Ma la visita riveló che non aveva febbre né dolori in alcuna parte e che l'unica cosa concreta che sentiva era un bisogno urgente di morire. Gli bastó un interrogatorio insidioso, prima lui e poi alla madre, per constatare un'ennesima volta che sintomi dell'amore sono gli stessi del colera."

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L'amore ai tempi del colera 2016-04-27 15:02:56 marika_pasqualini
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marika_pasqualini Opinione inserita da marika_pasqualini    27 Aprile, 2016
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La vita, la morte, l'amore.

Storia di vita, di morte, d'amore. Per tutta la vita. Al di là della morte.
Florentino Ariza, piccolo sognatore, si innamora di Fermina Daza, e lei sembra contraccambiarlo all'inizio. ma poi si tira indietro...."Pover'uomo!". Lui persiste, rimarrà ancorato a lei per tutti gli anni che gli rimarranno da vivere, è una promessa a sè stesso. La strada intanto va avanti, la sua, quella di Fermina e quella di suo marito, dei suoi figli, della sua famiglia. Non ci sono ostacoli che tengano: Florentino è sempre lì, dietro le quinte, a guardare da lontano la sua amata che procede nei suoi passi, fino a quando questi diventano insicuri. la vecchiaia si affaccia nella loro esistenza... e il finale è tutto da vivere....
Ancora. La vita. Due vite, che si intrecciano all'inizio e alla fine. In mezzo ci sono solo fili sfilacciati di un paese in comune e niente più.
La morte. Quella sperata per il marito di Fermina Daza, quella che sembra essere lì pronta a prendersi i protagonisti da un momento all'altro, quella portata dal colera.
L'amore. L'amore. Eterno, etereo, reale.

Scritto in modo sublime, chiama i personaggi perennemente con nome e cognome. Ci racconta una storia, nella storia della Colombia, fatta di immagini e avvenimenti, di malattia e feste di paese. è antico e moderno, letteratura vintage, ma senza essere stucchevole.
è ironico, melanconico, divertente e scioccante. è L'amore ai tempi del colera.

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L'amore ai tempi del colera 2016-02-08 21:52:21 aislinoreilly
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aislinoreilly Opinione inserita da aislinoreilly    08 Febbraio, 2016
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Che amore sia!

Questo è il primo romanzo che leggo di Márquez ed è stato un caso che in questo periodo abbia visto anche il film di Ciro Guerra, “Los viajes del viento”, rimanendo in tema di autori colombiani…

Gabriel García Márquez è stato uno scrittore, giornalista e saggista colombiano, morto da quasi due anni or sono (nell’aprile 2014). Famiglia molto numerosa la sua (primogenito di 16 fratelli), il padre era telegrafista e la madre una sedicente chiaroveggente mentre i nonni materni, con i quali crebbe, erano uno, colonnello liberale, l’altra, una grande conoscitrice di fiabe e leggende locali. Dopo aver tentato di intraprendere gli studi di giurisprudenza e scienze politiche, abbandonò l’università per lo scarso interesse nelle materie di studio. La sua carriera nel giornalismo iniziò con il trasferimento a Cartagena dopo i disordini del 1948 (periodo del “la Violencia”), nel 1949 si trasferì a Barranquilla e nel 1955 si trasferì a Roma per seguire corsi di regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia.
Nella sua vita girò molto, finendo in Messico dopo aver perso, per ragioni politiche, l’autorizzazione alla residenza permanente come cronista negli Stati Uniti. Tra le varie vicissitudini che caratterizzarono la vita di Gabriel, c’è la co-fondazione della Scuola Internazionale di Cinema e TV di Cuba.
La sua attività letteraria inizia nel 1955 con il romanzo “Foglie morte” fino all’ultimo romanzo risalente al 2004, “Memorie delle mie puttane tristi”. Morirà in una clinica di Città del Messico, dopo aver combattuto con un linfoma di Hodgkin .

“L’amore ai tempi del colera” mi è sempre sembrato uno di quei classici della letteratura che andrebbero letti per cultura generale però, leggendo la produzione letteraria di questo autore, mi sono resa conto che non sono partita dal suo romanzo più famoso… Ormai è andata.
La Trama in breve: I personaggi principali sono 3: Florentino Ariza, Fermina Daza e Juvenal Urbino. Il libro è strutturato a flashback, la primissima parte del romanzo non è altro che l’inizio di quello che sarà poi l’epilogo della storia, il resto è un percorso a ritroso nelle vite dei nostri 3 personaggi. Florentino Ariza è il vero protagonista, è un ragazzo schivo, criptico e dall’aspetto indecifrabile; Fermina Daza è una ragazza bella, fresca ma per certi aspetti ribelle per l’epoca, una ragazza posata incline alla “selvatichezza”. I due si innamorano e tra loro si instaura una fitta corrispondenza ricca di promesse e parole d’amore. Il padre di Fermina non è d’accordo e fa allontanare la figlia per un lungo periodo per farle dimenticare lo scomodo pretendente. Ci vorrà un incontro ravvicinato al suo ritorno in città per farle passare l’innamoramento: Florentino non è il ragazzo che fa per lei e rompe bruscamente il loro fidanzamento. Da qui inizieranno le interminabili avventure ed agonie di Florentino che farà di tutto per “rimpiazzare” l’unico vero amore della sua vita, senza successo. Il finale rivela però, delle belle sorprese e non starò a fare spoiler odiosi, vi invito a concedervi alla lettura. :)

Il romanzo è ambientato durante un’epidemia di colera in una città dal nome sconosciuto, vicino al Mar dei Caraibi e al Fiume della Maddalena, tra il 1880 ed il 1930. Apparentemente è una classica storia d’amore condita dalle classiche illusioni, momenti di gioia incontrollabile e agonie dell’abbandono, ma non soffermiamoci su questo aspetto superficiale. L’amore è alla base (secondo me) del romanzo ed è fondamentalmente di 4 tipi: l’amore platonico iniziale che c’è tra Florentino e Fermina, si scambiano lettere, si vedono in lontananza, si immaginano cose fantastiche insieme ma la realtà si abbatte su Florentino come una mannaia, Fermina non lo ama veramente. Amava solo il Florentino che si era creata nel suo immaginario, non quello reale, bruttino e apparentemente freddo e distaccato, bravo solo con le parole. Da qui si dividono due amori che scorrono paralleli nel romanzo: Florentino scopre l’amore carnale, la passione nuda e cruda, con o senza interesse ed allo stesso tempo soffre e arde dell’amore non corrisposto nei confronti di Fermina, un chiodo fisso nella sua testa. Florentino è malato d’amore, è sul confine tra l’essere maniaco ed essere schiavo del sesso e questa sua inclinazione è sempre giustificata dalla devozione nei confronti della sua unica donna del cuore. Nessuna, in tutto il racconto, riuscirà a sostituirla fino in fondo.
Fermina, dal canto suo, vive l’amore (talvolta) come un automatismo, concedendosi quasi malvolentieri alla routine matrimoniale con Juvenal. L’ama o non l’ama? Lei si interrogherà spesso, ma dentro di sé lo scoprirà solo in vecchiaia, quando si renderà conto della necessità di avere qualcuno vicino che le sia di sostegno incondizionatamente.
Infine, abbiamo l’amore maturo, l’amore di chi non ha più niente da perdere ma si concede ancora alla passione con un approccio costruttivo e mirato al benessere comune, alla gioia dello stare insieme. L’amore nella vecchiaia ha un altro sapore ma c’è sempre, non è un sentimento alieno all’anziano ma può rinvigorire anche la mente più sconfitta e rassegnata alla fine.

Chi legge è quindi sballottato continuamente tra le scorribande amorose (talvolta eticamente discutibili) di Florentino e la sensazione di essere in gabbia di Fermina. Vi posso assicurare che ciò ha un vero effetto “benefico” sulla lettura di un simile mattone ( 376 pagine nella mia versione), non si trova mai monotono e scontato, anzi, sorprende continuamente.
Un altro argomento molto trattato verso la fine del racconto è l’invecchiamento. Esso non è rappresentato solo come un decadimento fisico, nell’aspetto esteriore, ma anche dal punto di vista psicologico, sia dei diretti interessati che in coloro che li circonda. Sì, perché se anche in vecchiaia l’amore è sempre vivo, è l’amore maturo di cui ho appena parlato. Però non è semplice per due anziani amarsi senza essere giudicati: i giovani non apprezzano questa intesa, credono che sia sconveniente per due persone ormai vecchie. Ma cosa c’è di sconveniente? Nulla. L’amore è tale anche quando si è prossimi alla morte, senza discriminazioni di alcun genere.

Detto questo, ho fatto anche un’analisi approssimativa di ciò che mi è sembrato fondamentale trattare, magari vi ho anche annoiato ma alla fine queste mie recensioni devono essere un promemoria soprattutto per me, visto che non mi potrò ricordare ciò che leggo per sempre.
Che dire, sono rimasta soddisfatta della lettura e rimango dell’idea che sia un libro da leggere, sia per la piacevolezza della scrittura che per i temi trattati. È una trama bella intricata quindi indico questo romanzo a coloro che possono leggere con continuità senza grosse pause; lo consiglio agli amanti dei romanzi “rosa” ma anche a coloro che non hanno preferenze particolari, tipo me.
Buona lettura a tutti!

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L'amore ai tempi del colera 2015-07-07 21:29:25 Nicole Coviello
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Nicole Coviello Opinione inserita da Nicole Coviello    07 Luglio, 2015
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Quando l'amore è un capolavoro

Nelle viscere della florida America Latina, fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento (come rammenta il titolo, il tempo del colera), Florentino Ariza e Fermina Daza sono complici di un amore giovanile, inebriante, effimero e fugace, ma destinato a rimanere profondamente inciso nella mente e nel cuore del tenace protagonista. Neppure l’unione matrimoniale della giovane con il prestigioso dottor Juvenal Urbino, neanche la tempesta più burrascosa saranno mai capaci di sopire l’autentico sentimento che Florentino nutre nei confronti di Fermina; la perseveranza ed il coraggio dell’innamorato vinceranno i mille contrasti e riaccenderanno la fiamma fra i due, conducendo così al trionfo delle antiche emozioni collaudate.
L’inizio in medias res schiude uno scenario in cui le figure di spicco del romanzo hanno ormai accarezzato i settant’anni d’età e in cui si sviluppano fatti che trovano spiegazione nel corpo centrale, costituito da una lunga retrospezione intenzionata a ripercorrere le vite dei protagonisti, i loro intrecci e legami, i loro labirinti, le loro luci e ombre. Le vicissitudini si accodano sino a convergere temporalmente nella vicenda iniziale e proseguono per poi essere coronate dal finale lieto e originalissimo che stampa un sorriso sulle labbra del lettore. In queste dense 376 pagine si dipana una storia durata più di mezzo secolo, ed è sorprendente come Marquez, camuffato dietro l’ideale macchina da presa di un narratore esterno, riesca a dare l'idea del lento scorrere del tempo, di un senso di continuità, ripescando a poco a poco e riordinando frammenti della storia, alimentando una catena di ricordi nel lettore, dandogli l’illusione di averli vissuti sulla propria pelle, di averli sperimentati e condivisi con i vari personaggi.
Sullo sfondo, un’antica e minuziosamente descritta atmosfera sudamericana, conferisce al romanzo un retrogusto ancora più delizioso. Con il suo impareggiabile stile di scrittura (ricalcato da una traduzione sicuramente ottima), Marquez dà luce ad un mondo a sé stante, fluido, scorrevole, corposo, brillante, armonioso e compatto, impreziosito da un pizzico di ironia, sorprendente nella sua capacità di rinnovare perennemente nel lettore lo stupore, la meraviglia, le mille suggestioni che solo la forza delle parole sono in grado di trasmettere. Ogni sua frase ha le sembianze di un piccolo capolavoro, è scolpita in maniera perfetta e grandiosa. Questo narratore eccezionale dipinge degli scenari vividi, immaginifici e penetranti con grande umiltà, maestria e naturalezza, senza mai scivolare nello scontato o nel mediocre. Un romanzo davvero intenso, espressivo, pregnante, ricchissimo di elementi e dettagli che ne affinano l’essenza e ne amplificano l’intrinseca bellezza. Una narrazione fiabesca e dal sapore romantico ma non mieloso; talvolta cruda, pungente e tagliente nelle sue sfaccettature. Il romanzo non è monotematico: l’avvincente storia d’amore, infatti, è contornata da argomenti come l’attesa, la passione, la speranza, i cambiamenti, la vecchiaia, la solitudine, la morte, e rappresenta forse il pretesto perfetto per raccontare un intreccio di vite ma soprattutto un’intera epoca, per aprire un ventaglio spaziale e temporale fatto di gente, paesaggi lussureggianti, mode ed abitudini, uno spaccato di storia e di società che intervalla le vicende strettamente legate ai protagonisti.
Si può tracciare un finissimo quadro psicologico di queste straordinarie creature sgorgate da una mente sapiente, attenta e profonda, creature le cui peculiarità vengono esplicitamente svelate attraverso dettagliate descrizioni, ma anche lasciate trasparire tramite i loro comportamenti e sentimenti, le loro scelte e reazioni. Florentino Ariza è un inguaribile sognatore dalla personalità complessa, un povero innamorato, ermetico, chiuso e criptico, di indole enigmatica e malinconica, lugubre anche nell’abbigliamento, ma costantemente illuminato dai salvifici barlumi di speranza infusi in lui dalla potenza del suo amore eterno ed incrollabile. Il dottor Juvenal Urbino, invece, offre l’immagine di un uomo di spicco, prestigioso e illustre, severo e saggio nella sua scienza, padrone di sé, mondano, distinto, affascinante in modo magnetico, elegante, attraente, di una gentilezza spontanea ma di un sapere troppo ostentato. Fermina Daza risplende di una bellezza radiosa, è intelligente, metodica, seria, una donna dal carattere forte, testardo, impulsivo, inflessibile ed imprevedibile, idealizzata e magnificata dal protagonista che la dipinge come un essere celestiale, quasi connesso con il divino, e come il motore e il centro della sua esistenza, il suo costante afflato vitale.
La vivacità di queste creature crea ed alimenta un capolavoro assoluto, emozionante, appassionante e commovente, emblematico dello spessore letterario del suo autore, un’opera narrativa e artistica da assaporare con lentezza e da imprimere per sempre fra le pieghe della propria anima.

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altri romanzi di autori ispano-americani, ma anche a chi, come me, si sta cimentando in questo genere di letteratura per la prima volta... ne rimarrete estasiati! ;-)
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L'amore ai tempi del colera 2015-02-25 13:00:05 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    25 Febbraio, 2015
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L’odore delle mandorle amare

Era un pomeriggio come tanti quando gli sguardi di Florentino Ariza e della tredicenne Fermina Daza si incrociarono per la prima volta dando vita ad "un cataclisma amoroso che mezzo secolo dopo non era ancora terminato". Lei bella e dolce studentessa con una sensuale andatura da cerva. Lui squallido, stitico, allampanato, ma traboccante amore da ogni poro della pelle. Florentino si ammala subito d'amore e i sintomi di questa malattia si rivelano gli stessi del colera. Smette di mangiare, di bere, di dormire, ha il polso debole, il respiro affannato, un sudore pallido da moribondo e un bisogno urgente di morire. Trova rifugio solo nei romanzi e nelle poesie amorose che divora insaziabile e che comincia a comporre lui stesso. Fermina sembra corrispondere i suoi sentimenti e tra i due nasce un romantico sodalizio fatto di lettere, serenate di violino, versi struggenti e petali di camelie. Ma il loro è un amore contrastato, di quelli che hanno lo stesso odore delle mandorle amare. L'idillio viene brutalmente interrotto, le loro strade si separano tragicamente, le loro vite prendono pieghe totalmente diverse. Florentino però non smette mai di amare la sua bella, né di sperare di riconquistarla, neanche davanti al matrimonio che lega Fermina al ricco e influente dottor Juvenal Urbino, un legame che dà l'impressione di essere forte e felice. Florentino aspetta, soffre in silenzio, cerca la sua amata senza trovarla nelle innumerevoli donne che ha durante la sua vita, amori clandestini che attenuano ma non riescono mai a spegnere la sua fiamma. Finché, ormai vecchi entrambi, a cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni da quel primo, fulminante sguardo, per il protagonista si presenta finalmente l'occasione tanto agognata. Una storia alla Gabriel García Márquez, raccontata come solo Gabriel García Márquez sa fare, con una prosa allegra e al tempo stesso poetica, con atmosfere dolci e incantate, con il giusto mix di fantasia e realtà, di crudezza e sensualità. Un protagonista che attrae il lettore provocando simpatia ed empatia, che strappa lacrime e risate, che resta nel cuore per sempre. Sullo sfondo una Colombia da poco riscattatasi dal dominio spagnolo ma ben lungi dal trovare pace in una democrazia messa costantemente in dubbio da guerre civili che si susseguono senza sosta tanto da sembrare sempre la stessa, "battaglie di poveri frustati come buoi dai signori della guerra contro soldati scalzi frustati dal governo". E poi il colera, le differenze di classe, la rivoluzione tecnologica, le feste, la musica, le puzze e le morti, i profumi e la vita, le zanzare, la magia e il fascino del Sudamerica trasmessi da una delle sue penne più nobili. Su tutto, il vero protagonista del libro, l'amore. L'amore che esalta ed abbatte, che brucia e consuma, che dà la forza per andare avanti e che impedisce di vivere. L'amore che spesso è l'unica ragione di vita e che è anche l'unica degna ragione per morire. “Il capitano guardò Fermina Daza e vide sulle sue ciglia i primi fulgori di una brina invernale. Poi guardò Florentino Ariza, la sua padronanza invincibile, il suo amore impavido, e lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti. “E fino a quando crede che possiamo continuare con questo andirivieni del cazzo?” Gli domandò. Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatré anni sette mesi e undici giorni, notti comprese. “Per tutta la vita” disse.”

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L'amore ai tempi del colera 2014-08-20 14:00:46 maria68
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maria68 Opinione inserita da maria68    20 Agosto, 2014
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un pomeriggio di febbraio

Fotografie sbiadite, oggetti che passano di moda, telegrafi soppiantati da altri mezzi di comunicazione, riconducono il tutto a una solo verità: gli anni scorrono velocemente portandosi con sè la certezza che nulla è per sempre... unica eccezione l'AMORE, sentimento nobile che sarà immune alle intemperie del tempo.
Le condizioni sociali eterogenee dei due protagonisti principali hanno giocato un brutto scherzo, condizionando la felicità di Florentino Ariza, un uomo "brutto triste ma tutto amore".
Circostanze che non possono ostacolare la realizzazione del suo sogno d'amore, piuttosto fungeranno da stimolo per migliorare la propria posizione sociale, giacchè unico obiettivo è: riprendersi l'unica donna che lui abbia veramente amato e poco importa se ci vorrà una vita intera perchè quando "capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell'altro, sentire che non ne puoi più fare a meno... cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare 53 anni 7 mesi e 11 giorni notte comprese?"
Realtà e fantasia, descrizioni variopinte del Caribe ci vengono raccontate minuziosamente da Garcia Marquez il quale ci dona pagine di pura poesia esaltando la virtù dell'attesa qualità ahimè in via di estinzione.

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L'amore ai tempi del colera 2014-06-04 07:06:21 PICCOLO P.
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PICCOLO P. Opinione inserita da PICCOLO P.    04 Giugno, 2014
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L'unico modo degno di morire è morire per amore

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER
Inizio col dire che secondo me questo libro è un capolavoro. Di letteratura ma soprattutto di vita. Nelle prime 80 pagine ho apprezzato lo stile di scrittura di Gabriel, con il suo ritmo lento, ma costante, incalzante e ricco di colore e profumo. Da quel punto in poi mi sono sentito strappare dalle pagine di un libro per essere catapultato in una realtà viva. La narrazione era così sentita che non ho potuto fare a meno di credere che un uomo come Florentino Ariza sia esistito veramente , con la sua incredibile storia. Le sue sensazioni, il suo amore inesauribile, la sua forza, la sua vita fatta di abnegazione per un ideale, per raggiungere il quale ha prima assaggiato le delizie offerte da ogni tipo di donna. Solamente per allenare la prestanza del suo fisico e l'entità del suo desiderio quando ne sarebbe stato richiesto lo spessore. Uomini come Florentino provocano sentimenti altalenanti negli altri uomini: danno conforto nell' alimentare la certezza che anche l'uomo quando vuole può conservare per tutta la sua vita una dignità incrollabile nel perseguire quello in cui crede. Oppure tolgono dolcemente le forze a tutti coloro che, illuminati dall'ammirazione, si rendono conto di non essere mai stati all'altezza di un neanche lontano paragone. Uomini come Florentino non si odiano: il sentimento peggiore che si possa provare nei loro confronti è invidia. In ogni caso nessuno può descrivere sensazioni e sentimenti in maniera così fedele e sincera senza che ne abbia avuto notizia diretta o li abbia provati direttamente. Florentino è esistito, forse sotto altro nome, forse nella persona di Garcia Marquez stesso. Nella caratterizzazione delle altre persone del romanzo l'autore è meno preciso, non entra quasi mai nei loro pensieri, e quando lo fa usa sempre il metro di giudizio di Ariza. E' il caso del Dottor Urbino, ma soprattutto di Fermina Daza, una donna enigmatica, cha abbiamo imparato a conoscere attraverso le sue uscite pubbliche, mai per la sua vita privata. Anche nella parte finale, in cui Fermina rivela tutta se stessa, parecchi suoi sentimenti ci vengono celati. Cosa aveva di tanto speciale questa donna? tante belle qualità, ma Florentino ha conosciuto nella sua vita diverse donne più interessanti e "vere" di lei. Ai nostri occhi di lettore è apparsa una donna che, non me ne vogliate, ricorda a grandi linee la Daisy di Jay Gatsby. Una donna che ha vissuto gran parte della sua vita seguendo i dettami delle convenzioni sociali dell'epoca, certamente con un carattere di particolare rilievo, evidenziato anche dalla sua andatura da "cerva". E' stato Florentino a trasfigurarla ai suoi occhi, sublimandola nel centro dell'universo, il suo universo, fino a raggiungere un obiettivo che più volte è sembrato sfuggirgli di mano. Ma il destino ha saputo premiare la sua perseveranza dandogli la possibilità di realizzare il suo giardino dell'Eden a bordo di una nave da crociera fluviale, dove consumerà il resto della sua vita vivendo sospeso in una bolla di felicità fino a quando il destino stesso non deciderà di farla scoppiare come una bolla di sapone. Senza preavviso. In ogni momento. Perché non esiste nessun modo degno di morire, se non morire per amore ...

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