Narrativa straniera Romanzi Mille splendidi soli
 

Mille splendidi soli Mille splendidi soli

Mille splendidi soli

Letteratura straniera

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Nate a distanza di una generazione, e con idee molto diverse, Mariam e Laila sono due donne che la guerra e la morte hanno costretto a condividere un destino comune. Mentre affrontano i pericoli che le circondano - sia nella loro casa che per le strade di Kabul - Mariam e Laila danno vita a un rapporto che le rende sorelle e che alla fine cambierà il corso delle loro vite e di quelle dei loro discendenti.

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Mille splendidi soli 2017-12-01 17:16:57 Paola75
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Paola75 Opinione inserita da Paola75    01 Dicembre, 2017
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RADIO KABUL

Mariam vive con sua madre nella Kolba una piccola casa di legno vicino Harat.I suoi giorni trascorrono in attesa del giovedì giorno in cui le fa visita Jalil suo padre che lei ama e ammira profondamente. Sua madre le fa presente che lei è una "harami" ossia una bastarda e l'unica cosa che deve apprendere è la sopportazione; inizialmente Mariam non crederà alle sue dure parole ma ben presto si renderà conto di quanto ha ragione infatti suo padre un uomo ricco e potente la deluderà dimostrandole che mai la considererà come figlia leggittima e tanto meno la inserirà nella sua famiglia e da quel momento nutrirà un profondo odio verso suo padre. Morta la madre, Mariam ormai quindicenne verrà costretta da suo padre e dalle sue tre mogli a sposare Raschid un uomo molto più grande di lei.Nella capitale condurrà una vita modesta e sottomessa alla volontà del marito un uomo violento e di vecchio stampo.
In contemporranea conosceremo Laila, una bimba bella e istruita,vive a Kabul con i suoi genitori e conduce un'infanzia serena e agiata. Ha una profonda amicizia con Tariq e con il passare degli anni si trasformerà in amore. Molto più giovane di Mariam diventerà una donna forte e corraggiosa.
Le due donne dopo varie sventure si ritroveranno a vivere sotto lo stesso tetto all'inizio fra le due ci sarà una profonda avversione ma con il passare del tempo diventeranno grande amiche. Due donne molto diverse tra loro ma tragicamente unite dalle stessa sventura ossia essere donne in uno stato come l'Afghanistan.
La storia raccontata da Laila e Mariam in realtà è la storia di molte donne Afghane costrette a vivere nell'ombra, nascoste dietro le grate del burqa con un marito padrone, picchiate e sottomesse.
E' un libro duro, triste e soprattutto reale che ci porterà a vivere la lunga guerra iniziata nel '79 narra l'occupazzione dei sovietici e la loro ritirata , il regime dei mujadehhin e la presa del potere da parte dei talebani i quali attuarono un nuovo regime politico fondato sulla legge islamica e imposero le loro rigide regole, ad esempio: vietare di ascoltare musica, vedere film, proibire ogni forma d'arte (distrussero I Budda di Bamiyan)e bandirono tutto ciò che veniva dall'occidente . Se prima dell'avvento dei Talebani le donne (tema centrale del romanzo) erano libere e indipendenti con il loro arrivo fu la fine infatti considerate una nullità (servono solo per servire l'uomo l'unico essere superiore) emanarono un decreto che vietava l'uso dei cosmetici, di lavorare, di studiare, di ridere, divieto di uscire se non accompagnate da un mahram (parente stretto)e molto altro con esecuzioni atroci per chi non obbediva.
Sempre del periodo storico Hossein menziona l'attacco alle torri gemelle e l'intervento degli americani (secondo me una visione troppo ottimista).
Ho provato dolore ,rabbia ,disgusto e impotenza verso questa tirrania governata da gente ignorante, non nego di essermi commossa più di una volta perdendomi tra le pagine di questo romanzo che esprime la quotidianità di queste povere donne vittime di guerre e di soprusi e noi occidentali conosciamo ma non possiamo nemmeno immaginare il loro dolore. L'autore comunque conclude il romanzo lasciando un messaggio di speranza per un mondo migliore.


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Mille splendidi soli 2016-02-15 15:51:56 Phoenix25
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Phoenix25 Opinione inserita da Phoenix25    15 Febbraio, 2016
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Ricordarsi di cosa si ha

Spoiler (poco ma c’è)
C’è stato un momento preciso in cui mi sono quasi commossa durante la lettura di questo romanzo: quando Aziza ancora neonata stringe il dito di Mariam, senza volerla lasciare andare.
Ed è esattamente questa la sensazione che l’autore fa provare al lettore, la sensazione di essere ancorato in un luogo che non vuole lasciarti andare via. Nel caso di “Mille splendidi soli” si tratta dell’Afghanistan, ma bisogna sempre tenere a mente che in molti altri posti meno “discussi” accade lo stesso.
Sarà per l’educazione ricevuta o per presunzione insita che non dimentico mai le fortune che ho, tentando di aiutare in tutti i modi chi non le ha; e questo romanzo non fa altro che ricordare e dipingere con impareggiabile poesia la realtà che ancora oggi vivono alcune donne.
Nonostante il romanzo sia incentrato sulle due figure femminili protagoniste (Laila e Mariam), non è da sottovalutare anche la netta differenza tra Rashid e Tariq, due uomini della stessa terra, ma con opposti modi di pensare e agire; punto a favore per la speranza di un futuro migliore.
Hosseini non cade mai nel pietismo o nella retorica e questo lo apprezzo molto.
Leggerò sicuramente altro di suo.

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Mille splendidi soli 2016-01-29 15:51:37 Giulia
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Opinione inserita da Giulia    29 Gennaio, 2016

L'apocalisse di essere Donna.

Quando lessi questo libro di Hosseini, una volta terminata l'ultima frase dell'ultima pagina, chiusi il tutto ed osservai la copertina, immaginando quante cose prima non sapessi davvero su questa condizione di terribile sofferenza che alcune "prigioniere" sono ancora costrette a vivere. Grazie a questo capolavoro, ho scoperto di avere dentro di me un mondo completamente all'oscuro, che desiderava uscire e che forse aspettava soltanto il momento giusto: quello che mi fa sentire fiera di poter essere una Donna che può mettersi in discussione.
E' come se fossi riuscita a sentire l'asfalto sotto ai piedi nudi di Mariam o di Laila nelle lunghe passeggiate; come se avessi ascoltato i loro suoni, annusato i loro stessi odori e visto anche io da dietro una grata, per un momento. Mi sono sentita offesa per le parole denigratorie di Rashid, come se rivolte ad ogni donna, ad ognuna di noi. Ma poi mi sono detta che tutto questo non può essere capito: non deve. Capire in questo contesto significa far si che la nostra mente si adatti ad una situazione, cercando di identificarsi in essa e noi non possiamo accettare così drasticamente che una vergogna simile si adatti al nostro essere umani, perchè ciò non è umanità, è essere trattati come la peggiore delle creature. L'unica cosa che dobbiamo sempre fare è guardare altrove, mobilitarci affinchè i diritti che tutte le donne d'Occidente possano essere condivisi con qualcuno che non sa cosa ci sia al di là di quella terribile prigione e di quel burqa.
Per tutte le volte che abbiamo dedicato parte del nostro tempo a delle sciocchezze non degne di nota, ricordiamo che abbiamo dinanzi la possibilità di votare, di scegliere chi amare e sopratutto non in età prematura nè contro voglia, di parlare, di discutere così come sto facendo io in questo momento, come farete tantissime altre di voi. Di poter leggere, scrivere, arricchirci studiando cose che ci piacciono.
Che la Donna non sia considerata come un accento sul "fa", un fiore da non curare o da estirpare prima che cresca la sua parte più bella. Che non sia un libro da lasciare a metà, una bozza che non diventerà mai racconto. Che sia, invece, Bellezza, Rispetto, voglia di Vita, perchè quella non si perde mai.
Grazie ad Hosseini che ci ha ricordato quanto sia importante non dimenticare, non accantonare parti del mondo in piccoli pezzetti da mettere in tasca; che anche Donne silenziose, che subiscono tutto ciò, abbiano la parte di Vita che meritano.
Lo consiglio vivamente a tutti.

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Mille splendidi soli 2016-01-02 01:40:50 Fabeng
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Fabeng Opinione inserita da Fabeng    02 Gennaio, 2016
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Voglia di libertà

Nel romanzo "Mille splendidi soli", Khaled Hosseini si riconferma: con una storia che fa luce sulla vita di due donne, falciate come fiori a causa della concezione del "nang e namus" estremamente maschilista e retrograda. Vengono esaltati temi come la guerra e l'amore, l'oppressione e la ribellione, la devozione ed il sacrificio: elementi che accostati tra di loro rendono questo romanzo un flusso irrefrenabile di emozioni. È un immersione in mezzo secolo di continua evoluzione dell'Afghanistan, che va dalla fine degli anni cinquanta con la nascita di Mariam: educata all'oppressione e all'idea di non poter aspirare a nulla di grande in questa vita; ai primi degli anni 00, con la conorazione del sogno d'amore e libertà della giovane Laila: ricca di aspettative e con la forte concezione di uguaglianza che nemmeno il monopolio talebano riesce a spegnere. Due donne completamente differenti, accomunate da un destino crudele presentato loro con il nome, con l'aspetto e con l'odore acre del terribile Rashid: vecchio calzolaio di Kabul, iracondo e violento. Un uomo che ha rubato loro l'innocenza e la spensieratezza attraverso brutali e massicce fustigazioni. Con l'omicidio dell'orco e con il sacrificio dell'amorevole Mariam, Laila ed i suoi bambini riescono ad evadere da quella gabbia di cattiveria e sottomissione. Ed eccoci presentato un romanzo che tocca le corde più intime di ogni animo, così coinvolgente da far sentire sulla pelle i colpi animaleschi e crudeli del cuoio, da lasciar impresso nella mente ogni singolo particolare. È un po' come provare l'ebrezza del volo con al piede un palla di ferro, si assapora la libertà che si cela nella speranza anche quando tutto intorno brucia e cade a pezzi. In questo libro capace di sensibilizzare ogni persona sentiamo ed arriviamo a condividere il desiderio di cambiare il mondo e di creare qualcosa di speciale da poter lasciare in eredità all'umanità, il diritto di poter scegliere e decidere, la dimostrazione che ogni inverno è destinato a finire. È posta innanzi tutto la verità chiave dell'esistenza: siamo tutti esseri umani, e a prescindere dal sesso tutti meritiamo una vita dignitosa e nessuno puó negarcela. Nessuno puó nasconderci dietro metri di cotone perchè siamo donne, come se fosse una colpa. Nessuno puó privarci del piacere dei raggi del sole sul viso.

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Mille splendidi soli 2015-12-20 14:54:26 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    20 Dicembre, 2015
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Il mondo da una grata

"Come sei stupida! Pensi di contare qualcosa per lui, di essere gradita in casa sua? Pensi che ti consideri una figlia? Che ti accoglierà in famiglia? Ascolta bene. Il cuore dell'uomo è spregevole, spregevole, Mariam. Non è come il ventre di una madre. Non sanguinerà, non si dilaterà pre farti posto. Solo io ti voglio bene. Non hai altri che me al mondo, Mariam, e quando io non ci sarò più, tu non avrai più niente. Più niente. Tu non sei niente!"
Chi pronuncia queste parole è Nana, madre di Mariam: entrambe vivono in una kolba, una casa di campagna potremmo definirla, alla periferia di Herat in Afghanistan, gentilmente concessa loro da Jalil, il padre di Mariam, uomo ricco e potente, uno dei più influenti nella città di Herat e che proprio per tale motivo deve nascondere agli occhi degli altri i suoi peccati, la sua colpa, il disonorevole frutto del suo rapporto carnale con una serva, la sua serva Nana.
Così Mariam sin da piccola cresce con la consapevolezza di essere una harami, una figlia illegittima, uno sbaglio, una nullità, "Tu sei niente" le ripete continuamente la madre.
Ma Mariam è una ragazzina e lei vede il mondo con gli occhi ingenui della sua età, il suo cuore è ancora intatto, non conosce odio, vendetta, ipocrisia, è solo un ricettacolo di amore e speranza.
E svaniscono alle orecchie di Mariam le dure parole della madre quando ogni giovedì vede il padre Jalil che la raggiunge alla kolba per trascorrere con lei qualche ora del suo tempo, giocano insieme, ridono, parlano e a Mariam sono sufficienti quelle poche ore di felicità per convincersi che il mondo non sia così ostile come lo descrive Nana.
Forse ha ragione suo padre, Nana è malata, è stata colpita da uno jinn, uno spirito maligno, per questo dice tutte quelle cattiverie, per questo c'è tanto risentimento nel suo cuore.
Un giorno però Mariam, spinta dal desiderio troppe volte represso di conoscere il resto della sua famiglia, i fratelli e le sorelle nate del matrimonio di Jalil con altre tre mogli, decide di superare i confini della kolba, guadare il torrente per giungere così a Herat, una città tanto vicina alla kolba quanto sconosciuta ai suoi occhi, spingendosi sino alla casa del padre Jalil: una casa enorme, favolosa, come mai avrebbe neanche potuto immaginare, ma con un portone chiuso, chiuso su ordine del padre che lei intravede dietro la tenda di una finestra mentre cerca di nascondersi dal suo sguardo implorevole, che chiede solo di entrare per salutarlo e conoscere la sua famiglia.
Solo in quel preciso momento, Mariam capisce: capisce che quella non è la sua famiglia, che la madre aveva ragione, ha sempre avuto ragione, lei è una nullità, è niente agli occhi del mondo.
E questa dolorosa constatazione si palesa nella vita di Mariam con un impatto devastante come quello di un meteorite, sgretolando in una reazione a catena tutti i suoi sogni, le sue ambizioni per il futuro: avrebbe voluto proseguire gli studi, frequentare una scuola e poi viaggiare, esplorare il mondo intero, quanti luoghi avrebbe voluto visitare.
Invece, tornata a casa, trova la madre appesa ad un albero e ne subisce i sensi di colpa per averla indotta al suicidio col suo comportamento ostile e ribelle; poco dopo, neanche quindicenne, viene data in moglie ad un calzolaio di Kabul, Rashid, un uomo irascibile, violento, ai cui occhi una donna è un essere indegno di qualsiasi forma di rispetto, un corpo su cui soddisfare i propri istinti sessuali, un corpo da preservare dagli sguardi altrui non perchè prezioso bensì perchè proprietà esclusiva del marito, un corpo che deve dedicarsi esclusivamente alle faccende domestiche e alla preghiera.. un corpo che perde valore e merita di essere sostituito non appena si scopre incapace di generare un erede maschio o non appena diventa 'vecchio' e ci sia un corpo più giovane da sposare, come quello di Laila.
Laila, scampata miracolosamente all'esplosione di un razzo che ha distrutto la sua casa a Kabul, uccidendo i suoi genitori, si ritrova sola e gravemente ferita dopo essere stata estratta dalle macerie proprio da Rashid che la porta a casa sua per curarla; ma non c'è compassione ed altruismo nel suo atto, non c'è amore, solo un crudele opportunismo e viscido cinismo. Rashid gode nell'umiliare Mariam dinanzi alla giovane e bella Laila:
"Se fosse una macchina, sarebbe una Volga. Tu invece sei una Mercedes. Una Mercedes nuova di zecca."
E' sconcertante la violenza psicologica e fisica che Mariam prima e Laila dopo saranno costrette a subire; tanto più sconcertante se si pensa che le vicende narrate nel romanzo non sono reali solo perchè fanno riferimento a personaggi inventati, ma potrebbero esserlo in quanto riflettono esattamente quella che è la condizione della donna nella società afghana.
E da uomo provo vergogna e sdegno: la violenza sulla donna è un atto deprecabile a priori, come qualsiasi atto di violenza, indipendentemente dalla società o religione di appartenenza.
Ma quello che trovo assurdo è che questa violenza venga tutelata e quasi imposta come diritto dell'uomo attraverso leggi e regole dettate in nome di un dio che invece dovrebbe esaltare la vita ed il rispetto della vita.
E' assurdo che non un uomo, due, tre, ma un intero popolo, una società di persone nel secondo millennio siano testimoni passivi di una tale ingiustizia basata su una follia di fondo, su un inconcepibile diritto di supremazia dell'uomo ed annullamento della donna che trova un paragone solo nello sterminio degli ebrei da parte del regime nazista, anch'esso alimentato da una folle pretesa, la purezza genetica.
"Imparalo adesso ed imparalo bene, figlia mia. Come l'ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell'uomo trova sempre una donna cui dare la colpa. Sempre. Ricordalo, Mariam."
E in tutto ciò c'è solo da ammirare la forza di sopportazione, la strenua resistenza delle donne che subiscono un tale sopruso, la negazione assoluta della propria libertà personale e dignità umana e nonostante tutto non voltano mai le spalle alla vita, non cedono alla disperazione anche quando la guerra, i bombardamenti, la fame rendono ancora più buia e precaria la loro esistenza.
Se mi capitasse di incontrare per strada una donna col burqa non potrò fare a meno di pensare a Mariam e Laila e alle migliaia di donne afgane costrette a spiare il mondo da quella grata senza mai alzare lo sguardo; ma a cui nessun burqa, nessun uomo, nessun assurdo precetto religioso potrà mai nascondere la luce di quei mille splendidi soli che accendono una speranza nel futuro, che rendono la vita degna di esser vissuta.
Un romanzo bellissimo, una lettura che consiglio vivamente: anche per l'ottimismo, il messaggio di speranza che lo stesso titolo trasmette e che fa bene a chi legge.
Per questo motivo preferisco non associare a tale messaggio un'implicazione politica, preferisco non accostare tale ottimismo alla fine del potere talebano dopo l'arrivo delle Nazioni Unite in Afghanistan, una conseguenza facilmente ipotizzabile essendo l'autore uno scrittore statunitense di origini afgane, inviato in Afghanistan dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Forse questo romanzo avrebbe avuto un epilogo diverso se a scriverlo fosse stato un afgano non trapiantato in USA, forse alcune considerazioni sulla guerra e sulle cause che l'hanno determinata sarebbero state esposte in modo diverso; ma non importa perchè non è la guerra la protagonista di questo romanzo: è la donna.
"Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri si elevavano al cielo, si raccoglievano a formare le nubi e poi si spezzavano in minuscoli frantumi, cadendo silenziosamente sulla gente. "A ricordo di come soffrono le donne come noi" aveva detto. "Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso".

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Mille splendidi soli 2015-07-04 19:39:02 LaClo
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LaClo Opinione inserita da LaClo    04 Luglio, 2015
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Due donne

( Spoiler)

Il libro racconta la vicenda di due donne molto diverse che inizialmente conducono la loro vita su binari paralleli destinati tuttavia, ad incrociarsi.

Mariam è sempre stata considerata tra gli ultimi, una harami, figlia illegittima e la madre la educa da subito ad essere considerata una nullità, in primis in quanto donna e in secondo luogo poiché nata all'infuori del matrimonio. Non ha amici, neanche una famiglia si ciba di storie, immagini, di ritagli di tempo in cui il padre le fa visita. Non ha il diritto all'istruzione e dopo che la madre muore e il padre con le sue tre mogli la rifiutano è costretta a sposarsi e a trasferirsi a Kabul. Qui quando si scoprirà che non potrà avere figli verrà vessata dal marito e considerata ancora più priva di valore.

Laila invece, è più giovane appartiene ad un'altra generazione è una figlia amata, istruita con una famiglia unita, con un migliore amico che la protegge dai bulli del quale si innamora e un futuro che si prospetta positivo. Tuttavia, anche lei come Mariam ha un rapporto problematico con la madre per la quale non esiste. La madre di Laila vive nel ricordo dei due figli maggiori, morti nella jihad.
La guerra colpisce Laila che si ritrova sola, orfana e incinta del suo amico Tariq, ospite in una casa di sconosciuti e alla fine con un inganno diventa la seconda moglie di Rashid.

Da questo punto è interessante notare lo sviluppo del rapporto tra le due donne, dapprima Mariam è capace di provare solo odio nei confronti di Laila, del resto la dura vita senza amore l'ha resa gelosa e diffidente. Nonostante ciò Laila riuscirà a dare a Mariam una nuova ragione di vivere dopo il parto di una bambina che non incontrerà il favore di Rashid ma farà rinascere Mariam che potrà colmare il vuoto emotivo e la mancanza di figli. Le due donne aumenteranno sempre più la loro complicità fino al sacrificio finale di Mariam che per amore deciderà di costituirsi per aver ucciso il marito e difeso Laila. Mariam è consapevole del fatto che la morte sarà inevitabile ma vuole garantire a quella che ormai è la sua amica una possibilità di amare ed essere amata da Tariq che era riuscito a trovare Laila.

Il romanzo non presenta solo personaggi realistici ma anche un Afghanistan devastato da guerre e dall'avvento dei talebani le cui leggi si ripercuotono sulle donne impedendo loro di compiere qualsiasi lavoro e addirittura di essere operate negli stessi ospedali degli uomini, si blocca qualsivoglia forma di sviluppo che possa ricondurre all'Occidente considerato maledetto dai talebani.
L'Afghanistan ci pare quindi una terra contrastata, la patria di poeti che ne hanno decantato le bellezze è anche il triste luogo di guerre e repressione.

Il finale chiaramente dimostra come il totale lieto fine che auspicava Laila cercando di sottrarre Mariam dalla decisione di costituirsi sia un'illusione e la felicità in un paese del genere si possa ottenere solo a prezzo di sangue e sacrifici. Nonostante ciò l'autore attraverso Laila vuole dare una speranza che si concretizza nell'immagine finale di Laila nuovamente incinta che decide di chiamare Mariam la nascitura.

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Mille splendidi soli 2015-02-27 13:04:04 Fabricius
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Fabricius Opinione inserita da Fabricius    27 Febbraio, 2015
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Mille soli di speranza

“Mille splendidi soli” non è solo un libro, è la storia di Mariam e di Laila, dell’Afghanistan e di tutte le donne afghane. È un libro che colpisce inevitabilmente e ti fa riflettere sulla condizione della donna e sui soprusi che, purtroppo, molto spesso esse devono subire, a causa dei sistemi politici e delle credenze religiose, che, ancora oggi, non le considerano quasi delle “persone”. Esse spesso sono solo considerate oggetti in subordinazione al genere maschile. Ciò si traduce nel non avere spesso alcun diritto, o comunque goderne in modo limitato, nel non potere aspirare ad alcun sogno, a divenire qualcuno, a fare ciò che si ama, perché il futuro di Mariam, di Laila e di tutte le donne è scritto: essere solo mogli, madri e sopportare. “È il nostro destino, Mariam. Di donne come noi. Non abbiamo altro.” È davvero il destino delle donne sopportare situazioni come quelle scritte nel libro? È la sopportazione l’unica abilità che donne come Mariam devono apprendere? E allora cosa rimane a tutte le Mariam e le Laila esistenti al mondo? Il sole. Mille soli (per restare in tema) di speranza, che splende e deve far comprendere a tutti, uomini e donne, che siamo uguali, che ci sono uomini come Tariq e che per le donne si prospetta una vita migliore di questa, fatta di soprusi.
In conclusione, vorrei citare una frase che mi ha fatto veramente riflettere e che, molte, troppe volte, rispecchia la realtà: “Come l'ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell'uomo trova sempre una donna a cui dare la colpa”.

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Mille splendidi soli 2014-12-20 01:50:06 f.ilvi
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f.ilvi Opinione inserita da f.ilvi    20 Dicembre, 2014
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Mille splendidi soli: l'incontro di due vite.

Personaggi inventati, ma VERI. Anche la storia non è fittizia, ma purtroppo racconta la realtà di tante persone che la guerra l'hanno vissuta realmente. E non si tratta solo della guerra che si svolge all'esterno, ma anche e soprattutto quella che si combatte all'interno delle mura domestiche, che per troppe donne è la vera battaglia per la sopravvivenza.
Mariam e Laila hanno due storie ben distinte: età diverse, origini diverse e culture diverse. Fino a un certo punto del racconto ho pensato che fosse un altro di quei libri che tratta due storie parallele... invece poi mi son stupita di come le vite di queste due donne si siano incontrate, scontrate e poi incastrate alla perfezione!
Romanzo che mi ha coinvolto, commosso e meravigliato per i suoi colpi di scena... e per il lieto fine (nei limiti del possibile) quando pensavo che per una storia simile un lieto fine non potesse esistere!

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Mille splendidi soli 2014-11-03 17:22:36 FrankMoles
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FrankMoles Opinione inserita da FrankMoles    03 Novembre, 2014
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Tu sei niente

Tu sei niente. Questo la prima lezione di vita che una madre afghana può dare a sua figlia.
Tu sei niente. Questo ciò che una giovane bambina afghana si sente dire, speranzosamente incredula, e ciò di cui si convincerà di lì a poco.

Il mio terzo viaggio in terra afghana attraverso la sempre più sorprendente penna di Khaled Hosseini, è stato certamente il più intenso. La storia è spaventosamente struggente e in svariati punti trattenere le lacrime è quasi titanico. In un romanzo che si intreccia alle vicende della storia recente, Laila e Mariam sono due giovani fanciulle nate e cresciute diversamente, ma accomunate da un uomo, Rashid. Si tratta di due donne profondamente contrastanti: Mariam, rassegnata al suo destino, che vede come un’espiazione per aver causato la morte di sua madre; Laila, più giovane e culturalmente così evoluta da permettersi di disobbedire o di rispondere al suo uomo. Un uomo che, manco a dirlo, nessuna delle due ama ma a cui son giunte per caso e con cui son rimaste per necessità. La svolta nelle loro vite deriva dal loro incontro, che porterà alla condivisione di una vita amara, fatta di doveri e zero diritti, di guerra e di stenti, di sangue e di morte, di dovuta sottomissione e di violenza sotto ogni punto di vista. Due esperienze a confronto che consentono all’una e all’altra, anche grazie alla condivisione della genitorialità di Laila, di scoprire la complicità e la solidarietà. Ma la felicità, a una donna d’Afghanistan, non è concessa; la loro vita è irrimediabilmente intrisa di dolore e lo sarà anche quando il destino deciderà di fare un passo indietro, concedendosi una seconda possibilità.

“Come l'ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell'uomo trova sempre una donna a cui dare la colpa.”

Dovrebbe essere una consolazione il fatto che sia tutto inventato? No, purtroppo non siamo in un thriller: Laila, Mariam, Rashid e tutti gli altri personaggi sono fittizi, ma riproducono la realtà quotidiana che autorizza a picchiare una donna perché ha cotto troppo il riso, a violentarla perché non ha voglia di avere un rapporto, a strangolarla perché ha osato contraddire un uomo. Cosa rimane alla donna? La speranza: questa è l’unica costante nella vita di Laila e Mariam. Perché “quando questa guerra sarà finita, l'Afghanistan avrà forse più bisogno di donne che di uomini. Perché una società non ha nessuna possibilità di progredire se le sue donne sono ignoranti, nessuna possibilità.”
Tu sei niente. Questo il tabù da eliminare attraverso la speranza, che nel cuore di una donna afghana deve splendere sempre con la forza di mille splendidi soli.

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Mille splendidi soli 2014-09-10 08:48:47 P.P.
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P.P. Opinione inserita da P.P.    10 Settembre, 2014
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Storia di una storia vera

« Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri. »

Mille splendidi soli è la storia di Mariam, di Laila, di Tariq, dell'Afghanistan.
Ciò che viene raccontato da Hosseini, con mia grande amarezza, risulta molto più vicino alla realtà che non alla finzione, e la costante paura di perdere i propri cari in un esplosione, di rimanere mutilati, di addormentarsi e non risvegliarsi perché un bombardamento ha raso al suolo case, vie, interi quartieri, in non pochi paesi è una attuale terribile realtà. Così come nel romanzo in Afghanistan, oggigiorno in paesi come l’Iraq, la Siria, la Palestina migliaia e migliaia di persone si trovano ad affrontare fame, bombe, infinite privazioni. Innocenti trascinati in conflitti e battaglie, le cui vite vengo stravolte se non spezzate per mezzo di demagogiche ideologie, in realtà pretesti che celano la cupidigia o gli interessi di pochi manovratori.
Non meno importante è la terribilmente realistica descrizione della condizione delle donne, i cui volti coperti nascondo vite di soprusi e sacrifici, per la loro unica colpa di essere donne. Donne come Laila, Mariam donne costrette a vivere soggette alla volontà dei propri mariti, la cui libertà è limitata alle mura domestiche. E anche questa è una condizione attuale, che seppur meno presente che in passato, è vigente in vari paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. La tradizione religiosa islamica, nelle sue manifestazioni più estremistiche, va a contrapporsi ad una progressiva ed effettiva trasformazione della condizione femminile nel mondo, proponendo una modello societario anacronistico, basato su una concezione distorta dei rapporti tra uomini e donne, in cui la donna è relegata ad una condizione quasi servile.
“Mille splendi soli” porta alla luce una realtà sempre più spesso denunciata e avversata, ma per la quale ancora si è fatto troppo, troppo poco in pratica. Hosseini con questo romanzo induce a riflettere, ma la riflessione diventa vana se non coniugata all’azione.

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